11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 22 aprile 2010

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« O
norevole? » ripeté, aggrottando la fronte in conseguenza dell'utilizzo di quel particolare termine « Credo di non essere in grado di cogliere quale onore possa essere proprio della resa preventiva. » obiettò la mercenaria « Chi rinuncia allo scontro alla prima difficoltà, non si potrà mai dimostrare meritevole del rispetto riservato ai vincitori. E poi, in verità, questa non sarà né la prima né, probabilmente, l'ultima battaglia che combatterò privata dell'ausilio di un arto… non ho, quindi, alcuna ragione per ritirarmi dalla Caccia. »
« Come preferisci. » annuì la giovane shar'tiagha, indicando la possibilità a procedere oltre alle proprie compagne nella lingua per loro natia.

In conseguenza a quell'esplicita autorizzazione, la vita della mercenaria fu circondata da due pesanti fasce metalliche, richiuse su un lato attraverso il ricorso a una tradizionale cerniera e sull'altro dall'intervento di un pesante lucchetto, utile a sigillare quel primo vincolo attorno al suo corpo: tale legame avrebbe dovuto allora essere considerato qual lì imposto, in effetti, non per una concreta utilità diretta, quanto più allo scopo di fungere da supporto, da riferimento, per una seconda coppia del tutto similare alla stessa, se pur di dimensioni più contenute, e destinata, altresì, a circondare il polso della mercenaria, qual braccialetto da lei pocanzi nominato. A congiungere i due ceppi, quelle particolari manette chiaramente studiate e forgiate esclusivamente per lei, in un impegno offerto da parte dei propri carcerieri tale per cui, probabilmente, ella avrebbe dovuto ritenersi paradossalmente gratificata, si mostrarono solo pochi anelli metallici, propri di una grossa catena, nell'evidente volontà di limitare, attraverso gli stessi, ogni possibilità di movimento per l'arto destro della donna in maniera pressoché assoluta, permettendole invero, così imprigionata, di poter allontanare la mano destra dalla propria coscia per non più di cinque pollici in qualunque direzione.

« Conosco molti uomini che sarebbero disposti a pagarti ingenti cifre al solo scopo di veder costretto, in tal modo, anche il mio braccio mancino, ed essere liberi, ovviamente, di gettarmi su un letto. » commentò al termine dell'operazione, offrendo un tono e un sorriso volutamente sornione e ammiccante verso la propria sola interlocutrice, a ricercar occasione di scherzo con lei per quanto fosse consapevole di come, inevitabilmente, ella non le avrebbe offerto alcuna complicità di sorta.
Come previsto, Ras’Jehr non la deluse, restando del tutto imperturbabile nel confronto con lei, quasi ella non avesse neppure espresso verbo, probabilmente celando dietro a tale silenzio numerose e pessime opinioni per quella straniera sempre meno apprezzata, sebbene, purtroppo, obbligatoriamente aiutata in nome dei propri legami familiari, della fedeltà ai propri parenti pur tanto lontani.
« Non ne avete un modello completo? Versione maschile, possibilmente. » insistette, nel tentare di stuzzicare con tale malizia una qualsivoglia replica dall'altra, spronata in tal senso dalla stessa ritrosia così dimostrata nei propri riguardi, in quella che sarebbe forse potuta esser da lei considerata al pari di una concreta sfida morale « Impossibile escludere che non mi possa tornare utile in futuro… in contesti, ovviamente, più interessanti e accattivanti di quello attuale. »

Ancora una volta, comunque, alcuna replica le fu riconosciuta dalla controparte, la quale, pur mantenendo assoluta coerenza con la politica di comportamento già fatta propria nel confronto con lei, questa volta non si volle ulteriormente schermare dietro a una laconica maschera di indifferenza nei riguardi dell’intero mondo a sé circostante, pronunciando, altresì, diverse parole in lingua shar'tiagha, dedicate chiaramente alle altre guardie presenti. E dove pur né il significato, né il significante delle medesime poté allora essere compreso da parte della donna guerriero, il concetto proprio di tal intervento non le fu comunque negato, non le fu nascosto, venendo rivelato, esplicitato, dall'immediato movimento dell'intero gruppo, così apparentemente impegnatosi, alfine, a proseguire nel cammino verso la loro successiva meta, a completare l'ultimo tratto che ancora separava la detenuta a loro affidata dalle altre prede, volontarie suo pari, già radunate al solo scopo di prendere parte a quell'ultima Grande Caccia dell'anno.

