11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 23 novembre 2008

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L
a natura magica della prova da cui i quattro avevano trovato salvezza si rivelò esplicita oltre ogni possibile dubbio nel momento in cui essi si posero in salvo dalla sezione crollata e ripresero il cammino lungo il corridoio posto loro nuovamente innanzi. Nel voltarsi a guardare alle proprie spalle, a gettare un ultimo sguardo, con un deciso sollievo, verso quella trappola che per cinque lunghi giorni, o almeno tanti essi ne avevano contati, li aveva trattenuti nella propria morsa, alla loro vista non furono concessi né massi né macerie, né pietre né polvere: come se tutto ciò che avevano vissuto fosse stata un’allucinazione, infatti, il corridoio dietro di loro si propose non diverso da quello nel quale avrebbero dovuto proseguire la propria impresa, libero da ogni ostacolo, sgombro da ogni blocco. I commenti, in tal senso, non poterono che sprecarsi, ma un sentimento comune a tutti e quattro fu quello che fece accelerare loro il passo, per porre maggiore distanza possibile fra loro stessi e quella stregoneria, quell’incanto in cui non avrebbero mai voluto rischiare di ricadere.
Tre prove erano ormai state superate e, per quanto la stanchezza facesse pesare in maniera indescrivibile le loro membra, facendo loro trascinare i piedi sul suolo ora liscio e pulito del percorso loro proposto, il pensiero di essere ormai in prossimità del superamento del traguardo non poté che stuzzicare un certo ottimismo e permettere a tutti, in conseguenza, di intravedere con maggiore positività quella missione ed il suo possibile esito. Ma il corridoio, quasi a voler negare loro tale fede, si propose ancora estremamente lungo innanzi a loro, richiedendo al gruppo una marcia maggiore di quanto non avrebbero potuto ipotizzare: dopo praticamente un altro giorno passato a digiuno, praticamente ormai anche privi d’acqua, i quattro non poterono fare altro che accamparsi per cercare riposo, per sperare di ottenere nuove energie attraverso il sonno e, in tal modo, affrontare al risveglio le nuove prove con rinnovato vigore.

« Ora cosa ci attenderà? » provò ad informarsi Be’Wahr, non ricordandosi con precisione le parole della scitala e, forse, anche desideroso di un momento di dialogo con i propri compagni, dopo tante ore trascorse in silenzio per risparmiare le già scarse forze.
« …pericolo non mancaria proporsi/nell'imporvi serpeggianti percorsi… » ricordò Carsa, lasciandosi sdraiare a terra senza eccessiva eleganza nel proprio portamento, nei propri gesti, troppo stanca anche per esprimere la propria naturale femminilità.
« Ah… vero. » commentò Howe, sorridendo sornione nel volgersi verso il fratello « La prova dei serpenti. »
« Per favore… » lo rimproverò il compagno, storcendo le labbra « Sai bene quanto non li sopporti. Potresti evitare di continuare a sottolineare questa tua personale interpretazione? »
« Meglio pensarci invece. » insistette con sarcasmo il shar’tiagho « Prova a immaginare cosa potrebbe succedere se, questa notte, nel mentre del nostro riposo, una miriade di serpenti ci seppellissero… »
« Ehy! » balzò in piedi il biondo, guardandosi attorno nello stringere la propria sbarra di metallo « Non dirlo neanche per scherzo, accidenti… con questa assurda idea rischio di non chiudere occhio questa notte. »

Ovviamente, in un simile contesto, il termine notte si proponeva più metaforico che realistico, intendendo semplicemente il periodo di sonno che si sarebbero concessi, laddove sepolti ormai in quei sotterranei da troppo tempo nessuno fra essi avrebbe mai saputo dire con precisione se esternamente fosse giorno o notte.
La reazione di Be’Wahr, nonostante dettata dalla di lui paura verso i serpenti, non poté comunque evitare di servire a donare un momento di distrazione e di divertimento a tutto il gruppo, facendo scoppiare a ridere addirittura la taciturna e distaccata Figlia di Marr’Mahew nell’enfasi dei di lui gesti, nello scatto incredibile proposto al solo pensiero dei rettili e nella sua divertente paranoia verso il pericolo del tutto ipotetico e privo di ogni fondamento accennato da Howe.

« Ridete… bravi… ridete! » rimproverò il giovane con tono volutamente grottesco, osservando i propri compagni divertirsi a suo discapito e sforzandosi nel mantenere la propria serietà laddove a sua volta sarebbe volentieri esploso in una sonora risata « Poi saranno problemi vostri se non riuscirò a dormire e domani sarò di peso per tutti… ecco! » concluse, minacciandoli.

