11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 29 ottobre 2013

2083


Quando, alfine, Nero recuperò consapevolezza di sé e del mondo a sé circostante, devo riconoscerglielo, ebbe a dimostrare maggiore autocontrollo di quello che avrei potuto attribuirgliene, soprattutto a seguito degli eventi appena occorsi. Entro certi versi, quel breve periodo di svenimento, fu per lui sicuramente utile a smaltire le emozioni in eccesso e a concedersi la possibilità di ritornare coerente con l’immagine che, in occasione del nostro primo incontro, aveva offerto di sé.
Per tale ragione, quindi, da parte sua non vi furono né grida rabbiose, né imprecazioni, e neppure, a ben vedere, tentativi volti a cercare libertà dal blocco impostogli dal mio asciugamano, nel limitarsi, banalmente, a restare lì, immobile e ciondolante, quasi ciò avesse a doversi riconoscere quanto di più ovvio esistente al mondo; oppure, e forse persino peggio, quasi ciò non avesse per lui a doversi riconoscere quanto qualcosa per cui sarebbe valsa la pena di prendersela a male, di spendere  una sola parola, un solo insulto, un solo grido, o, ancor meno, un solo gesto. Terza opportunità, che mi volli concedere di prendere subito in considerazione qual la più corretta: nel giudicare l’operato del mio antagonista con il medesimo criterio di valutazione che avrebbe potuto appartenermi ove posta nelle sue identiche situazioni, fu poi quella atta a considerare tutto quello una semplice dimostrazione di forza nei nostri riguardi, nel desiderio di non offrirci soddisfazione alcuna nei termini che, altresì, avrebbero potuto ritrovarci più appagate.
A prescindere dalle ragioni per le quali egli ebbe a comportarsi come si comportò; quando Nero recuperò coscienza, si limitò, semplicemente, a spalancare gli occhi, e a volgere il proprio sguardo prima in direzione dei propri piedi bloccati, poi del pavimento al di sopra della propria testa e a debita distanza da ogni possibilità di contatto per le proprie mani, infine verso di noi che, doccia conclusa, lo stavamo attendendo con pazienza, certe, quella sera, di poter avere molto più del tempo abitualmente a nostra disposizione per la doccia, ove la sua presenza fra noi avrebbe potuto significare, solamente, un nuovo coinvolgimento delle guardie carcerarie in suo sostegno, in suo appoggio, tale da escludere, pertanto, tempistiche ristrette a suo… e, quindi, nostro discapito.

« Il fatto che io sia ancora in vita, e che voi siate lì, immobili, in mia attesa, ritengo abbia a considerarsi qual evidenza di un desiderio di confronto verbale con me, in misura non inferiore rispetto a quello che, pocanzi, io ho espresso nei vostri riguardi. » scandì, con maggiore serenità possibile, visto e considerata la sua posizione, e lo spiacevole accumularsi del sangue nel cervello « Bene. » annuì, concedendosi, addirittura, un sorriso sornione in tal senso « Vorrà dire che sarà mia premura, ora, dimostrarvi quanto diverso possa aversi a considerare diverso il comportamento di un esponente di una razza superiore, qual la mia, rispetto a quello di una razza violenta e barbarica, qual la vostra. »
« Quasi mi mancava un delirio razzista da parte sua… » suggerii, non tanto rivolgendomi direttamente a lui, quanto e piuttosto a Duva, che, per nostro precedente accordo, era stata scelta al fine di interloquire con il nostro ospite, forte di quella pur minimale diplomazia che, purtroppo, a me difettava quasi completamente e che, per quanto sarei stata comunque capace di offrire buon viso a cattivo giuoco ove necessario, mi avrebbe allora preferita veder impegnata a prendere a calci quel volto di tenebra, almeno quanto sufficiente a cancellargli ogni traccia di sorriso « … peccato non abbia farcito il tutto con qualche insulto al nostro sesso, giusto per gradire. » soggiunsi, sospirando, e decidendo, in ciò, di incrociare le braccia al di sotto dei seni giusto per mantenere sotto controllo anche le mie mani, così come già, obbligatoriamente, lo erano le gambe, nel mostrarmi allora seduta a terra, al pari della mia compagna di prigionia, e a un’altezza allora utile a confrontarci in maniera comoda con il nostro antagonista.