« Sei sempre tanto restia al dialogo, o sono io a offrirti particolare ragione in tal senso? » domandò, nel mentre di tal percorso, la Figlia di Marr'Mahew, cercando per la terza volta consecutiva di ottenere una reazione dalla guardia, in quella che, dopotutto, si sarebbe potuta dimostrare quale la loro ultima occasione d'incontro, nell'impossibilità a prevedere in quali particolari direzioni avrebbe preferito svilupparsi il futuro, al di là di ogni considerazione retorica che sarebbe potuta essere allora formulata a simile proposito.
« Sei sempre tanto insistente, o sono io a offrirti ragione in tal senso? » le fece eco la giovane shar'tiagha, mordendosi, subito dopo, la punta della lingua, nel desiderio di punirsi per aver, in tal modo, comunque ceduto verso di lei, nonostante ogni proposito in senso contrario.
« Se devo proprio essere sincera, non posso evitare di ammettere come, solitamente, io mi ponga estremamente loquace solo durante confronti particolarmente interessanti o impegnativi. » dichiarò, effettivamente verace in tale asserzione, dal momento in cui, sua abitudine, era infatti quella di ricorrere a provocazioni verbali verso i propri avversari allo scopo di distrarli, se in grado di comprenderla, o, comunque, di umanizzarli, dove invece incapaci ad apprezzare il suo impegno al dialogo, soprattutto quando creature mitologiche apparentemente immortali o simili « Potrebbe essere quindi affascinante cercare di analizzare per quale ragione tu mi stia incitando a un simile comportamento. In fondo non ti sei mai dimostrata a me avversa… al contrario! »
« Se devo proprio essere sincera, io sto ancora cercando di comprendere in virtù di quale assurda ragione il figlio della cugina di mio padre possa essersi invaghito di una come te. » replicò l’altra, storcendo le labbra verso il basso in una critica finalmente trasparente verso di lei, la prima che Midda poté considerare degna di essere definita qual tale, ove anche le accuse e i rimproveri nel merito dei fatti occorsi due mesi prima, e riguardanti quel particolare ramo della famiglia della propria stessa interlocutrice, non si erano concessi, in verità, una reale occasione di sbilanciamento emotivo in suo disapprovazione « A parte la grottesca sovrabbondanza della tua circonferenza toracica, non sono ancora riuscita a individuare una sola caratteristica che possa giustificare la follia della quale si è reso protagonista, facendosi quasi uccidere per mano tua e, ciò nonostante, continuando ancora ad amarti. »
« Meraviglioso! » esclamò la mercenaria, concretamente entusiasmata da una reazione tanto appassionata « Finalmente ti sei decisa a rivelarmi una parte del tuo vero volto. E dire che non ti avrei mai considerata una persona tanto gelos… »

Purtroppo per la donna dagli occhi color ghiaccio, proprio in concomitanza con questo suo ormai insperato successo, ogni ulteriore occasione di confronto fra loro fu improvvisamente negato dall'abbandono della tranquillità propria dell'interno delle mura della prigione in favore dell'estrema, addirittura folle, confusione altresì presente all'esterno di quello stesso edificio.
L'intera città, la capitale che ancora, sostanzialmente, si presentava qual priva di nome nel confronto con quanto poco noto alla Figlia di Marr'Mahew, parve infatti essersi allora radunata proprio attorno a quella particolare edificazione, presentando in ciò, al suo sguardo, una sconfinata marea di persone, un'assurda fiumana di gente lì accorsa, richiamata, nella sola volontà di poter essere testimoni degli eventi che presto avrebbero avuto inizio, di quella celebrazione laica che, ciò nonostante avrebbe paradossalmente dovuto esser giudicata qual capace di attrarre molto più interesse, maggiore coinvolgimento, di quanto mai sarebbe stato offerto nel confronto con un equivalente rito religioso, fosse anche una cerimonia in onore del più importante fra tutti gli dei del pantheon lì dominante.

« … per Thyres… » sussurrò istintivamente « Per quanto tu abbia accennato a un supporto morale e un sostegno appassionato da parte del pubblico, non avrei mai potuto immaginare qualcosa di simile! » continuò, nel mentre in cui la sincerità dello stupore implicito a quell'invocazione verso la sua dea, fu sottolineata da un'improvvisa espansione delle sue nere pupille all'interno delle azzurre iridi « Se non fossi certa di essere ancora in Shar'Tiagh, potrei anche ipotizzare di aver fatto improvviso ritorno all'Arena di Garl’Ohr, nel regno di Gorthia. »

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