11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 29 novembre 2013

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« Chi siete…? » volle concedersi opportunità di domandare Duva, anche laddove, obiettivamente, non si sarebbe mai attesa qualche possibilità di replica da parte loro « … cosa volete?! » insistette immediatamente, incalzando con quella seconda, e forse ancor più importante, questione, anche laddove, probabilmente, non avrebbe ottenuto maggiore soddisfazione rispetto alla precedente.
« Silenzio! » impose la voce da dietro la luce, replicando né più, né meno, come sarebbe stato ampiamente prevedibile accadesse « Non parlate… non fiatate nemmeno. » proseguì, a migliore definizione del proprio ultimo ordine « Non ci interessa quanto potete aver a dire. Non per ora, quantomeno. »

Mi permettete un nuovo giochetto dei presupposti, come poco fa? E’ divertente!
Presupposto uno: a bordo del treno, tutta quella vicenda aveva avuto origine da un invito, rivolto alla sottoscritta, a evitare scherzi di sorta, perché tanto avrebbe dovuto essere considerato chiaro, palese, evidente quanto fosse a me richiesto in quel frangente. Che poi, all’atto pratico, non avessi la benché minima idea di quanto ciò avrebbe dovuto concretamente significare, avrebbe avuto a doversi considerare un particolare di secondaria importanza, almeno dal loro personalissimo punto di vista.
Presupposto due: pur avendoci appena imposto il silenzio, i nostri interlocutori… il nostro interlocutore, ove sino a quel momento soltanto uno aveva realmente preso la parola, aveva appena lasciato intendere, e senza richiedere in tal senso un particolare sforzo in termini di sensibilità o, peggio, di perspicacia, quanto da parte nostra sarebbe stata attesa una qualche dichiarazione, tale per cui, al tempo presente, avremmo dovuto tacere ma, probabilmente di lì a breve, una volta rese palesemente inoffensive, sarebbe stato necessario, per noi, accontentarlo, raccontando ciò nel merito del quale desiderava avere da noi chiarificazioni.
Presupposto tre: eravamo ancora in vita. Magra consolazione? Mera retorica? Assolutamente no. No, soprattutto, nel considerare quanto tutt’altro che ovvio, ben lontano dal considerarsi scontato, potesse essere per noi, allora, poter vantare ancora ottima salute… ferita al laser al di sotto del rene della sottoscritta esclusa. Fosse stato, infatti, interesse di quel gruppo di cacciatori, chiunque essi fossero, accopparci, avendo la possibilità di sorprenderci, così come avevano ampiamente palesato aver avuto in quel frangente, non avrebbero dovuto rendere proprie particolari ragioni di freno, tali da sottoporci a quel teso rituale di imprigionamento al quale, lì, chiaramente desideravano destinarci.
Presupposto quattro: ero ferita. E in quanto tale, sofferente. E, per questo, indubbiamente pericolosa nel non aver voglia di concedere particolare tolleranza ad alcuno. Non tanto a un alleato… figurarsi a un avversario.
Conclusione: dati i presupposti uno, due, tre e, soprattutto, quattro… beh… c’è davvero bisogno che sia io a trarre le somme?!

« Ora alzate lentamente le mani e portatele dietro la testa. » riprese la voce, nel proseguire con forzata serenità in quelle istruzioni, del tutto ignaro nel merito di quanto, in cuor mio, egli avesse a doversi considerare già morto o, probabilmente, avrebbe ostentato meno sicurezza, a meno di non volersi dimostrare del tutto disaffezionato alla propria stessa vita « E niente gesti bruschi, mi raccomando. »

Con occhi ineluttabilmente lacrimanti per effetto di quella luce ancora fissa contro il mio viso, e pur, ormai, già capace di riconoscere i profili delle mie due compagne innanzi a me, nell’iniziare ad abituarmi a quella nuova condizione, offrii per prima apparente ubbidienza a quella richiesta, iniziando a muovere con gesti lenti e controllati le mani verso l’alto,  a confermare in tal modo la mia più quieta resa.

