11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 20 gennaio 2009

376


« V
ehnea… »

Heska aveva assistito a quel confronto quale immobile ed inerme spettatrice al pari della sorella.
Nel suo corpo, nel suo ventre, ancora era permasa la freddezza del contatto con la lama nemica. Nella sua mente ancora era coscienza di come la morte l’avesse non solo sfiorata ma, addirittura, abbracciata con forza, con vigore, trascinandola ineluttabilmente verso il proprio destino. Eppure la vita non l’aveva abbandonata. Al contrario: in conseguenza inequivocabile dell’intervento della fenice, ella sentiva come le sue membra avessero acquistato un’energia che non avrebbe mai pensato di poter avvertire, una vitalità forse da sempre negatale. Ciò nonostante, per quanto avrebbe potuto levarsi tranquillamente dal suolo un istante dopo l’inizio dello scontro fra l’immortale creatura di fuoco e la regina Anmel, umanamente ella non era riuscita a trovare occasione psicologica di farlo, tremando al pensiero di quanto fosse accaduto e di quanto ancora si stava proponendo innanzi a lei.
Solo nel momento in cui, dopo un ultimo ed accecante bagliore tanto intenso da far pensare alla nascita di un nuovo astro innanzi a loro, la loro avversaria era svanita, definitivamente sconfitta nel confronto con un potere a sé superiore; solo quando le tenebre malvagie imposte su quella landa di morte si concessero dissolte nel nulla, dimostrando ora un cielo più chiaro, ugualmente colmo di nuvole cineree ma, ora, capaci di dimostrare anche tiepidi raggi solari fra le esse; la donna trovò di nuovo coraggio per comandare alle proprie membra di muoversi, al proprio corpo di levarsi, al fine di tentare di avvicinarsi all’amica, alla sorella, ancora stesa a terra apparentemente priva di sensi.

« Midda… » sussurrò, tentennando verso di lei, temendo il peggio nel coglierla in tal maniera « Midda?... Dei, fate che non sia... »
Non gli dei, però, offrirono risposta a quell’invocazione, prima ancora che essa fosse conclusa, quanto la stessa fenice, proposta ancora vicino a loro, accanto a loro, in tutta la propria meravigliosa ed infuocata presenza: “Non temere. Non lo è…”

Forse diffidando di quelle pur sincere parole, forse temendo tale presenza superiore ad ogni propria capacità di comprensione, Heska non arrestò i propri passi ma raggiunse l’amica allo scopo di potersi chinare su di lei per auscultarne il battito cardiaco, nella speranza di non avere difficoltà ad udirlo.
E, fortunatamente, esso si propose, stanco, debole, eppur presente al proprio orecchio.

« Hai salvato me… non puoi fare qualcosa anche per lei?! » domandò, risollevandosi e rivolgendosi direttamente alla fenice, dimentica in ciò del rispetto che avrebbe dovuto probabilmente offrire verso una tale creatura, non per blasfemia nei suoi riguardi quanto, semplicemente, in conseguenza del proprio animo semplice, onesto, che si concedeva senza timori e malizie anche nel confronto con colei davanti alla quale la stessa Midda Bontor, trent’anni prima, si era ritrovata a doversi inginocchiare in lacrime.
“Ho intenzione di fare molto più di quanto tu non creda, Heska Narzoi.” rispose con immutata ed immutabile serenità l’uccello di fuoco, offrendo simili parole direttamente nella sua mente, come aveva fatto fino a quel momento, insieme ad un sentimento di pace privo di possibilità d’eguali.

Prima che la donna potesse, però, approfondire la questione, un altro evento ne richiese l’attenzione, facendo correre il suo sguardo a rintracciare l’origine di lievi gemiti e ritrovando la medesima in Carsa, colei che si era proposta come loro nemica. Istintivamente, umanamente, il suo corpo e la sua mano corsero alla spada ancora abbandonata a terra, per riconquistarla ed essere pronta ad affrontare quel pericolo: aveva creduto che ogni ostacolo fosse stato eliminato, che la regina Anmel fosse stata annientata, ma quel movimento parve voler contraddire simile ipotesi.
La giovane, invero più vicina all’età della figlia che alla propria almeno nel proprio aspetto fisico essendo comunque probabilmente a lei coetanea, restò ancora per un lungo momento a terra, prima di tentare di riprendersi, di risollevarsi da quella posizione, stordita, disorientata: inevitabile fu come simile sentimento, tale emozione, tanta confusione non ebbe ragioni di diminuire ma, al contrario, di aumentare, nel ritrovarsi una spada puntata alla gola da parte di una presenza che non sembrava conoscere.

