11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 9 giugno 2011

1240


« S
e proprio hai deciso di lasciare la Jol'Ange e il mare… non sarai da sola. » riprese voce, alfine, il capitano della goletta, con incedere fermo, sicuro, convinto, a dimostrare quanto anche da parte sua tal conclusione non avrebbe dovuto essere considerata semplice reazione istintiva « Io sarò al tuo fianco nelle vie di terra come in quelle di mare. »
« Non dire idiozie, Salge… » scosse il capo ella, rifiutando con forza tale ipotesi « Ho detto di essere sufficientemente egoista da negarmi questa vita per non rischiare di dovermi confrontare con il peso della colpa delle vostre morti. Ma non lo sono così tanto da costringere anche te, o chiunque altro, a lasciare tutto questo: la Jol'Ange è la tua vita… non puoi rinunciarvi per me. »
« Io non sono "chiunque altro"! » negò Salge, reagendo quasi urtato dalle parole di lei, implicitamente impegnatesi al minimizzare il loro rapporto, la loro relazione, quasi non fossero due amanti, ma due semplici membri di uno stesso equipaggio… amici sì, ma nulla di più « E la mia vita non è questa nave… questa nave l'ho costruita solo per te, per avere una casa nella quale saremmo potuti vivere per sempre felici, insieme, tu e io, vivendo liberi le nostre vite al di là di ogni umana o divina inibizione o legge. La mia vita sei tu! »
« Salge… » tentò di opporsi ella.
« Midda. Non essere sciocca e, soprattutto, non trattare me da sciocco… te ne prego! » la rimproverò, con tono dolce ma carico di dolore, nell'aver compreso quanto, in quel momento, la loro relazione, il loro amore stesse venendo posto in spiacevole dubbio, tale da non permettere di poter dare per scontato che di lì a poche ore, o a pochi istanti, il loro rapporto sarebbe potuto essere considerato ancora il medesimo del giorno precedente « Comprendo quanto ciò che è accaduto possa averti sconvolta, ma… ti prego. Ti prego. Non puoi davvero volermi abbandonare. Non puoi davvero rifiutarmi, non dopo tutto ciò che è stato in questi ultimi anni. » espresse con sincera disperazione nel proprio tono di voce e sul proprio volto, osservandola afflitto, ferito, non meno rispetto a quanto sarebbe potuto essere se ella gli avesse aperto il petto con la propria spada e gli avesse cavato il cuore ancora caldo e pulsante « Ci devono essere altre soluzioni. Ci devono essere altre vie… »
« No. Non ce n… » provò, ancora, a negare ella.
« Nissa potrà essere divenuta folle. Potrà averti minacciata e maledetta. Ma non può essere ovunque e comunque. » proseguì, non intenzionato ad arrendersi senza combattere, a lasciarla andare senza opporsi a ciò che riteneva solo pazzia, esterna a qualunque logica « Possiamo fuggire insieme. Tu, io, e l'intera Jol'Ange! Il mondo è grande, i mari sono sterminati… e nulla ci trattiene da queste parti. » propose, sforzandosi di sorridere, per apparire incoraggiante « Potremo far rotta nuovamente verso Hyn… o spingerci verso Myrgan… o veleggiare nel mar centrale, rimbalzando fra le coste di tutti i regni desertici di quell'area. »
« Sal… »
« Ascoltami! » insistette, impedendole di parlare nel timore, nel terrore che, prendendo voce, ella potesse sancire la parola fine sul loro rapporto « Ti prego, Midda. Il mondo può essere nostro… i mari e tutti gli dei potranno proteggerci da Nissa e da chiunque altro. » gemette egli, tentando, ora, di spingersi verso di lei, di coprire quella pur breve distanza per abbracciarla, per stringersi a lei e baciarla, bisognoso, in quel momento più che mai, del suo calore, del suo sapore, per riuscire a offrire un senso alla propria esistenza, a quanto sino a quel giorno aveva compiuto insieme a lei e per lei.

Ma dove pur, in tutto ciò, il solo desiderio della giovane Midda Bontor sarebbe stato quello di rifugiarsi in lui, così come era stato praticamente sin dall'epoca del loro primo incontro, ancor bambini, e smarrirsi fra le sue braccia, obliando in tanto amore, in tanta dolcezza, qualunque dolore e paura, nella sua mente violenta riecheggiò la memoria della promessa di Nissa, della sua maledizione: " Sfidami ancora, e vedrai morire tutti coloro che ami, con la consapevolezza di essere tu, e solo tu, responsabile per il loro sangue versato."

« No! » gridò, ritraendosi con forza, con dolore, quasi con rabbia dalle braccia dell'amato, e spingendolo, in ciò, lontano da sé con così tanto impeto, così tanta forza, da scagliarlo, letteralmente, a oltre tre piedi di distanza, fra il pavimento e la parete alle sue spalle « No, Salge! » ripeté, piangendo ora senza freno alcuno, volto grondante di amare lacrime « Fra noi… è finita. »

Midda Bontor, donna guerriero e mercenaria, Figlia di Marr'Mahew, leggenda vivente dei nostri giorni, della nostra epoca, il cui nome riecheggia nelle corti dei sovrani di tutti i regni qui adiacenti, e probabilmente anche a maggior distanza, in quell'infausto giorno, sancì per la prima, e non ultima, volta, la propria umana fallibilità, la propria mortale limitatezza, derivante, tuttavia, non tanto dal proprio essere umana o mortale, come avrete sicuramente compreso, quanto, piuttosto, dal proprio personale rifiuto alla lotta, resa che, in molti, inebriati dall'incredibile e gloriosa fama da lei accumulata negli anni, probabilmente riterranno difficile da accettare.
Forse, voglio ora arrogarmi il pur improprio diritto di supporre, la straordinaria tempra guerriera della nostra protagonista in ogni altra propria avventura, in ogni propria missione in sfida a uomini, mostri e dei, potrebbe essere giudicata, alla luce di questi eventi, di questa inedita cronaca mai prima d'oggi diffusa, qual un pur inutile, vano, tentativo di riscatto, di compensazione per le più dolorose, e purtroppo mai vendicate, sconfitte da lei subite per propria stessa mano, e non tanto per intervento di Nissa, a partire sin dal giorno in cui ella, ancor prima di affrontare la propria gemella e il proprio genitore, preferì la via della fuga. Una scelta che, nuovamente, caratterizzò anche l'abbandono della Fei'Mish, prima, e della Jol'Ange, poi, in una costante, irrefrenabile e dannata fuga da tutto ciò che ella avrebbe mai potuto considerare qual proprio affetto, qual proprio amore, qual propria felicità e gioia.
Ma realmente sì reale, sì terribile, allora, avrebbe dovuto essere giudicata la minaccia di Nissa, al punto tale da essere meritevole di tanto sacrificio da parte sua? O, piuttosto, Nissa aveva semplicemente incarnato, nella propria ira, nella propria furia, nella propria brama di vendetta, una scusante, una giustificazione utile alla sua gemella per punirsi autonomamente, per imporsi in maniera autonoma tanta sofferenza, tanto patimento, tanta rinuncia a ogni barlume di felicità qual pur, in quegli anni, le era stato concesso di vivere insieme a Salge?
Difficile, voglio essere sincero, onesto con voi, mio pubblico, è pensare di rispondere a simili quesiti. Anzi, ancor più, probabilmente impossibile è supporre di dirimere tale questione. Perché se pur, nel nostro ruolo di distaccati spettatori di tali eventi, particolarmente semplice può essere per noi sospingerci al ruolo di giudici, decretando qual corretta o errata la scelta compiuta dalla giovane marinaia in quel giorno lontano, pur innegabile realtà, cronaca e non semplice fantasia, ha da ricordarsi quanto, negli anni a seguire, effettivamente Nissa non mancò di intervenire in opposizione alla sorella ogni qual volta ella ne violò le disposizioni e, spesso e volentieri, anche in assenza di tale mancanza, così come, proprio malgrado, la stessa Midda Bontor ebbe ragione di accorgersi negli anni a venire, sin'anche a giungere ai recenti, recentissimi eventi che hanno veduto Nissa Bontor violare le mura di Kriarya, città del peccato del regno di Kofreya, nelle mentite spoglie della gemella, al solo scopo di distruggerne, senza pietà alcuna, ogni occasione di serenità qual pur, entro quei confini, ella stava riuscendo, faticosamente, a riconquistare.
Considerazioni quali giusto o sbagliato, corretto o errato, in effetti, probabilmente hanno, alla luce di tutto ciò, da considerarsi quali totalmente privi di significato, per quanto, tanto a me nel ruolo di vostro cantore, tanto, immagino, a voi, miei ascoltatori, sol rabbia e frustrazione si hanno purtroppo da provare innanzi alla scelta che, innanzi a un attonito Salge Tresand, primo vero e grande amore della sua ancor giovane esistenza, ella allora compì, in una spietata condanna che, per quanto tanto sordamente proclamata a proprio unico discapito, non poté che colpire in maniera tremenda anche il medesimo, costringendolo a terra, là dove ella lo aveva appena proiettato, immobile e ansimante, perso nel dolore di quel rifiuto, di quella sentenza, per la quale non riusciva a considerarsi meritevole, e di fronte alla quale, purtroppo, appariva evidente che nulla avrebbe potuto fare o dire per contrastarla, per modificarla, per annullarla.

« E'… finita… » scandì, nuovamente, con disperazione assordante, la donna, lasciandosi ricadere con il viso al suolo e lì permanendo sola e abbandonata, in quella solitudine e in quell'abbandono ai quali, drammatica consapevolezza, si era appena condannata per propria espressa volontà.

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