11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 23 marzo 2020

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Che quella di Duva avesse a dover essere intesa qual una provocazione, piuttosto che qual un discorso serio, difficile sarebbe stato a potersi definire.
Quando, comunque, era accaduto in conseguenza dell’accettazione, da parte della Figlia di Marr’Mahew, del proprio ruolo di erede della regina Anmel Mal Toise, era stata, da parte della medesima, l’acquisizione del potere proprio della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice: un potere che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi intendere sì devastante da poter eccellere, in accordo con le di lei scelte, tanto nella Creazione, quanto e ancor più facilmente nella distruzione, come, del resto, era stato per l’appunto per la stessa Anmel Mal Toise. E se, fino a quel momento, ella aveva evitato di far ricorso a tale potere, nel timore di poter seguire, più o meno involontariamente, i passi della propria predecessora, indubbia avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la veridicità intrinseca in quella proposta, nella possibilità potenziale, per lei, di prendere in mano le sorti del conflitto kofreyota-y’shalfico e, in ciò, di definirne per sempre la conclusione.
Ma anche laddove ciò avrebbe potuto occorrere, ella non era certa del fatto che ciò avrebbe dovuto effettivamente accadere… non allora, né, forse, mai.

« Forse sì… forse, così facendo, agirei da Portatrice di Luce… » ammise la donna guerriero, non escludendo tale interpretazione dei fatti « Ma… siamo certi che la pace, quando imposta da un potere superiore, possa vantare egualmente il sapore proprio della pace, anziché quello dell’oppressione tirannica…?! » domandò ella, avendo, nel corso della propria vita, sempre perseguito la ricerca della libertà sopra a ogni cosa e, in ciò, non potendo ovviare a porsi legittime domande a tal riguardo.

Midda Bontor era nata figlia dei mari: non era stata una sua scelta, non vi era stata per lei possibilità di abbracciare razionalmente tale propria prerogativa di nascita, ma, ciò non di meno, ciò era quanto ella era… una figlia dei mari. E in quanto figlia dei mari, devota fedele della dea Thyres, signora delle acque, e del suo corrispettivo maschile Tarth, ella era cresciuta non concependo neppure da parte degli stessi dei la possibilità di aver a violare la propria libertà, imponendole di aver ad agire diversamente da come ella avrebbe mai potuto desiderare agire: tale, del resto, era la natura stessa dei mari, territori sconfinati e per lo più inesplorati, che mai sarebbero potuti esser soggiogati, essere piegati ai capricci di alcuno, per quanto potere, per quanta forza, questi avrebbe potuto dimostrare di avere.
In ciò, quindi, impossibile sarebbe stato, per lei, ipotizzare di agire in esplicito contrasto alla libertà propria di qualcun altro… o, addirittura, di due intere nazioni. Non, soprattutto, nel desiderio di perseguire uno scopo positivo, nel desiderio di riservar qual proprio un presente e un futuro che, se pur non magari ancor sufficientemente prossimi all’idea propria della Portatrice di Luce, si discostassero comunque e il più possibile dall’operato dell’Oscura Mietitrice, e quell’operato di cui, già troppe volte, nel corso della propria vita, ella si era più o meno inconsapevole araldo.
Anche in questa direzione, esempio forse più significativo rispetto a qualunque altro, avrebbe avuto a dover essere intesa la sua scelta di non affiancarsi, ancora, alcuna nuova arma dopo la perdita di quella spada bastarda che pur, per lustri, le era stata fedele compagna. Come anche, in maniera estremamente esplicita, alcuni suoi soprannomi, fra cui Figlia di Marr’Mahew, dea della guerra, o Ucciditrice di Dei, non avrebbero mancato di evidenziare, ella avrebbe potuto vantare una squisita e straordinaria predisposizione alla battaglia, alla pugna, al combattimento, e a un combattimento che, per lo più, non avrebbe mancato di concludersi con la morte della propria controparte. E avendo già, nel corso della propria lunga e avventurosa esistenza, sparso morte e distruzione in misura sufficiente, persino, da conquistare l’ammirazione della stessa Anmel Mal Toise, o di quell’ombra della regina d’un tempo rimasta impressa nel suo stesso potere, ella non avrebbe potuto mancare di volersi impegnare in una direzione nuova… e una direzione nella quale, per quanto difficile avrebbe avuto a essere, porre mano a un’arma sarebbe stata sempre l’ultima risorsa, l’ultima via, e neppur effettivamente riconoscibile qual tale.
No: ella non avrebbe mai potuto prendere in esame l’idea di imporre, con la forza, la pace.

