11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 2 settembre 2009

600


« S
icuramente proporrò una banalità, ma… dove queste pietre sembrano comunque disposte a gruppi, sarebbe tanto banale ipotizzare che, ancora un volta, Sha’Maech abbia voluto indicare attraverso delle combinazioni numeriche un messaggio, così come è stato presso la locanda? » suggerì il biondo, volendosi proporre comunque costruttivo nonostante la situazione apparentemente priva di speranza.
« Mi spiace… no. » scosse il capo la donna, storcendo le labbra verso il basso « E’ stata la prima eventualità che ho controllato, ma escludendo l’ipotesi che il messaggio sia criptato, infatti, alcuna combinazione dei caratteri derivanti da queste indicazioni sembrerebbero poter dar vita ad una sentenza di senso compiuto. » spiegò, storcendo le labbra.
« Perché escludi tale possibilità? » si informò l’uomo, non cogliendo le implicazioni del caso.
« Per la stessa ragione per la quale non abbiamo dovuto escludere, innanzi all’indizio della bottega, la possibilità di un messaggio in codice: privi della chiave di lettura, non potremmo mai riuscire a giungere alla comprensione del messaggio, fosse anche il più semplice ed elementare immaginabile. » rispose ella, ammettendo il proprio chiaro limite, impossibile da dissimulare, da nascondere, anche dove avesse voluto per quanto non in linea con il proprio carattere, con il proprio stile.
« Siamo bloccati, quindi? » domandò Howe, nella volontà di sottolineare l’ovvio.
« Così pare… salvo farci venire qualche geniale intuizione. » non poté fare a meno di confermare, scuotendo il capo.

L’intuizione, malauguratamente, parve preferire farsi desiderare ancor prima che concedersi e, in attesa della medesima, il tempo trascorse, inesorabile ed irrefrenabile, ritrovando i quattro compagni immobili nell’osservazione di quei sassi, di quelle pietre, e, forse, ancor più della Figlia di Marr’Mahew. Ella, volente o nolente, si era ritrovata infatti ad incarnare innanzi agli occhi dei suoi tre accompagnatori, dei due mercenari suo pari e del proprio scudiero, la sola e possibile figura di riferimento, l’unica luce di speranza, in quel ruolo che aveva voluto riservarle Sha’Maech fin dal momento in cui si era divertito a porla nella propria raffigurazione.
Probabilmente, da parte dello studioso, del sapiente, quella sarebbe dovuta essere considerata, per lui, più una punizione ancor prima che un riconoscimento, una vendetta gustata a freddo in correlazione agli eventi che avevano posto quella stessa protagonista quale informale guida di un similare drappello il giorno in cui ella aveva valutato preferibile offrire alle fiamme uno dei più ricchi ed importati templi della cultura mai eretto in quell’angolo di mondo al solo fine di salvare le loro vite mortali, probabilmente considerabili effimere e prive di valore al confronto, soprattutto davanti agli una persona suo pari, che della conoscenza aveva fatto la propria unica fede di vita. Così, colei che di un’intera e smisurata biblioteca si era resa giudice, giuria e boia, ora avrebbe dovuto scoprire i limiti della propria ignoranza e trovar modo di rimpiangere quanto compiuto, ragione per la quale era stato ideato tutto quell’assurdo ed improprio percorso, forse diretto verso il nulla, se non addirittura di ritorno a casa, alla medesima bottega da cui tutto aveva avuto inizio. Un insegnamento che, dopotutto, stava comunque iniziando ad offrire l’evidenza della propria forza nei tre maschi presenti, analfabeti e fino a qualche giorno prima fieri di esserlo, che ormai stavano incominciando a prendere in esame quanto, purtroppo, la propria ignoranza non avrebbe più potuto essere considerato come un punto di forza, un’incapacità per la quale farsi vanto, quanto forse, addirittura, una mancanza a cui cercare, entro qualche doveroso limite, di porre rimedio.
Proprio in tale direzione, nel dubbio di come quello fosse stato solo uno scherzo orchestrato a loro danno dal vecchio folle, non evitarono di spingersi anche le riflessioni del gruppo quando, ormai accampato per la notte, si ritrovò attorno ad un fuoco, ad osservare le fiamme sfrigolare allegre ed a nutrirsi di alcune porzioni di carne secca quale unico proprio pasto in quell’intera giornata.