Nonostante quelle parole, il biondo fu il primo a prendere sonno e l’ultimo a svegliarsi all’ipotetico mattino seguente, costretto a forza da Howe a riprendersi dove, paradossalmente, egli era sprofondato in un riposo davvero pesante.
Per quanto stanchi nell’assenza di cibo e, soprattutto, deboli nell’assenza di acqua, problema principale in quel frangente laddove le loro capacità mentali avrebbero potuto essere presto compromesse dalla disidratazione, i quattro ripresero il cammino lungo il corridoio. Fortunatamente per essi, dopo un tempo tutt’altro che eccessivo, un chiaro segnale di speranza venne offerto nel presentare innanzi al loro sguardo una lunga scalinata, non più diretta a ridiscendere maggiormente verso il basso, come era stato fino a quel momento il loro intero cammino, ma a risalire verso l’alto, mostrando addirittura, in lontananza, un varco luminoso che non poté evitare di offrire loro l’idea di aria aperta, di fuga da quel sotterraneo di morte.

« Per Lohr… » protestò, immancabilmente, il shar’tiagho, osservando la lunga ascesa loro richiesta « Saranno un centinaio di gradini… »
« Forse anche qualcuno in più… » si ritrovò ad essere concorde Carsa, aggrottando la fronte e dimostrando tutt’altro che gioia nel proprio tono di voce, all’idea di un cammino tanto aspro per le loro condizioni fisiche.
« Però, se davvero questa via da sull’esterno, magari potremo trovare una fonte d’acqua… e del cibo! » cercò di incitare Be’Wahr, per quanto anch’egli non fosse proprio convinto nel ritrovarsi di fronte a quella risalita « Presto… andiamo! L’ultimo che arriva è un… »
« Fermo! » lo richiamò con forza Midda, prima che egli potesse compiere il primo passo già accennato nei confronti dei gradini loro offerti.

Simile ordine non solo bloccò all’istante il giovane, ma attirò l’attenzione di tutto il gruppo verso la compagna, certi del fatto che ella avrebbe offerto loro un giusto consiglio su quella prova. All’opinione di tutti e tre, per quanto non avessero avuto occasione di parlarne come probabilmente avrebbero gradito fare, era palese come in ella, dal momento nel quale si era sottoposta al difficile confronto con il sangue della chimera, qualcosa fosse cambiato: per quanto, almeno inizialmente, la donna avesse cercato di celarlo, era evidente un mutamento radicale di carattere, di umore, di personalità che aveva contraddistinto la stessa. Anche ella, probabilmente, aveva accettato che i propri compagni avessero compreso tale situazione pur senza ancora concedere conoscenza in merito alle ragioni che la spingevano a comportarsi in tal modo, dato che minimi si proponevano ormai i suoi sforzi per dissimulare la questione, inevitabilmente stanca di mantenere un inutile velo di menzogna attorno a sé.
Il gruppo, inizialmente formato da quattro elementi, vedeva a tal punto solo tre membri realmente tali, dove Midda si era relegata ad un ruolo esterno, certamente collaborativi con essi ma lontana da loro, ombra di ciò che era stata un tempo in quella squadra.

« Siamo arrivati alla prova… » li avvertì, indicando le scale davanti a loro.

E dove tutti avrebbero voluto comprenderne di più senza comunque azzardare alcuna domanda, sapendo come ella non avrebbe concesso loro risposta, la Figlia di Marr’Mahew per una volta parve volerli silenziosamente accontentare, prendendo dalle mani di Be’Wahr l’unica arma rimasta in suo possesso e scagliandola con forza in avanti, verso la scalinata. La sbarra ebbe solo il tempo di iniziare a roteare davanti a loro, in volo sui gradini di pietra, nel momento in cui una gigantesca lama rotante si propose dal soffitto, per colpirla: deviata istantaneamente nella propria traiettoria da quel contatto, di metallo contro metallo, essa scatenò con il proprio volo una serie di altri mortali meccanismi simili al primo, una schiera di lame che, emergendo dalle pareti e dal pavimento, oltre che dalla volta superiore, la colpirono ripetutamente, con precisione sempre mortale fino a quando essa non venne sospinta di nuovo verso il gruppo, lasciando l’area dei gradini e ponendo a riposo quel sistema di sicurezza.

« Ecco il nostro serpeggiante percorso… » commentò la donna guerriero.

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