11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 9 ottobre 2012

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« Vittima… di che?! » ripeté ella, inarcando il sopracciglio destro, nell’osservarlo con fare critico.
« Pregiudizi. Pregiudizi di natura estetica. » confermò il semidio, con palpabile soddisfazione, in tal modo condannandola senza maggiore pietà rispetto a quanto a lui sino ad allora offerto « Altrimenti detto: sei un’ipocrita, moglie mia. » incalzò, addirittura gongolante « Ti disgusta l’idea che tua sorella abbia una relazione con un dio solo perché l’aspetto di questo non rientra entro i canoni propri di ciò che giudichi bellezza, e poi sei la prima ad attaccare chiunque tenti di giudicarti per il tuo aspetto, tacciandolo di rozza ignoranza e pretendendo di essere molto di più di quanto appari… »
« Temo che tu sia leggermente fuori strada, maritino. » cercò di negare la donna, scuotendo appena il capo e sorridendo, a minimizzare il valore delle sue affermazioni « Io non giudico mia sorella, posseduta da tua madre, perché se la intende con tuo padre. Io giudico il concetto stesso di unione fra un dio e una mortale… soprattutto quando le conseguenze di ciò sono le stesse che sto osservando ora. » riferendosi, necessariamente, al proprio stesso interlocutore.
« Pregiudizio. Ancora pregiudizio. » asserì Desmair, irrevocabilmente fermo su quelle posizioni « A te non interessa neppure prendere in esame il contesto. A te interessa, semplicemente, puntare il dito contro il risultato, ove questo non è bello… innanzi al tuo sguardo. Il mio aspetto ti disgusta? Con la mia pelle rossa. Le mie enormi corna. Le mie zampe da ungulato che tanto mi rendono simile ai vostri demoni? E questo mi rende, di conseguenza, non solo qual sgradito… ma, addirittura, qual malvagio ai tuoi occhi, un avversario da combattere e uccidere. Come tutti i mostri sulla pelle dei quali hai edificato la tua fama… colpevoli, semplicemente, di essere belve diverse da ogni altra più comunemente diffusa. » arringò « Non credo che la gloriosa leggenda associata al tuo nome sarebbe tale se te la fossi presa con un vitello. O con un maiale… »
« Di porci, nella mia vita, ne ho affrontati molti… non ti credere. » osservò la Campionessa di Kriarya, ovviamente giuocando attorno al concetto lì espresso « Tuttavia, effettivamente, nessuno di loro mi ha mai offerto particolare ragione di soddisfazione, a dispetto di altri avversari. » precisò, sospirando « Detto questo… davvero tu sei convinto di apparire osceno innanzi al mio sguardo per una mera questione d’immagine? O, anche, che le mie scelte siano influenzate dal mio senso estetico, nel giudicare il bello qual buono e il brutto qual cattivo?! »
« Vuoi forse negarlo? » la sfidò.
« Certo che lo nego. » annuì ella, ritraendosi appena da lui « Il fatto che io ti giudichi un grandissimo figlio di una lurida cagna purulenta, oltre al fatto che ho scoperto essere realmente così in quel poco che ho potuto conoscere tua madre, deriva non dal fatto che tu sia un… mostro… ma dal fatto che tu ti comporti qual tale! Fossi tu, anche, un uomo splendido, incarnazione di tutti i miei più intimi sogni erotici, ti posso assicurare che resteresti comunque lo stesso grandissimo figlio di una lurida cagna purulenta che sei, comportandoti in questo modo. Perché? Ma perché vivi a discapito degli innocenti… di più di novecento povere mogli che, prima di me, si sono ritrovate immolate su una empia ara a soddisfazione dei tuoi capricci, per colmare, con le loro vite e, ancor più, con le loro morti, il vuoto esistente in quell’esistenza immortale che tu chiami vita e che io, invece, definirei qual follia. E, oltre a loro, dozzine, centinaia, migliaia forse, di altri spettri, dei quali ti sei circondato sottraendoli al riposo eterno che avrebbe dovuto essere loro di diritto. Oppure di Fath’Ma!… » indicando il soggetto in questione « Una ragazza splendida, frizzante e piena di vita, che ha commesso qual proprio unico errore quello di affezionarsi a me… e che per questo sta ancora pagando un prezzo privo di possibilità di definizione. » argomentò, arringa in replica a quella proposta a sua condanna « Questo ti rende il mostro che sei… non le corna, non gli zoccoli, non quel naso e quel mento simili al becco di un rapace. »