Al di là del mio sfogo, se non necessario, comunque in parte richiesto dal contesto e, soprattutto, dal desiderio di non offrirmi del tutto passiva innanzi a Nero dopo essere stata, fondamentalmente, salvata dall’intervento di Duva a fronte di una situazione di spiacevole difficoltà; da parte della mia compagna e, allora, interlocutrice eletta, non vi fu evidenza di volontà alcuna di replica nei miei confronti né, parimenti, da me fu allora attesa, non desiderando in alcun modo, in alcuna misura, ripetere nuovamente il giuoco nel quale già ci eravamo impegnate in precedenza e che pur, all’atto pratico, aveva infine offerto i propri frutti. Ormai, Nero, da possibile carnefice era stato lì ridotto al ruolo di vittima e, in ciò, alcun nuovo impegno atto a suscitare in lui nervosismo o ira avrebbe pertanto avuto senso.
Così, allorché replicare al mio indirizzo, la mia amica fece proprio il ruolo concordato e offrì tutta la propria attenzione, tutto il proprio riguardo, in direzione del nostro ospite, a lui rivolgendosi con non minore quiete e formale cortesia rispetto a quanto da lui appena ottenuta…

« Signor Nero. » riprese, ricorrendo ancora una volta a quella particolare declinazione per abituarmi alla quale mi ci sarebbe voluto, indubbiamente, molto tempo, proponendosi quale concreta, e forse incolmabile, differenza linguistica fra l’educazione di una vita intera e qualcosa, allora, di completamente alieno, in misura forse persino superiore all’idea stessa di viaggi attraverso lo spazio e le stelle, laddove, nel mio mondo, persino ai sovrani e a qualunque aristocratico signore, non sarebbe mai stata rivolta una forma dialettica diversa da quella destinata all’ultimo fra tutti i pezzenti « Al di là di una banale dimostrazione di superiorità nei nostri confronti, e con essa lo sfoggio di quante risorse siano in suo possesso anche all’interno di questa struttura carceraria benché lei abbia a dover essere riconosciuto comunque un prigioniero, né più, né meno rispetto a noialtre; voglio credere che, alla base della sua inattesa visita, avesse a doversi riconoscere qualcosa di più profondo. » premesse, prima di giungere al punto « Prima ha accennato a un’alleanza… che genere di alleanza? E, soprattutto, per quale scopo…?! »
« La prego, signora Nebiria, di non voler offendere la sua stessa intelligenza con domande di cui, sono certo, possa essere per lei estremamente semplice giungere in maniera autonoma a una risposta più che consona, assolutamente adeguata e del tutto corretta. » replicò pertanto l’interrogato, continuando a sorridere apparentemente sereno, e sforzandosi di apparire, se possibile, ancor più tale nel risollevare le mani in direzione delle tasche della propria uniforme carceraria, per lì infilarle al fine di assumere una postura, se possibile, più naturale rispetto a quella che, sino a quel momento, lo aveva veduto pendere come un manzo al gancio del macellaio « Del resto, come ha appena sottolineato, al di là di quanta autorevolezza sia stato in grado di conquistare all’interno di questo istituto di pena, quanto purtroppo ha comunque a doversi considerare indubbio è il fatto che io, qui, nulla sia di più che un semplice carcerato vostro pari, mentre là fuori molte… addirittura troppe questioni attendono la mia supervisione, il mio coinvolgimento in prima persona. » argomentò, esprimendosi a partire dal presupposto che, da parte nostra, vi potesse essere una qualche consapevolezza nel merito di chi egli fosse e di quanto stesse narrando, benché, almeno personalmente, sino a quel momento non mi fosse stato fornito alcun dettaglio a tal riguardo « Quindi… » soggiunse, lasciando volutamente in sospeso la frase.
« Quindi lei sta cercando in noi delle alleate utili a pianificare un’evasione da qui. » concluse Duva, socchiudendo appena gli occhi e osservando con rinnovato interesse il nostro interlocutore, non potendo di certo sottovalutare l’importanza di quelle parole.
« Pianificare… no. » scosse il capo Nero, escludendo quietamente simile eventualità « Il piano già esiste e, senza nulla voler pregiudicare delle vostre… capacità strategiche, non ritengo che voi due possiate offrire qualche particolare valore aggiunto alla definizione del medesimo. » escluse, ribadendo in ciò, al di là delle sue stesse parole per così come appena pronunciate, tutto il proprio pregiudizio a nostro discapito, nel non prendere neppure in esame l’eventualità secondo la quale due donne, e donne umane, potessero contribuire in qualche modo a un compito volto a sfruttare in maniera positiva il proprio intelletto « Ciò non di meno, a oggi, ciò di cui sono, mio malgrado, rimasto carente, ha da intendersi proprio la presenza di collaboratori sufficientemente abili da poter permettere a tale piano di essere condotto a compimento senza che si abbia a trasformare in un colossale fallimento. Collaboratori… scusatemi, collaboratrici… che, in voi, credo proprio di aver altresì individuato. »

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