11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 15 dicembre 2009

704


I
n accordo con il consueto buonsenso, nel ricorso al quale l’umanità sarebbe sempre riuscita, probabilmente, a dirimere le proprie questioni, i propri scontri, senza degenerare obbligatoriamente nell’annientamento reciproco qual era invece solita ricercare, il compromesso fu, alfine, la soluzione a cui tanto Onej’A, quanto Midda, dovettero piegarsi, dovettero cedere, per poter riuscire a conquistare una personale vittoria nei confronti dell’altro o dell’altra e, al contempo, concedere pur necessario e doveroso riconoscimento all’avversario, a colui o colei che avrebbero dovuto, in fondo, considerare alleato ancor prima che antagonista. Se per il maggiore, in effetti, difficile sarebbe stato trovare possibilità di uscita da quella situazione in assenza della mercenaria, di colei che, sola, avrebbe potuto operare, senza alcun limite morale di sorta, per restituirgli la dignità perduta, al tempo stesso, per la donna guerriero, estremamente spiacevole, ormai, sarebbe dovuto essere considerato il pensiero di ritrovare quell’uomo qual proprio avversario, qual ulteriore ostacolo sul proprio cammino, ove, in fondo, egli sarebbe potuto essere considerato qual una fra le poche figure in cui poter cercare una solida fermezza altrimenti negatale da tutta quella faccenda. Dove anche, del resto, egli non avrebbe mai cambiato idea a riguardo della stessa, simile integralismo di concetto, di pensiero, si sarebbe dimostrato qual innegabile certezza per lei, capace di garantirle, di riconoscerle una qualche confidenza con lui, per quanto negativa essa fosse. Un lusso, un’opportunità che, al contrario, non avrebbe dovuto più permettersi di riservarsi con Carsa, purtroppo eccessivamente ambigua nelle proprie posizioni per essere in grado di offrirle comparabile vantaggio tattico, possibilità di prevenire un tradimento ancor prima che esso potesse essere condotto a compimento.
Reciprocamente forti in conseguenza del patto raggiunto, dell’accordo ponderato, utile, necessario addirittura, per unire due avversari su un medesimo fronte, nell’appagamento di comuni necessità, l’uno accettò di iniziare ad offrire, almeno per il periodo della loro collaborazione, il giusto rispetto alla compagna, mentre l’altra accettò di riconoscere, non senza pur necessarie riserve, fiducia al primo, tanto da accogliere un pur frugale pasto e, in tarda mattina, da concedersi qualche ora di riposo, di sonno. Nel corso di tal periodo, in quel lasso di tempo durante il quale ella sarebbe potuta essere considerata inerme, indifesa, priva di speranze nel confronto con ipotetici attacchi, a sopperire all’esigenza di protezione, di custodia su di lei si prestò, con sincero impegno, il suo scudiero, il quale mai avrebbe permesso a chiunque di offrirle danno, di poterle recare offesa, almeno fino a quando un pur effimero alito di vita avrebbe animato le sue membra. In verità, senza pur voler negare le virtù e la fedeltà assoluta del giovane nei propri riguardi, Midda non avrebbe mai acconsentito a riservarsi una possibilità di riposo, di sonno, qual quello che si concesse, se non fosse stata praticamente certa di poter gestire autonomamente quella situazione, di poter mantenere i propri sensi comunque all’erta, vedendola pronta a scattare al pur minimo segnale di pericolo: una capacità, quella derivante da simile paranoia, sviluppata in lunghi anni di solitudine, la quale non avrebbe di certo iniziato a rinnegare in quel contesto, in quel frangente, nonostante la presenza di Seem a poterle offrire un aiuto, un conforto, di cui, da lunghi anni, non le era più stata donata occasione di godere.
Il frangente di requie nel quale, pertanto, la Figlia di Marr’Mahew permise alle proprie stanche membra, alla propria mente ormai satura di tossine, conseguenti al lungo periodo di veglia, di precipitare, di naufragare, estraniandosi solo parzialmente dall’intero Creato a sé circostante, non si sarebbe potuto considerare propriamente intenso, profondo, così come sarebbe stato per chiunque altro e come, comunque, era anche stato per il suo scudiero, per il giovane al suo fianco non ancora formato, qual ella stessa, a un’esistenza di diffidenza, di sospetto. Del resto, particolarmente rare si sarebbero dovute considerare le occasioni in cui ella si era realmente concessa la possibilità di abbandonarsi completamente alle divinità presidianti la dimensione onirica, e, in quelle ultime settimane, in quegli ultimi mesi, tali eventi pur tanto sporadici erano corrisposti solo ed esclusivamente a momenti estremamente e spiacevolmente agitati, a incubi assurdi, relativi a realtà con le quali non avrebbe più voluto avere niente a cui fare e tali, quindi, da farla pentire per essersi spinta a tanto, per aver cercato di raggiungere una condizione di pace della quale probabilmente, almeno fino a quando fosse rimasta in vita, non avrebbe potuto godere.