Un necessario momento di silenzio si impose fra loro in conseguenza a quelle parole. Ognuno aveva espresso la propria posizione e ognuno, a modo proprio, avrebbe potuto vantare ragione e torto in quanto asserito. In verità, ed entrambi erano consci di ciò, a differenza di una qualunque canzone, di una qualche leggenda atta a intrattenere le folle intorno a un fuoco la sera tarda, nella vita quotidiana, nell’esistenza reale, il dualismo tanto caro ai bardi non avrebbe potuto essere riscontrato in termini tanto netti, tanto ben definiti, sancendo un buono e un cattivo, il bene e il male nelle loro accezioni più generali.
Midda Bontor, che pur in molti consideravano esponente di una fazione positiva, era ben lontana dal poter essere considerata l’eroina leggendaria protagonista di tutte le leggende composte nel merito delle proprie imprese. Pur, infatti, avendo vissuto tali gesta, avendo superato limiti inviolabili e avendo vinto nemici imbattibili, ella non era mai stata un indomito cavaliere, votato al coraggio e alla virtù: ella aveva mentito, aveva rubato, aveva ucciso, e, quasi sempre, aveva agito in tal senso solo perché pagata per muoversi in simile direzione, e non per un qualche fine superiore, per un senso di bene comune. Certamente non erano mancati momenti che, volendo, sarebbero potuti essere definiti di reale eroismo. Ciò nonostante, un paladino del bene, e del bene assoluto, non si sarebbe mai spinto a uccidere i propri nemici, o a farlo senza dimostrare il benché minimo rimorso, mentre per lei tutto ciò era, e sempre sarebbe rimasta, la via naturale per la risoluzione di determinati problemi.
Considerarsi, pertanto, moralmente superiore al proprio sposo, sarebbe stato per lei un errore che, oggettivamente, avrebbe potuto renderla tacciabile di ipocrisia. Errore che, ella, non desiderava compiere, per non rendersi attaccabile innanzi al suo sguardo.

« Quindi, seguendo il tuo ragionamento, tu non sei una vacca perché sembri essere tale, a partire da quella coppia di bisacce fuori misura che ti trascini dietro a discapito della tua schiena… ma perché le tue azioni ti rendono tale, rimbalzando da un uomo all’altro senza il benché minimo pudore, e tradendo il tuo sposo a poche settimane dal nostro matrimonio. » volle rielaborare il concetto da lei appena suggerito, per rivoltarglielo contro.
« Può essere. Se non fosse che questa, ovviamente, è una concezione ipocrita, patriarcale e maschilista in contrasto a tutto il genere femminile, nella quale voi maschietti amate crogiolarvi come dei maiali alla vista della pastura nel trogolo. Giusto per restare in tema. » sorrise ella, dimostrandosi nuovamente forte, soprattutto innanzi a un’accusa tanto debolmente imbastita « Perché voi uomini vi sentite in diritto di rimbalzare da una donna all’altra, giusto per usare le tue parole, considerandovi per questo dei grandi conquistatori, dei re di un regno inesistente, sultani al centro di un harem nella più lurida concezione del termine. Però non appena scoprite che una donna non è rimasta in virginale attesa della vostra deflorazione, allora questa è ridotta automaticamente al rango di prostituta, considerata simile a una cagna in calore e del tutto immeritevole di qualunque genere di rispetto. » argomentò « Ma... permettimi di offrirti questa notizia, forse straordinaria nel confronto con una tanto elevata concezione della donna: il sesso piace anche a noi. E quando dico che il sesso piace anche a noi, non intendo che, per questo, ci piaccia l’idea di chissà quale oscena orgia: intendo semplicemente che piace anche a noi. » puntualizzò, senza arrossire vittima di falsi pudori a quelle parole « Ragione per la quale, non dobbiamo essere condannate in misura maggiore rispetto a quanto non lo siate voi maschietti se, al termine di una relazione, non ci suicidiamo o non esprimiamo un voto di castità, qual punizione autonomamente inflitta per tale disgrazia. »
« Ho avuto diversi uomini?… E’ vero. Assolutamente e innegabilmente vero. » proseguì rapida, prima che egli potesse intervenire nuovamente « Ho mai tradito la fiducia di qualcuno di loro?... E’ falso. Perché, nel periodo in cui sono stata con ognuno di loro, ho vissuto una relazione assolutamente monogama e priva di colpi di testa, a differenza di quanto forse il mio rapporto spensierato con il mio corpo e con la mia sessualità potrebbe spingere a credere. » spiegò, per poi concludere « Non ho rispettato il nostro matrimonio?!... E’ vero. E non l’ho rispettato perché, lo sappiamo entrambi, è stata una farsa. E se anche, in questo momento, io mi ritrovo a essere legata a te innanzi agli dei tutti, al punto tale che gli scagnozzi di tua madre non possono uccidermi, fidati di me quando ti dico che non mi sono mai sentita meno legata a qualcuno quanto poco mi sento legata a te, Desmair. Matrimonio o no. »

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