11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 4 settembre 2009

602


« P
er Lohr! » gridò Howe, scattando rapido, con la spada in mano, a quell'allarme lanciato con tanta foga, non avendone compreso esattamente i contenuti e, in ciò, avendo reagito per definizione come in risposta ad un'offensiva « Che cosa accade?! »
« Siamo attaccati? » gemette Be'Wahr, seguendo l'esempio del fratello e sguainando il proprio coltellaccio, quell'arma tanto priva di eleganza e pur non meno letale di una più lavorata spada, nell'essere impugnata da chi, come lui, sapeva in che modi gestirla.
« Nessun attacco… ella ha trovato la soluzione all'enigma. » spiegò, altresì, lo scudiero, prendendo parola nell'aver udito perfettamente le parole da lei pronunciate, non ancora assopitosi a differenza degli altri « E' così, mia signora? »
« Lode agli dei se così fosse… » riprese allora lo shar'tiagho, abbassando la propria arma e scuotendosi dal sonno ancora imperante sulla sua mente e sulle sue membra « Ma vi era proprio necessità di gridare in quel modo, maledizione? C'era chi stava anche cercando di riposare… »
« Non far caso a quel brontolone… se davvero hai individuato il nuovo indizio da seguire, ben venga tanta urgenza, tanta urgenza di confronto. » negò il biondo, cercando di zittire il fratello come spesso avveniva in quel genere di situazioni.
« Mia signora… cosa intendevi dire con il riferimento ad un libro quale chiave? A che libro ti stavi riferendo? » domandò Seem, nel riportare il discorso nella corretta direzione, nuovamente rivolto alla mercenaria.

Ella, rimasta in silenzio dopo i due richiami iniziali, sembrava ora essersi posta in attesa della fine degli sfoghi dei propri compagni, pur comprensibili in conseguenza della sua irruenza, dell'affanno con il quale si era gettata verso di loro, trascinandoli lontano dall'abbraccio delle loro divinità del riposo e del sogno.
Così invitata, però, non esitò a riprendere parola, tendendo la mancina in direzione di Be'Wahr…

