11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 27 aprile 2010

837


B
ianco, Giallo, Blu, Verde, Azzurro e Arancione, in opposizione, si confermarono essere i partecipanti maschili all'evento. Non più maturi rispetto alle proprie compagne, ugualmente shar'tiaghi come definito in maniera inequivocabile dai propri caratteri somatici, dai propri ciondoli dorati e dalle proprie treccine, ancora molto corte, evidenza di come da ben poco tempo fossero stati riconosciuti quali appartenenti all'età adulta, tutti e sei tradivano apertamente come il loro interesse sarebbe dovuto esser considerato qual rivolto più alle tre antagoniste che alla stessa Grande Caccia, ritrovandosi in ciò, evidentemente, vittime del fascino che pur non sarebbe potuto essere negato, ai loro occhi, derivante da quelle immagini tanto femminili e, al contempo, tanto forti e carismatiche, al punto tale da prendere parte a quella competizione, in una becera conferma dei desideri propri delle famiglie delle fanciulle che proprio verso simile evento avevano deciso di indirizzarle. Prendendo in esame, senza particolare impegno, la misura in cui gli ormoni dei sei giovani maschi li stavano chiaramente torturando in quel frangente, in quel momento, estremamente spontaneo sarebbe allora stato ritenere come, entro la fine di quella stagione, se non, addirittura, di quella stessa giornata, tutti loro si sarebbero dichiarati ad almeno una delle fanciulle lì coinvolte, rendendo, per lo meno in ciò, non completamente vana quella medesima giornata.
Alcuno fra i presenti in quella seconda ondata, al pari di quanto già proposto dalla prima, si concesse, nel mentre del proprio avanzare, il benché minimo interesse nella direzione occupata dalla Figlia di Marr'Mahew che, per quanto celata, avrebbe anche potuto essere individuata con relativa semplicità, se solo fosse stata lì ricercata: in assenza di qualsiasi volontà d'esame, altresì, ella avrebbe potuto tranquillamente sporgersi dal proprio stesso nascondiglio con sprezzo ancor maggiore rispetto a quanto già proposto, e nessuno l'avrebbe mai notata, avrebbe rivolto la propria attenzione a tale presenza. Tutt'altro desiderosa, in verità, di raggiungere immediatamente occasione di competizione con uno dei nove cacciatori, ella restò comunque al riparo nel proprio anfratto, valutando, uno a uno, i suoi possibili obiettivi nella volontà di comprendere verso quale fra gli stessi sarebbe potuto essere più meritevole della sua attenzione, del suo interesse. Alcuno fra quei ragazzi, poco più che bambini, però, avrebbe mai potuto esser da lei giudicato degno di tanto onore, qual, dopotutto, sola sarebbe dovuta esser considerata l'occasione di una sfida con lei, ricercata da molti e ottenuta da ben pochi nelle terre in cui ella era solita vagare, e, in questo, al termine della propria analisi la mercenaria dagli occhi color ghiaccio votò per una soluzione decisamente diversa da tutte quelle prese in esame sino a quel momento, ben diversa da quella di un semplice confronto con uno solo fra quei cacciatori. Sebbene, infatti, alcuno in passato, prima di lei, era riuscito a dimostrarsi capace di tanto, ella preferì spingere la propria partecipazione a quell'evento sino al limite massimo verso cui chiunque avrebbe mai potuto ambire in quella stessa giornata, per riservarsi, in ciò, una sfida sufficientemente ardimentosa tale da soddisfare la sua bramosia di sfida, di lotta contro l'impossibile, qual solo sarebbe potuta essere considerata la sua imposizione, la sua supremazia finale, non su uno, non su due, non su tre, quanto, piuttosto e addirittura, su tutti e nove i suoi avversari, i suoi cacciatori.

« Ora devo solo scegliere da chi iniziare… » commentò concedendo alle proprie labbra una naturale increspatura nelle proprie estremità, alfine soddisfatta dal risultato raggiunto in quella propria prima decisione, felice dell'occasione di allenamento così riservatale dopo tanto tempo, tante settimane, mesi addirittura, di quiete quasi assoluta e, sicuramente, tediosa.

