11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Accadde l'11 gennaio 2008.

Non fu qualcosa di programmato o di pianificato. Semplicemente avvenne.
Uscivo da un periodo complicato della mia vita, o quantomeno qualcosa che all'epoca mi sembrava essere tale, e dopo aver avuto l'ennesima riprova di quanto non serva a nulla impegnarsi per piacere agli altri, volli iniziare a sforzarmi di essere un po' più egoista, dedicandomi a fare qualcosa solo e unicamente per me stesso.
Presi in mano la matita azzurra, che usavo per abbozzare le vignette, e tracciai tre riquadri: nel primo, il volto di una donna con occhi chiari e corti capelli neri; nel secondo, il busto della medesima, mostrando un braccio di armatura sulla destra e una spada nella mancina; nel terzo, la figura intera, facendola apparire in piedi, in una palude, circondata da zombie.
Mi innamorai subito di quella donna. E capii che, se davvero avessi voluto darle una possibilità avrei dovuto scrivere di lei, anziché disegnare le sue avventure, con tempistiche ineluttabilmente più impegnative.
Così posai la matita e aprii Word, iniziando a tradurre in parole quelle immagini: "Due occhi color ghiaccio."



Oggi è l'11 gennaio 2020!

Questo è per noi, Midda...!

Sean, 11 gennaio 2020

martedì 21 gennaio 2020

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« Dovrebbe essere dritta davanti a voi! » confermò in tal senso la voce di Mars, l’ex-meccanico della Kasta Hamina, allor intento a guidarli attraverso il comunicatore direttamente dalla Rad Dak-Wosh.
« Grazie. Vi aggiorniamo poi… » annuì Duva, riponendo il comunicatore e impugnando la propria pistola laser, nel prepararsi allo scontro non avendo idea di cosa avrebbe potuto attenderli, di preciso, all’interno di quel veicolo « Lys’sh…? » invitò la compagna a volersi riservare l’onore della mossa, e della mossa utile ad aprire lo sportello e a rivelare loro il premio là dietro presente.

La giovane ofidiana annuì a confronto con quella richiesta e, avanzando in direzione del veicolo, allungò la propria destra verso lo sportello, nel mentre in cui tutti gli altri, con la sola eccezione di Rín, proprio malgrado più che consapevole della limitatezza della propria formazione guerriera e, in ciò, di poter essere allora più d’intralcio che di utilità, si predisposero attorno a quello stesso punto, pronti ad agire e ad agire all’unisono contro qualunque avversario lì dentro avesse avuto a presentarsi.
Con le dita della mancina, Lys’sh iniziò quindi a scandire un quieto conto alla rovescia partendo da tre, per permettere a tutti di coordinarsi e di non avere a riservarsi sorprese di sorta…

Che Midda fosse lì avanzata di propria spontanea iniziativa, del resto, iniziava ad apparire poco sensato a tutti i presenti. Ove anche la fuga della donna fosse stata allor motivata da un interesse volto ad agire autonomamente a discapito del loro antagonista, privo di significato avrebbe avuto allor a doversi riconoscere il sereno permanere di quel veicolo lì, in quel punto, parcheggiato come se nulla fosse nel mentre in cui il resto del mondo, attorno a loro, stava precipitando verso l’abisso, nell’orrore della consapevolezza propria della fine dei tempi: se la Figlia di Marr’Mahew avesse agito di propria iniziativa, certamente, quel mezzo sarebbe già stato allor in volo, e in volo in direzione del loro antagonista… un volo suicida, probabilmente, qual suicida avrebbero avuto a doversi riconoscere i continui attacchi da parte delle forze militari di Loicare, e ciò non di meno un’azione, non una quieta attesa, una indifferente contemplazione di quel cataclisma per così come, restando lì ferma, avrebbe potuto sol riservarsi occasione di riservarsi.

… due…

Ma se Midda non era lì avanzata di propria spontanea iniziativa, perché li aveva abbandonati? O, per meglio dire, per chi li aveva abbandonati? Desmair, forse? Difficile, invero, pensare che Desmair potesse essere sopraggiunto su Loicare proprio in quell’ultimo frangente, nel considerare la situazione attuale in cui si stavano avendo a trovare. E non tanto per l’assedio del Progenitore, che pur, sì, avrebbe potuto creare non pochi problemi a chiunque si fosse voluto avvicinare, destinandolo a un cupo fato di morte, quanto e piuttosto per l’indole stessa del semidio immortale, il quale, ben lontano dal potersi fraintendere qual un eroe, verso Loicare avrebbe avuto ragione di muovere i propri passi soltanto per interessi egoisticamente personali, quali quelli atti a muovere guerra in contrasto alla propria genitrice, per così come avrebbe avuto a doversi intendere il piano originale. Altro discorso, altra questione, avrebbe allor avuto a dover essere intesa la presenza del Progenitore nei cieli sopra le loro teste, presenza a confronto con la quale Desmair non avrebbe avuto a potersi riservare alcuna ragione di intervento, troppo affezionato alla propria vita per avere a rischiarla inutilmente in contrasto a una sorta di dio.