« Forza! » insistette il nostro antagonista, nel confronto con l’immobilità dimostrata da parte delle mie sorelle di fato che, così come anche io potei notare, ancora sembrarono rifiutarsi di accennare il benché minimo movimento e, soprattutto, la benché minima accettazione di quella sconfitta, di quell’imprigionamento così come, apparentemente, pur non ci sarebbe potuta essere concessa alternativa utile sulla quale operare « Se credete che ci possa essere, da parte nostra, qualche remora a uccidervi soltanto perché siete delle donne, avete sbagliato i vostri calcoli… »
« Fate come dice… » suggerii, con voce non serena, non tranquilla, ma neppure agitata o inquieta, nell’offrire, anzi, totale gelo a contorno di quell’invito, di quel sostegno alle parole del nostro antagonista, con la mia mente e con il mio cuore già rivolta alla battaglia che di lì a breve sarebbe esplosa e, in tal senso, già privatami di ogni emozione, di ogni sentimento e, con essi, di ogni preoccupazione, al di là della ricerca del sangue di quegli sciagurati.
« Stai zitta, razza vacca da monta. » venni rimproverata, con sempre ben minimale originalità nella scelta degli appellativi a me destinati, che, nel mio mondo come in ogni altro, sembravano comunque e ostinatamente ruotare intorno alle mie forme e proporzioni, ancor più che a ogni altro dettaglio della mia pur, spero, affascinante personalità « Non ho bisogno del tuo aiuto! »

Bisogno o meno che egli potesse avere, nell’udire la mia voce e, soprattutto, nel riconoscere il tono da me allora adottato, Lys’sh e Duva superarono ogni esitazione, ogni ritrosia e, con la lentezza pretesa, iniziarono a sollevare ambo le mani, per condurle, a propria volta, al di sopra delle proprie teste, in attesa di quanto, avevano ormai compreso, presto sarebbe occorso.
Soltanto quando tutte e tre fummo in posizione, con le mani levate dietro il capo, un gruppo di altre sei figure comparve dalle tenebre dietro la luce, con armi spianate nella nostra direzione, a dimostrare quanto, da parte loro, non avrebbe dovuto essere riconosciuta alcuna volontà rivolta al giuoco, allo scherzo, e, ciò non di meno, in movimento verso di noi, là dove, allora, non avrei potuto che desiderare giungessero.

« Attenti alla chimera… ha già steso i ragazzi del primo gruppo. » suggerì la solita voce, ora rivolgendosi al nostro indirizzo, quanto a quello dei suoi stessi compagni, di coloro che, indistinti nella luce che pur non stava smettendo di accecarci, si stavano a noi approssimando; invitandoli, in tal senso, a concentrare la propria prudenza in direzione di Lys’sh, responsabile, obiettivamente, di un bel successo a loro discapito.

In tre, quindi, si chiusero attorno all’ofidiana e, colpendola dietro alle ginocchia, la costrinsero a inginocchiarsi a terra, probabilmente al fine di riservarsi maggiore  serenità nel confronto con lei e con la minaccia da lei rappresentata. Con straordinaria dimostrazione di autocontrollo, in tutto quello, la mia amica si costrinse a non reagire, a non concedere loro provocazione, dimostrando, ancor più che timore nei loro riguardi, fiducia nei miei, e, in particolare, in quelle poche, semplici parole che, ella era consapevole, erano da parte mia state pronunciate con la medesima solennità di una promessa, e di una promessa volta alla nostra salvezza, al nostro trionfo, se solo mi fosse stata concessa libertà di agire così come, in tal senso, stava dimostrando volermi garantire.
Nel contempo di ciò, altri tre, nel gruppo dei nostri antagonisti, proseguirono verso Duva e la sottoscritta. E fu soltanto in quel momento che un’altra voce, in quel compatto dispiegamento di forze, ebbe a levarsi, per riferire un messaggio a chi, ancora, non si era mosso da dietro la luce puntata contro i nostri volti…

« Ehy… la rossa è stata colpita! »

Un’osservazione, quella in tal modo scandita, che da parte mia non avrebbe potuto che essere accolta con una certa benevolenza di fondo, e che, in tal contesto, in simile situazione, alla luce di quanto avevo già stabilito sarebbe accaduto, non poté che lasciar guadagnare, a colui che potei identificare come il responsabile per quell’asserzione, il diritto a morire per ultimo… anche dopo il suo compagno che, vigliaccamente, si stava ancora tenendo a distanza di sicurezza da noi.

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