« No… dai… non potrebbe averlo fatto. » tentò di difenderlo Be’Wahr, forse più per principio preso che per un’effettiva fiducia in tale giudizio.
« Voi di certo lo conoscete molto più di quanto non lo conosca io… è tanto improbabile che abbia agito per simile scopo? » insistette la mercenaria, masticando poi lentamente un boccone di carne strappato a forza dal restante pezzo altresì stretto nella sua mancina.
« Mmm… » tentennò, allora, il biondo, dimostrando la propria incertezza a tal proposito.
« No, assolutamente. » intervenne, però, lo shar’tiagho, restando immobile ad osservare le fiamme poste fra loro.
« No… nel senso che…? » domandò ella, non cogliendo l’esatta sfumatura implicita in quella negazione.
« Nel senso che non è tanto improbabile che abbia agito per simile scopo. » esplicitò Howe, levando lo sguardo allora verso i compagni « Ammetto, anzi, di essere sempre rimasto estremamente stupito per la relativa quiete con la quale ci riaccolse a sé, a seguito dell’incendio della biblioteca di Lysiath. Mi sarei atteso, infatti, che neppure dimostrasse più desiderio di incontrarci se non, peggio, arrivasse addirittura a denunciarci, condannandoci ad essere braccati in tutta Kofreya quali traditori. »
« Forse non dovremmo escludere la possibilità in cui abbia realmente agito in tal direzione… » prese inaspettatamente parola lo scudiero, fino a quel momento rimasto in tranquilla laconicità, immerso nei propri pensieri e nell’ascolto delle parole espresse dagli altri.
« Cosa intendi dire? » replicò, rapidamente, Be’Wahr, dimostrando di non desiderare accettare una tale eventualità.
« Scusatemi. Non avrei dovuto prendere parola dove neppure ho avuto occasione di incontrare il soggetto in questione. » cercò di concludere rapidamente il giovane, non avendo alcuna volontà di polemica nel confronto con i propri compagni.
« Esprimiti, per favore… » lo invitò, comunque, il suo cavaliere, voltandosi verso di lui con i proprio occhi color ghiaccio, di fronte ai quali non avrebbe mai avuto il coraggio di rifiutare qualcosa, non di certo poche semplici parole di spiegazione.
« Beh… stavo pensando a quanto è accaduto a Kerrya, alla reazione delle guardie di fronte alla vostra presenza là dove, invece, avete tutti negato di aver mai agito in maniera tale da attirare in vostro contrasto le stesse. » argomentò allora, mantenendo comunque un tono contenuto, nel non voler offrire eccessiva importanza alle proprie ipotesi « Non potrebbe, tanta foga, esser stata originata da una qualche accusa formulata a vostro discapito? »
« Se le tue parole non fossero nel torto, ciò significherebbe che, al contrario rispetto a quanto abbiamo pensato dopo aver scoperto l’esistenza di questo luogo e del suo particolare nome, “la dimora del dominatore” avrebbe dovuto essere effettivamente intesa quale Kerrya, così come inizialmente avevamo pensato. » commentò lo shar’tiagho, non volendo avallare quell’ipotesi e pur non volendola neppure escludere a priori « Dopotutto nel voler essere intesa quale trappola, il suo indizio avrebbe dovuto inesorabilmente condurci proprio in quella direzione… »
« Non ci voglio credere. » negò il biondo, scuotendo vigorosamente il capo « Sarà un uomo particolarmente eclettico, fuori dal comune, ma non è malvagio… »
« Condannare un gruppo di delinquenti non è considerato quale un atto malvagio, ma giusto se non, addirittura, ispirato. » contestò il fratello, storcendo le labbra.
« Ciò nonostante non ci voglio credere… » insistette Be’Wahr, levandosi ora in piedi.
« Calmati… » lo invitò la donna guerriero, invitandolo a tornare a sedersi con un cenno della mano destra « Per motivazioni diverse, non emotive, mi sento comunque di darti ragione… non credo che il senso di tutto questo debba essere semplificato in una pur complicata condanna a morte a nostro discapito. E, probabilmente, gli eventi che ci hanno visti protagonisti attorno alle mura di Kerrya devono considerarsi del tutto estranei alla nostra attuale ricerca… »
« Una strana conclusione per chi, poco fa, ha affermato di non credere alla naturalezza dei casi. » osservò lo shar’tiagho, aggrottando la fronte.

Nonostante l’intervento della mercenaria in difesa di Sha’Maech, però, il dubbio nel merito del medesimo, già presente in tutti loro e semplicemente accentuato dall’intervento di Seem, permase con prepotenza nell’aria di quella sera, di quella cena, che li vide diventare sempre più silenziosi, racchiudersi ogni momento sempre più nei propri pensieri, nelle proprie riflessioni.

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