11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 23 novembre 2010

1047


« M
ia signora e sposa… io ho risposto. » si difese l'uomo, restando, ancora, chino ai suoi piedi, nell'osservarla con dolcezza, con amore, con devozione assoluta, quasi ella fosse dea ancor prima che semplice donna mortale « Ti ho risposto questa notte, come in ogni altra notte… come in ogni occasione in cui tu mi hai posto simile questione. » argomentò egli, cercando di sostenere la propria posizione, non frutto di un'effimera ed estemporanea presa di posizione in favore della propria mercenaria, quanto conseguenza di una ferrea convinzione in tal senso, a simile riguardo « Il mio cuore piange lacrime di sangue nel confronto con la tua mancanza di fiducia attorno a quest'argomento, ma non posso e non voglio insistere con te, in tuo contrasto, là dove qualsiasi tentativo in tal senso mi priverebbe di ogni possibilità d'esistere, allontanandomi dal tuo cuore. »

Ancora una volta, con costanza e, forse, prevedibilità da rendere tale situazione simile allo sfibrante moto continuo di un pendolo, non solo per lo stesso Brote, vittima di tali circostanze, quanto, piuttosto, per Nass'Hya, sua interlocutrice, il sentimento di rabbia rapidamente cresciuto nel cuore di lei scomparve altrettanto repentinamente, ritrovando, in tal modo, non più una donna invecchiata dalla propria stessa brama di vendetta, desiderosa di dimostrarsi fredda, glaciale addirittura, nella propria ferma condanna in contrasto alla propria antagonista, quanto, piuttosto, una giovane sposa ancora perdutamente innamorata del proprio compagno e ancora sì vicina all'età della fanciullezza al punto tale da non lasciar considerare possibile, effettiva, la maternità pur dimostrata non solo dal pargolo stretto al petto, quanto, ancor più, dalle maturate forme dei suoi seni e dei suoi fianchi, arricchitisi nel proprio valore, e indubbiamente anche nella propria sensualità, in conseguenza alla propria nuova condizione, al raggiungimento della propria pienezza in quanto fisiologicamente di natura femminile. In ciò, ella non poté quindi evitare di allungare la propria destra a ricercare il contatto pur interrotto volontariamente con lui, immergendo le proprie dita sottili e affusolate fra i lunghi capelli argentati dell'uomo, quasi per giocare con essi, ma, ancor più, per ritrovare in simile unione una concreta occasione di piacere personale, un'emozione sì viva e autentica da non permetterle di resistere in piedi ancora per molto, da non concederle di mantenere quella propria posizione per eccessivo tempo, nella necessità, nella volontà, nella brama di premere con le proprie labbra contro quelle del marito, ricercando in quel bacio, in quella meravigliosa e intima unione, la propria stessa forza, quell'energia a lei pur tanto necessaria per riuscire a proseguire nel proprio cammino quotidiano, in quella pur difficile, mai ovvia, lotta giornaliera da molti definita "vita".
E Brote rispose prontamente allo slancio dell'amata, chiudendo le proprie braccia dietro la schiena di lei, nell'accoglierla nel proprio amore, nel trarla a sé, con energia, con desiderio, e pur con attenzione e delicatezza, nel non desiderare che alcun danno potesse essere imposto sul loro pargolo, in tal modo stretto fa loro stessi, al centro di quella stessa unione trasparente delle emozioni, dell'energia esistenziale per il solo merito della quale, dopotutto, anche il piccolo aveva avuto occasione di essere concepito e partorito.