Con pazienza, la donna guerriero fu comunque costretta ad attendere ancora più di un quarto d'ora prima di poter ridiscendere agilmente terra, tempo necessario ai vari drappelli per sgomberare l'area e allontanarsi ognuno in una diversa direzione, probabilmente selezionata in conseguenza di fattori aleatori, piuttosto che in conseguenza di una razionale valutazione conseguente a una strategia precedentemente studiata, presa al vaglio e soppesata qual la migliore per raggiungere un qualche risultato di sorta. In effetti, dal punto di vista della loro quieta osservatrice, tale presa di posizione, parve derivare più da un'iniziativa dei nove cavalli, ancor prima che dei rispettivi cavalieri, questi ultimi semplicemente trasportati quasi semplici bisacce, lì sopra certamente ben assicurate, ma del tutto prive di qualsivoglia volontà di autodeterminazione.
Giunta nuovamente a contatto con il suolo, la prima azione nella quale ella impegnò le proprie energie, il proprio interesse, fu allora la dismissione dalla tunica che pur aveva liberamente scelto di continuare a indossare, risorsa che, al pari del litham, avrebbe probabilmente potuto riservarsi qualche utilità entro la fine di quella giornata, ma che, al tempo attuale e, soprattutto, così posta a circondare il suo stesso corpo, sarebbe risultata solo d'ostacolo, d'intralcio per la sua libertà di movimento. Nel considerare la difficoltà imposta dal vincolo sul suo braccio destro e, ancor più, dalle salde bande di metallo che pur, simile stoffa, avevano sigillato attorno alla sua persona, tale opera non si propose per lei qual particolarmente semplice, ritrovandola, addirittura, costretta a ricercare, suo malgrado, il riparo offerto da una delle tante case diroccate in sua prossimità, per evitare di poter essere colta di sorpresa in qualche strana torsione utile allo scopo prefissato. Dopo aver rinunciato alle maniche della tunica, necessariamente sacrificate per semplificare la questione, e aver torturato in diversi punti la stoffa residua, ella riuscì, tuttavia, a imporsi qual vittoriosa in tale intento, arrotolando quanto sopravvissuto della veste all'interno della lunga striscia di stoffa del litham e assicurando il tutto alla propria cintola prima di concedersi occasione di riprendere nel proprio cammino.

« Thyres. » sospirò, al termine di tanto impegno « Speriamo, per lo meno, che questa non si riveli essere l'azione più faticosa dell’intera giornata… » si augurò, con un sorriso ironico, sornione, nell'avviarsi verso l'esterno dei ruderi in tal modo temporaneamente occupati.

Quasi a volerle riconoscere, in conseguenza di tale richiesta, di simile invocazione, possibilità di immediato appagamento, i suoi sensi, resi estremamente acuti in grazia di troppi anni trascorsi su ogni genere di campo di battaglia, nel mezzo di ogni tipo di guerra, la posero immediatamente sull'attenti, costringendola a impegnare le proprie membra, i propri muscoli, in un'improvvisa capriola in avanti, utile allo scopo di evitare un violento colpo che, in caso contrario, l'avrebbe potuta cogliere indifesa, inerme, alla base del collo, non appena superata la soglia di tale asilo.
La presenza della Figlia di Marr'Mahew, come solo allora ella ebbe possibilità di comprendere, non era infatti sfuggita all'attenzione di un mercenario vestito in tonalità di giallo, il quale, dopo averla vista cercare ospitalità entro quelle quattro mura, e averne seguito con sincero divertimento le incredibili contorsioni necessarie per liberarsi dalla propria tunica, si era acquattato a lato della sola via d'uscita attraverso la quale la stessa avrebbe potuto lasciare quei ruderi, nel desiderio di poterla sorprendere e catturare senza difficoltà alcuna, limitando tutto il proprio impegno a un semplice, ed efficace, attacco proposto con il taglio della propria mano. Stupito, nonostante tanto impegno, fu così costretto a proporsi lo stesso attaccante, il quale, avendo seguito la traiettoria del proprio tentativo d'offesa fendere l'aria sopra il corpo del proprio obiettivo, sfiorandolo ma non cogliendolo, non colpendolo così come avrebbe desiderato fare, non poté che ritrovare in ciò una sincera ragione per riservarsi un violento sfogo verbale, ovviamente in lingua shar'tiagha, utile nella volontà di enfatizzare la contrarietà in lui derivante da tale fallimento.

« Ehy! » lo richiamò la donna guerriero, risollevandosi rapida da terra e rigirandosi nella sua direzione, non concedendosi alcuna occasione di sbalordimento sebbene quell'attacco fosse stato estremamente vicino a raggiungerla, in chiaro e divino rimprovero per l'eccessiva e ostentata fiducia sino a quel momento dimostrata « Non avertene a male: il fatto che tu sia riuscito ad avvicinarti tanto al raggiungimento del tuo intento, dovrebbe essere per te ragione di concreto orgoglio… non di rimprovero! »

Ma l'uomo non sembrò voler condividere quella sua opinione, pur inevitabilmente neppure compresa, non diede riprova di voler essere soddisfatto per quel proprio insuccesso, cercando, in conseguenza di ciò, un'immediata occasione di rivalsa, in una nuova offensiva, in una nuova aggressione a viso aperto, non più frutto di una quieta astuzia, di una pur minimale strategia, qual pur la precedente sarebbe comunque dovuta esser giudicata, quanto, piuttosto, dell'impeto del momento.

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