11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 30 giugno 2010

901


M
ai, nel corso della propria lunga, intensa esistenza, di quel continuo susseguirsi di avventure attraverso le vie del mare e della terra, paludi maledette e venefiche zone vulcaniche, impervie cime montuose e sterminati deserti privi di vita, Midda Bontor aveva offerto riprova di temere la morte, in un sentimento, in un coraggio, che non avrebbe dovuto essere frainteso come derivante da sprezzo nei confronti di tale conclusivo appuntamento della vita di qualsiasi mortale, quanto, piuttosto, nella quieta consapevolezza di tale ineluttabilità, tale da rendere vano, per quanto umano e naturale, qualsiasi paura, qualsivoglia inquietudine nel confronto con il medesimo.
Accettata, infatti, la certezza rappresentata da tale traguardo, da simile obiettivo, quale sgomento avrebbe mai potuto restare nel rapporto con esso? Qualsiasi ansia innanzi all'idea della propria dipartita non sarebbe, allora, risultata paradossale nel paragone con altri consueti appuntamenti propri di qualsiasi mortale, quali la necessità di riposo, quella di nutrimento o quella di soddisfare la propria sete?
Temere la morte, nella mentalità della donna guerriero, da sempre avrebbe sol significato temere la vita e, in ciò, negarsi di vivere i giorni, numerosi o scarsi, che gli dei avrebbero concesso di godere su questa terra. Ed ella non aveva mai desiderato privarsi di un solo, effimero istante della propria esistenza, nella brama di trarre, addirittura, il massimo da essa, da ogni proprio singolo gesto, da ogni parola pronunciata e da ogni pensiero formulato.

« Ti dispiacerebbe riservarci quel minimo, formale rispetto tale da condividere con noi questo tuo assurdo pensiero?! » insistette Be'Tehel, in reazione al riflessivo silenzio nel quale ella si era chiusa, a cercare quieto confronto con i propri pensieri, i propri desideri, sino a quel momento della necessaria nitidezza che, altresì, era stata anticipata dal suo compagno.

Sol qual precisa, esatta, nonostante tutto, avrebbe dovuto essere pertanto giudicata l'analisi di Be'Tehel nel merito di quei pensieri in lei non ancora pienamente maturati, non ancora completamente delineati, e pur, ormai, inevitabili, quanto lo stesso battito del suo cuore, il medesimo respiro del suo petto. Se pur correttamente avrebbe dovuto essere giudicata follia suicida qualsiasi ipotesi rivolta a condurre quel migliaio di anime, fra uomini e donne, che a lei offrivano quotidiano riferimento, in una guerra aperta contro il faraone, contro gli eserciti di quel dio in terra con i quali non avrebbero mai potuto competere neppur in una misura di dieci volte quella attuale, destinandoli semplicemente, banalmente tutti al massacro, tutt'altro che parimenti avrebbe potuto essere analizzata, almeno innanzi al di lei sguardo, l'eventualità di un'azione individuale, di una missione in solitario, per raggiungere il medesimo obiettivo. In un mondo, in una realtà nella quale nessuno avrebbe osato supporre di poter affrontare il potere di un dio, qual pur era infatti giudicato il sovrano, se non affiancato da un esercito tanto numeroso da giungere sino a coprire orizzonte, mai avrebbe potuto essere concepita l'ipotesi di doversi proteggere da un singolo uomo o, ancor meno, una singola donna che, in conseguenza di ciò, avrebbe potuto anche riservarsi maggiori occasioni di successo rispetto a un più numeroso contingente.

« Quindi si torna ad Amoth-Rahes? » sorrise il figlio del deserto, accogliendo tale idea, non ancora esplicitata e pur assolutamente esplicita, dimostrando maggiore pragmatismo rispetto al compagno, privo di concreto entusiasmo e, pur, anche privo di effettivo rifiuto nel confronto con una simile prospettiva, tale da concedere loro un ritorno all'azione, alla ventura da troppo tempo esclusa dalle proprie vite.

Nel mentre in cui Be'Tehel, in quegli ultimi mesi, aveva trovato la propria serenità nell'insperata unione con la propria compagna e comandante, Ma'Sheer non si era certamente fatto mancare occasione di diletto personale, alternandosi golosamente fra almeno tre diverse amanti: a differenza del fratello d'arme, tuttavia, il carattere del mercenario dalla pelle color d'ebano avrebbe potuto essere considerato estremamente prossimo a quello della stessa Figlia di Marr'Mahew e, in ciò, non tre, ma neppure trenta appassionate complici d'amore, avrebbero potuto soddisfare l'inquietudine propria del suo animo, la stessa che, dopotutto, gli aveva negato la possibilità di condurre una quieta vita in Shar'Tiagh al pari dei propri familiari, votandosi, altresì, alla professione di mercenario. Per tale ragione, egli, pur non rinnegando stolidamente il concreto pericolo che una simile, balorda idea avrebbe imposto su di loro, non avrebbe potuto neppure ignorare una sincera, onesta bramosia nel merito di quell'occasione di nuova sfida, di nuova competizione, nell'aver ormai ampiamente superato ogni iniziale senso di smarrimento, ogni timore derivante dal confronto con quell'epoca passata, del quale, comunque, era rimasto vittima al loro arrivo in quel tempo per loro estraneo.

