11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 6 aprile 2010

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« S
o che non riesci a comprendere nulla di quanto io stia dicendo, ma sono convinta che tu sappia che cosa io desideri da te. » affermò con assoluta quiete, trasparente tranquillità, tendendo verso l'uomo, il giovane shar'tiagho così atterrato, la propria mancina, aperta e con il palmo rivolto verso il cielo « Consegnami il mio oro e, poi… sparisci. »

Il ladro, che pur non avrebbe potuto equivocare la richiesta così formulata, nell'evidenza del solo, possibile, interesse per la propria interlocutrice, prima preda e ora predatrice, si osservò un istante attorno, con aria confusa, evidentemente incerto sulla migliore strategia da adottare per affrontare quella particolare situazione. La serenità con cui, ora, ella lo stava affrontando, dopotutto, non avrebbe potuto evitare di fargli ben sperare una soluzione diversa dalla semplice resa, per quanto, ovviamente, non sarebbe stato suo desiderio trasformare un semplice furto in uno scontro fisico, nel rispetto di quella regola universale che, dopotutto, accomunava la quasi totalità dei suoi pari, delinquenti dediti al borseggio e non all’assassinio.

« Avanti, ragazzo… non mettere alla prova la mia pazienza. » esortò la donna, muovendo ripetutamente e in maniera solidale le dita della mano, a sottolineare la già chiara richiesta formulata verbalmente « Non avrebbe senso, per te, complicarti la vita più di quanto tu non lo abbia già fatto. Dammi il mio oro e corri via da qui, prima che possa cambiare idea nel merito del fato a cui destinarti: dopotutto, la giornata è appena iniziata e sono certa che saprai riservarti la possibilità di individuare qualche altro obiettivo, utile a non doverla considerare quale completamente infruttuosa! »
Ancora riservando uno sguardo alla via ora aperta alle proprie spalle, nell’essere stato scaraventato lontano dal muro nell’azione della propria avversaria, il giovane si umettò le labbra e propose qualche parola che, inevitabilmente, la donna non fu in grado di apprezzare, ma che, nei propri toni, nel linguaggio pur esplicito del suo corpo, si dimostrarono chiaramente volte al solo desiderio di ricavarsi qualche ulteriore istante per riflettere sulle possibilità ora riservategli, nell’analisi dei vantaggi e dei rischi presenti attorno all'ipotesi di tentare una nuova fuga, di offrire resistenza o, più banalmente, di arrendersi.
« Stai abusando in maniera pericolosa della mia pazienza, lo sai? » avvertì ella, aggrottando la propria fronte e ritirando la mancina prima tesa verso di lui, in quello che sarebbe comunque dovuto essere interpretato solo quale un desiderio di collaborazione, per muoverla, in obbligata conseguenza di tanta reticenza da parte del proprio interlocutore, ad accarezzare altresì l'elsa della propria spada, l’arma docilmente a riposo al suo fianco destro « Se proprio preferisci l'alternativa… »
« No! No! » gridò il ladruncolo, esprimendosi ovviamente in shar'tiagho e pur ricorrendo, ora, a una parola ovviamente nota anche alla donna.

Umanamente spaventato nel confronto con la soluzione ipotizzata dalla propria interlocutrice, forse giudicabile qual generosa nell'esser apparsa collaborativa verso di lui, e pur non per questo così ingenua dal concedergli una nuova occasione utile a negarle la restituzione del maltolto, il furfante fece, rapidamente, comparire da sotto la propria casacca il sacchettino in pelle abilmente sottratto dalla cintura della donna guerriero, gettandolo fra i piedi della medesima con foga tale da far pensare che il medesimo fosse appena diventato incandescente, quasi un tizzone ardente levato dal fuoco camino. Numerose altre furono, ancora, le parole che egli cercò di dedicare alla propria potenziale assassina, levando entrambe le mani in segno di resa per non concedere dubbi di sorta sulla propria assoluta inoffensività, non interrompendo tale arringa in propria difesa neppur di fronte al pur trasparente sorriso di placida soddisfazione dedicatogli da parte della mercenaria nel momento in cui poté chinarsi a recuperare il proprio oro, soppesandolo, più per istinto che per effettiva necessità, nell'assicurarsi che nulla le fosse stato scioccamente negato.

« Vai! Via! » invitò ella, esprimendosi a sua volta in shar'tiagho, nel mentre in cui si impegnò a riallacciare il sacchettino alla vita, là da dove le era stato sottratto « E cerca di diffondere la voce, presso i tuoi degni compari, che è meglio lasciarmi in pace… » aggiunse, ora nella propria lingua dal momento in cui, purtroppo, non avrebbe saputo esprimere una sentenza tanto complessa in termini a lui comprensibili, in un invito, per tal ragione, retorico ancor prima che pratico.