… uno…

Escludendo Desmair… chi avrebbe potuto restare, ancora?! La scelta, in verità, avrebbe avuto a doversi intendere estremamente limitata, e, in tal senso, soltanto un nome avrebbe avuto a risuonare ben chiaro nelle menti di tutti i presenti: il nome della regina Anmel Mal Toise. Possibile che, a confronto con un nemico sì temibile, le due antagoniste per eccellenza stessero lì cercando un momento di tregua…? E se anche ciò fosse stato possibile, avrebbe avuto realmente senso, per la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco fidarsi in tal maniera della propria avversaria per eccellenza, di colei per dare la caccia alla quale era arrivata, addirittura, a lasciare i confini del proprio mondo e a viaggiare fra le stelle del firmamento sulle ali della fenice? Ma, ancor più, avrebbero avuto realmente a potersi fidare di una figura tanto ambigua, e tanto esplicitamente empia qual la regina Anmel Mal Toise…? In fondo, se già scendere a patti con Desmair avrebbe avuto a doversi intendere privo di senno, così come la loro storia personale aveva più volte dimostrato vedendo questi agire solo e unicamente per i propri interessi, ipotizzare di cercare un qualche punto di comunione con Anmel, colei che di Desmair, non a caso, avrebbe avuto a doversi riconoscere madre, sarebbe equivalso a dimostrare apertamente un’indole autolesionista…
… l’indole che, allor, avrebbe meglio potuto giustificare la fuga di Midda da loro, e quella fuga volta a perseguire, fra tutte le possibili scelte, la peggiore in assoluto!

… zero!

Nella certezza di attendersi, lì dentro, il volto di Anmel Mal Toise, della loro antagonista per eccellenza, tutti fremettero nel momento in cui Lys’sh ebbe ad aprire lo sportello del veicolo…
… ma, per quanto in ciò già preparati a qualunque evenienza, nessuno avrebbe potuto avere ad attendersi realmente l’immagine che fu loro lì offerta, e che fu loro lì offerta nel ritrovare Midda Bontor, la loro amica, quietamente seduta accanto al corpo senza vita della donna conosciuta come Amaka Bomara, capo di gabinetto del Reggente dell’omni-governo, nonché, per quanto Be’Sihl stesso aveva potuto verificare, ultima ospite di Anmel Mal Toise, nel corso di quegli stessi anni.

« … »

La scena apparve semplicemente surreale, nel presentare il corpo del capo di gabinetto compostamente seduto accanto alla propria ospite, e lì ancor sorretto, nella posizione assunta prima di morire, dal lungo pugnale, e da quel lungo pugnale che l’aveva trapassata da parte a parte, inchiodandola letteralmente contro il sedile del veicolo: un colpo secco, deciso, privo di esitazione e privo di qualunque evidenza di opposizione da parte della vita, avrebbe avuto a doversi intendere quello così mosso a sancire la fine della vita di Amaka Bomara, nel vedersi il cuore trapassato, con precisione quasi chirurgica, da quella lama, e da quella lama che, in ciò, non avrebbe potuto lasciarle scampo alcuno. E lì, altrettanto compostamente seduta accanto alla propria vittima, Midda Bontor, apparentemente intenta a fissare il nulla innanzi a sé, quasi, in conseguenza dell’evidente fine di quella storia, e di quella storia durata quasi quindici anni, si fosse allor ritrovata svuotata di ogni energia, privata di ogni combattività, null’altro riservandosi occasione di compiere se non contemplare il sanguinario termine di quella propria epopea.
E se pur l’evidenza di quell’omicidio non avrebbe potuto ovviare a scuotere qualche coscienza, a partire, in particolare, da quella di Rín, meno avvezza rispetto a chiunque altro con simili scene, ma anche, e forse, quelle di Lys’sh e Duva, le quali certamente sarebbero state pronte a fare tutto il possibile e anche l’impossibile in opposizione ad Anmel, ma che, nel ritrovarsi a quieto confronto con tutto ciò non poterono ovviare a provare un certo senso di disagio; nelle menti di tutti non poté mancare di risuonare chiara la domanda che, allora, fu la voce di Be’Sihl a scandire, e a scandire in direzione della propria amata…

« … che cosa diamine è successo qui?! »

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