11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 10 aprile 2010

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N
el confronto con realtà quali quelle proprie di Kofreya, Gorthia o Y'Shalf, la civiltà imperante all'interno dei confini di Shar'Tiagh avrebbe potuto offrire l'impressione di non poter consentire alcuna rivalità, alcune possibilità di competizione. Impressione che, sotto innumerevoli punti di vista, aspetti propri della cultura, della tradizione shar'tiagha, non avrebbe potuto che ritrovare una decisa occasione di conferma, soprattutto dinnanzi allo sguardo, e al giudizio, offerto dalla donna dagli occhi color ghiaccio.
Primo fra tutti i fattori che avrebbero potuto elevare quella nazione a un livello superiore rispetto a qualsiasi altro regno, sicuramente, sarebbe dovuto essere individuato in un particolare rapporto con la parola scritta. Sebbene l'alfabeto shar'tiagho avrebbe dovuto essere considerato, in termini di intrinseca difficoltà oggettiva, praticamente non dissimile da quelli appartenenti alle civiltà orientali, al lontano continente di Hyn, il cui sviluppo aveva seguito un percorso totalmente diverso, estraneo, a quello dei regni del continente di Qahr e, nella fattispecie, aveva spinto a preferire la rappresentazione grafica di idee ancor prima che di singoli suoni, e sebbene, oggettivamente, solo una cerchia naturalmente ristretta di shar'tiaghi avrebbero potuto far vanto di essere in grado di produrre un testo scritto, nella sola eccezione, comunque non giudicabile qual banale, rappresentata dal proprio nome o da altri dettagli in stretto riferimento alla propria esistenza quotidiana, in Shar'Tiagh un vasta maggioranza della popolazione si offriva particolarmente confidente con la lettura dei geroglifici, riuscendo a cogliere, se non lo specifico significante verbale associato a un insieme di simboli disegnati, il generico significante di una sentenza. Simile condivisa capacità, tale diffusa prerogativa, non avrebbe potuto evitare di essere considerata con sincero entusiasmo, con particolare soddisfazione, da parte di una persona dello stampo di Midda Bontor: ella, dopotutto, sin da giovanissima, per sua incredibile fortuna, era stata istruita all'importanza della cultura in tutte le sue forme, della conoscenza nella propria forma più pura, fondamento dell'acquisizione della quale, sicuramente, avrebbero dovuto essere considerate proprio le elementari, ma non così banali nell'essere rifiutate, se non addirittura osteggiate, dai più, capacità di saper leggere, scrivere e far di computo. Nel ritrovarsi a essere, allora, similmente posta a confronto con l'immagine di un intero popolo in grado di sapersi rapportare con la propria forma di scrittura, impossibile sarebbe stato, per lei, non giudicare con estrema benevolenza, particolare positività, tale civiltà, capace di superare i limiti intrinseci dell'egoismo di pochi per offrire ai più una tale importante possibilità, non considerandola, in ciò, quale qualcosa di particolarmente incredibile, straordinario, quanto, semplicemente, il minimo necessario per concedere alla loro stessa nazione, nella propria collettività, di condurre la propria esistenza quotidiana, giustificando, in ciò, la sovrabbondante presenza di geroglifici sparsi anche solo lungo le vie di quella stessa città, utili a fornire qualsiasi indicazione a chiunque ne avrebbe potuto avere necessità.
Un altro fattore, fra i tanti, considerato particolarmente nobilitante per il popolo shar'tiagho, o almeno tale nel confronto con il particolare giudizio della Figlia di Marr'Mahew, avrebbe, poi, dovuto essere sicuramente considerato l'incredibile livello di emancipazione femminile propria di quei confini, di quel regno, tale da non poter, forse, neppure essere immaginato, compreso, o persino apprezzato, al di fuori di esso, nel confronto, altresì, con nazioni incapaci di prescindere da una concezione strettamente patriarcale della propria stessa civiltà. Se, infatti, in civiltà quali quella di Y'Shalf, purtroppo esempio tutt'altro che isolato, sempre meno tolleranza era usualmente riconosciuta verso le donne, alle quali, in conseguenza di un assurdo integralismo religioso, da considerarsi, altresì, mero pretesto politico di dominazione maschile, era addirittura richiesto di coprire il proprio volto e le proprie forme in pubblico, quasi esse potessero altresì offendere lo sguardo maschile, all'interno della società di Shar'Tiagh, al contrario, le donne erano poste in grado di ricoprire, ed effettivamente ricoprivano abitualmente, qualsiasi ruolo, qualsiasi mestiere, qualsiasi incarico, fosse esso di semplice attività agricola, o di amministrazione locale, fosse esso militare, o, addirittura, di sovranità sull'intero regno. Anche nella storia recente dei quel popolo, a dimostrazione di ciò, particolarmente caratterizzante, addirittura fondamentale, avrebbe dovuto essere considerata l'impronta lasciata da numerose regine, che lì avevano regnato non in quanto spose di re, ma quali legittime depositarie del potere sovrano, fiere e autoritarie, tanto rispettate e apprezzate all'interno del regno quanto temute e osteggiate all'esterno, dai nemici dello stesso, in misura non inferiore rispetto a quanto sarebbe stato verso qualsiasi monarca di sesso maschile. Proprio in quanto donna, e per questa ragione, nonostante la propria fama, nonostante la leggenda ormai legata al proprio nome, costretta troppo soventemente, a uno spiacevole confronto con pregiudizi derivanti da quella sua medesima, immutabile natura, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio non avrebbe potuto evitare di provare, pertanto, un sincero sentimento di apprezzamento, di sostegno, verso una simile dimostrazione di concreto viver civile, donato da una società sufficientemente illuminata da riuscire a non ricercare un principio fondamentale per il proprio stesso mantenimento nell'abuso verso i propri elementi femminili, così come troppo facilmente sarebbe potuto altresì essere.
Al di là, però, di queste e di molte altre solide ragioni, motivazioni degne di ogni attenzione, di ogni riguardo, per le quali Midda non avrebbe potuto evitare di considerare quella shar'tiagha quale una cultura nettamente superiore a quelle con le quali ella si poneva, usualmente, a quotidiano confronto, la stessa donna guerriero non avrebbe potuto, però, evitare di storcere le labbra di fronte all'evidenza di quanto ugualmente fallibile avrebbe dovuto purtroppo essere considerata quella stessa società sotto altri aspetti, primo fra tutti, chiaramente, quello rappresentato dall'amministrazione della giustizia, volto con il quale, suo malgrado, ella si stava ora ritrovando a immeritato confronto.
Così come da lei ampiamente sospettato, considerato praticamente certo, in effetti, anche all'interno dei confini di Shar'Tiagh, il principio fondamentale alla base della giustizia dell'uomo avrebbe dovuto essere considerato lo stesso vigente in ogni altro regno, e fondato sull'assunto della colpevolezza dell'imputato sino a dimostrazione incontrovertibile della sua innocenza. Una regola, nella propria stessa formulazione, già viziata, già irrimediabilmente compromessa, non avrebbe mai offerto garanzie all'imputato, ma solo ai suoi accusatori, indipendentemente dal fatto che essi potessero essere nella ragione o nel torto, sinceri o, come in quell'ultimo e non unico caso, malevoli.
E proprio per questa ragione, una volta posta in arresto, alla Figlia di Marr'Mahew non fu concessa alcuna possibilità di contraddittorio, non fu riservato alcun incontro con un magistrato utile a difendere le proprie ragioni, venendo, semplicemente, destinata al carcere in attesa di esser informata sulla condanna scelta per offrire soddisfazione alla sua vittima in conseguenza del crimine da lei presumibilmente compiuto.