Ma prima che il malandrino, ringraziando tutti i propri dei, potesse concedersi un'ipotesi di fuga, similmente spronato dalla donna ormai, apparentemente, compiaciuta per il risultato raggiunto e, in questo, a lui del tutto indifferente, nuove voci, inattese presenze, si imposero, improvvisamente, sulla scena, presentandosi, in maniera inequivocabile, quali appartenenti a un gruppetto di armato della guardia cittadina, sopraggiunto attraverso la stessa, e unica, via precedentemente percorsa dalla coppia.
Quattro uomini e due donne si presentarono, allora, a composizione di quel compatto, e pur relativamente numeroso, drappello, proponendosi vestiti in maniera pressoché identica, nel rispetto di quello che, sin dal proprio arrivo alle porte, la donna guerriero aveva compreso dovesse essere il l'abbigliamento tipico del loro incarico, la divisa utile, così come in ogni regno, in ogni città, a renderli immediatamente riconoscibili nel loro ruolo agli occhi di chiunque. I loro capelli, ovviamente neri, ricadevano in media lunghezza sulle loro spalle acconciati in una miriade di piccole treccine, in quella moda shar'tiagha che, in effetti, caratterizzava la quasi totalità della popolazione locale, nella sola eccezione rappresentata dai fanciulli, da coloro non ancora considerati uomini o donne all’interno della società e, per questo, costretti a mantenere le proprie nuche quali completamente rasate. A concedere immobilità a una simile cascata di trecce, per ovviare, in tal modo, al rischio derivante da un eventuale loro porsi a ostacolo dello sguardo dei loro proprietari, diventando in ciò particolarmente pericolose soprattutto in caso di combattimento, tutti i nuovi giunti, maschi o femmine, proponevano un'eguale coroncina dorata attorno al proprio capo, un semplice cerchio metallico privo di particolare lavorazione e pur, inevitabilmente, in materiale particolarmente pregiato, persino eccessivo, almeno nel giudizio della mercenaria, per delle semplici guardie quali pur erano, nel rispetto di quella che, comunque, appariva essere consuetudine per tutti i monili destinati a adornare corpi umani all'interno dei confini di quel regno. Ancora in maniera del tutto indistinta, senza riservare particolari riguardi in conseguenza del proprio sesso, e, in questo, in assoluto accordo con la parità esistente fra uomini e donne che, incredibilmente, sembrava caratterizzare la cultura propria di quel popolo a differenza di ogni altro regno noto alla stessa Figlia di Marr'Mahew, ognuna di quelle guardie presentava, poi, le proprie forme ricoperte solo da una larga stola, in principali tonalità azzurre ma, ancora una volta, decorata con motivi geometrici dorati, legata in vita da una cintola nera e lasciata, più in basso, ricadere libera, nel prolungarsi fino a poco sotto l'altezza delle ginocchia in un'evidente funzione di cingilombi, utile a coprire tanto i glutei, sul retro, quanto le parti intime, sul fronte. Immancabilmente scalzi, in quanto shar'tiaghi, e ognuno adornato da uno o più monili in lucente oro, lì presenti non in conseguenza del proprio ruolo, quanto più facenti parte della propria singola e personale proprietà, tutti loro si mostrarono, in quel frangente, a completare il quadro così presentato, stringendo fra i propri pugni una fila di lunghe lance, con aste in legno e punte bronzee, armi frutto di un’evidente produzione seriale, ma, non per questo, meritevoli di esser sottovalutate, in quanto potenzialmente letali al pari di qualsiasi altro simile armamento, per quanto eventualmente prodotto dal serio impegno del migliore fra tutti i fabbri del mondo conosciuto.
Punte estremamente affilate, quelle proprie delle lance schierate davanti alla coppia, che, in conseguenza di un gesto perfettamente coordinato fra i sei elementi di quel gruppetto, non esitarono a rivolgersi rapidamente nella direzione del tagliaborse e della mercenaria lì intrappolati, a formare una barriera oltre la quale alcuno avrebbe potuto ipotizzare di spingersi, se non a rischio della propria stessa vita.

« Thyres! » esclamò la donna guerriero, sgranando gli occhi con aria sorpresa, e, in ciò, trattenendosi dal porsi a sua volta sulla difensiva solo in virtù della naturale consapevolezza di come i nuovi attori sopraggiunti in scena dovessero essere lì accorsi in suo evidente soccorso « L'efficienza propria di questa città ha un che di osceno e, sinceramente, inquietante. » commentò, effettivamente stupita da una simile dimostrazione pratica, da un intervento tanto tempestivo quanto inatteso e inattendibile.

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