11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 23 novembre 2011

1404


N
ato e cresciuto entro i confini del regno di Shar'Tiagh, nell'estremità nord-orientale del vasto continente di Qahr e in prossimità ai regni desertici centrali, Be'Sihl Ahvn-Qa non aveva mai dimostrato volontà volta a cercare un qualche distacco dalle tradizioni o dalla religione della propria terra, del proprio popolo, così come il suo stesso aspetto fisico avrebbe potuto tranquillamente testimoniare, al di là del proprio sangue misto che negava un'immediata evidenza della propria effettiva origine shar'tiagha.
In estetica armonia con le tre principali caratteristiche proprie di tutti i figli di Shar'Tiagh, con folti capelli neri composti in una miriade di piccole treccine, una moda imperante in tali terre sin dalla notte dei tempi, sin da prima della nascita di molti altri regni lì confinanti; con piedi mantenuti perennemente scalzi, a rimembrare a tutte le genti di Shar'Tiagh, un tempo consideratesi popolo eletto, la necessità di essere umili nel confronto con gli dei tutti, non arrogandosi alcun diritto innanzi a loro o innanzi ad altri o, in loro vece, innanzi ad altri popoli; nonché con una variegata e ricca collezione di monili dorati sempre indossati e sempre in piena evidenza, non per scopi ornamentali, quanto e prima ancora, nella volontà di consacrarsi, attraverso gli stessi, a una o a più divinità, ricevendo dalle medesime adeguata benedizione e protezione; Be'Sihl non avrebbe mai potuto essere riconosciuto qual appartenente a una tradizione, a una cultura, a una fede diversa dalla propria, nonostante una pelle molto scura, labbra decisamente carnose e zigomi più tondeggianti, meno marcati rispetto ai consueti canoni di Shar'Tiagh, tali da poterlo far apparire maggiormente prossimo ai popoli nomadi dei regni desertici centrali, dai quali, in effetti, era discesa sua madre. Così, benché egli, quasi vent'anni prima, avesse voluto ricercare volontariamente un'occasione di distacco, di allontanamento dalla propria terra natia, dalla casa in cui era nato e cresciuto, e dalla sua intera famiglia, per peregrinare a lungo senza meta attraverso l'interno continente di Qahr, da settentrione a meridione e da levante a ponente, arrivando alfine a definire il proprio destino nell'ultimo dei luoghi che chiunque avrebbe mai potuto apprezzare qual propria dimora, all'interno dell'inospitale territorio proprio del regno di Kofreya e, in particolare, della sua capitale più violenta e pericolosa, abitata quasi integralmente da mercenari e assassini, ladri e prostitute, e per questo conosciuta addirittura con il nome di città del peccato, Kriarya; Be'Sihl non avrebbe dovuto essere riconosciuto qual intimamente distante dalla propria terra così come aveva deciso di esserlo fisicamente, continuando a rispettare ogni tradizione e, con esse, anche la propria fede, il proprio culto, nel rispetto di tutti gli dei appartenenti a un pantheon totalmente alieno a quello altresì proprio della sua nuova dimora, del luogo da lui eletto qual propria nuova casa e all'interno del quale, addirittura, aveva acquistato una locanda.
A Ur, il cielo, e a Ut, il mare, principi fondamentali dell'interno Creato; così come a Tu, la terra, e Ru, il fuoco, loro primogeniti; era pertanto ancora rivolta tutta la sua fede, non dimentico, ovviamente, di tutta la ricca schiera di altre divinità derivanti da essi, quali Oh'Sihr-Is e Ih'Sihd-Et, Ah’Nuba-Is e Ba’Seht-Et, e molte altre, a cui era stato concesso dai propri creatori potere assoluto su ognuno dei propri rispettivi territori, insieme a necessarie responsabilità, doverosi e personali campi di interesse, di controllo. Mai Be'Sihl Ahvn-Qa avrebbe potuto negare la loro esistenza, la loro concreta influenza sul mondo intero, influenza della quale, dopotutto, a sua volta era solito considerarsi fortunato beneficiario. Ciò nonostante, malgrado una fede integerrima, una fiducia illimitata nella propria fede e nei principi caratteristici della stessa, che alcuno spazio, ovviamente, avrebbe potuto riconoscere ad altri pantheon, ad altre divinità estranee a quelle da lui stesso conosciute e riconosciute, in quegli ultimi anni, nella propria esperienza diretta in confronto con la vastità del mondo e, ancor più, nell'esperienza per lui indiretta, e pur altrettanto importante, qual quella derivante da una straordinaria figura sua amica, addirittura sua amante, donna guerriero e mercenaria, che l’impossibile aveva reso propria quotidianità; egli era stato costretto ad accettare l'esistenza di molti dettagli, molti particolari, molte sfumature proprie del Creato per lui prima sconosciute, addirittura ignorate dalla sua stessa fede qual esistenti, per quanto effettivamente e incontestabilmente tali. Riconoscimento, quello da lui necessariamente offerto nei riguardi di simili nuove verità, tale ampliamento della propria conoscenza con il mondo e con le sue interminabili sorprese, che pur mai, almeno sino a un anno prima, era giunto a rinnegare o, quanto meno, a contestare apertamente la propria specifica confidenza con gli dei tutti, con il pantheon proprio di Shar'Tiagh e di alcun altro popolo esterno a essa.
