11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 13 ottobre 2017

2337


« Ma dove eri finita…? Ci stavamo iniziando a preoccupare… »

A porre tale, curiosa, domanda fu Mars Rani, il capo tecnico della Kasta Hamina, nel momento in cui la donna guerriero ebbe a far ritorno davanti al centro commerciale là dove lui e Har-Lys’sha, una giovane e seducente ofidiana a sua volta impiegata all’interno del loro comune equipaggio, erano entrati per alcuni rifornimenti, alcune spese utili. Spese, in particolare, guidate dal desiderio dello stesso meccanico di procurarsi materiale utile, componentistica necessaria per tradurre in realtà un progetto di schermatura delle gondole motori nel merito del quale si era impegnato nel corso di quegli ultimi tre mesi, da dopo una spiacevole disavventura nel corso della quale un campo di radiazioni cosmiche aveva fatto estemporaneamente perdere alla loro nave la capacità di entrare in uno stato di sfasamento quantistico, utile a garantirle la possibilità di attraversare straordinarie distanze a velocità terrificanti senza, in questo, doversi preoccupare di quanto un solo granello di pulviscolo siderale, intercettato inavvertitamente, avrebbe potuto decretarne la distruzione.
Una richiesta di delucidazioni, quella da lui promossa in direzione di Midda, giustificata dall’impegno di lei ad attenderli lì fuori, a non allontanarsi eccessivamente dal centro commerciale all’interno del quale non aveva voluto sospingersi, non tanto per un qualche timore a tal riguardo, nei confronti di quel luogo, quanto e piuttosto per semplice disinteresse, per pura e banale mancanza di attrattiva nei riguardi di un grosso, grossissimo negozio, entro i confini del quale certo avrebbe potuto trovare ogni qual genere di mercanzia, e che pur non le avrebbe potuto offrire lo stesso stimolo rappresentato da un intero, nuovo mondo sul quale ritrovarsi a camminare. Perché, fatta eccezione per Be’Sihl Ahvn-Qa, il suo compagno, il suo amato e amante, originario del suo medesimo mondo e che con lei aveva deciso di condividere quell’avventura, a differenza di chiunque altro ella non avrebbe potuto vantare particolare confidenza con la realtà rappresentata da innumerevoli mondi diversi, mondi sui quali, pertanto, ella non avrebbe potuto rinunciare a voler camminare, a voler anche e solamente passeggiare, spinta, in tal senso, dalla propria consueta curiosità, dalla propria innata brama di conoscere nuove realtà, nuove vite e modi di vivere, immergendosi, quindi, in essi, desiderosa, bramosa di essi, non meno che di una pietanza straordinariamente gustosa. E per quanto anche camminare entro i confini di quel centro commerciale avrebbe sicuramente rappresentato un’occasione per meglio esplorare quel nuovo mondo, quella nuova realtà, ella avrebbe avuto a doversi comunque riconoscere più incuriosita, più attratta, dalle strade di quel mondo, di quella città in particolare, ragione per la quale, riconoscendo la propria presenza qual fondamentalmente superflua, aveva affidato la tutela di Mars alla giovane Lys’sh, riservando per se stessa l’occasione di attenderli all’esterno dell’edificio, per godersi tutto quanto, quel mondo, avrebbe avuto occasione di offrirle.

