11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 8 ottobre 2008

272


O
ffrendo un sincero e tranquillo sorriso, Carsa si presentò sulla soglia della stanza da bagno privata dei suoi soliti abiti ed altresì ricoperta da una lunga e bianca veste, sensualmente chiusa sotto ai seni da una cintola di eguale fattura ed ornata nei suoi bordi da un complesso intarsio dorato. Non era ancora stata concessa a Midda la conoscenza delle ragioni in merito alla presenza di un così raffinato capo nel guardaroba di una mercenaria ed, in effetti, ella non si era neanche proposta curiosa in tal senso, ma ciò nonostante, dischiudendo per un istante gli occhi di fronte a tale abbigliamento non nuovo al di lei sguardo avendo già avuto modo in altre soste di cogliere la compagna così rivestita, ella non poté fare a meno di denotare quanto a volte l’abito potesse fare realmente la differenza al di là di eventuali considerazioni sulla superficialità dell’eventuale osservatore. Al di lei sguardo, invero, una fanciulla dalla parvenza di una principessa era colei che si presentava, che si donava, con un’eleganza, una delicatezza che sarebbero apparse assolutamente incompatibili con qualunque idea di combattente, di giovane guerriera: i capelli di ella, quasi a risaltare tale impressione, non si offrivano legati in un’alta coda come normalmente avveniva, ma si concedevano sciolti e fluenti nella pienezza della loro lunghezza, resi lisci ed ordinati da un evidente ed accurato lavoro di spazzola, ondeggianti sulle di lei spalle e dietro la di lei schiena in movimenti quasi ipnotici.

« Come stai? » domandò la nuova arrivata con voce dolce e sensuale, naturalmente musicale ed ammaliante nelle proprie note.

Sorridendole appena, la Figlia di Marr’Mahew non poté evitare di riflettere su quanto poco sapeva in realtà in merito ai propri compagni di ventura, a coloro a cui inevitabilmente aveva dovuto affidare la propria vita accettando di essere parte di quella squadra: il di lei carattere, decisamente riservato riguardo ad ogni genere di questione passata, preferendo pensare al presente ed al futuro piuttosto che restare aggrappata nel bene o nel male ad un tempo su cui non poteva più avere possibilità di intervento, non la spingeva infatti ad offrire troppe domande. Nnostante questo non poteva negare che avrebbe avuto interesse a conoscere le ragioni che potevano aver spinto Carsa a quel genere di vita anche se, probabilmente, esse si sarebbero rivelate essere quelle che accomunavano la maggior parte delle mercenarie, ossia il desiderio di preservare la propria integrità in un mondo spesso troppo crudele con le giovani donne, soprattutto quando appartenenti a ceti poveri. Una figura come quella della compagna, del resto, dimostrandosi tanto dolce, così apparentemente delicata, si sarebbe proposta come una preda troppo semplice per troppe prepotenze, per troppe violenze, se non si fosse votata al combattimento anziché ad altre occupazioni.

« Sono viva. » rispose la donna guerriero, riaprendo definitivamente gli occhi e risollevandosi a sedere in una postura eretta pur restando dentro la tinozza, appoggiando le braccia sul bordo della stessa « Credo di poterlo considerare come un ottimo punto d’inizio, no? »

Con un lieve e naturale ancheggiare, la giovane si accostò alla vasca, adagiando i propri glutei con grazia sulla fiancata della medesima e lasciando poi ricadere la propria mancina a sfiorare la superficie dell’acqua ormai tiepida: il suo sguardo si soffermò per un lungo momento sulle forme della compagna, osservandola con interesse, salvo poi risalire ai di lei occhi azzurri per non porla a disagio.
Midda, dal proprio punto di vista, non era nuova a sguardi di interesse e come per quelli maschili non si sarebbe posta peso o imbarazzo, ugualmente compiva nei confronti di quelli femminili: tale era il suo corpo e verso nulla di esso aveva da provare vergogna o pudore.