Un anno prima, invero e in aperta violazione a ogni proprio Credo e sebbene definibile ancor più nolente che volente, Be'Sihl era stato posto a confronto con una creatura appartenente a una sfera estranea a quella delle proprie divinità, una creatura dichiaratasi semidivina, nell'imporsi qual figlio di un dio minore proprio dei territori a sud di Qahr, di un ormai dimenticato culto esistente fra Kofreya e la vicina Tranith. E con la propria semplice esistenza in vita, o qualunque condizione la sua avesse da essere riconosciuta, Desmair, tale il nome di simile mostro, perché in simile modo egli appariva facendo sfoggio di un corpo da demone, con lucida pelle rossa, grandi corna bianche ai lati del capo e zoccoli neri alle estremità inferiori di quelle che avrebbero potuto essere definite qual sue gambe, aveva in un solo istante posto enorme dubbio nel merito di molte delle certezze dell'uomo, non diversamente da come sarebbe potuto essere l'improvviso annichilimento del cielo sopra la sua testa o della terra sotto ai suoi piedi. Ancor peggio, in tal già spiacevole contesto, avrebbe poi dovuto essere considerato da parte del locandiere shar'tiagho l'apprendere come un ipotetico semidio, pur intrappolato all'interno di un quadro, o di una qualche realtà alternativa, qualunque concetto simile espressione avrebbe potuto effettivamente sottintendere, avesse da essere riconosciuto, senza metafore di sorta, qual coniuge di quella meravigliosa donna precedentemente divenuta sua amante, a tal oscena presenza unitasi in matrimonio, e solo in matrimonio, con l'inganno, al solo scopo di preservare la propria stessa sopravvivenza e, con essa, la libertà di altre due donne in quell'avventura, o disavventura, al suo fianco e, in questo, da lei considerate quali proprie protette. Un vincolo, quello imposto sulla non entusiastica sposa, che ella aveva ovviamente cercato di infrangere immediatamente, attraverso vie estremamente dirette e assolutamente esplicite del proprio nullo sentimento verso di lui, quali una netta decapitazione che pur a nulla era comunque valsa, in un'apparente immortalità per lui propria. Un vincolo, quello imposto sul non entusiastico sposo, del quale egli avrebbe volentieri voluto liberarsi, ove per lui del tutto inutile nella propria ricerca di una moglie dotata di negromantici poteri in grazia alla quale poter riottenere occasione di libertà dalla propria prigionia, ritrovandosi, proprio malgrado, altresì costretto in grazia di un inviolabile giuramento da lei estortogli a non rivolgere direttamente le proprie offensive né nei confronti della non voluta coniuge, né a discapito delle sue due compagne dell'epoca. Giuramento saggio, quello da lei così ottenuto, che pur anche stolido si era successivamente dimostrato, nel non aver previsto di tutelare alcuna delle tre donne da azioni indirette, quali quelle volte a colpire coloro a loro stesse prossimi ancor prima che le medesime. E così, anche lo stesso Be'Sihl aveva rischiato di morire, nel momento in cui quel semidio aveva voluto rivolgere tutta la violenza del proprio rancore nei suoi riguardi attraverso l'azione della propria stessa, e allora inconsapevole, amata, da lui ingannata con il proprio potere ingannata e, in ciò, convinta dell'insana verità di un mostro necrofago celato dietro le quiete apparenze dello shar'tiagho.
Fortunatamente per lui, in tale occasione, nella quale pur Be'Sihl era comunque stato seriamente posto prossimo a una prematura dipartita dal regno dei vivi, venendo ferito in maniera sufficientemente grave, al punto tale da costringerlo successivamente a un lungo periodo d'inerme incoscienza a letto, i suoi stessi dei, da lui mai rinnegati, gli erano venuti in aiuto, in soccorso, permettendogli di liberare la propria amata dall'influenza negativa del suo sposo in grazia all’imposto contatto fra il suo arto mancino e un bracciale dorato di manifattura shar'tiagha, nella fattispecie votato al dio Ah'Pho-Is, signore degli inganni. Una benedizione, quella per lei derivante dalla presenza di tale monile, utile a concedere alla mente della donna una nuova possibilità di autodeterminazione che pur, nell'esistenza di una figura estranea al suo pantheon e pur di ipotetiche origini divine, non avrebbe dovuto sussistere, e che pur, per grazia di una sconfinata benevolenza divina, non aveva visto tradite le aspettative di quel figlio del popolo eletto, garantendogli quanto da lui sperato al punto tale da inibire in maniera duratura ogni possibilità di diretto contatto fra i due sposi antagonisti. Sfortunatamente per lui, proprio a seguito di tale occasione, Be'Sihl si era ritrovato a diretto, personale, privato, contatto con lo stesso Desmair, il quale, per ragioni di convenienza, aveva allora deciso di stringere un patto di non belligeranza con l'amante della propria stessa novecentoundicesima e attuale moglie, addirittura concedendogli di salvarsi da un tragico destino verso il quale, sventuratamente, era stato condannato in conseguenza della cattura da parte di una carovana di mercanti di schiavi. Un patto in conseguenza al quale lo shar'tiagho non avrebbe potuto ovviare a temere per la propria anima e che pur, dall'epoca di tali eventi, non era sembrato successivamente tornare a imporre ulteriori spiacevoli sviluppi, né per sé, né per la propria amata.

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