11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 10 novembre 2010

1034


C
ome è ormai noto a chiunque, soprattutto entro i confini propri di questa particolare capitale e, più in generale, di questo intero regno, sono passati circa tre lustri dal giorno in cui, per la prima volta, un'allora poco più che ventenne Midda Bontor si propose al cospetto con le geometriche mura di Kriarya, città del peccato provenendo dalle marittime sponde di Tranith.
E' strano, ora, ripensare a quegli anni ormai lontani, un tempo corrispondente per molti a una vita intera o ancor più, e ritrovare ogni memoria, ogni immagine ancora chiara, limpida innanzi al proprio sguardo, quasi tutto ciò fosse accaduto solamente ieri, come se il tempo non fosse effettivamente trascorso per alcuno: non per lei, non per me. Riflettendoci, trovo persino incredibile l'idea che tu, mia amata sposa, in quegli anni in cui noi già lottavamo quotidianamente per affermare il nostro valore, il nostro diritto a essere e a esistere, fossi ancora e appena una bambina, ben lontana dall'offrire confidenza al mondo e alle sue pericolose regole… ma, in effetti, è così, come il nostro divario d’età non ha mai nascosto, non è mai stato capace di negare. In quell'epoca ora effettivamente lontana, nel corso della quale ancora facevo sfoggio di una lunga e folta chioma corvina in vece dei fili d'argento che ora adornano il mio capo, nel mentre in cui io iniziavo a cercare di allontanarmi dal mio passato da mercenario e assassino, nel decidere di impegnare ogni mia energia, ogni mio interesse, a tentare di ritagliarmi un ruolo di potere all'interno di questa città, colei che, solo un decennio più tardi, sarebbe stata indicata con il nome di Figlia di Marr'Mahew, raggiungeva questa stessa urbe, bramosa, al mio contrario, di ritagliarsi un ruolo nella stessa professione dalla quale io desideravo ormai trovare occasione di fuga, comprendendo di non poter più porre tanto banalmente sfida alla sorte come, sino allora, avevo pur compiuto ogni giorno della mia vita.
Giovane, sì, ma tutt'altro che ingenua o inesperta, Midda Bontor poteva già vantare, allora, un'insolita abilità a cacciarsi nei guai e, ancor meno diffusa, a trovare un modo per cavarsene puntualmente fuori, sopravvivendo a situazioni dalle quali pochi altri avrebbero potuto sperare di trovare occasione di futuro. Dopotutto, ella era reduce da oltre un decennio di avventure trascorse per mare, viaggi condotti con impavido coraggio in quella distesa infinita di azzurre acque nelle quali io stesso, nonostante tutto, non sarei in grado di inoltrarmi a cuor leggero, non essendo nato figlio del mare qual, invece, ella era e mai avrebbe smesso di essere, neppure nel rinunciare a esso e nell'abbracciare vie estremamente diverse. Nei propri anni a bordo della Jol'Ange del capitano Salge Tresand, così si chiamava… si chiama la goletta nell'abbraccio quale ella aveva trascorso il periodo proprio della pubertà e dell'adolescenza, quella giovane donna, già guerriero e pur non ancora mercenaria, aveva affrontato molti pericoli, molte sfide, con lo stesso carisma, con lo stesso sprezzo del pericolo che l'avrebbe sempre contraddistinta in seguito, e, in questo, chiunque dotato di una pur superficiale capacità di analisi, avrebbe dovuto cogliere chiari segnali del vero valore di chi pur priva di concrete referenze, di reale fama in un settore pur estremamente competitivo, e, peggio ancora, donna.
Il primo, vero, grande ostacolo con cui colei ormai entrata nel mito, divenuta una leggenda vivente, si ritrovò a essere posta a confronto, nella propria desiderata carriera qual mercenaria, fu, incredibilmente e paradossalmente, quello derivante dalla propria stessa natura femminile, così, come hai sempre ammesso anche tu… non trovare ragione di gelosia a tal riguardo, mia signora… generosamente offerta dal suo stesso corpo, da forme incredibilmente abbondanti accanto a membra pur agili e muscolose. Non è piacevole a dirsi, ma una donna con due seni tanto abbondanti quali quelli propri di Midda, per quanto gravemente deturpata, in volto, da una profonda cicatrice quale già era nel giorno in cui raggiunse le mura di Kriarya, difficilmente sarebbe stata, e tutt'oggi sarebbe, accettata quale una guerriera, e, nel candidarsi al ruolo di mercenaria, nonostante la nera armatura dai rossi riflessi allora già presente al posto del suo arto destro, troppo facile, troppo banale se non, addirittura, retorico, sarebbe stato uno spiacevole equivoco nel merito dell'esatto settore professionale entro il quale ella avrebbe desiderato porsi all'opera con il titolo di mercenaria. In effetti, non credo di aver mai compreso in quale misura quella per lei propria avrebbe avuto da intendersi quale volontà di emancipazione o, più semplicemente, desiderio di facile disfida, là dove troppo ingenuamente, anche per un'estranea, una straniera appena sopraggiunta entro i confini propri della città del peccato, sarebbe dovuto essere giudicato, in tal frangente, il suo comportamento, il suo modo d'essere e d'agire, per così come si propose.
Oggi, se pur occasioni di sfida entro queste mura ancor non mancano in sua opposizione, né mai mancheranno nella volontà di nuovi mercenari, nuovi guerrieri, di ritagliarsi un posto nella Storia associando il proprio nome a quello della sua disfatta, certamente ella gode di un rispetto, di una considerazione diversa da quella che le venne riconosciuta quindici anni fa, quando, senza dimostrare particolare sensibilità, diplomazia, fu un certo lord Cemas il primo a tentare di definire in maniera chiara l'unica occupazione nella quale avrebbe gradito veder impiegata una donna con… argomenti… suo pari…