« Ora ne ho la conferma… » sospirò, scuotendo il capo con fare sconsolato « Al mondo esistono solo due categorie di edifici capaci di offrire lo stesso, identico, servizio indipendentemente dalla storia, dalla cultura, dalla religione o dalla moda locale: i lupanari e… le prigioni. »

Ogni eleganza, ogni maestosità precedentemente caratteristica di quella città, di quella forse capitale, che tanto aveva avuto modo di impressionare la donna guerriero quand'ancora posta ad ampia distanza da lei, una volta superate la soglia della propria cella, non poterono che essere miseramente dimenticate, perse nella memoria quasi immagini di una realtà lontana, di un mondo assolutamente diverso dallo squallore caratteristico di ogni carcere in ogni parte del mondo. Un loculo, ancor prima che una stanza degna di essere definita tale, qual la stessa mercenaria poté subito definirlo nel misurare fin troppo generosamente tre piedi di lunghezza per tre piedi di larghezza e cinque di altezza, ritrovando così uno spazio appena sufficiente per poter ospitare un individuo di media altezza, sia che fosse voluto restare in piedi, sia che si fosse voluto sedere o sdraiare, e drammaticamente utile a privarlo, in ciò, non solo della propria libertà di movimento, ma anche di aria fresca e di luce naturale, nel negare qualsiasi feritoia sull'ambiente esterno, sul cielo che pur, in molti luoghi di prigionia, sarebbe potuto esser considerato quale la sola consolazione per il detenuto, e nell'offrire, altresì, quale sola apertura quella rappresentata da una minuscola grata posta sulla pesante porta in legno massiccio a chiusura di tale follia.

« Domandarvi la cortesia di un orinale credo sia da considerarsi quale una richiesta vana, non è vero? » commentò con tono estremamente retorico, purtroppo tristemente certa della sola risposta che le sarebbe potuta essere offerta nell'ipotesi, altresì incerta, di poter esser compresa dai secondini alle proprie spalle.

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