11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 6 giugno 2011

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P
urtroppo quell'equilibrio, quella parità, come già ribadito, non avrebbe potuto essere giudicata qual duratura, ove troppi, in tale battaglia, si imponevano essere i punti di svantaggio, le ragioni di limite, proprie per la giovane Midda. Realtà nel merito della quale, suo malgrado, ella aveva completa consapevolezza, così come, parimenti, ne era altrettanto cosciente, e necessariamente soddisfatta, Nissa.

« I tuoi colpi sono frenati, i tuoi attacchi sono incompleti. » osservò, nel menare una nuova serie di offensive e, subito a seguito del fallimento delle medesime, nel ritrovarsi comunque costretta a impegnarsi in una fitta sequela di azioni difensive ed evasive, per ovviare ai rischi della reazione avversaria « Tu non desideri uccidermi… e questo sarà per te rovina. »
« Qual gusto ci potrebbe essere a ucciderti, mia cara Nissa?! » replicò la marinaia, cercando di apparire ironica, sarcastica, come sua abitudine, salvo, purtroppo, lasciar risuonare la propria voce animata da minor convinzione, da minor fermezza di quella che avrebbe preferito, anche in conseguenza del ritrovarsi costretta per l'ennesima volta a muovere il dorso della mancina sul proprio viso, sui propri occhi, a tentare di liberarsi dal sangue lì riversatosi « Puoi essere certa che io non voglia ucciderti: preferisco di gran lunga poterti umiliare alla cara, vecchia maniera, sconfiggendoti e, magari, iniziando a riempirti di calci nel sedere sino a quando non riuscirai a rinsavire… »
« Vedo che alla fine hai ben appreso la lezione della nonna. » sorrise la pirata, ben comprendendo le ragioni di tanto impegno da parte della sorella nel tentare di rendere vana, a parole, ogni ipotesi di confronto fra loro « Tuttavia non ti sarà sufficiente qualche frase spiritosa per sconfiggermi. »

Maledicendosi nel proprio cuore, in quel frangente, Midda non poté invero che ammettere con se stessa quanto, proprio malgrado, la sua avversaria avesse spaventosamente ragione. La situazione, per lei, si stava delineando a ogni istante sempre più grave, più negativa, al punto tale da poter essere paragonata a un lento retrocedere in un anfratto oscuro, un vicolo privo di ogni possibilità di uscita: avrebbe forse potuto ancora tergiversare, avrebbe forse potuto ancora guadagnare un po' di tempo, ma l'inevitabile conclusione di quel confronto, più presto che tardi, sarebbe alfine giunta. E da come si stava delineando l'intero contesto, particolarmente improbabile sarebbe stata l'ipotesi di un suo trionfo finale.
Dopotutto, come ricorderete, Midda era la misura e Nissa era la vittoria: qual genere di confronto avrebbe potuto sperare la prima in contrasto alla seconda, ove persino nei loro nomi sembrava essere stato imposta, dal giorno stesso della loro nascita, una macabra profezia?
Fu proprio allora, in diretta conseguenza di quel fugace istante di sconforto, di intima e tutt'altro che costruttiva analisi, che la marinaia commise un tragico errore, in conseguenza del quale, in quel lontano giorno, la sua vita avrebbe potuto incontrare spiacevole e prematura conclusione, negando in maniera definitiva e irreparabile quanto successivamente occorso, ogni singolo evento che, negli anni a seguire, nei lustri seguenti, l'avrebbe condotta agli onori della cronaca. In quella lieve, effimera e pur imperdonabile distrazione, infatti, ella non riservò al proprio corpo, alle proprie membra, sufficientemente attenzione, ragione per la quale nel momento in cui un improvviso, e pur tutt'altro che inattendibile, movimento della nave sotto i suoi piedi, ella smarrì estemporaneamente il proprio equilibrio, ritrovandosi, così, troppo generosamente offerta alla propria avversaria, alla quale sarebbe occorso molto meno per poterla, finalmente, uccidere.

« Thyres… » gemette, rendendosi conto di quanto, allora, potesse essere giunta alla fine del proprio cammino, all'ultima fra le proprie avventure, non riuscendo a ipotizzare alcuna azione tale da poterle permettere di salvarsi e proiettando, in ciò, l'ultimo proprio pensiero, una sola immagine, al volto dell'amato Salge, al quale non avrebbe più fatto ritorno, fra le braccia del quale non sarebbe più potuta sprofondare, nella ricerca di un quieto rifugio, di un santuario personale qual pur, dopotutto, egli era stato per lei sino a quel giorno.

