11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 17 ottobre 2017

2341


« Il mio nome è Midda… Midda Bontor. » si presentò ai due pargoli, cercando ancora di offrire il proprio tono più sereno e rasserenante, per vincere quell’iniziale ritrosia che essi stavano ancor dimostrando, benché, obiettivamente, tutto ciò avrebbe avuto a doversi ritenere fondamentalmente illogico, considerando quanto, necessariamente, dovevano essere stati loro due a cercarla, a seguirla sino a lì, non potendo essere lì capitati, nel suo stesso istante, per puro caso, in quella che, altrimenti, avrebbe avuto a dover essere considerata non tanto quanto una semplice coincidenza, uno scherzo del destino, ma, piuttosto, l’evidenza di qualsivoglia mancanza di originalità narrativa da parte degli dei, pecca che, in verità, in più di quarant’anni di vita non aveva avuto mai possibilità di verificare « Non sono vostra nemica. E, anzi, credo proprio che voi foste venuti proprio a cercarmi, per chiedermi aiuto contro quegli uomini in nero… dico bene? » ribadì il concetto precedente, sperando che, in questa nuova occasione, esso potesse giungere con maggiore successo alla loro attenzione, superando anche quel pur comprensibile timore, quella pur spontanea paura che, dopotutto, non avrebbe avuto a dover essere in alcuna maniera colpevolizzata, laddove, obiettivamente, meritevole di averli mantenuti in vita, e liberi, sino a quel momento.

E se, ancora, per pochi istanti, i bambini fremettero fra le sue mani, nell’intento comunque infruttuoso di allontanarsi da lei, a seguito di quell’ulteriore tentativo essi sembrarono iniziare lentamente a placarsi, al punto tale che, per non vanificare il senso ultimo di quel momento d’incontro, anche l’ex-mercenaria, lentamente, iniziò a rendere meno vincolante la propria presenza su di loro, in maniera tale da non permettere loro di fraintendere quella situazione qual di potenziale prigionia, per così come, pur, non avrebbe mai voluto essere… non, certamente, da parte sua.
Solo quando, alfine, le sue mani si ritrovarono a essere semplicemente appoggiate, quasi in una dolce carezza, dietro alle spalle della coppia, ella si concesse di genuflettersi, per porsi alla loro altezza, per poterli guardare in viso senza, in questo, costringerli a volgere i propri capetti verso l’alto, in quella che, psicologicamente, sarebbe stata altrimenti una posizione di inferiorità, ma che ella non desiderava in alcun modo imporre loro.

« Ciao di nuovo. » sorrise, con la speranza, almeno ora, di ottenere da parte loro un qualsivoglia genere di risposta.

Per un fugace momento, quando ella ebbe a chinarsi davanti a loro, i bambini parvero turbati, e turbati, ella lo comprese, dalla cicatrice che ebbero a cogliere sul suo volto, qualcosa che, in effetti, nella loro quotidianità non avrebbero avuto a poter conoscere e che, forse, non avrebbe potuto ovviare a renderla, in quel frangente, più spaventosa di quanto, già, non avrebbe avuto a poter essere ritenuta innanzi allo sguardo di due piccoli spaventati. In quel mondo, così come nella maggior parte dei mondi di quella nuova, e più amplia, concezione della realtà che a lei era stata concessa nel corso di quell’ultimo anno, infatti, difficilmente una persona si sarebbe riservata la possibilità di mostrare in maniera tanto aperta una cicatrice, uno sfregio simile, non laddove, altresì, per loro semplici, per lei straordinarie, tecniche di chirurgia plastica avrebbero permesso, attraverso un intervento tutt’altro che complicato, la completa cancellazione di ogni segno, di ogni marchio sulla sua pelle, restituendole quell’integrità altresì perduta ormai da decenni.
Ma, per quanto la stessa Figlia di Marr’Mahew non avrebbe mai potuto essere felice di quella cicatrice, e di quanto essa si sarebbe preposta di ricordare a imperitura memoria, quegli eventi tragici che l’avevano veduta comparire sul suo volto; parimenti ella non avrebbe mai voluto rinunciare a essa, e a quella parte della sua vita, della sua storia personale, della quale essa, appunto, fungeva da importante, irrinunciabile promemoria. E così come, già da molto tempo, già da dieci anni ormai, ella avrebbe potuto anche rimuoverla dal proprio corpo, senza neppure ricorrere a particolari interventi chirurgici, ma per effetto dell’azione rigenerante del fuoco della fenice; ella non aveva mai voluto agire in tal senso… né mai lo avrebbe desiderato.
Il turbamento proprio dei due bambini, comunque, non si protrasse a lungo e, anzi, al timore iniziale, venne sostituita, alfine, una certa curiosità, una curiosità sincera, priva di malizia, nei confronti di quello sfregio, a cercare delicato contatto con il quale, allora, ebbe a sollevarsi la destra della piccola, la quale, con l’approccio proprio di un pargolo, cercò allora di meglio comprendere che cosa fosse quel non piacevole segno sul volto della donna innanzi a loro...

