11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 21 febbraio 2018

2464


Difficile avrebbe avuto a potersi dire, a posteriori, per quanto ebbe a perdurare la discesa all’interno della statua. Quanto, tuttavia, alla fine avrebbe avuto a doversi riconoscere qual certo, fu il suo arrivo alla base della medesima e, ivi, a quella che parve essere un’amplia stanza sotterranea, una stanza che, probabilmente, in un lontano passato, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual ricavata all’interno del sicuramente possente basamento di un simile colosso di pietra. Una stanza nella quale, in effetti, il tempo stesso avrebbe avuto ad apparir quasi congelato, giacché, lì sotto, lì dentro, nessuno aveva più messo piede da secoli interi, offrendo, in ciò, uno sguardo diretto su quello stesso lontano passato nel quale essa era stata costruita, ed era stata impiegata un’ultima volta.
Giunta a quel punto, non immediato fu per la mercenaria riuscire a intuire come proseguire nel proprio cammino, nella propria missione, giacché l’oggetto che, sino a quel momento, era stato per lei una guida costante, un riferimento continuo tanto per individuare quell’intero pianeta, quanto e ancora per raggiungere quella statua in particolare, sembrava aver perduto ogni propria particolare prerogativa, riducendosi a un inerme medaglione privo di particolari doti. Ciò non di meno, nel proprio stesso nome, la chiave di Mesoolan ebbe a suggerire senza particolare originalità alla propria attuale custode il fine ultimo del proprio impiego, un fine che, per l’appunto, avrebbe avuto a dover essere inteso qual quello di una chiave. Laddove, tuttavia, per ogni chiave avrebbe avuto a dover essere ricercata una serratura, nelle tenebre di quella stanza, di quella che, ormai, avrebbe avuto a dover essere intesa al pari di una cripta sotterranea, l’impegno proprio della donna guerriero ebbe a concentrarsi, allora, proprio in tal senso, in simile direzione, iniziando a esaminare con cura ogni particolare dell’ambiente attorno a sé per individuare qualunque cosa avrebbe potuto essere associata all’idea propria di una serratura, nella speranza, non ovvia, che, effettivamente, tale serratura avrebbe avuto a doversi ricercare lì dentro e non, magari, all’esterno della statua, sepolta, allora, sotto centinaia di piedi di sabbia.

« Se io fossi una serratura… dove mi andrei a nascondere?! » ebbe a domandarsi a un certo punto, nel cercare di sdrammatizzare sulla situazione per lei allor corrente, benché a ogni nuovo istante di insuccesso nell’individuare il passaggio successivo, una vocina negativa, nella sua testa, non perdeva occasione di suggerirle l’eventualità di un proprio errore di calcolo, una propria sbagliata valutazione, tale da vanificare tutto lo sforzo da lei sino a quel momento compiuto allo scopo di poter giungere sino a lì.