« Mio malgrado non riesco a cogliere alcuna ragione di entusiasmo a tal riguardo… » espresse il mercenario shar'tiagho in risposta al breve intervento del compagno, pur chiaramente volto ad avallare quella proposta ancora inespressa « Non desidero usurpare il polemico ruolo da sempre proprio di Ma'Sheer, ma credo sia necessario ricordare a tutti i presenti quanto si è conclusa negativamente la nostra precedente visita alla capitale? O forse credete che, dopo nove mesi, il faraone abbia rinunciato all'idea di condannarci a morte? »

Ad anticipare, allora, una qualsiasi eventuale replica dell'altra figura maschile presente all'interno di quella tenda, a presenziare a quell'incontro che, improvvisamente, aveva assunto i toni di un consiglio di guerra, fu tuttavia la voce della donna guerriero, la quale, tornando finalmente a proporsi all'interno di un discorso che in lei aveva avuto origine, volle definire una propria personale posizione evidentemente fraintesa da parte degli interlocutori, come chiaramente stava emergendo da quell'ultimo sviluppo dell'argomento in oggetto di quella loro discussione.

« In verità, la vostra partecipazione a questa impresa non è prevista… » dichiarò, con tono pacato, non necessitando di alcuna particolare enfasi per riuscire a catturare l'attenzione dei propri compagni o imporsi sulle loro personali posizioni, per quanto apertamente in contrasto alla sua, come in quello stesso momento.
« Cosa vorresti dire?! » reagì immediatamente Be'Tehel, rifiutando con forza, con fermezza, qualsiasi ipotesi quale quella da lei così suggerita, qual pessimo sviluppo di una già sgradita proposta.
« Se credi di poter andare a divertirti senza di me ti sbagli di grosso. » negò anche Ma'Sheer, incrociando le braccia al petto in segno di risoluto contrasto a qualsiasi eventuale proseguo senza la propria presenza, confermandosi qual non meno desideroso rispetto a lei di potersi impegnare nella missione che, tanto rapidamente, stava allora prendendo forma, nonostante la particolare genesi della medesima « O, dopo tutte le belle parole che hai speso per continuare a ricordarci il nostro essere ancora impegnati in missione per conto di lord Be'Gahee, come sei solita chiamarlo, vorresti ora rinnegare l'esistenza di un comune vincolante impegno in tal senso? »
« Ehy… ehy… ehy! » esclamò il mercenaro shar'tiagho, non apprezzando l'esclusione dal giuoco a cui, nelle parole del compagno, sembrava essere stato destinato « Non vorrei apparire pedante, nel ricordare come sono stato io il primo a gettarsi dietro di te in quella fossa colma di scorpioni giganti! Se c'è qualcuno che qui ha diritto a prendere parte a questa pazzia, quello sono proprio io… per la furia di Se'Hekm-Et! » imprecò, sinceramente irritato dal comportamento tenuto dal proprio pari in quel momento.
« Raffredda i tuoi bollenti spiriti, Be'T… nessuno desidera rubarti la bella se è questo che credi. » ridacchiò il figlio del deserto, divertito dalla gelosia così, forse inconsciamente, dimostrata dall'altro « Consideravo ovvio che dove andasse uno di noi, andassero tutti. Soprattutto se si tratta della nostra amata comandante… » specificò, non mancando di tentare di stuzzicarlo nel porre un evidente accento sul particolare aggettivo scelto per indicare la mercenaria dagli occhi color ghiaccio.
« Calmatevi entrambi, piuttosto. » riprese voce Midda, con intonazione immutata rispetto a prima, per quanto, forse, concedendosi una nota di maggiore severità verso i propri interlocutori, raramente considerati quali subalterni in quelle ultime tre stagioni ma, ora, necessariamente da tornare a trattare qual tali « Temo che abbiate equivocato la mia disponibilità al dialogo, la mia apertura verso di voi: nei termini del nostro contratto non esiste alcun concetto di democrazia… io comando, voi eseguite. » si impose come mai, prima di allora, si era riservata la possibilità di fare nei riguardi di quella coppia « E se io decido che la vostra partecipazione a questa impresa non è prevista, potete esser certi che non verrete con me! »

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