11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 8 novembre 2013

2093


« … Lys’sh. E’ tutto tuo. » sentenziai, accettando di farmi da parte in quello scontro così come, molti anni prima, mi ero fatta da parte innanzi all’esigenza di imporre giusta condanna sul fato di un certo sadico aristocratico, che avrei ben volentieri ucciso, e che, come già rievocato, mi ero anche spinta a inchiodare a terra con la sua stessa spada, ma la sorte del quale riconobbi non competermi… non innanzi all’esistenza di chi avrebbe potuto vantare maggiore diritto rispetto a me, a me per cui quella sarebbe stata una semplice sfida come già molte altre nella mia vita « Io mi accontenterò dei suoi scagnozzi. »
« … come?! » esitò Nero, contraddetto da quella mia scelta, da quella mia dichiarazione che, ancora una volta, evidentemente, andò in contrasto con ogni sua aspettativa, con l’analisi che doveva aver compiuto di me, del mio carattere e della mia personalità « Vorresti davvero risolvere tutto con un duello fra me e questa sporca mezzosangue?! »
« Escludendo la parte relativa alla “sporca mezzosangue”… sì. Proprio così. » annuii, con spontaneità che, mi vanto di poter pensare, dovette apparire ancor più disarmante di quanto non avrei potuto sperare risultasse « Quale fine potrebbe essere migliore, per la tua leggenda, se non quella di una sonora batosta da parte di una giovane donna in parte ofidiana e in parte umana, e in tutto e per tutto rappresentativa di quanto hai sempre dimostrato di disprezzare, di odiare e, peggio ancora, di voler distruggere?! » domandai con tono retorico, nel sottolineare tutto ciò con una scrollata di spalle.
« Non puoi parlare sul serio… » tentò di obiettare, con voce tremante d’ira a quell’idea, a quella prospettiva.
« Questa è la tua fine, Nero. » sancii, sicura di quanto, al di là della mirabolante forza propria di quelle due braccia meccaniche, egli non sarebbe riuscito a trionfare nel confronto con la brama di vendetta ardente nel cuore della mia nuova compagna d’arme « E sarà il nome della mia amica Lys’sh a essere associato a tale evento, nella tua storia. La tua storia che non entrerà mai a far parte della Storia e che, dopo oggi, sarà presto dimenticata come una vicenda marginale, di un povero pazzo, una mente disturbata a cui, purtroppo, molti esaltati hanno stolidamente prestato attenzione, dannandosi nel sangue di troppe vittime innocenti. »
« Uccidetele… uccidetele entrambe! » esplose egli, furibondo, indirizzando i propri uomini in nostro contrasto.

Ma dove anche, in occasione del nostro primo scontro, il coinvolgimento di armi da fuoco era stato scongiurato in grazia di un gesto quasi disperato, qual era stato quello che mi aveva visto scagliare dei frammenti di roccia quali proiettili volti a uccidere coloro che, in una battaglia che, sino ad allora, si era evoluta sotto un profilo di natura esclusivamente fisica, avevano cercato di addurre un ben diverso fattore; in quel nuovo contesto, in quella nuova occasione, in nostro soccorso non si presentò alcuna tanto fortuita, quanto improvvisata scelta, nel ritrovarci, altresì, a essere tutelate dai limiti propri dell’abuso stesso della tecnologia.
Perché, ove pur le armi laser e al plasma con le quali Nero e i suoi si erano allora presentati all’ufficio del direttore avrebbero potuto rapidamente porre fine a ogni nostra speranza in sua opposizione; tutto il potere, tutta la straordinaria potenza distruttiva di tali armi si ritrovò, suo malgrado, a essere del tutto inibita dall’intervento di un bel giocattolino attivato, per l’occasione, dallo stesso intestatario del palcoscenico eletto per quell’ultimo atto. Un giocattolino, un estremo meccanismo di sicurezza di cui neppure Nero avrebbe potuto conoscere l’esistenza, per quanto, forse, avrebbe dovuto quantomeno presumerla, se non fosse stato troppi pieno di sé per non farlo, utile a penetrare all’interno dei sistemi di controllo di tutte le armi lì presenti, tutte irregolarmente sottratte all’armeria dei secondini, imponendo loro un irrevocabile disarmo.