« Non credo che tu abbia inteso le mie ragioni… » tentò di argomentare ella, assumendo un cipiglio decisamente contrariato dalle parole che l'ormai defunto signore le rivolse all'epoca « … non è per questo scopo che mi sono spinta fino a questa fetida fogna a cielo aperto che voi osate definire "città". »

In quegli anni, per onor di cronaca, gli equilibri esistenti in entro Kriarya si proponevano particolarmente distanti rispetto a quelli attuali: l'urbe stessa, in ciò, appariva estremamente diversa da quella che oggi voi tutti conoscete e, per quanto il suo animo più intimo non sia mai stato tradito, quella natura che le è valsa il titolo di "città del peccato" non sia mai stata alterata, nel corso degli anni il clima sociale è diventato sempre più severo, sempre più rigido e aggressivo, più competitivo e meno rispettoso nei confronti di chi detentore, per indubbi meriti di forza e di valore, del potere entro questi confini. Di ciò, probabilmente, una buona parte di responsabilità ha da addursi alla mia "generazione", a coloro che hanno preso il posto dei signori dell'epoca sfruttando a proprio vantaggio un clima allora meno prudente, meno ossessivamente paranoico, di quello da noi stessi instaurato con i nostri atti, con le nostre violente scelte. Ma prima che le carte in gioco fossero similmente rimescolate, non vi era, allora, sostanziale ragione per rinchiudersi in queste meravigliose torri, troppo rapidamente tramutatesi da semplici, maestose abitazioni a vere e proprie prigioni dorate simili a questa in cui, anche tu e nostro figlio, siete purtroppo segregati in conseguenza dei miei errori, della mia ambizione di potere. Motivo per il quale nulla di straordinario avrebbe potuto essere considerato nel quadro offerto dalla presenza di Cemas, così come di molti altri, tranquillamente impegnati a pranzo entro le mura proprie di medesime locande e osterie, senza che da ciò potesse derivare una qualche ragione di scontro senza quartiere, conflitto sanguinario e aperto a cercare di conquistare altra forza, altra importanza, altro dominio all'interno della città.
In coerenza con un simile, ormai scomparso, contesto, in quel particolare giorno, nella stessa taverna in cui lord Cemas e i suoi principali luogotenenti si erano ritrovati a pranzo, proprio là dove la giovane Midda Bontor lo aveva allora raggiunto in cerca di un possibile mecenate fra i più ricchi e influenti della capitale, il destino volle fortunatamente prevedere anche la mia stessa presenza. E per quanto ella non si fosse lì certamente sospinta per porsi al servizio un nome ancora praticamente sconosciuto quale il mio, fu proprio in quello scenario che le nostre strade si incrociarono per la prima volta… e in maniera definitiva.

« Mia cara figliuola… » sorrise con fare sornione e beffardo l’anziano mecenate, scuotendo il capo « Con tutto il possibile rispetto per le tue ipotetiche ragioni, ti prego di credermi se ti dico che la sola posizione, a cui una donna ottimamente predisposta tuo pari potrebbe ambire all’interno di questa meravigliosa città che tu osi definire “fogna”, è quella orizzontale… possibilmente all’interno di un letto, con molti clienti paganti da compiacere in ogni loro fantasia e perversione. »
« Comprendo. » annuì la giovane donna, con fare apparentemente quieto e pur già trasparentemente carico di quel gelo che in molti hanno poi imparato a temere, così come espresso, anche allora, dai suoi incredibili, e letali, occhi azzurro ghiaccio, chiaro segnale di pericolo che solo uno sciocco, oramai, potrebbe concedersi di ignorare a cuor leggero.

Nessun commento: