11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare", inizia oggi il primo nuovo racconto del secondo decennio della lunga corsa di Midda's Chronicles.

Grazie a tutti per l'affetto dimostrato in questi anni!
E buona lettura...

Sean, 25 gennaio 2018

sabato 3 febbraio 2018

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« Invero, non ho memoria di averti mai domandato nulla a tal riguardo… » obiettò la donna guerriero, aggrottando appena la fronte e inarcando il sopracciglio destro, con aria dubbiosa e sincero disinteresse per le modalità nelle quali egli aveva potuto spendere il proprio tempo libero, in sua attesa.
« Lo so perfettamente. » replicò il primo, scuotendo appena il capo, con aria condiscendente.

Nel ritrovarsi posta alle sue spalle, in quel frangente Midda Bontor avrebbe potuto osservare, di lui, soltanto la forma del capo, ricoperto non da capelli quanto, e piuttosto, al pari del resto del suo corpo, da quel corto pelo marroncino, nonché le sue due grandi orecchie, le quali, dai lati della sua testa, risalivano sino alla sommità della medesima, in grandi padiglioni auricolari appuntiti nelle proprie estremità superiori. Alcuna possibilità di confronto, altresì, le sarebbe stata allor offerta con il suo volto, leggermente prominente in avanti, contraddistinto da un grande naso appiattito nel suo centro, con piccoli e tondi occhi neri sopra di esso, e una bocca ornata, fra le altre sottili zanne appuntite, da quattro lunghi canini, sì estesi da emergere, nelle proprie estremità, fra le sue delicate labbra. E, pur senza avere possibilità di vederlo in viso, ella non avrebbe avuto alcun dubbio, in quel frangente, a immaginarlo impegnato in un lieve sogghigno, che, malgrado la propria pur palese mancanza di riguardo nei suoi confronti, non avrebbe potuto approvare nella propria occorrenza…
… dopotutto, se l’era cercata.

« Ti chiedo perdono per averti lasciato qui senza neppure una rivista da sfogliare in mia attesa. » lo stuzzicò ella, per tutta replica, calcando i toni sull’intento ironico della propria voce « La prossima volta mi premurerò affinché tu non abbia ad annoiarti nel mentre in cui io faccio tutto il lavoro sporco al posto vostro! » insistette, evidenziando quando, nell’agire così come si era ritrovata a fare, avesse avuto a doversi comportare più da ladra che da avventuriera, in termini nei quali, probabilmente, quella masnada di pirati avrebbe avuto più ragione di confidenza di quanto ella non avrebbe potuto vantare.
« Non assumi qualcuno affinché faccia il tuo lavoro al tuo posto per poi agire egualmente in prima persona… ti pare? » ridacchiò, ora apertamente, Shope Trel, nel ben descrivere, in buona sostanza, i rapporti fra loro.
« Se la vuoi mettere così, dopo aver assunto qualcuno affinché faccia il tuo lavoro al tuo posto, non ti puoi lamentare di non aver nulla da fare per tutta la sera! » contestò la donna guerriero, spintonando appena il sedile innanzi a sé e, con esso, il suo occupante.
« Non mi sarei mai lamentato di ciò… » puntualizzò, tuttavia, egli, scuotendo ancora il capo « Ciò per cui, eventualmente, potrei lamentarmi è la mera evidenza del fatto che tu non abbia voluto dimostrare il benché minimo interesse nei miei confronti, non preoccupandoti di chiedermi come potesse essere stata la mia serata qui fuori, in tua attesa. » obiettò l’uomo, con tono spiacevolmente saccente.

E se, nei propri modi precedenti, in più di un’occasione, ultima fra le quali il proprio ritorno a bordo del caccia, egli non aveva potuto ovviare a rievocare nella sua mente l’immagine dell’unico scudiero al quale ella avesse mai concesso occasione di affiancarla nel corso della propria intera vita; in questo battibeccare, in tale volontà polemica, egli non poté ovviare a ricordarle altri propri passati compagni, primi fra tutti i due fratelli d’arme, e di vita, seppur non di sangue, Howe e Be’Wahr, in sola compagnia dei quali avrebbe mai potuto giustificare l’occorrenza di un simile botta e risposta verbale. Tuttavia, come già nell’associarlo al ricordo di Seem, anche immaginare quell’uomo pipistrello nel ruolo di due fra i propri più fidati compagni di ventura, non avrebbe avuto a suscitare, nel suo cuore, sentimenti di entusiasmo così come pur, forse, avrebbe avuto a dover accogliere con compiacimento: in tal senso, infatti, l’idea che egli fosse un pirata non avrebbe potuto che scatenare nel profondo del suo ventre un viscerale senso di rifiuto e di ostilità per lui e per quanto da egli rappresentato, per quanto da egli incarnato, al pari, del resto, del suo capitano, per quanto pur, sotto molti altri aspetti, non avrebbe potuto ovviare a considerarli dei potenziali alleati, compagni, amici, forse in un’altra vita, forse in un altro mondo, un mondo nel quale, eventualmente, allorché scegliere quella maledetta professione, avessero reso proprio un qualunque altro genere di attività.
Così, quasi per obbligo, più che per reale necessità, la donna guerriero non avrebbe potuto mancare di rifuggire a ogni simpatia nei suoi riguardi, così come, anche in quel momento, egli non avrebbe ovviato a suscitare in lei…