« Siamo tutti vivi e questo, innegabilmente, è merito della tua prontezza di riflessi. » affermò Carsa, con tono tranquillo « Non devi farti una colpa per quanto è accaduto… »
« Cosa è accaduto? » chiese a quel punto la mercenaria, scuotendo il capo « Intendi forse riferirti al fallimento della nostra missione oppure al fatto che una delle più grandi meraviglie realizzate dall’umanità è andata distrutta per una mia scelta? »
« In merito alla seconda questione non sono assolutamente d’accordo. » replicò con aria seria « Avresti preferito sacrificare le nostre vite a quelle specie di mostri, piuttosto che agire come sei stata costretta a fare? »
« La mia è stata impulsività… » si accusò Midda, storcendo le labbra verso il basso « Non mi sono concessa neanche il lusso di spendere un istante per riflettere su una qualche soluzione alternativa… »
« Ascoltami. » le richiese la fanciulla « Il tuo valore è indubbio e la leggenda sul tuo nome ti precede ovunque: da cosa credi che dipenda tutto questo? E pensa prima di rispondere, perché non sono abituata ad esprimere complimenti gratuiti. »

Se ella non era abituata ad esprimere complimenti gratuiti, la donna guerriero non era del resto abituata a piangersi addosso, nello stesso modo in cui non era solita cercare approvazione popolare nelle proprie scelte, nelle proprie azioni: né la fama, né la gloria erano da lei ricercate con le proprie azioni, con le proprie imprese, quanto altresì una riprova del tutto personale di potersi spingere sempre là dove avrebbe desiderato giungere, anche se apparentemente impossibile, anche se considerato come un traguardo irraggiungibile da un comune mortale.

« Sei una donna in gamba… forse una delle poche persone che ho sempre stimato, e sono sincera nel dirlo. » ammise Carsa, continuando senza attendere la risposta dell’interlocutrice « Hai abilità e, soprattutto, hai esperienza e se, in virtù di essa, la tua mente ha deciso di agire in un certo modo, perdere tempo ad addolorarsi di ciò è da stolti. E’ andato perduto un tesoro di incalcolabile valore, è vero… ma evidentemente era destino che ciò accadesse. »
« Non ne sono così sicura… » fece spallucce la donna « Ma su una cosa hai ragione: è da stolti continuare a pensarci quando ormai non si può più fare nulla per rimediare a quanto compiuto. »
« Questa è la Midda che ho imparato ad apprezzare! » sorrise l’altra, annuendo vistosamente « Per quanto riguarda la missione, poi, non vedo ragione di darsi per vinti: c’è stato un inconveniente, è vero, ma chi mai ha detto che sarebbe stata un’impresa semplice? Non stiamo forse inseguendo una chimera? »

Quelle parole, pronunciate in maniera del tutto tranquilla da parte di Carsa, furono altresì accolte dalla Figlia di Marr’Mahew con una reazione del tutto inattesa ed inattendibile, vedendo le di lei pupille prima espandersi e poi contrarsi fino quasi a scomparire all’interno delle iridi di ghiaccio: un pensiero aveva evidentemente attraversato la mente della donna, una riflessione scatenata involontariamente da qualche termine adottato involontariamente dalla controparte. Per un lungo istante ella restò come immobilizzata, congelata all’interno dell’acqua della vasca, per poi rialzarsi di colpo con un ampio sorriso, gettandosi ad abbracciare in una reazione spontanea la compagna di ventura.

« Ma certo! » esclamò, quasi sbilanciando l’altra con la propria enfasi « Come ho fatto a non pensarci prima, per Thyres! »
« C-cosa succede?! » domandò incerta la fanciulla, non sapendo esattamente come comportarsi in quel momento.
Midda, ancora sorridendo, si staccò da lei, osservandola come se fosse rinata a nuova vita: « Presto… un lungo viaggio ci attende! Dobbiamo chiamare Howe e Be’Wahr, così vi spiegherò tutto una sola volta… » aggiunse, uscendo rapidamente dalla vasca per recuperare i propri abiti ed iniziare a rivestirsi ancora bagnata fradicia « Ancora non lo sai, Carsa… ma mi hai appena suggerito una grande idea! »
Fra l’imbarazzo per quelle parole e l’eccitazione per il contatto appena vissuto, l’altra non poté che sorridere, mostrando una lunga fila di denti bianchi, e rispondere: « Che dire? E’ stato veramente un piacere, come neanche tu puoi immaginare… »

4 commenti:

Palakin ha detto...

Ahahah! Ecco uno svillupo che in un film non farebbe piacere agli spettatori! :PPPPPPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

Posso solo dire che già in tutta la storia precedente le preferenze sessuali di Carsa erano state più volte suggerite in maniera discreta! :D
Comunque non sarei sicuro che in un film questa svolta non piacerebbe... molti hanno gusti strani, sai? :P

Tanabrus ha detto...

Eh no, qui le scene sono troppo caoatiche ed ingarbugliate... non si capisice niente!

Serve un supporto visivo, eh si!

Sean MacMalcom ha detto...

Ehhhhhhhhh... in effetti... la descrizione non rende pienamente la complessità della scena... no no...

Vado di disegnino? :P

:))))