11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 4 gennaio 2009

360


I
l campo venne allestito all’interno di quelli che ancora si proponevano essere i confini di Tranith, sotto lo sguardo inespressivo, vuoto, privo di ogni coscienza dei non morti schierati non lontano. Per quanto l’azione, forse, sarebbe stata ipotizzabile immediata di fronte a quel panorama, a quel paesaggio, Midda non volle rischiare mosse azzardate, laddove comunque mezza giornata di cammino si poneva essere alle loro spalle, stancando le loro membra e quelle dei loro cavalli. Laddove alcuno fra gli zombie sembrava interessato ad avanzare all’esterno del territorio da loro presidiato, dei confini posti sotto la loro vigilanza, nulla avrebbe impedito all’armata della Confraternita del Tramonto di concedersi una notte di riposo: un sonno cauto, una tregua attenta, che non avrebbe permesso alcuna spiacevole sorpresa, che non avrebbe dato agli avversari la possibilità di coglierli di sorpresa, ma comunque un doveroso e necessario rilassamento, in preparazione fisica e psicologica a ciò che li avrebbe attesi. A imporre una maggiore confidenza nei riguardi di quell’ambiente, nel desiderio di offrire un aiuto contro l’atavico terrore che esso avrebbe sicuramente e naturalmente suscitato in tutti i propri uomini e donne, l’anziana donna guerriero richiese l’erezione delle tende, nella creazione di un presidio stabile non diverso da quello eretto al di fuori delle mura di Kirsnya: lavorare in quelle condizioni, sotto quell’immonda attenzione, dal suo punto di vista avrebbe aiutato tutti i presenti ad abituarsi a quel paesaggio, a quegli avversari, maturando una maggiore confidenza con essi prima ancora di un confronto diretto.