« Il meriggio è ormai trascorso… sta ancora riposando? »

Quei suoni articolati, quelle frasi di senso indubbiamente compiuto, pronunciate dalla voce di Andear Onej’A con tono pur moderato, versi appena sussurrati nel non voler forse turbare il riposo della propria ospite, furono i primi che raggiunsero la mente della donna guerriero, risvegliandone immediatamente la coscienza e costringendola, per quanto non esplicitamente corrispondenti a ragioni di pericolo, di possibile offesa a suo discapito, a ritrovare contatto con l’ambiente a sé circostante. In ciò, ella decise, però, di non offrire ancora, comunque, nuovamente i propri glaciali occhi color azzurro ghiaccio al medesimo ambiente, alla stanza nella quale era e ai suoi inquilini, ai quali, alfine, aveva pur accettato di negarsi, desiderando in ciò fingere di non essersi ancora ridestata, di non aver ancora abbandonato i reami onirici nei quali, in effetti, neppure aveva tentato di sospingersi: immobile, in quieto ascolto, scelse di restare, di permanere, in un innocente inganno volto non tanto in contrasto al padrone di casa, quanto all’esame del proprio stesso compagno di ventura, lo scudiero, per poterlo porre, in ciò, alla prova, nella volontà di poterne verificare i sentimenti, le emozioni, ove si ritrovò ad essere certa di come, in quella presa di parola, il veterano dell’esercito kofreyota non avrebbe mancato di sfruttare l’occasione del suo apparente riposo, del suo ipotetico sonno, per meglio comprendere a propria volta in qual misura avrebbe dovuto condannare Seem o, forse e addirittura, sarebbe dovuto arrivare a considerarlo quale un proprio potenziale alleato contro colei che questi definiva qual propria signora, proprio cavaliere.

« Fortunatamente sì. » replicò, allora, la voce del fanciullo, dimostrandosi carica di premura per lei « Per quanto non arriverà mai a riconoscerlo, credo che spesso ella tenda a dimenticarsi, o forse, addirittura, a rifiutare, la propria intrinseca mortalità, la debolezza della propria carne. Soprattutto quando si prefigge un obiettivo e si impegna per raggiungerlo… a ogni costo. »
« E’ una donna dotata di una tenacia ammirevole, di una forza d’animo invidiabile… soprattutto per essere quello che è. » ammise l’uomo, con tono che parve sincero nella stima così riconosciuta all’avversaria divenuta alleata « Ed è un peccato che tanto talento vada inevitabilmente sprecato, ove votato per una causa priva di futuro. »
« Giudichi erroneamente la mia signora. » negò Seem, mantenendo moderato il tono della propria voce e dimostrando, in ciò, di non voler raccogliere provocazioni da parte dell’interlocutore, pur senza permettere che potesse essere posto in dubbio il valore del proprio cavaliere « Ella non è una pirata, quale ti ostini a descriverla. E’ un guerriero come pochi prima di lei hanno attraversato queste terre, se non il mondo intero, e il valore delle sue imprese descrive perfettamente quello del suo stesso animo. »
« Ella è quello che è… e tu, continuando per la via che hai intrapreso, rischi di seguirla nel suo stesso cammino di perdizione. » incalzò Onej’A, iniziando ora a scoprire le proprie carte, a svelare in maniera chiara il proprio fine ultimo, nella volontà di allearsi con il ragazzo nel spingerlo a tradire colei che avrebbe dovuto mantenere qual propria maestra di vita « Credi, forse, che mi sia sfuggito l’omicidio del quale ti sei reso protagonista, l’altra notte? O hai già rimosso come io sia stato ombra per i tuoi passi, accettando di sopportare la vista del tuo crimine solo nella speranza di giungere a colei che tanto proclami qual tua signora? »
« E’ stato un errore: non avrei dovuto uccidere quella guardia. La mia signora non lo avrebbe mai fatto, non nel confronto con un avversario a sé palesemente inferiore. » si rimproverò lo scudiero, non rifiutando le accuse rivoltegli e, pur, reinterpretandole, in maniera spontanea, genuina, sotto una luce ben diversa da quella ricercata dall’ex-ufficiale delle stesse guardie cittadine di quella capitale « Agendo in tal modo ho solo dimostrato la mia inettitudine… non il mio valore. »
« Sei ancora in tempo per salvarti. » insistette l’uomo « Al momento giusto, rinnega il tuo voto verso chi non è meritevole di tanta fedeltà e unisciti a me, per catturarla, per imprigionarla e consegnarla alla giustizia di questa città: la mia testimonianza, il mio nome in tua difesa, ti renderanno libero da ogni accusa, libero di intraprendere una nuova vita, in qualsiasi direzione tu potrai desiderare ricercarla. »

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