11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 7 gennaio 2009

363


P
urtroppo per i mercenari, sebbene proseguendo nell’eterna cavalcata a cui avevano offerto precedente inizio non sarebbero comunque mai giunti ad alcun risultato, la scelta di arrestare il proprio cammino non si stava rivelando quale la migliore, laddove già si proponevano sommersi dai propri avversari. Gli zombie, infatti, nonostante l’alto numero nel quale gli invasori si erano presentati alla soglia del territorio da loro protetto, si stavano concedendo in un numero nettamente superiore, in una proporzione a dir poco schiacciante. Tenendo comunque fede alla propria nomea, alle proprie qualità di combattenti scelti, guerrieri d’élite, l’armata della Confraternita del Tramonto non si fece sopraffare da sentimenti di disperazione, di rassegnazione, che in quel momento sarebbero stati considerabili umani e comprensibili da parte di chiunque. Anche Heska, al loro fianco, cercò di dimostrarsi degna di quella sfida, di quell’impresa, non arrestando i continui colpi offerti con la propria lama, sotto i quali i non morti inesorabilmente ricadevano mutilati, spezzati ma, purtroppo, mai arrestati: una singola mano mozzata, una testa decapitata, macabramente, non ritrovavano il proprio moto cessare, la propria negromantica animazione venir meno ma, inesorabilmente, continuavano a bramare contatto con le carni avversarie, offrendo inattesi attacchi contro a piedi e gambe nel cogliere, ovviamente, di sorpresa chiunque finisse per subire tale offesa.

« Adunata! » gridò il capitano, a gran voce, mentre diversi corni si levavano ad estendere quell’ordine fino agli estremi della formazione « Disponiamoci a cerchi concentrici… non dobbiamo offrire loro occasione di attaccarci alle spalle… »
« Dammi una speranza… te ne prego. » le richiese la figlia di Lafra, non potendo che provare un momento di sconforto, pur non arrestando la scia azzurra segnata dalla lama che stretta stringeva a due mani.
« Siamo più veloci e più agili rispetto a loro. » rispose, allora, prontamente la donna, affiancandosi all’amica e trascinandola indietro, verso il resto del gruppo « Il nostro unico svantaggio è quello dettato dalla nostra possibilità di stancarci, ma se agiremo con giudizio riusciremo ad ovviare anche a questo… »
« Unico?! » domandò l’altra, strabuzzando gli occhi e lasciandosi guidare da quei gesti « Ti hanno mai fatto notare quanto tu sia incredibilmente ed assurdamente ottimista? »

Ma le parole pronunciate dalla Figlia di Marr’Mahew non si offrirono quali vane. Al contrario in esse si pose essere la chiave della strategia che, subito dopo quel breve scambio di parole, venne ordinata ai propri uomini, a coloro ancora in grado di prestarle ascolto dopo le prime perdite, facendoli schierare all’interno di una compatta formazione circolare. A coloro i quali ancora erano riusciti a restare a cavallo fu richiesto di discendere, per poter avere un confronto diretto più efficace con gli avversari nel mentre in cui i propri compagni quadrupedi sarebbero stati protetti all’interno di quella formazione, comprendendo l’esigenza di non perdere quelle risorse forse essenziali alla loro futura esistenza. Così disposti, gli uomini e le donne dell’armata iniziarono a combattere con totale controllo, coordinazione, divisi nei comandi del loro condottiero in turni ferrei che videro, ad intervalli regolari, i mercenari del perimetro esterno venir sostituiti da propri compagni schierati nelle fasce più interne, tale da concedere loro tempo di riposo, di recupero. Non più un’azione volta alla fuga da quella situazione, pertanto, quanto ad una resistenza all’interno della medesima: se, infatti, a causa della stregoneria risultata ormai evidente ai loro occhi, non sarebbe stato concesso distacco dagli avversari, l’unica possibilità alternativa sarebbe inevitabilmente stata nel confronto diretto, nella speranza, nella volontà di rendere il più possibile inermi quei non morti prima di tentare, nuovamente, l’evasione da essi, il disimpegno da quella lotta altrimenti persa.
L’aspettativa di successo in quella strategia, ovviamente, si pose essere nella risposta assoluta ed efficace di ogni membro della Confraternita alle richieste del loro capitano: fortunatamente per Midda e per tutti loro, a quei guerrieri il rispetto per la gerarchia era stato insegnato di pari passo all’importanza del lavoro di squadra, rendendoli in ciò la migliore risorsa offerta all’anziana donna guerriero per la sopravvivenza da quella nuova, mortale sfida. Sebbene in passato molte volte i suoi passi si fossero incrociati con quell’organizzazione, ritrovandola quasi sempre a sé avversaria e per questo ovviamente psicologicamente sminuita nelle proprie potenzialità, ella non poté evitare di rendere il giusto tributo ai suoi attuali compagni di ventura, a quel meccanismo bellico perfettamente strutturato, capace di porre in essere tattiche delle quali mai avrebbero potuto avere immaginazione prima di quel momento, formazioni tutt’altro che convenzionali, senza fallare in ciò ed offrendo del proprio meglio in tale operato. Al di là di tutto ciò che potesse aver pensato e provato in passato verso la Confraternita, stolido sarebbe stato non riconoscerne i meriti, non ammettere l’efficacia della formazione offerta ai propri membri, non seconda ad alcun esercito regolare o irregolare con cui ella avesse mai avuto in passato occasione di collaborare.