« E’ una lunga storia… » minimizzò la donna guerriero, comprendendo l’implicita domanda dietro a quel gesto, dietro a quel contatto, e lasciandola, in ciò, agire, laddove, del resto, non avrebbe potuto infastidirla con la propria curiosità e, anzi, in quel modo, forse, avrebbe potuto concedere loro possibilità di maturare un po’ più di confidenza con lei « Un giorno ve la narrerò, se la vorrete ascoltare. » promise loro, benché, in quel frangente, la storia probabilmente più interessante da essere ascoltata, e di conseguenza più importante da essere narrata, sarebbe stata proprio quella che avrebbero avuto a poter condividere i due pargoli.
« … fa male…? » domandò, alfine, la bambina, prendendo per la prima volta voce innanzi a lei, in ovvio riferimento alla cicatrice, percorrendola, lentamente, con la punta delle proprie piccole dita, a partire dalla guancia della donna, sino a risalire alla sua fronte, passando per il suo occhio sinistro.
« Un tempo faceva male... tanti… tanti anni fa. » rispose Midda, più che soddisfatta nell’udire la voce della bambina e nel cogliere, in essa, un progresso nella loro relazione, nel loro rapporto, che si stava evolvendo, fortunatamente in maniera sufficientemente rapida, da una raffazzonata fuga con relativo inseguimento, all’inizio di una speranza di dialogo « Ora non più. »

Un suono attrasse tanto l’attenzione di Midda, quanto necessariamente quella dei due bambini, in un nuovo tentativo da parte del comunicatore personale della donna di richiedere la sua attenzione, probabilmente mosso, in tal senso, dalla volontà di Mars e Lys’sh di comprendere che diamine stesse accadendo. Un suono non forte, e pur sufficientemente improvviso e insistente da inquietare, chiaramente, i due bambini, in misura tale che la piccola si riservò prontezza sufficiente di riflessi da ritirare la manina dal suo volto e il fratello, o presunto tale, accennò addirittura un piccolo passo indietro, già pronto a riprendere la fuga, laddove ciò si fosse dimostrato necessario.

« No… no… non vi spaventate. » cercò di tranquillizzarli la donna dagli occhi color ghiaccio, con un nuovo sorriso « Sono solo i miei amici che mi stanno cercando: mi hanno vista saltare giù dal treno e… »

Spiegazioni inutili: ancora troppa agitazione avrebbe avuto a dover essere riconosciuta nei due bambini, e ancora troppa poca confidenza avrebbero potuto vantare nei suoi confronti per essere tranquillizzati dalle sue parole, in misura tale per cui ogni nuovo cicalino da parte del comunicatore sembrava creare un solco sempre più grande fra loro, tale da non poter essere così facilmente colmato da quella pur sincera spiegazione loro proposta.
Agendo, quindi, con rapidità al fine di non vanificare quel piccolo progresso ottenuto, la donna scelse quindi di spegnere il proprio comunicatore, zittendolo definitivamente.

« … ecco fatto. » annunciò tranquilla verso i due bambini « Visto? Non mi stanno più chiamando. » dichiarò, sperando che, tal evidenza, potesse offrire loro nuova possibilità di calmarsi.

Nessun commento: