11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 11 giugno 2011

1242


C
oncluso il proprio canto e rimasto, anche e ormai, quasi completamente privo di voce, il bardo non si riservò dubbio o imbarazzo alcuno ad allungare avidamente le mani verso la caraffa del vino e il bicchiere di coccio a lui destinati, rimasti appoggiati accanto a lui sino a quel momento, non dissimili da una dolce promessa di ristoro e riposo.
Le sue dita, sinceramente e necessariamente dolenti in conseguenza dell'incredibile impegno posto sino a quel momento sulle corde del proprio zither, trasmisero una spiacevole scarica dalle punte lungo le braccia, a risalire alle spalle e a giungere al capo, per la quale egli non ebbe possibilità di celare un'espressione di disapprovazione, una leggera smorfia di patimento per lo sforzo compiuto: malgrado i calli che già da anni aveva spontaneamente maturato in diretta e inevitabile conseguenza dell'utilizzo di tale strumento, al pari di qualunque suo pari, infatti, le corde del medesimo, a lungo andare, non avevano mancato di usurarlo nel confronto con una narrazione tanto intensa quale pur, oggettivamente, era stata quella a cui si era appena dedicato, quella così appena terminata. Tuttavia, egli era consapevole di quanto quello fosse il suo mestiere, la professione a cui si era votato e che era in grado di concedergli un tetto sopra la testa e del cibo caldo nel piatto, ragione per la quale non si sarebbe certamente tirato indietro innanzi alla nuova sfida rappresentata da un'occasione, del resto, irripetibile, qual quella riservatagli nel narrare le "reali" origini della celebre Midda Bontor, e ragione, ovviamente e oggettivamente, che non avrebbe potuto negare essere stata anche fortemente influenzata dall'incredibile somma d'oro che gli era stata promessa e garantita in cambio di quell'incarico, dell'accettazione di quell'ingaggio.
Dolore vivo, quello delle sue dita, che pur e pertanto, a simile pensiero, non esitò a porre a tacere con l'aiuto di quel fresco e frizzantino vino rosso, sospirando con trasparente godimento per il piacere da esso immediatamente derivante. E dolore vivo, ancora, che, malgrado tutto, venne rapidamente dimenticato, obliato, quasi qual fattore privo d'importanza nel confronto con i propri mecenati, e con il loro giudizio, che ovviamente sperava ardentemente si sarebbe lì dimostrato positivo.
Niente approvazione, niente ingaggio; niente ingaggio, niente oro: un'equazione così elementare quant'anche pericolosa nel proprio possibile risultato, innanzi alla quale, al di là d'ogni pena, e sincero affaticamento, il buon cantore non si volle minimamente risparmiare, cercando ulteriore rilancio a dimostrare la propria più assoluta e concreta professionalità nel campo…

« Lungi da me voler porre in discussione le vostre decisioni, miei signori. » premesse, ritrovandosi costretto a un lieve colpo di tosse per recuperare quel melodico tono di voce pur posto in discussione al termine di tanta narrazione e canto « Ma, nel confronto con l'impostazione generale dell'opera, non ritenete, forse, eccessivamente affrettata la risoluzione della medesima? » argomentò, con un sorriso cordiale, a ribadire tutta la propria serenità d'animo in tal osservazione critica.
« Cosa intendi dire? » domandò la sua interlocutrice femminile, sua principale mecenate, riservandogli la propria più quieta attenzione, così come già si era dimostrata sino ad allora.
« E' stato offerto particolare spazio alla tua infanzia, mia signora… » tentò di spiegare il bardo, cercando di meglio esplicitare il proprio punto di vista « … e una misura sufficiente, per quanto non esaustiva, alla tua pubertà. Ma nel merito del periodo forse più interessante e più vicino alla tua figura attuale, ossia quello relativo all'abbandono della Jol'Ange, all'imprigionamento a Kirsnya e, ancora, al tuo anno di misterioso vagabondare, mi hai richiesto di procedere in maniera sbrigativa, con semplici accenni ancor prima di pieni approfondimenti. »
« Sì. » confermò la Figlia di Marr'Mahew, concedendo alla propria controparte lo straordinario e intenso azzurro chiaro dei propri occhi senza il consueto gelo pur caratteristico degli stessi, a non porlo in eccessiva soggezione innanzi a sé « E preferisco resti così. Al di là di quanto potrebbe apparire, di questa canzone io non desidero essere protagonista eccelsa: è il mio rapporto con Nissa, e l'influenza dell'una sull'altra negli anni della nostra giovinezza, che voglio possa emergere chiaro e predominante, affinché si comprenda la nostra situazione. » spiegò con incedere paziente e comprensivo, apparentemente in contrasto con la propria consueta immagine pubblica « Raccontare di quegli eventi, sì conseguenza delle azioni di mia sorella, e pur privi della sua presenza esplicita, potrebbe impedire al giusto messaggio di essere inteso… »

Una risposta, quella in simili parole così fornitagli, che il giovane cantastorie non ebbe esitazione a giudicare più che coerente con tutti gli interventi che già, prima del raggiungimento di quella stesura forse definitiva, la propria mecenate aveva giudicato necessari nella sua prosa. Fosse stato per lui, in effetti, i tre aneddoti dell'infanzia sarebbero potuti essere drasticamente compressi nella propria estensione, così come anche la cronaca della sua fuga da casa, volgendo l'attenzione, piuttosto e preferibilmente, agli quelle circostanze alfine solo appena accennate in riferimento ai suoi primi anni a bordo della Fei'Mish, nonché, ovviamente, non mancando di strizzare maliziosamente, prima, e romanticamente, poi, un occhio all'evoluzione del suo rapporto con Salge Tresand.
Com'anche egli non era riuscito a evitare di ribadire nel corso del proprio stesso canto e, persino, a premettere all'intera cronaca di quegli eventi, ancor prima che un poema epico, quanto appena narrato appariva più prossimo a una sorta di confessione, a un'ammissione di colpa da parte di una donna lì tratteggiata qual tutt'altro che eroica, leggendaria, infallibile, e, ancora, a un umano lamento da parte della medesima per quanto, proprio malgrado, era stata costretta già a subire, non dissimile qual divina punizione per le proprie stesse scelte, per quello spiacevole tradimento, così come lei stessa lo aveva voluto descrivere, a discapito della propria gemella. Una posizione quest'ultima, dal suo personale punto di vista di spettatore esterno alla vicenda, che il bardo non avrebbe potuto considerare sufficientemente discutibile, ove, per quanto errata potesse essere stata la scelta in merito ai modi nei quali perseguire il proprio obiettivo, la reazione di Nissa non avrebbe potuto essere ritenuta meno di folle. Ma, non avrebbe dovuto dimenticarlo, la committente era lei e, in ciò, sarebbero stati solo i suoi interessi, i suoi desideri gli unici degni di reale nota, di concreto interesse, i soli, all'atto pratico, in grado di stabilire un'impostazione al complesso, lasciando a lui il compiuto, poi, di concedere a tutto ciò forma e corpo.

« Personalmente trovo quest'ultima versione abbastanza convincente… » riprese voce la donna guerriero, volgendo, ora, il capo verso l'unico altro presente in quella stanza, mecenate anch'egli per il bardo e, in verità, abitualmente mecenate persino per la stessa mercenaria « Tu cosa ne pensi, Brote? »
« Nel considerare il nostro scopo, la ragione per cui abbiamo… hai deciso di voler diffondere queste informazioni nel merito della tua vita passata, sinora mantenuta in riserbo, credo di poter concordare con il tuo giudizio. » annuì il signore di Kriarya, valutando la questione mantenendo le braccia conserte, incrociate innanzi al petto « Forse, giusto per non concedere spazio a dubbi alcun nel merito della crudeltà di Nissa, e delle sue colpe, un ulteriore, e conclusivo, accenno in tal senso potrebbe non essere sgradito. » suggerì, sforzandosi di non correre, con il pensiero, al ricordo della propria perduta sposa, sacrificatasi per salvargli la vita da un attentato della stessa gemella appena citata, per riuscire a mantenersi lucido, concentrato sul loro obiettivo e non vittima delle proprie emozioni « Credo che sia importante che, al di là della tua assunzione di responsabilità per quanto accaduto, si sottolinei come la tua sosia stia agendo, ormai, senza il benché minimo controllo con il solo, apparente obiettivo di screditarti. »
« Sì. » annuì la donna guerriero, ritrovandosi in assoluta sintonia con tale osservazione, così come, in quegli ultimi giorni, era sempre stata nel confronto con lui « Hai ragione. Dopotutto è esattamente per questo scopo che il nostro nuovo amico qui presente dovrà impegnarsi a diffondere questa nuova, inedita storia presso tutti i suoi colleghi, e con loro in tutte le capitali, città, cittadelle e paesini di Kofreya e non solo. » ricordò, ritornando con lo sguardo verso il cantastorie, a sottintendere, senza ulteriore verbo, un invito a procedere nella direzione così appena indicatagli.

E il bardo, inspirando profondamente ed espirando ancor più intensamente, quasi a prendere per un'ultima volta fiato prima di un'immersione, prima che l'aria potesse essergli nuovamente negata, appoggiò il bicchiere là da dove l'aveva da poco colto, per riportare le dita pur ancor dolenti, alle corde del proprio strumento e ottemperare a quell'ultimo sforzo, quella richiesta conclusiva…

Alla fine di sì tanto cantare
senza sforzo potrete ricordare
che di Bontor inver due gemelle
nel mondo ne combinan delle belle:
attenti quindi a non mescolare
la nostra con colei da diffidare.

Perché per quanto lor siano sorelle,
entrambe tutt'altro che colombelle,
se con Midda son calci nel sedere,
con la folle Nissa c'è da temere
d'esser fatti a pezzi da lamelle
o da grosse e aguzze coltelle.

E se, insano, è vostro parere
che vi possiate fare benvolere,
vi suggerisco di non illudervi
se non volete vita precludervi:
Salge Tresand non fu primo a cadere,
Nass'Hya non ultima a giac…

« Thyres, no! » intervenne Midda Bontor, levandosi con violento gesto in ferma negazione alla voce del cantore, sorprendendolo al punto tale da fargli sobbalzare il cuore in gola « Non sarà così: nessun altro morrà per mano di Nissa, ove io stessa mi premurerò di concludere, definitivamente, questa inutile guerra! » dichiarò, ora con freddo glaciale a caratterizzare i propri sempre magnifici occhi « Potete giurarci… »

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