« Non sprecate energia in colpi a vuoto. » raccomandò, combattendo accanto ai propri compagni, alternandosi insieme a loro in quei turni di offesa e riposo « Agite solo per portare a segno i vostri attacchi: è un assedio, questo, e non possiamo permetterci di gettare vanamente le nostre risorse. »

Nulla di più vero sarebbe potuto essere in quell’affermazione: per quanto fossero gli invasori di una terra straniera, in quel momento essi stessi avrebbero potuto considerarsi assediati e avrebbero dovuto agire come tali, non concedendosi il lusso di privarsi inutilmente di qualsiasi potenzialità in loro possesso. Impossibile sarebbe stato per loro prevedere per quanto sarebbe potuta durare quella situazione, quello stallo: l’unica certezza offerta, invero, sarebbe stata rappresentata dalla fine a cui si sarebbero condannati nel momento in cui avessero ceduto alla stanchezza, nel momento in cui la loro umanità avesse ceduto il passo di fronte all’oscena esistenza priva di vita o di morte dei propri avversari.

Dove svantaggio fosse loro innegabile in quel contesto, in quella situazione, i mercenari della Confraternita dimostrarono valore assoluto, proseguendo per lunghe ore nel contrasto ai propri avversari, incessanti, irrefrenabili non meno rispetto agli zombie. Molti fra loro, inevitabilmente, caddero in quella battaglia, sopraffatti da violente cariche offerte in negazione al proprio coraggio, alla propria forza, trascinati nel mare di putrefazione loro circostante prima che i compagni potessero intervenire ad aiutarli, a prestare loro soccorso: dove, però, una falla veniva aperta in quello schieramento circolare, immediatamente altri mercenari prendevano il posto degli amici perduti, senza offrire timori o remore, consapevoli che qualsiasi esitazione avrebbe potuto costare loro troppo caro, condannandoli tutti al triste fato. Coloro caduti nel corso di quegli scontri, finirono per offrirsi nuovamente e macabramente a chi ancora non aveva avuto modo di piangere la loro scomparsa, coinvolti oscenamente nello stesso oscuro potere che aveva visto rianimati dalla morte i propri stessi assassini: alcuna pietà, per quanto difficile, sarebbe potuta essere offerta anche a quei visi amici, a quei compagni appena perduti, ancora così apparentemente vivi nel colore della propria pelle, nel sangue capace di sprizzare dalle ferite inflitte loro, ma, al contempo, assolutamente privi di vita nella loro mancanza di dolore di fronte ad esse stesse. Tale era il pegno richiesto nella lotta contro negromantiche forze, il rischio di dannazione eterna che tutti loro accomunava in quel frangente.
E quando nell’orizzonte del mondo esterno alla Terra di Nessuno, ormai a loro lontano, il giorno iniziò a cedere alla notte, solo una sessantina di guerrieri si concessero ancora in lotta per il proprio fato, per la propria salvezza, contro un numero di zombie apparentemente immutato. Ma nonostante l’immagine offerta apparisse sempre uguale, costante, essi non avrebbero mai potuto ignorare come i corpi nemici ridotti all’impotenza si fossero accumulati attorno a loro, donando una vista più positiva sul proprio avvenire, su quel futuro per cui tanto stavano impegnandosi: per quanto spossante, infatti, la strategia attuata stava innegabilmente offrendo dei risultati e molto presto, anche grazie al riposo che non era stato negato in quelle ore ai cavalli, essi avrebbero potuto ricercare la fuga dagli avversari, drasticamente ridotti a loro volta in numero.

« Thyres! » gemette la Figlia di Marr’Mahew, sempre più provata dal proseguo incessante di quella lotta, eccessiva per il suo fisico, per la sua età, osservando la propria sorella di fato resistere con indomito valore e traendo, da tale immagine, la forza per non arrendersi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

da me ho appena messo una recensione che forse visti i tuoi interessi letterari ti può interessare ;)

(p.s. è 1/3, le altre 2 seguiranno)

simone bocchetta

Sean MacMalcom ha detto...

Grazie per la segnalazione! :D