11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 22 ottobre 2008

286


N
onostante alcuno fra i presenti fosse intenzionato a confrontarsi con il potere della chimera, a condannarsi ad un fato praticamente certo ed a porre in pericolo, in tal modo, anche i propri compagni, le parole della donna guerriero non poterono lasciare imperturbato l’animo dei suoi compagni.
Incredibilmente e paradossalmente, il primo a richiedere parola fu proprio colui che poco prima contro di ella aveva riversato tutta la propria folle paura, ogni proprio timore.

« Midda… ascolta, per favore. » mormorò precedendo i due altri presenti « Che io prima possa aver detto qualcosa di giusto lo ritengo estremamente discutibile. Per ragioni personali non ho un buon rapporto con la magia, in ogni sua forma. Ammetto, addirittura, che già solo l’aver scoperto del dramma in cui hai perduto il tuo braccio mi aveva lasciato decisamente interdetto i primi giorni in cui ti ho conosciuta: io credevo, e soprattutto speravo, che tutte le storie a tal riguardo fossero state montate ad arte e che sotto quel metallo vi fosse un normalissimo arto a sorreggerlo e muoverlo… »
« Howe… » tentò di prendere parola Carsa, temendo che l’uomo potesse peggiorare solo la propria posizione con quel discorso, per quanto ne capiva gli intenti chiarificatori.
« Lasciami parlare… » domandò egli, con tono moderato, in una supplica più che in un’imposizione sulla compagna « Desidero chiarire perché prima abbia pronunciato frasi offensive e del tutto immeritate. »
« Non ce bisogno di questo… » rassicurò Midda, scuotendo appena il capo « Posso comprenderlo. »
« Per Lohr… » sospirò il shar’tiagho « C’è qualche speranza di poter esprimere un concetto senza essere interrotto o devo tornare ad essere isterico per riuscire di farmi ascoltare? »
Il silenzio di tutti concesse ad Howe quanto richiesto, permettendogli in tal modo di proseguire nel proprio discorso.
« Grazie. » annuì l’uomo « Come stavo dicendo, nonostante tutti i miei pregiudizi, che poco fa sono emersi in maniera evidente, ho razionalmente accettato la tua presenza al mio fianco ed ho accettato di essere io al tuo, in questa impresa, come probabilmente non avrei mai ipotizzato di poter fare prima. »
« Ho imparato ad apprezzare le tue qualità, e non mi riferisco unicamente a quelle fisiche, pur incredibili… » continuò egli, offrendo un sorriso di scherzosa malizia per lasciar scemare la tensione precedente « Ed in questo ho potuto comprendere quanto sarei stato veramente stolto a lasciarmi dominare dal timore nei tuoi riguardi se avessi rifiutato questo incarico come inizialmente avevo ipotizzato di fare. E Be’Wahr mi è testimone… »
« E’ vero. » confermò il biondo, intervenendo a quelle parole « Non è stato facile convincerlo a darti una possibilità… »
« Quanto accaduto alla Biblioteca è stata una tragica fatalità, una reazione inevitabile per poter sperare di sopravvivere ed avere la possibilità di tornare a lamentarsi… » riprese Howe « Non puoi e non devi farti una colpa di ciò e, soprattutto, non devi pensare di essere in obbligo per rimediare a quanto accaduto. »
« Il tuo discorso mi onora ed accetto le tue sincere scuse per prima. Ma che io debba o non debba rimediare è, purtroppo, irrilevante. » commentò la donna, scuotendo il capo « L’unica certezza in nostro possesso resta l’assenza di qualsivoglia possibilità di raggiungere la corona della regina Anmel al di fuori di questa pietra… »

Invero Midda aveva ragione e nessuno riuscì a trovare parole per contrastare simile affermazione: se davvero avessero voluto portare a termine la missione che avevano accettato, avrebbero dovuto percorrere quella via, timori o non timori, condanne o non condanne. Ovviamente l’alternativa sarebbe stata offerta dalla rinuncia all’incarico, dall’ammissione della propria incapacità a concretizzare quanto loro richiesto: nessuna onta probabilmente avrebbero ricevuto in tal caso, nessun dolo avrebbero conseguito da una simile decisione, nella consapevolezza per tutti, lady Lavero in primo luogo, di quanto ciò che da la loro mecenate aveva richiesto non si sarebbe mai potuto porre quale un semplice traguardo ed, anzi, forse non si sarebbe mai potuto porre quale un traguardo realizzabile. Era stato loro domandato di recuperare un oggetto appartenuto ad un’epoca considerata mai esistita secondo l’opinione di molti studiosi, la cui unica testimonianza era offerta da miti e leggende, da ballate utili per intrattenere i bambini alla sera ed a cui un adulto difficilmente avrebbe concesso la minima attenzione: incredibile, forse inaccettabile, sarebbe stato in effetti il loro successo in tale impresa, non il loro fallimento.