« Nuovi mondi. Vecchi giochi. » commentai, concedendomi un ultimo sorriso prima della serietà più assoluta, nel mentre in cui, consapevolmente, trasformai il mio volto in una gelida e inumana maschera priva di ogni parvenza di pietà, qual mai, alcuno fra loro, avrebbe ritrovato in me « Nessuna arma O davvero credevi che, per garantirti di essere il più intelligente, tutti gli altri sarebbero dovuti essere necessariamente degli stupidi…?! »
« Lurida… vacca… » tuonò, sempre più vittima della propria ira, ira conseguente al ritrovarsi costretto ad assistere al sempre più rapido declino di ogni propria brama di potere, di ogni proprio sogno di gloria, lì infrantosi come una debole onda contro l’imperturbabile solidità di un litorale roccioso.
« E ora… come stavo dicendo… » iniziai a dire.
« Sei mio… Voor Lonnegerth! » concluse, per me, la giovane Lys’sh, rimasta fedele alla strategia concordata sino a quell’ultimo istante e, giunta finalmente a quel punto, consapevole che più nulla si sarebbe frapposto fra lei e la sua vendetta.

Sinceramente… benché questa storia sia la mia storia, così come ho chiarito sin dall’inizio del mio resoconto, a qualcuno potrebbe davvero interessare seguire, ora, le vicende della sottoscritta, e di come mi ritrovai intenta a sbarazzarmi, in maniera secca e definitiva, del drappello di fedelissimi con i quali Nero aveva voluto circondarsi nell’attuazione del proprio piano? Oppure siamo tutti concordi nel ritenere come, al centro della vicenda, abbia a doversi considerare soltanto lo scontro fra il gran capo di tutti i cattivi e la giovane eroina che, alla sua disfatta, aveva votato la propria stessa esistenza, al punto tale da fare di tutto per finire lì incarcerata insieme al destinatario eletto per la propria brama di vendetta?!
D’accordo… ammetto di star giocando un po’ sporco in questa mia apparente ricerca di un volto comune, atto a concentrare l’attenzione di tutti sulla sfida fra Nero e Lys’sh, dal momento che, qual autrice di queste righe, non posso essere comunque raggiunta dall’opinione di coloro che mai le leggeranno. Ciò non di meno, per quello che vale, persino il mio interesse avrebbe avuto a doversi riconoscere più rivolto verso quello scontro allorché ogni altro da me stessa contemporaneamente affrontato, in misura tale da non permettermi neppure di prendere in esame l’idea di concedere una qualunque occasione di sopravvivenza agli sventurati contro i quali mi scagliai, desiderosa, semplicemente, di imporre loro morte nel minor tempo possibile, per potermi concedere l’occasione di seguire senza occasione alcuna di disturbo, l’evolversi di quella battaglia, di quel conflitto al confronto con il quale ogni altra gesta mia o, altrove, di Duva, avrebbe necessariamente perduto di significato, qual una nota a margine rispetto all’evento centrale.
Per questa ragione, quindi, mi si voglia perdonare per la leggerezza con la quale, addirittura, non affronterò neppure la descrizione di quanto io stessa compii nel frattempo; nel preferire concentrare tutta la mia pur inesperta mano, almeno nell’arte della narrativa, solo ed esclusivamente sulla straordinaria danza di morte nella quale ebbe a impegnarsi la mia alleata ofidiana, in gesti tanto armoniosi quanto sempre perfettamente misurati nella propria letale potenzialità in una misura tale per cui, non voglio negarlo, ebbi addirittura sincera ragione di emozionarmi, persino di eccitarmi, allo stesso modo in cui, già più volte mi è stato riferito, accade solitamente a coloro intenti a osservare me in tal genere di operato. E se, per una volta tanto, fu indubbiamente strano ritrovarsi posta nel ruolo proprio della spettatrice allorché della protagonista, della spalla ancor prima che dell’interprete principale, nulla desidero togliere alla bravura con la quale Lys’sh si pose a confronto con la propria nemesi, con quell’individuo che, per lei, incarnava né più, né meno, lo scopo di un’esistenza intera, così come, solo qualche tempo prima per me era accaduto nel giorno in cui, con mia sorella Nissa, eravamo giunte al confronto finale.
Quindi, esattamente come stavo dicendo…

« Sei mio… Voor Lonnegerth! » definì la giovane donna rettile, non sforzandosi più di trattenere le proprie membra immobili per un solo, ulteriore istante, attratta dalla prospettiva di poter, finalmente, pareggiare i conti con lui così come una falena si sarebbe dimostrata attratta dalla fiamma di una lanterna, egualmente disinteressata al rischio di potersi ritrovare, proprio malgrado, bruciata da tale, irresistibile luce.

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