« Chi… sei?! » domandò, socchiudendo gli occhi nello squadrare la figura della figlia di Lafra, a tentare di comprendere le ragioni di quell’ostilità davanti alla quale si ritrovò, suo malanimo, ad essere disarmata « Dove sono?! »
Solo dopo aver formulato tale domanda, lo sguardo di Carsa fu attratto dalla luce a loro tremendamente vicina, individuando immediatamente il profilo etereo della fenice: « Oh… dei… » sussurrò, restando senza altre parole di fronte a tale magnificenza, disinteressata in essa anche del pericolo incombente su di sé e rappresentato dalla lama appoggiata al proprio collo.

Innanzi ad una tale reazione, Heska non poté evitare di essere a sua volta perplessa, non riuscendo a comprendere se quello fosse un trucco proposto dalla propria avversaria per attentare nuovamente alle loro vite oppure se vi fosse del vero in simile comportamento. Ma gli occhi della giovane si dimostrarono in ciò tremendamente sinceri, concedendole vista su un animo completamente diverso da quello che, precedentemente, aveva avuto modo di affrontare.

“Non abbiate timori.” suggerì loro la fenice, muovendosi leggera fino al punto in cui il diadema era rotolato nel lasciare il capo della sua ultima detentrice “Il pericolo rappresentato da questa corona non graverà più in questa realtà almeno per qualche secolo… almeno fino a quando un nuovo manipolo di sciocchi non oserà prevaricare le difese poste a sua sorveglianza nei tempi passati.”
« Non credi di doverci qualche spiegazione?! » richiese Heska, ancora rivolgendosi senza timori alla loro divina controparte, abbassando la propria spada nell’evidenza di come Carsa non rappresentasse più un pericolo « Cosa è accaduto?! Perché continui a parlare di realtà quasi ne esistessero diverse… »
“E’ un discorso troppo complesso per le vostre capacità cognitive, per la vostra conoscenza del Creato.” rispose, senza alcun intento denigratorio in quelle parole “Sappi solo che quella vinta oggi è stata una semplice battaglia, dal risultato prevedibile, laddove d’amore e non d’odio erano i sentimenti di colei che in sé aveva accolto il retaggio di chi conoscete con il nome di regina Anmel.”
“Il lato più oscuro del potere, e di simile sentimento, ne avevano traviato le azioni, i piani, ma non avevano concesso all’Oscura Mietitrice una forza necessaria a contrastarmi.” continuò a spiegare, dimostrando una chiara volontà di trasparenza nei confronti di tanto desiderio di comprensione, per quanto i concetti espressi si proponessero troppo semplificati per offrire un intendimento completo su quell’argomento “Purtroppo la guerra contro simile minaccia è ben lontana dal potersi considerare terminata: trent’anni fa Midda Bontor ha involontariamente infranto un sigillo ed ora, per lei, è giunto il tempo di affrontare le conseguenze di quanto occorso…”
« Ma hai appena detto che alcuna minaccia graverà su di noi per diversi secoli… » replicò la donna, ponendosi a difesa della sorella « Quale impegno potrebbe, in tal senso, esserle richiesto?! »
“Nel momento in cui si è sottratta alla propria stessa vita, al proprio mondo, Midda ha violato un antico ed universale equilibrio. Se non fosse avvenuto, tutto ciò che ora tu definisci quale realtà, tutto ciò che tu conosci quale tua vita, non sarebbe stato tale.” riprese la creatura, evidentemente sforzandosi nel tentare di trovare le parole migliori per esprimersi “Ho seguito con attenzione molteplici evoluzioni di simile scelta, illudendomi, forse, che l’ordine si sarebbe potuto ricostituire in maniera spontanea, anche senza un nuovo coinvolgimento da parte sua: purtroppo, però, a nessuno è dato di sottrarsi al proprio destino e senza una risoluzione drastica per questa realtà e per molte altre non vi sarà futuro…”
« Non capisco… » ammise Heska, sforzandosi di seguire il senso di quel discorso senza ottenere successo.
“Sarò più chiara.” le concesse la fenice “Devo riportare Midda Bontor nel tempo a cui appartiene, per offrirle la speranza di salvare se stessa ed il suo mondo…”

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