« Potremmo lasciar perdere… » propose Carsa, dando voce a quell’unica soluzione alternativa a cui tutti stavano probabilmente pensando, pur senza trovare volontà di esprimersi.
« Potremmo… » annuì la Figlia di Marr’Mahew « Ovviamente potremmo lasciar perdere tutto, nonostante gli sforzi compiuti per il recupero del medaglione, nonostante la scoperta della scitala, nonostante i rischi nella Biblioteca. »
« Ma… » suggerì Be’Wahr, intuendo che non era quella la conclusione a cui ella desiderava raggiungere.
« Personalmente non è nel mio stile… » sorrise la donna guerriero, sollevando appena le spalle e lasciandole ricadere « Mi piace imbarcarmi in questo genere di missioni, spingermi là dove anche i più coraggiosi hanno paura anche solo di gettare lo sguardo, cercare di raggiungere l’irraggiungibile: in fondo è ciò che offre un senso alla mia esistenza, probabilmente è ciò per cui sono nata… »
« Non potrai mai raccogliere le stelle dal firmamento, laddove anche qualcuno te lo proponesse… » intervenne Howe, cercando di offrirle sano realismo.
« Forse non potrò riuscirci, ma se neanche tenterò di farlo in virtù di cosa ne sarò tanto certa? » domandò la mercenaria « Nella vita, per come la vedo io, l’unica sicurezza che ci è offerta è l’appuntamento finale a cui non potremmo sottrarci, il viaggio verso l’ignoto che non potremmo mai evitare: per il resto nulla è scritto, nulla può essere dato per assoluto… »
« Potremmo rimetterci la vita… » ricordò Carsa, incerta.
« Ogni giorno potremmo morire. » rispose il biondo, prendendo parola al posto di Midda in risposta a quell’obiezione « Ed allora? La paura della morte ci deve forse impedire la vita? Io sono d’accordo con lei: voglio proseguire in questa impresa. O vivrò per il resto dei miei giorni domandandomi cosa sarebbe potuto essere se oggi avessi compiuto una scelta differente… »

Con una semplicità disarmante, con innocenza non troppo distante da quella di un bambino, Be’Wahr in quelle parole si era mosso rapido e deciso in un affondo verso l’unica reale argomentazione su cui ognuno dei presenti nella stanza avrebbe dovuto riflettere. Ogni analisi, ogni pensiero condotto intimamente ed espresso pubblicamente fra loro era meritevole d’ascolto, era formulato a ragion veduta, privo di torto e di errore: ma il nocciolo della questione non sarebbe mai stato rintracciabile nella razionalità di quell’assurda missione, quanto nella comprensione su ciò ognuno di loro avrebbe potuto rimetterci non tentando neanche di impegnarsi in essa, lasciandosi fermare al primo ostacolo, arrestare al primo timore.

« Hanno ragione… »

A parlare, ora, fu Howe, rinnovando implicitamente in quelle parole la propria fedeltà alla squadra. Un lungo momento di riflessione lo aveva visto protagonista dopo le parole del fratello, verso il quale era rimasto in silente osservazione: per quanto si potesse divertire a schernirlo, ad offrirgli sarcasmo ed ironia per ogni frase da egli pronunciata, l’affetto che lo shar’tiagho provava verso il compagno non era di certo inferiore a quello che avrebbe provato verso un reale germano, ed in momenti come quelli non poteva evitare di ammirarlo e ringraziarlo interiormente per essere la meravigliosa persona che era e dimostrava di essere.

« Hanno ragione… » ripeté, ora rivolgendosi verso Carsa « Questa missione va ben oltre la ricompensa che ci è stata comunque promessa: è una sfida contro le nostre vite, contro i limiti nei quali siamo soliti rinchiuderci ogni giorno. Rinunciare ora non significherebbe solo rifiutare un incarico ed un po’ d’oro… ma anche rifiutare di poter provare orgoglio per noi stessi, di trovare stima verso le nostre esistenze. »

2 commenti:

Gwyneed ha detto...

Un Abbraccione gigante...

Sean MacMalcom ha detto...

Ricambio con affetto! :)