11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 20 ottobre 2008

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R
ossa e lucente la pietra risplendeva in dimensioni paragonabili a quelle di un pugno: da uno sguardo inesperto sarebbe potuta essere scambiata per una grossa opale, sebbene più simile ad un rubino nella propria consistenza, non opaca e neppure completamente trasparente, ma tanto la prima quanto la seconda ipotesi si sarebbero comunque poste come inesatte. Qualcun’altro, osservandola, avrebbe potuto anche associarla ad una strana forma di ambra, seppur assolutamente insolita in quella tonalità sanguigna: tale ipotesi, invero, si sarebbe avvicinata estremamente alla realtà dei fatti, laddove esattamente come essa, anche quella pietra si poneva quale linfa vitale solidificata, non di un albero, non resina quindi, ma della chimera, della stessa incredibile e terribile creatura uccisa anni prima da Midda.
Adagiata al centro del letto nella stanza privata della mercenaria, solo per un istante essa era stata rivelata allo sguardo dei quattro cavalieri, per poi essere prontamente ricoperta dallo stesso scuro e pesante panno di lana e velluto nel quale era stata avvolta fino a quel momento: la Figlia di Marr’Mahew, pur non volendo nascondere quella risorsa ai propri compagni, dopo aver preteso ed aver ottenuto senza opposizioni di sorta la loro fiducia fino ad allora, non desiderava neanche porli in pericolo esponendoli eccessivamente alla vista di quella loro nuova risorsa, perfettamente conscia quale era delle capacità di quel sangue maledetto.

« Per Lohr… » commentò Howe, provando a tendere la mano verso di essa nel desiderio di tornare nuovamente ad osservarla, di poterla nuovamente vedere, forse per semplice curiosità o, peggio, forse perché già in parte ammaliato dagli effetti di quella pietra « Ma cosa…? »
« Arresta la tua volontà. » consigliò prontamente la donna guerriero, ponendo la propria mano destra, metallica, sopra alla stoffa, ad impedire al compagno di poter agire secondo i propri desideri « Le arcane forze racchiuse qui dentro potrebbero condurci tutti alla morte, se gestite in maniera avventata… »
« Cosa intendi, Midda? » domandò Carsa, aggrottando la fronte ad un simile avvertimento, davanti a siffatto tragico avviso « Cosa ci hai mostrato? »
« La ragione per cui vi ho condotto fino a Kriarya… » rispose l’altra, premurandosi di celare di nuovo con cura la pietra all’interno della stoffa, per evitare altri rischi in gesti inattesi da parte dei compagni.
« Credevo fossimo venuti per il sangue della chimera… » intervenne Be’Wahr, restando seduto tranquillo sull’unica sedia presente nella stanza, decisamente stanco per l’impegno delle ultime ore « Non avremmo dovuto attraverso esso ottenere la chiave di lettura per comprendere i segreti della scitala? Desideri forse barattare questa pietra con il sangue della chimera, il quale a sua volta concederemo in cambio della soluzione ai nostri problemi? »
« Questo è il sangue della chimera. » sorrise la Figlia di Marr’Mahew, ponendo la pietra ed il suo involucro ben serrato all’interno di un sacchetto di morbido cuoio, quale custodia finale « Dopo la sua morte, la linfa vitale fuoriuscita dal di lei cuore si addensò ad una velocità impressionante, divenendo dopo pochi istanti la pietra che avete appena visto… »
« Non sapevo questo particolare della tua storia… » sottolineò la compagna di ventura, incuriosita da quella spiegazione « Le ballate non ne accennano memoria… »
« Molti sono fortunatamente i particolari della mia vita non offerti in pasto al pubblico interesse. » commentò ella, ringraziando Thyres dentro di sé per quello « Comunque, fatta eccezione per lo stato fisico in cui il sangue si presenta, quanto vi ho detto nei giorni scorsi è ugualmente valido: in esso è la soluzione al nostro problema. »
« Inizia a non piacermi questo tuo tono… » intervenne il shar’tiagho, riprendendo parola « Ciò che avevo inteso, come già Be’Wahr ha proposto, era che avremmo dovuto barattare il sangue della chimera con qualcosa di utile, forse un altro volume simile a quello perduto. »
« Mi spiace aver generato un simile equivoco… » rispose Midda, inarcando appena il sopracciglio destro « Invero questa non è mai stata mia intenzione, anche perché il sangue ci è stato solo offerto in prestito… »
« E come pensi allora di trovare la corona perduta? » replicò Howe, quasi in modo retorico nel temere già la risposta « Attraverso i poteri della chimera forse? »
« Esattamente… » annuì la donna.