« Sono concorde. » annuì Lys’sh, intervenendo nella questione « Non si può obbligare qualcuno alla pace. E neppure si può pensare di donare la pace a qualcuno: la pace è reale soltanto quando è una conquista… e una conquista consapevole da parte di coloro i quali, quindi, di tale pace ne potranno godere i frutti. » sancì la giovane donna serpente, da sotto il pesante e oppressivo burqa « Qualunque altro modo di giungere alla pace, creerà soltanto un’illusione della stessa… una pericolosa illusione che avrà a dimostrare tutta la propria fragilità al primo inconveniente. »
« Urca… quanta serietà. » commentò per tutta replica Duva, a evidenziare quanto, probabilmente, da parte sua tutta la questione avrebbe avuto a dover essere intesa, né più, né meno, qual un tentativo di giuoco, ancor prima che una qualche seria analisi attorno al problema « … è la stanchezza di tanti giorni di viaggio a cavallo, o veramente avete perso del tutto il senso dell’umorismo? » sorrise, al di sotto del burqa, in un sorriso, purtroppo, reso così completamente vano da quell’assurdo abito « Dove sono finite le mie amiche scanzonate…?! Le mie compagne di bevute e di risse…?! E dire che sono venuta su questo pianeta per non perdervi… »

E se il sorriso proprio di Duva, in quelle parole, non poté essere visto, per quanto quietamente intuito, allo stesso modo ebbe a perdersi l’espressione divertita della stessa Figlia di Marr’Mahew, la quale non poté ovviare a essere grata a Duva di essere lì presente, e di essere lì presente a ricordarle di non smettere di essere se stessa, laddove, soprattutto dopo quanto accaduto con Anmel, troppo facile sarebbe stato, per lei, avere a perdersi.
Così, a rendere più evidente la propria quieta approvazione verso la propria sorella d’arme, Midda non mancò di annuire, e annuire vistosamente al di sotto del burqa, a dimostrare tutta la propria più quieta approvazione nel merito di quanto da lei così domandato…

« Hai ragione, per Thyres! » dichiarò pertanto, con esplicito sprone a proprio stesso riguardo « Ci vuole qualche pensiero profondo in meno e qualche scazzottata in più… » propose, con sincero entusiasmo a tale prospettiva « Poi ci starebbe magari anche un bagno caldo, per togliersi un po’ di terra da dosso… ma temo che, ancora per qualche giorno, dovremo farne a meno! »
« In che senso…?! » domandò, ora con palese preoccupazione, Duva, già pregustando, sinceramente, l’idea di un bagno caldo, anche a garantire un po’ di riposo ai propri lombi, decisamente provati da quel viaggio contraddistinto da un’idea di comodità alquanto relativa.
« Nel senso che tre donne da sole, in quel di una città y’shalfica, non possono andare a soggiornare in una locanda… sarebbe impensabile nel confronto con gli usi locali. » replicò la donna guerriero, scuotendo ora appena il capo « Quindi, per quanto mi dispiaccia dirlo, dovremo arrangiarci in maniera creativa ancora per un po’… »
« … arrangiarci in maniera creativa…?! » ripeté Duva, sempre meno convinta da tutto ciò.
« Credo sia un modo carino per dire che non potremo farci il bagno. » tradusse allora Lys’sh, non potendo ovviare a sogghignare alla sola idea dell’espressione allor stampata sul volto dell’amica, e lì non visibile in sola conseguenza alla presenza del burqa.
« Ah… e dovremo arrangiarci in maniera creativa anche per entrare in città… » soggiunse allora la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando la fronte « Tre donne da sole, in quel di Y’Shalf, non possono giungere alla porta di una città, come se nulla fosse. »
« Come?! » strabuzzò gli occhi l’altra, semplicemente sconvolta dal senso di tutto ciò « D’accordo… è ufficiale… » sbuffò poi, storcendo le labbra verso il basso « … credo di odiare Y’Shalf. »

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