Per quanto strano, qualcuno, avrebbe avuto a considerarlo in riferimento all’idea mentale che avrebbe potuto essere associata al concetto di avventuriera e mercenaria, nonché alla rinomata impetuosa assenza di freni propria di quella donna; in quel momento, in quel contesto, ella non avrebbe potuto ovviare a rimpiangere l’assenza di una qualche accurata preparazione di quella stessa missione, preparazione che, in effetti, non avrebbe potuto ovviare a prevedere anche un momento di studio, di attento esame di tutte le leggende, di tutte le storie passate in associazione a quel mondo e, più in generale, alla missione assegnatale, allo scopo di raccogliere tutte quelle informazioni, tutti quei particolari, pur apparentemente banali, volti a meglio comprendere le situazioni in fronte alle quali ella avrebbe potuto ritrovarsi nel corso del proprio viaggio e, soprattutto, a meglio analizzare i problemi che avrebbe avuto a dover parimenti affrontare.
Benché, infatti, in un’idea estremamente romanzata della propria vita, del proprio modo di agire, facile sarebbe stato fraintenderla qual indifferente a qualunque necessità di preparazione delle proprie missioni, se non, addirittura, insofferente a qualunque idea stessa di studio, e di studio preventivo nel merito di quanto le si sarebbe potuto dispiegare innanzi allo sguardo, non così frequenti avrebbero avuto a doversi considerare le avventure mercenarie nelle quali ella si era impegnata immediatamente a capo chino, cieca e sorda nel confronto con qualunque possibile prospettiva di quieta applicazione preparatoria alle minacce che avrebbero potuto esserle riservate… al contrario: avendone la possibilità, avendone il tempo, ella aveva sempre preferito approcciare con attenzione a qualunque propria missione, a qualunque propria avventura, raccogliendo, prima della medesima, tutte quelle informazioni, tutti quei dettagli utili a minimizzare la possibilità di sorprese a posteriori. Sorprese che, ella ne era fermamente consapevole, non sarebbero mai mancate di presentarsi egualmente, e che pur, in tal maniera, avrebbe potuto speranzosamente contenere nella propria imprevedibilità, dimostrandosi quantomeno già pronta a fronte di alcune fra essere, e comunque psicologicamente preparata innanzi a buona parte delle altre.
Se solo ella avesse avuto l’occasione di raccogliere informazioni nel merito di quel mondo e della sua perduta civiltà, probabilmente più semplice sarebbe stato allora intuire la possibile posizione nella quale il pendente avrebbe avuto a dover essere collocato in quel frangente, nel confronto, per esempio, con le caratteristiche fisiche proprie della specie che lì aveva vissuto, della quale aveva potuto intuire una natura sicuramente umanoide, come testimoniato dalle statue, ma, obiettivamente, poco di più, e nel confronto con eventuali altre possibili riprove di quella che doveva essere stata la loro antica civiltà, quel retaggio perduto il quale, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual costituito da proprie regole, da proprie consuetudini, da proprie abitudini, tali per cui, forse, assolutamente ovvia avrebbe allora avuto a dover essere considerata la sua prossima azione e, ciò non di meno, non altrettanto tale in assenza di simili informazioni, di tali dettagli.
Così, un altro indefinito lasso temporale venne speso nel ritrovare, allora, una particolare superficie metallica, una particolare piastra, ormai coperta dalla polvere dei secoli, apparentemente costituita dallo stesso materiale lucente del medaglione, seppur difficile avrebbe avuto a doversi giudicare simile analisi nel confronto con le immagini distorte offertele dal proprio visore, nella completa oscurità nella quale avrebbe avuto a doversi riconoscere, superficie metallica sulla quale, dopo diverse prove, ebbe a individuare la posizione corretta nella quale collocare la chiave di Mesoolan al fine di chiudere un qualche genere di circuito, o forse alimentarlo, e, in tal maniera, attivare l’apertura di una porta, di un passaggio, una botola, un varco verso il basso e verso una nuova serie di scale, questa volta più classiche, volte a ridiscendere verso gli oscuri abissi sotterranei di quel mondo morente.

« Lode a Thyres… » sussurrò la mercenaria, in ringraziamento alla propria dea prediletta per il risultato concessole, non immediatamente forse e, ciò non di meno, egualmente garantitole.

Riprendendosi il medaglione e, in ciò, preparandosi a proseguire oltre, l’Ucciditrice di Dei ebbe a ritrovarsi, tuttavia, inaspettatamente bloccata nel proprio proseguo, nel proprio incedere, dall’improvvisa chiusura di quel varco, una porta non soltanto per aprire, ma anche per mantenere aperta la quale, evidentemente, il gioiello avrebbe avuto a doversi giudicare qual elemento irrinunciabile.
E se pur, individuata la posizione di quel passaggio, ipoteticamente semplice avrebbe avuto a doversi riconoscere per lei potersi aprire una via esattamente come già compiuto nel confronto con la pietra della statua, procedendo in tal senso a suon di pugni, e di pugni alimentati all’idrargirio, quanto allora avrebbe avuto a doversi considerare lì schierato in proprio potenziale contrasto, fu subito chiaro, non avrebbe avuto a doversi giudicare altrettanto fragile quanto la pietra sovrastante, laddove, allora, un paio di colpi pur non negati al pieno potenziale concessole dai propri muscoli artificiali non ebbero neppure a scalfire la superficie di quelle lastre metalliche.

« … accidenti. » imprecò quindi, quasi in un ringhio, non approvando l’idea di separarsi dalla chiave di Mesoolan, giunta sino a quel punto, e, ciò nonostante, rendendosi conto di non poter agire in molte altre vie.

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