Ben pochi, nel loro mestiere, ignoravano le capacità attribuite a quel mostro mitologico, a quella creatura leggendaria, e proprio in virtù di una simile conoscenza, seppur non comprovata da un’esperienza diretta, nessuno fra i tre interlocutori della mercenaria si poté dire a proprio agio di fronte alla risposta offerta loro in quel momento: Be’Wahr, pur accomodato sulla sedia, per poco non cadde a terra; Howe saltò all’indietro, come se avesse corso il rischio di bruciarsi restando vicino alla compagna, ed andando in quel gesto ad impattare contro l’armadio; mentre Carsa, più moderata nella propria reazione, non poté comunque evitare di apparire quasi scandalizzata da quanto aveva appena udito. Midda cercò di offrire loro un sorriso, nella vana speranza di tranquillizzarli, laddove in fondo anche nel di lei cuore non vi era alcun entusiasmo per quell’idea, per l’iniziativa da lei stessa intrapresa.
Tutti loro erano guerrieri, combattenti, abituati a decidere il proprio destino in virtù della propria forza e della propria abilità nella lotta, contro un avversario o contro gli infiniti ostacoli della vita: la magia, in ogni sua forma, era per loro qualcosa di troppo distante, troppo diverso da ciò a cui erano abituati da non poter mai essere associata ad un aiuto, da non poter mai apparire come un bene, laddove quasi sempre essa si concedeva ad uso esclusivo di folli figure malvagie bramose di piegarli ai propri voleri, alla morte. L’idea di ricorrere alla stregoneria, per essi, era peggio di una blasfemia verso il proprio dio o dea, proponendosi contro natura non diversamente da come sarebbe stato chiedere ad un pesce di spiccare il volo o ad un uccello di nuotare nelle profondità del mare: sicuramente si sarebbe potuto criticare il comportamento dei tre quale ingenuo di fronte ad ella, nel momento in cui aveva fatto parola del sangue della chimera prima ancora di condurli fino a Kriarya e nulla essi avevano sospettato sulle di lei intenzioni, sul di lei piano, ma non ingenuità la loro era stata, quanto semplice impossibilità a formulare un simile pensiero, in virtù dell’assurdità di quella proposta, della follia del di lei desiderio. Nessuno fra essi poteva riuscire, anche in quel momento, ad accettare che ella avesse proposto di fare ricorso ai poteri di una chimera per ritrovare la corona perduta: era una guerriera oppure una negromante? Un’amica oppure una nemica?

« Quel tuo braccio di metallo ti ha forse dato alla testa? » la rimproverò senza diplomazia il shar’tiagho, guardandola quasi con disprezzo nel proprio sguardo « Sei solo una pazza se credi davvero in quest’idea assurda. E noi tutti saremmo degli idioti a darti ascolto, a seguirti in essa… »

Evidente era come egli si stesse riferendo al di lei arto destro, perduto nella metà della sua carne anni prima in conseguenza di una condanna e sostituito, in circostanze a loro non note, non specificate in alcuna cronaca a lei relativa, con il braccio di una nera armatura, animato chiaramente in conseguenza di un qualche incantesimo. Quel dettaglio, tutt’altro che trascurabile, in circostanze consuete era comunque accettato da chiunque nonostante il naturale ribrezzo che potesse generare, superando il medesimo probabilmente in virtù della compassione per quella sua menomazione: di fronte alla di lei proposta, però, di fronte all’idea di ricorrere alla magia e ad un potere tanto pericoloso quale solo si proponeva essere quello della chimera, il pregiudizio era riuscito a prevalere di prepotenza sul buonsenso, lasciando Howe libero di esprimersi in termini così negativi nei suoi riguardi.
Ma per quanto essa potesse comprendere razionalmente le motivazioni che avevano spinto il compagno a quel comportamento, emotivamente la donna non poteva che provare rabbia di fronte ad egli, dimostrandola chiaramente in una tensione muscolare che improvvisamente coinvolse tutto il di lei corpo: ritrovarsi ad essere privata di una parte del proprio essere, venir orrendamente mutilata per il resto della propria esistenza per colpe non proprie era già di per sé sgradevole, senza bisogno della presenza dell’opinione pavida di uno sciocco ad insultarla per quella sua condizione.

2 commenti:

Lady Gwyneed ha detto...

Ciaoo carissimo come stai? mi fa tanto piacere leggere i tuoi commenti nel mio blog è peccato che non abbiamo altro modo per tenerci in contatto...

Un abbraccio a presto

Lady Gwyneed

Sean MacMalcom ha detto...

Ciao!!! Per me è sempre un piacere invece leggere i post nel tuo blog! :)
Ricambio l'abbraccio!!!