« Non… non dire mai più una blasfemia simile… » sussurrò ella, contro le labbra amate, dolci e supplicanti parole contro quella accogliente morbidezza, forse sì desiderata dagli dei ancor prima del suo stesso concepimento a permetterle di godere di parentesi simili a quella, costringendo, in ciò, il volto dello sposo a non lasciarla, a non concederle occasione di spazio o di respiro, nel tirarlo contro il proprio con l'aiuto della destra, ora lasciata scivolare dietro la sua nuca, a metà fra il capo e il collo… non che vi potesse essere necessità di forzarlo in al senso.
L'uomo, ovviamente, non solo si lasciò allora dominare in tal modo dalla propria compagna e sposa, amante e complice, amica e confidente, ma collaborò voluttuosamente a quella passione a quella dolcezza, non riservandosi la benché minima parola in sua risposta, in suo contrasto, nel preferire che potessero essere i propri baci, quegli intimi abbracci, massaggi delle proprie stesse labbra contro quelle di lei ad esprimere il proprio consenso in sua risposta, la propria resa di fronte a quella richiesta.
« Mai… mai io potrei allontanarti dal mio cuore, mai potrei rinnegare il nostro sentimento, il nostro amore. Perché io ti amo, Brote… io ti amo come non avrei neppure potuto immaginare di essere in grado di amare qualcuno. E preferirei morire continuamente, da qui sino all'eternità, piuttosto che vivere un solo, singolo istante senza di te, senza il conforto della tua presenza, del tuo sostegno al mio fianco. » definì ancora la voce di lei, insistente nel concetto che non desiderava potesse mantenere ombre di dubbio attorno alla propria esposizione, nel riappropriarsi con prepotenza, quasi, delle labbra dell'amato, come se solo attraverso tale contatto le fosse concessa occasione di respirare, le fosse data la possibilità di esistere « Ti prego… non infierire più con affermazioni di questo stampo su un cuore già troppo debole, troppo provato. »
« Non era mia intenzione farlo, mia signora. » ritrovò egli allora voce, rispondendo a propria volta a tanto ravviinata distanza da quel volto al punto tale da continuare ad accarezzare, in quelle stesse parole, le labbra di lei con le proprie, proseguendo, in ciò, con un bacio che non sembrò potersi o volersi concedere occasione di interruzione « Ti amo… ti amo anche io, mia dolce Nass'Hya. Tu che sei il gioiello più prezioso di tutto il regno di Y'Shalf, con la tua semplice presenza nella mia vita mi hai elevato, nel cuore, nella mente, nell'anima e nel corpo, a traguardi che mai avrei potuto supporre esistenti, ancor prima che raggiungibili. E mai, mai potrei anche solo pensare qualcosa atto a ferirti, in maniera conscia o inconsapevole… »

Quasi fosse stata allora rassicurata da quel bacio e da quelle parole, dalla ritrovata comunione con lui, la giovane madre si concesse occasione per tornare a volgere il proprio interesse al figlioletto, per un momento dimenticato fra i propri seni e pur, lì, ancora quieto, tranquillo e sereno, non più addormentato, e pur tale, quasi anch'egli non desiderasse turbare, con un proprio più tenue vagito, la meravigliosa pienezza propria di quel momento, di quell'unione fra i propri genitori.

« Guardalo. » invitò ella alla volta del compagno, sollevando delicatamente l'infante fra loro, a concedergli, in ciò, un legittimo ruolo di risalto, centrale al meraviglioso quadro famigliare così formato da tutti loro, riuniti su quel pavimento, al centro di quella stanza, inginocchiatisi lì nell'impegno di una reciproca preghiera, e, ora, ancora lì presenti in volontaria adorazione del reciproco sentimento e del frutto dello stesso « E' magnifico… forte e determinato come suo padre… »
« … ma bello e regale come sua madre, per fortuna. » soggiunse egli, piegandosi a depositare un leggero bacio, quasi sfiorato, sul capetto dell'infante, ora impegnatosi a offrire verso entrambi un ampio sorriso di pura gioia, sincero godimento, nel percepire senza sforzo la pace ritrovata in quel contesto « Un giorno le donne di ogni terra si danneranno nel supplicare un suo semplice sguardo... »
« … ed egli sarà un condottiero, un dominatore tanto fiero, tanto audace, da riuscire a richiamare sotto alla propria autorità non semplicemente una parte di una capitale o di una provincia, ma interi regni. » proseguì la donna, rallegrandosi a quel giuoco d'augurio, dal sapor di profezia, intessuto in lode al pargolo « E il tuo nome non sarà mai dimenticato, mio sposo, ritrovando in lui un'occasione di gloria maggiore a quanto mai la tua tanto prediletta Midda ti ha mai potuto permettere di giungere a oggi, prima di… »
« Ti prego. Non dirlo… » sussurrò l'uomo, sollevando l'indice della propria destra ad appoggiarsi sulle labbra di lei, nel domandarle il favore, nel supplicarle il dono di evitare l'ennesima riformulazione di quell'accusa già troppe volte da lei proposta e già troppe volte da lui negata, in un circolo vizioso imposto su di loro, e sulla loro armonia, dal sapore di dannazione « Non ripeterlo ancora. »
« Io l'ho vista… io c'ero, amor mio. C'ero quand'ella ti ha offeso a tradimento. » cercò di difendere la propria posizione l'altra, scuotendo il capo e non riuscendo, suo malgrado, a evitare di ritornare vittima dell'agitazione precedente « Come puoi insistere a dire che non è stata lei?... »
« Perché non è stata Midda Bontor a imporre la tragedia del sangue sulla nostra famiglia. » asserì l'uomo, arrendendosi all'evidenza di non poter ovviare a quel nuovo scontro con la propria sposa « Non mi chiedere chi fosse… non mi chiedere in nome di quale stregoneria quella donna, o presunta tale, assomigliasse alla Figlia di Marr'Mahew al punto tale da ingannare tutti i nostri sensi. Ma non era lei. Ella non lo avrebbe mai fatto… non avrebbe mai tradito il nostro legame, in vincolo esistente fra noi, per quanto, da sempre, mantenuto a un livello meramente professionale. »

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