« Come hai giustamente sottolineato, tu sei il mio datore di lavoro… e io sono semplicemente il tuo dipendente: nessun’altra relazione ha necessità di esistere fra noi, non ora, né mai. » ebbe a concludere, forse più lapidariamente di quanto non avrebbe desiderato risultare, Midda Bontor, escludendo in maniera tanto netta, e quasi brutale, ogni altro genere di coinvolgimento fra loro « Ora, per cortesia, portami via di qui… mentre io cerco di capire quale avrà a dover essere la nostra prossima tappa. »
« Affascinante. » sorrise nuovamente l’altro, al contempo in cui il veicolo, quasi in immediata risposta alla richiesta di lei, ebbe a sollevarsi da terra e a salire di quota quanto sufficiente per poter accendere, senza danni collaterali, i motori all’idrargirio, per lasciare l’atmosfera del pianeta « Per essere una che si proclama mia dipendente, riesci ad apparire incredibilmente a tuo agio nel dare ordini. »
« Ohh… taci. » sbuffò ella, cercando di sancire, in tal maniera, l’effettiva conclusione del discorso.

In verità, allora come nei loro confronti verbali precedenti, sin dall’inizio di quella loro avventura di coppia, Shope non aveva offerto la benché minima ragione per considerarsi meritevole del suo astio, motivo in più per il quale, francamente, ella stava iniziando a non sopportarlo. Si fosse comportato in maniera ambigua, come il proprio ultimo estemporaneo compagno di ventura, Reel Bannihil, sospintosi sino a tradirla, salvo prima, e anche dopo, impegnarsi in suo aiuto, in suo supporto, facile sarebbe stato per lei limitarsi a provare semplice disgusto per quell’obbligata collaborazione loro imposta. Ma dal momento in cui, altresì, tanto quieto impegno egli stava altresì ponendo, malgrado tutto il suo aperto astio, a cercare di conquistarne la fiducia, e di conquistarla non in maniera arrogante o pretenziosa, ma tranquillamente, serenamente, così come avrebbe potuto compiere verso una qualunque nuova compagna di viaggio, tutto sarebbe risultato necessariamente più complicato.
Molto meglio, quindi, rifuggire a qualunque ipotesi di contatto con lui, se non laddove strettamente necessario, al fine di mantenere il controllo sulla situazione… una situazione che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi considerare già sufficientemente confusa nella propria presenza fra le stelle, senza, in questo, porre in dubbio i propri capisaldi sull’intrinseca negatività caratteristica di qualunque pirata.

« Sai… non fossi certo del contrario, potrei iniziare a credere di starti antipatico. » ironizzò il suo interlocutore, verificando la loro quota prima di comandare l’accensione dei motori « Forse, anche se non vuoi ammetterlo, ci sono dei problemi nel fatto che io sia un azariano… » suggerì, ipotizzando una chiave di lettura semplicemente razzista nei suoi riguardi.

Un lieve contraccolpo, conseguente alla spinta imposta al caccia verso l’alto dei cieli dall’attivazione di motori all’idrargirio, costrinse la donna guerriero a schiacciarsi, per un istante, contro il sedile posteriore, salvo, immediatamente, veder compensato quell’effetto dal sistema di smorzatura inerziale all’interno del veicolo, forse meno efficiente rispetto a quelli propri di una comune navetta in conseguenza anche alla maggiore accelerazione e alle maggiori velocità a cui, altresì, quel diverso genere di mezzo avrebbe potuto condurli, diversamente da altri da lei, sino a quel momento, già provati.
Un lieve contraccolpo superato l’effetto del quale, allora, ella volle precisare la questione, non avendo piacere a essere considerata animata da pregiudizi razziali a suo discapito…

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