E quasi, miracolosamente, tale immagine, simile idea, avesse lì potuto prendere forma e corpo in maniera autonoma, fu proprio l'intervento inatteso, inattendibile e, pur, straordinariamente puntuale, dello stesso Salge Tresand a impedire che quella tragedia ormai data per certa potesse consumarsi, che la spada già indirizzata a trapassare l'addome della propria amata potesse raggiungere il traguardo prefissosi, materializzandosi quasi per incanto contro il corpo di Nissa, per colpirla e scaraventarla, senza troppa premura, senza particolare delicatezza, a più di una dozzina di piedi dalla propria vittima designata. Non magia, non stregoneria, tuttavia, avrebbero dovuto essere in tutto ciò riconosciute quali responsabili per quell'improvvisa apparizione, quanto, piuttosto e più semplicemente, la stessa agilità dell'uomo, unita a un'innegabile benevolenza divina in suo favore e in favore della sua adorata.
Come sempre rimasto a mantenere il controllo della Jol'Ange, oltre che la difesa della medesima, nel mentre in cui il ristretto drappello comandato da Midda provvedeva sulla nave avversaria all'attuazione della propria fase di una strategia già più volte attuata con pieno successo, Salge non aveva potuto negarsi un sentimento di preoccupazione in conseguenza dell'insolito ritardo della propria prediletta, soprattutto nel momento in cui chiunque altro slanciatosi insieme a lei all'arrembaggio della nave pirata, aveva già fatto ritorno alla goletta, nell'aver riportato pieno successo nelle operazioni a loro affidate. Tanto ritardo, tanta esitazione da parte della propria compagna, malgrado la fiducia che in lei, e nelle sue capacità di guerriera, era riposta, aveva spinto il giovane capitano ad arrampicarsi personalmente sull'albero maestro della propria nave, per poter comprendere in qual eventuale guaio ella potesse essersi andata a cacciare. Guaio che, con incredibile sorpresa, egli aveva allora rivelato possedere le fattezze di quella sorella gemella appena conosciuta anni prima, e pur, inevitabilmente, mai dimenticata. Nel comprendere, a tal vista, quale spiacevole piega avesse preso quello che, in origine, era stato accolto quasi quale un evento ludico, soprattutto da parte della stessa Midda, Salge non si era riservato esitazione alcuna, non si era concesso un ulteriore istante nel ruolo di osservatore, gridando rapido ai propri uomini chiare istruzioni nel merito di quanto avrebbero dovuto compiere, e, indifferente a ogni sentimento di prudenza, arrotolando una cima attorno al proprio braccio mancino per potersi personalmente slanciare in soccorso di colei per la quale sarebbe volentieri morto, e che mai avrebbe, pertanto, lasciato sola in una situazione qual quella lì purtroppo presentatale.
Nulla più di una semplice serie di pericolose coincidenze, quella che aveva permesso al capitano della Jol'Ange di impattare contro la pirata un istante prima del colpo di grazia, che, nel confronto con il fortuito risultato ottenuto, oggi possono essere considerate fatidiche, ma che, comprenderete perfettamente tutti, avrebbero troppo facilmente potuto essere definite fatali.

« Via di qui! »

Un invito, un'esortazione, un ordine, forse, fu quello tanto semplicemente e indiscutibilmente sancito dall'uomo nel tendere la propria destra verso la compagna, per richiamarla a sé, per imporle di raggiungerlo, di abbracciarlo, e di ritornare con lui alla loro vita, al loro futuro, abbandonando il tragico passato che, innegabilmente, era lì incarnato dall'immagine di Nissa.
E Midda, troppo stanca e ferita, sia fisicamente sia psicologicamente, per riuscire a elaborare una qualunque risposta, o, persino e addirittura, un'eventuale proposta alternativa a quella da lui lì appena imposta, non si fece ripetere tale comando una seconda volta, non si concesse occasione di dedicare neppure un ultimo sguardo alla sorella gemella, recuperando l'equilibrio prima compromesso e slanciandosi, più che volentieri, fra quelle braccia delle quali tanto aveva temuto di non poter più godere, a esse affidandosi quasi come un'indifesa bambina, e non quale una temibile guerriera, per evadere, con lui, in lui, attraverso di lui, da quell'orrendo incubo nel quale si era volontariamente, e tanto stupidamente, gettata con infantile entusiasmo.

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