11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

domenica 26 luglio 2020

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« Ora ci divertiamo. » sorrise Nissa, quasi in quieta risposta all’intimo stato dall’arme della gemella, in quello che avrebbe potuto avere a essere un botta e risposta diretto se soltanto non vi fosse ancora tanto spazio fra loro, e spazio sufficiente a renderle reciprocamente poco distinguibili, già alla luce del giorno, e ancor meno a confronto con le ombre della notte.

Ovviamente e ineluttabilmente il concetto proprio di divertimento dell’ex-regina dell’isola di Rogautt non avrebbe avuto a poter coincidere con quello proprio della Figlia di Marr’Mahew. Anzi.
E questo non poté che risultare sgradevolmente evidente, soprattutto all’attenzione della stessa Midda Bontor e delle sue due amiche, nel momento in cui un’impressionante serie di fiammate iniziò a levarsi in cielo, accompagnate e seguite da terribili ruggii inappellabilmente non umani, ma, in verità, anche e peggio, ben poco animaleschi.

« Ma che diami... » esitò Duva, scuotendosi dall’indolenza che l’aveva caratterizzata in quell’ultimo lasso di tempo per sospingersi, con un deciso colpo di reni, a sporgersi in avanti oltre la merlatura del bastione, a tentare di distinguere l’origine di tutto ciò.
« Immagino che questo non sia buono... » commento Lys’sh, consapevole di non aver praticamente speranza di poter distinguere cosa potesse star accadendo e, in tal senso, neppure impegnandosi a tal riguardo, nell’attendere, quietamente, quanto avrebbero avuto a riferirle le due amiche non appena la questione fosse stata chiara.
« ... Thyres... » gemette la Campionessa di Lysiath, non abbisognando né di sporgersi, né di volgersi verso quell’orizzonte per identificare di cosa allora si stesse parlando, e, ciò non di meno, non desiderando assolutamente avere a credere alle proprie orecchie « ... non può essere. Non c’erano nel mio incubo! »
« Chi...?! » domandò con un certo timore Duva, non essendo certa di voler scoprire la risposta a quell’interrogativo e, ciò non di meno, non potendo ovviare a formularlo, ancora intenta a osservare l’orizzonte « Chi non c’era nel tuo incubo...?! »

L’incubo al quale Midda Bontor, in quel momento, stava offrendo riferimento avrebbe avuto a doversi intendere quello dal quale secondo-fra-tre, e il secondo-fra-tre al servizio dell’errabonda regina Anmel Mal Toise per inseguire la quale una sua versione alternativa di nome Madailéin Mont-d'Orb, proveniente da un altro mondo, da un’altra dimensione, era giunta sino a quella realtà, aveva ispirato nella sua mente per dar vita a quell’orrore, e a quell’orrore il quale, i di lei poteri da Portatrice di Luce, avevano tradotto in realtà. E se già paradossale avrebbe avuto a doversi intendere quanto, a condurre al mondo quelle creature non fosse stato, in verità, il suo ruolo di Oscura Mietitrice, quanto quello di Portatrice di Luce, tutt’altro che unica, folle, discrepanza razionale alla base di tutto quello; semplicemente insopportabile non avrebbe potuto che essere il pensiero di quanto, a sfruttare tutto ciò, fosse stato un tanto subdolo antagonista.
E un antagonista che, evidentemente, aveva agito in maniera ancora più spietata rispetto a quanto non avesse offerto, sino a quel momento, evidenza di aver agito.

« I mostri. » rispose Midda, coprendosi il volto con la mancina, quasi a voler celare, in ciò, il proprio sconforto, e uno sconforto quantomeno giustificato in quel frangente.
« Quali mostri...?! » insistette Duva senza offrire immediata comprensione a confronto con una tanto ambigua risposta.
« Per quello che ci hai raccontato fino a oggi, di mostri nella tua vita ne hai affrontati e uccisi parecchi... » puntualizzò Lys’sh, ad ampliare il senso della questione forse un po’ troppo coincisa sollevata dall’amica, argomentandola in termini più precisi di quanto l’altra non avesse voluto riservarsi occasione di offrire, anche in virtù del particolare momento corrente.
« Tutti quanti... » gemette la donna guerriero, non avendo più neppure la forza emotiva per imprecare.

In effetti, l’Ucciditrice di Dei non avrebbe potuto essere certa di ciò, laddove, in fondo, non avrebbe neppure avuto a poter essere certa di chi fosse tornato o meno dal regno dei morti per causa di secondo-fra-tre e dei suoi subdoli poteri onirici. Ciò non di meno, anche in considerazione del fatto che persino Sarnico aveva fatto lì ritorno, pur non essendo stato ucciso direttamente da lei, ella non avrebbe potuto ovviare a temere una certa ragionevolezza alla base di una tale ipotesi, in termini tali da potersi lì permettere di suggerirla qual pura e semplice verità.

« ... » commentò Duva.
« ... ah... » le fece eco Lys’sh.

Diversamente dal resto dell’universo, e per ragioni ancor non meglio esplorate e pur, forse, riconducibili in parte all’azione della precedente Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice, la versione autoctona dell’Anmel Mal Toise ancor in circolazione, e i poteri della quale, per l’appunto, erano stati ereditati dalla stessa Midda Bontor; in quel particolare mondo avrebbe avuto a dover essere rilevata un’ampia varietà di specie viventi, con una sicura predominanza umana e, ciò non di meno, una pur consistente presenza di tantissime altre creature, creature soventi incomprese nella propria stessa natura, e nella ferocia intrinseca alla propria stessa natura, da essere state semplicemente accomunate sotto il termine di “mostri”, entrando a far parte, nel corso dei secoli, per non dire dei millenni, a far parte del mito.
Cerberi e tifoni, draghi e viverne, serpenti di mare e anfesibene, ippocampi e scultoni, gargolle e chimere: queste e molte altre avrebbero avuto a dover essere elencate fra le creature disordinatamente sparse nel mondo, creature che, laddove avevano incrociato, nel corso delle proprie esistenze, il cammino della Figlia di Marr’Mahew, non avevano mancato di essere da lei abbattute, a volte per semplice fatalità, quasi un danno collaterale, altre e piuttosto per un’indubbia intenzionalità. E quell’indubbia intenzionalità propria di un’avventuriera mercenaria tanto desiderosa di rafforzare la propria fama, quanto di individuare sempre nuove occasioni per porsi alla prova e, ponendosi alla prova, per riuscire a offrire un senso alla propria quotidianità.
In ciò, quindi, se soltanto fosse stato vero, e nulla avrebbe potuto negarlo, che oltre alle centinaia di migliaia di uomini e donne da lei abbattuti, avevano lì fatto ritorno anche tutte quelle creature non umane che, nel corso degli anni, ella aveva egualmente sconfitto, parimenti ucciso, ritrovandosi, per ragioni non meglio chiarite, tutte riunite ai comandi della sua gemella Nissa Bontor, improvvisamente la già disperata condizione di Lysiath avrebbe avuto a doversi intendere, ove possibile, ancor più disperata. E disperata in termini tali per cui, forse, coloro lì presenti a tentare di proteggere quelle mura avrebbero fatto meglio a suicidarsi con le proprie mani, piuttosto che, in qualunque modo, avere a tentare il confronto. Anche perché, la maggior parte di quei mostri, di per sé, avrebbe avuto già a doversi riconoscere qual contraddistinto, in un mondo o nell’altro, da un qualche particolare genere di invincibilità, di invulnerabilità, di presunta immortalità che, laddove unita alla nuova, peculiare condizione lì comune, si sarebbe allor concretizzato nel peggiore fra tutti gli incubi a cui mai il più folle dei bardi avrebbe potuto avere a sospingersi.

« Vi prego. Ditemi che Desmair mi ha intrappolata nuovamente nella mia mente. » sussurrò Midda, umettandosi appena le labbra con fare palesemente nervoso, in termini un tempo per lei del tutto ignoti « O ditemi che questo è, ancora, l’incubo di secondo-fra-tre e che io devo ancora svegliarmi. » suggerì una possibile alternativa, non di meno spiacevole e pur, malgrado ciò, indubbiamente preferibile rispetto a tutto quello « Ditemi persino che sono morta, e che questo è il mio personale Aldilà nel quale ho a dover scontare tutte le colpe accumulate nel corso della mia vita... » arrivò a ipotizzare, scuotendo appena il capo « ... ma non ditemi che questo è reale. »

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