« Il libro… hai detto di portare sempre con te il volume che Carsa aveva recuperato dalla biblioteca, il solo scampato al rogo. » definì, muovendo l'arto con impazienza, a indicare una richiesta sufficientemente esplicita in tal senso « Dammelo, per favore… devo verificare. Esso potrebbe essere la chiave per interpretare il messaggio celato nelle pietre… »
« E' qui… » rispose l'uomo, voltandosi in direzione del proprio giaciglio, per andare a frugare fra le coperte nelle quali si era avvolto « Credo di averti accennato al fatto di essere solito usarlo come guanciale. »
« Permettimi di comprendere… ma tu non sai già leggere? » domandò sinceramente confuso lo shar'tiagho, non cogliendo come quel testo didattico avrebbe potuto esserle d'aiuto nell'interpretare il codice rappresentato dai sassi lì presenti « Hai forse, improvvisamente, perso ogni memoria a tal riguardo? »
« No. » negò ella, accogliendo il volume ed aprendolo rapidamente, per sfogliarlo e ricercare qualcosa fra le sue pagine « Non è questo. » iniziò, salvo poi lasciare la questione in sospeso nell'offrire la propria totale concentrazione al testo e non più ai propri compagni, continuando a muoversi fra quelle pagine, in avanti ed indietro, in maniera apparentemente confusa ma, evidentemente, frutto di un qualche raziocinio per loro non trasparente in quel momento.
« E cosa, allora? » incalzò egli, tentando di ottenere qualche risposta, accettando la propria ignoranza, sì, ma pur desiderando trovare modo di sorgere da essa, acquisendo nuove conoscenze, competenze per lui prima sconosciute, quali quelle nel merito del passaggio di informazioni attraverso tecniche ai suoi occhi tutt'altro che comuni.
« Vedi… » interruppe il proprio operato ella, nel risollevare lo sguardo per riconoscere ai propri compagni la correttezza di quella protesta, la fondatezza di quella loro richiesta « Per celare il vero significato di un messaggio codificato, il modo più semplice è quello di creare un cifrario, un'associazione univoca fra determinati caratteri ed altri diversi, tali da comporre qualcosa di apparentemente assurdo ma, invece, dotato di un senso assolutamente definito. »
« Nella locanda, con gli indizi numerici affidatici, Sha’Maech ha associato ad ogni carattere una cifra numerica, in ordine crescente rispetto al normale alfabeto. Il primo numero corrispondeva al primo carattere, il secondo numero al secondo carattere… e così via dicendo. Giusto? » richiese loro, non tanto in cerca di una conferma sulla correttezza di quella spiegazione quanto sulla presenza attiva della loro attenzione in quel momento, innanzi alle sue parole.
« Sì… però hai già detto che qui non è così. » sottolineò il biondo, scuotendo il capo « Hai detto che alcuna combinazione sembrava offrire un significato di senso compiuto… »
« Esattamente. » riconfermò ella, con tranquillità « Perché, a differenza rispetto alla locanda, il cifrario adottato, ora, è meno elementare, più complesso, impossibile da cogliere in assenza della corretta chiave. »
« E la chiave sarebbe nel libro? » tentò di ipotizzare Howe, aggrottando la fronte.
« La chiave non è nel libro… è il libro stesso! » esclamò la mercenaria, sorridendo quasi divertita « Sono stata una sciocca a non pensarci subito… ma del resto se fosse stato tanto semplice arrivarci il nostro vecchio amico non avrebbe avuto ragione per divertirsi alle nostre spalle. »
« Credo di non riuscire ancora a comprendere… » ammise l'uomo, lasciando perdere ogni possibile orgoglio nel confronto con quello che già pubblicamente era riconosciuta quale una propria ignoranza, un proprio limite.
« Questa volta Sha’Maech non ha associato ad ogni numero, rappresentato come correttamente avevamo supposto dai raggruppamenti delle pietre, un carattere del nostro alfabeto, quanto piuttosto una parola tratta da un libro… da questo libro, in particolare! » esplicitò, infine, ella, arrivando al cuore della questione « Egli sapeva come fosse vostra abitudine condurlo perennemente con voi, per quanto inutilizzato, e in ciò aveva la certezza, pertanto, che prima o poi saremmo riusciti a comprendere come sciogliere questo arcano… »
« Maledetto figlio d'un cane… » sussurrò Howe, arrivando ad apprezzare, solo in quel momento, il senso dell'intero discorso « E' vero. Non può essere andata che in questo modo… in fondo l'ultima volta che siamo stati da lui ce lo ha richiesto, ha preteso di vederlo e studiarlo, per quanto di certo sarebbe stato per lui inutile. »
« Non che per noi avesse un qualche valore… infatti avevamo addirittura pensato di fargliene dono. » specificò Be'Wahr, concordando ora con il ricordo del fratello « Ma egli lo aveva rifiutato, insistendo affinché il testo restasse nelle nostre mani fino al giorno in cui non ci sarebbe stato utile… »
« Ecco cosa intendeva dire. » annuì lo shar'tiagho, mordendosi il labbro inferiore per il nervosismo derivante dalle consapevolezze loro concesse nello sviluppo di quel momento.

Midda, innanzi a quelle conferme, a quelle parole in sostegno della propria tesi, non offrì ulteriore attenzione alla coppia di fratelli, o al proprio scudiero, per tornare a dedicarsi al volume, cercando di ricostruire per intero il messaggio loro affidato. Nonostante l'oscurità avrebbe reso difficile procedere al conteggio delle pietre, infatti, il tempo che ella aveva trascorso in quel pomeriggio a concentrarsi sulle stesse, ad analizzarne ogni possibile combinazione, ogni ipotetico significato, le aveva concesso una chiara confidenza con quei numeri, con la sequenza da esse formata, ponendola in grado di ovviare all'esigenza di riportare il proprio sguardo alle medesime e permettendole, in ciò, di concentrarsi unicamente sul testo, nella necessariamente lenta ricostruzione del nuovo indizio che il loro sfidante aveva lasciato alle proprie spalle in quell'assurda competizione psicologica ed intellettuale, ancor prima che fisica.
Comprendendo come ella, ora, stesse impegnandosi in tal senso, né Howe né Be'Wahr, e neppure, tantomeno, Seem, osarono riprendere parola, per non distrarla, per non ritardare più del dovuto la soluzione di quel rompicapo, curiosi, dopotutto, di giungere a quella conoscenza ritenuta, fino a poco prima, quale posta volontariamente oltre la loro portata, oltre le loro possibilità di analisi e comprensione.
Così, quando la donna guerriero rialzò il proprio sguardo, trovò i propri tre compagni chiaramente bramosi di una sua parola, di una sua qualche definizione…

« Howe… » riprese la Figlia di Marr'Mahew, trattenendo a stento un'allegria quasi impropria in quel particolare frangente « Mi spiace per te, dove so come tu non riesca a sopportare certe cose, ma, purtroppo, ci ritroviamo ad essere, ancora una volta, di fronte ad una filastrocca… »

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