« Perdonatemi… » replicò ella, stringendosi appena fra le spalle a minimizzare il proprio allontanamento « E’ che avevo intravisto una piazza, poco lontano da qui, è non ho resistito alla curiosità di andare a vederla. » dichiarò, senza alcuna menzogna, e sol, obiettivamente, omettendo quanto fosse poi successo una volta raggiunta quella piazza, nel proprio fugace confronto con gli uomini in nero.
« Non ti sarai andata a cacciare in qualche guaio, non è vero…?! » incalzò, ridacchiando divertita, la giovane ofidiana, splendido esemplare di quella che, un tempo, Midda avrebbe considerato probabilmente un mostro da cacciare e da uccidere, nelle proprie fattezze di donna rettile, e che, tuttavia, in questa nuova e più amplia concezione della realtà, ella aveva imparato a considerare al pari di una sorella minore, oltre che ad apprezzare qual una guerriera di indubbio valore « Sai com’è… conoscendoti… » sottolineò, in un’affermazione che, obiettivamente, avrebbe avuto a dover risultare meno gratuita di quanto ella stesa probabilmente non avrebbe potuto credere, nel conoscere davvero, dopotutto, il carattere di quella donna e la sua straordinaria propensione a trovare occasioni per menare le mani.
« No… ma che dici?! » negò la donna guerriero, sgranando gli occhi e rifiutando in maniera forse sin troppo plateale quella possibilità, quell’eventualità, a disconoscere quello qual un comportamento a lei attribuibile, una situazione per lei ipoteticamente consueta, benché, in verità, fosse appena occorso nulla di più, nulla di meno di quanto così ipotizzato « Quando mai io mi sono cacciata in un qualche guaio…? » insistette, or non tanto nello sfidare la sorte, quanto nell’accogliere la scherzosa provocazione della controparte, così come, se solo non si fosse impegnata a compiere, avrebbe sì finito con il mostrarsi sospetta, avrebbe sì finito con l’apparire colpevole di qualcosa, benché, in verità, nulla di quanto da lei pur effettivamente compiuto avrebbe avuto a doversi intendere qual una colpa innanzi al suo giudizio, non laddove, dopotutto, ella aveva agito solo ed esclusivamente nell’interesse ultimo del benessere di una coppia di pargoli in fuga.
« Credo che la vera domanda abbia a doversi intendere qual “quando mai tu non ti sei cacciata in qualche guaio…?”. O, per lo meno, sono certo che il nostro beneamato capitano la intenderebbe all’incirca in questi termini. » suggerì Mars, intervenendo nella questione nel desiderio di offrire il proprio umile contributo al giocoso dibattito lì in corso « E, molto probabilmente, non mancherebbe a insistere chiedendoti “quanti ne hai uccisi, questa volta…?”. » ipotizzò, in termini non poi così distanti da quella che, molto probabilmente, sarebbe stata allora la realtà dei fatti laddove a Lange Rolamo fosse sorto il benché minimo sospetto nel merito dell’eventualità in cui, durante quegli ultimi minuti, qualcosa potesse essere accaduto.

In effetti, al di là del proprio alfine riconosciuto ruolo di capo della sicurezza della Kasta Hamina, Midda Bontor non aveva avuto immediata possibilità di un facile inserimento all’interno di quell’equipaggio e, soprattutto, non agli occhi del capitano del medesimo.
Lì sopraggiunta, insieme a Lys’sh, qual compagna di ventura, e di malefatte, di Duva Nebiria, primo ufficiale della medesima nave nonché sua comproprietaria e, soprattutto, ex-moglie del buon Lange Rolamo, conosciutesi, riunitesi insieme, per la prima volta, durante una travagliata permanenza di un carcere lunare, là dove erano state condannate, per ragioni diverse, ai lavori forzati nelle miniere di idrargirio; ella aveva avuto a dover pagare lo scotto rappresentato dalla propria squisita affinità caratteriale con la stessa Duva, nel carattere del quale, nelle passioni della quale, e nella propria comune predisposizione ai guai, ella aveva immediatamente trovato una meravigliosa compagna, una vera e propria sorella gemella, al di là di tutte le pur inoppugnabili differenze fisiche esistenti fra loro. Un’affinità straordinaria fra due donne provenienti da realtà, e da concezioni della realtà, così differenti che, se da un lato non aveva potuto ovviare a conquistare la medesima Duva, aprendole, attraverso di lei, la strada alla Kasta Hamina e al ruolo da lei espressamente desiderato di capo della sicurezza, nonché riferimento tattico; sul fronte opposto, le aveva immediatamente procurato non pochi problemi proprio con l’altro comproprietario della nave, il quale, nella sua presenza, nulla di più e nulla di meno aveva voluto intendere se non il tentativo, da parte della propria ex-moglie, di indispettirlo, nel raddoppiare, a bordo della nave di classe libellula, quel genere di comportamenti che, ne era certa, mal sarebbero mai stati tollerati dal medesimo. Una sensazione di dispetto che, dopotutto, non aveva potuto ovviare a trovare apparente conferma e insistenza, nella contemporanea accoglienza rivolta da parte di Duva nei confronti della giovane Lys’sh, la quale, allo sguardo del proprio ex-sposo, non avrebbe potuto inizialmente ovviare di essere ritenuta colpevole, al pari di qualunque altra chimera, così avrebbero avuto a dover essere volgarmente indicate tutte le specie non umane nell’universo, dell’assassinio della prima sposa di Lange, colei in tributo alla quale la loro intera nave era stata battezzata e che, insieme al figlio primogenito da lei ancor condotto in grembo, era stata stroncata nella propria quieta esistenza dall’aggressione da parte di un gruppo di predoni stellari, prevalentemente, o forse integralmente, difficile a potersi discriminare dopo tanto tempo, chimere. E se pur, ovviamente, l’ofidiana in nulla di tutto ciò avrebbe avuto a potersi ritenere coinvolta, il trauma in lui causato da tale duplice perdita era stato tanto forte al punto da imporgli non facile sforzo nell’accettare quella giovane qual membro del proprio equipaggio. Non che egli, tuttavia, avrebbe avuto possibilità alternative in tal senso.

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