In effetti una simile condotta offrì i frutti sperati e, nonostante le remore iniziali, nonostante i dubbi che da tutti vennero concessi tanto verso simile idea quanto verso i loro nemici, quella notte di riposo ritemprò fisicamente, emotivamente e psicologicamente tutti i mercenari di quel contingente, predisponendoli, al sorgere del nuovo sole, pronti ad affrontare il peggio. Molti, in quel frangente, in quel particolare momento, sarebbero potuti essere i discorsi che il capitano Graina avrebbe potuto offrire: parole di incoraggiamento, frasi di sprono, atte a negare ogni possibilità di paura per gli uomini e le donne che a lei facevano riferimento, utili a esaltare quei guerrieri verso il loro obiettivo finale, ben oltre a quella semplice prima prova. Eccessivo, invero, era del resto stato il verbo impiegato nei giorni precedenti, sufficiente a offrire senso non solo a quella battaglia ma addirittura all’intera guerra che lì avrebbero scatenato, nell’adempimento del loro incarico, e per questo, alcuna voce venne levata, neppure ad offrire psicologico contrasto verso avversari contro i quali, purtroppo, non avrebbe avuto alcun valore, alcun senso.
L’estrazione della spada dal fodero posto al proprio fianco: tale fu il gesto spontaneo, naturale, che la vide comandare tacitamente l’attacco, richiamando tutti i mercenari ai propri ruoli, alla propria missione, fondendoli quali membra di un solo essere, per gettarli nella battaglia. Fra le mani di Midda, in simile occasione, non fu l’arma che avrebbe desiderato, non quella forgiata per mano di Lafra Narzoi cinquant’anni prima ed ora in possesso di Heska, di lui figlia, posta al proprio fianco: un’altra lama le venne comunque concessa, pur degna di un sovrano nel valore e nella manifattura, per quanto lontana dalla perfezione della prima, derivando dall’impegno non del maestro quanto dell’ultimo erede di quel nobile operato, di quell’importante artigianato. Ma ella, nonostante l’età, nonostante i lunghi anni di esilio, era e sarebbe sempre rimasta una donna guerriero e, per questo, l’assenza della spada che pur aveva ricercato spingendosi fino a Konyso’M non l’avrebbe frenata, non l’avrebbe ostacolata: in passato aveva combattuto con altre spade, picche, asce e mazze, a volte addirittura privata di ogni genere di arma, sopravvivendo tanto da giungere fino a quel giorno, fino a quel nuovo appuntamento con il fato e, di certo, non sarebbe stata la presenza o l’assenza di una particolare lama a privarla della propria combattività, del proprio valore. Alla testa dei propri uomini, pertanto, non pose ulteriori indugi, laddove ormai appariva evidente che anche se avessero atteso mesi interi nulla sarebbe mai mutato nell’orrido spettacolo loro offerto: chiunque lì avesse posto quei non morti, non li avrebbe rimossi per alcuna ragione fino a quando loro fossero rimasti ad assediare quel confine, a turbare la letale pace esistente all’interno della Terra di Nessuno. Il proprio cavallo, una bestia possente e meravigliosa dal manto roano rosso appena celato sotto una leggera protezione in cuoio, le fu solidale in quella decisione, nitrendo con forza e non offrendo timori di fronte al futuro di morte concessogli innanzi: dal giorno della propria nascita, quell’animale era stato addestrato alla cieca ubbidienza nei confronti del proprio compagno umano, alla guerra insieme ad egli, per non temere neppure eventuali lance puntate verso il proprio costato, per non indugiare neanche di fronte ad un fato certo. Esso avrebbe lottato insieme a Midda fino a quando le forze non gli sarebbero venute meno, contro ogni genere di avversario, contro ogni pericolo, pronto al sacrificio laddove richiestogli per la salvezza del proprio cavaliere, in un sentimento tanto puro che ben pochi umani avrebbero saputo eguagliare. E così, donna e cavallo scattarono qual sol essere, qual unico individuo, simili a centauro, verso la muraglia di putrefazione loro offerta innanzi.
Accanto alla Figlia di Marr’Mahew, dimostrando coraggio, forza, valore indubbiamente maggiore rispetto alla medesima, nell’affrontare in simile modo quel pericolo laddove mai tale orrore le si fosse precedentemente parato innanzi e, più semplicemente, mai guerra avesse vissuto prima di quel momento, fu Heska. Nelle sue mani, in movimenti sapienti, confidenti con tale arma, scintillò incredibile e meravigliosa la lama un tempo appartenuta all’amica, alla sorella di fato, finalmente facendo rilucere, dopo tanti anni di abbandono, di lontananza dalla lotta, nuovamente nell’aria il proprio scintillio azzurrino, i propri riflessi in richiamo ed onore agli dei delle infinite distese azzurre temute dalla maggior parte dei mortali. Per quanto la figlia del mare fosse vissuta sempre nella propria isola di pace e, in questo, non avesse potuto sviluppare una passata confidenza con l’arte dell’equitazione, in quegli ultimi giorni, in quella lunga marcia, ogni principio base le era stato adeguatamente presentato dai propri compagni di ventura: ciò non l’aveva certamente trasformata nella migliore cavallerizza del mondo ma, al tempo stesso, non le aveva neppure negato una padronanza della bestia concessale, offrendole quanto sufficiente per muoversi in autonomia, per essere anche pronta a combattere sul suo dorso. L’animale affidatole, un pezzato overo, concedente un corpo agile e guizzante in predominanza con manto di colore bianco macchiato baio, aveva già dimostrato il proprio carattere quieto e paziente nei confronti dell’inesperta compagna, aiutandola in ogni momento, tanto nelle azioni più semplici quanto in quelle meno elementari. Ed anche in quel momento, comprendendone i desideri pur da lei non perfettamente espressi come di certo erano stati da Midda al proprio equino, esso si propose collaborativo e ubbidiente, spronandosi in una corsa rapida e decisa nel mantenere la posizione precedentemente assunta al fianco del loro capitano.
In assenza di qualsiasi precedente istruzione a tal proposito, di una formazione alla guerra quale invece era la propria, i cento mercenari dietro a quelle due donne, di fronte all’esempio così proposto, non avrebbero potuto evitare di venir coinvolti in una simile enfasi, in una carica tanto energica, vitale: indifferenti alla natura dei loro avversari, consci del pericolo che avrebbero corso in loro opposizione ma non per questo timorosi del fato, gli uomini e le donne della Confraternita del Tramonto spronarono i propri cavalli in un’avanzata compatta, decisa, forte. Gli zombie, lungo quel confine, avrebbero sicuramente rappresentato una negromantica barriera, una resistenza immonda atta a respingere qualsiasi nemico, qualsiasi candidato invasore, ma essi, con la forza dei propri corpi, delle proprie membra, con il vigore offerto dal proprio numero, dalla propria formazione, dalla propria passata esperienza, non avrebbero avuto indugi a cercare di aprirsi un varco in quella schiera compatta, in quella muraglia di morte. Del resto erano stati così scelti e radunati proprio per quello scopo, proprio per portare a termine un simile operato, per poter, in tal modo, in quel giorno, porre la propria firma ed il nome della Confraternita stessa nella Storia come mai prima avrebbero potuto essere in grado di fare.

« Thyres! » ringhiò Midda, a denti stretti, roteando la spada attorno al proprio corpo nel prepararsi all’imminente impatto.

E la nuova guerra contro l’Oscura Mietitrice ebbe così iniziò.

4 commenti:

Palakin ha detto...

Ah! Bene! Si inizia a menare di mani... Attenzione agli scontri e alle strategie... :D

Però, quel lila... :PPPP

Sean MacMalcom ha detto...

Il nuovo stile del blog è dettato dalla pubblicazione del libro! :D

Palakin ha detto...

Lo so, ma non vuole dire che mi piacia... :P

Che ti posso dire... i gusti sono gusti...

Sean MacMalcom ha detto...

Sacrosanto direi! :D
Comunque non ti preoccupare... dura solo sei mesi fino al prossimo volume. Poi cambia immagine e cambia anche colore del bordo! :D

(Dampyr docet! Lo ammetto!)