11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 15 gennaio 2009

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« C
hi credi sia riuscita a riportarla indietro?! » domandò, non offrendo tempo di replica a seguito della precedente affermazione, tanto sconvolgente che non avrebbe permesso, comunque, una risposta immediata « Davvero avete pensato che quegli imbonitori, quei venditori di fumo a cui le tre grandi famiglie reali di insulsi regni si sono rivolte nel tentativo di “evocarti”, avrebbero mai potuto violare la prigione in cui eri stata condotta? »
« Chi detiene il vero potere non si venderebbe neppure di fronte alle ricchezze dei più grande dei sovrani. In me sono energie al di fuori di ogni umana possibilità di comprensione, oltre ogni limite mortale… » sorrise, ora ritornando ad un tono più quieto, ritrovando la calma per un momento perduta « … eppure ho impiegato quasi trent’anni prima di riuscire a forzare quell’apertura, quel passaggio. »
« Vuoi dire che…? » tentò di chiedere Heska.
« Voglio dire che sono stata io ad orchestrare tutto ciò che è accaduto: sono stata io a giocare una stupenda partita a chaturaji con le emozioni di pavidi sovrani, spingendoli a credere di poter risolvere tutto quanto nel modo che poi hanno attuato, seguendo un copione assolutamente perfetto… » dichiarò, giustamente orgogliosa di quanto compiuto.
« Perché dar vita a tutto questo? Se desideravi semplicemente liberare Midda, perché non farlo e basta? » insistette la donna, non riuscendo a comprendere la logica dietro quelle folli azioni.
« Perché non posso agire in altro modo ormai. » replicò, storcendo le labbra verso il basso « Perché non voglio agire in altro modo ormai. Il tempo dell’amore è finito… l’epoca di struggenti sentimenti è dimenticata: desidero ucciderti, Midda Bontor. Vano sarebbe stato farti morire nel limbo in cui avevi desiderato trovare pace, misericordioso sarebbe stato concederti una morte rapida ed immediata nel farti ritornare quale mia prigioniera… »
« Heska… » sussurrò la Figlia di Marr’Mahew, iniziando a comprendere.
« Lei o altri sarebbero stati la stessa cosa. » sorrise Carsa, lasciando trapelare emozioni ora quasi inumane, orride, sadiche « Quando hai ritrovato i figli di quel tuo antico amante, avevo pensato di immolare loro. Poi, nell’incertezza introdotta da questa terza candidata ho deciso di lasciare la scelta direttamente al fato: chi avrebbe dimostrato, verso di te, sufficiente affetto da essere pronto a sacrificarsi in tuo nome… sarebbe stato da me accontentato. »
« Sei pazza! » ringhiò la mercenaria, trattenendosi a stento immobile davanti all’avversaria.
« Non sto parlando da amante respinta… » aggiunse immediatamente, quasi a voler evitare fraintendimenti di sorta in tali affermazioni « In fondo neanche ho mai tentato un approccio con te in quel senso, per quanto lo abbia spesso sognato… » sottolineò verso Midda, sorridendo sorniona e maliziosa « Per me hai rappresentato molto, per me sei stata ben più di una semplice compagna di ventura, molto più dell’incredibile nome di cui parlano le leggende… »
« Avrei dato la mia vita non una ma infinite volte per te. Ma tu non lo hai voluto comprendere, non lo hai voluto apprezzare. Hai preferito cercare l’abisso, rinnegare la vita e me… noi tutti, che a te tenevamo… per cosa?! » domandò, con rinnovata ira, nel mentre in cui i suoi occhi sembrarono rilucere di una strana energia rossastra, simile nel colore, nella lucentezza alle pietre poste a contatto con la sua fronte.

Il silenzio calò a lungo sulla cima di quella piramide, sulla soglia di quel tempio, fra le tre donne, in attesa di una risposta alla questione tutt’altro che retorica.
Se da un lato la figlia di Lafra non avrebbe potuto dimenticarsi di essere di fronte ad una strega, ad una negromante dotata di poteri ben oltre a quelli di ogni figura negativa presente nelle storie cantate ai propri nipotini, la cui mente appariva dominata da una lucida follia e desiderava la sua morte oltre a quella di Midda stessa, dall’altro lato ella non sarebbe riuscita ad ignorare il sentimento che pur avvertiva trapelare da quelle parole, le emozioni celate in quelle azioni per quanto tremende. Nonostante Carsa si fosse impegnata nel rinnegare a parole i propri sentimenti, avesse dichiarato il proprio cuore chiuso ad ogni affetto, infatti, solo uno sciocco non avrebbe colto come, in lei, il sentimento fosse tutt’altro che spento, dimenticato: ciò, comunque, non l’avrebbe resa innocua ma, al contrario, avrebbe enfatizzato la già negativa influenza presente in lei a loro danno.
La mercenaria tentò di recuperare la propria tipica freddezza, quel comportamento per cui era divenuta famosa e temuta: nonostante l’oscurità imperante, per un istante nelle sue iridi azzurro ghiaccio le pupille nere si contrassero fino quasi a scomparire in esse, lasciandoli brillare di luce riflessa non meno rispetto a quelli dell’avversaria. La destra, metallica, si contrasse in un pugno forte, deciso, che tese al massimo la pelle già provata del suo guanto, mentre mancina, in ciò, scivolò delicatamente verso la schiena, dove il corto pugnale, unica altra arma rimasta a sua disposizione, le venne incontro in maniera naturale, spontanea: la scelta, ormai, risultava così essere compiuta.

« Ho commesso un errore… » sussurrò, finalmente in risposta « Tu, come altri, avevate bisogno della mia presenza ed io ve l’ho negata. Avevate bisogno di un mio intervento ed io ve l’ho rifiutato. Ma ora, amica mia, non ripeterò questo sbaglio, non mi macchierò più di simile colpa. »

Con uno scatto felino, sospinta solo dall’adrenalina pompata nelle proprie vene laddove alcun’altra energia le sarebbe stata concessa, la Figlia di Marr’Mahew si volse in contrasto alla loro avversaria, estraendo di colpo il pugnale e puntandolo verso la gola della medesima, decisa alla morte, al compimento della propria missione. Alcuna remora si pose in lei, in virtù delle parole pronunciate, della promessa appena espressa: quanto era accaduto, la follia sorta in Carsa e la possessione diabolica di cui era vittima, si poneva quale sua responsabilità, quale conseguenza del suo abbandono. Un potere malvagio aveva fatto proprio il corpo e l’anima della sua antica compagna di ventura ed ella si sarebbe impegnata per ridonarle la libertà e la pace a costo di ucciderla nel tentativo…

« E poi sarei io priva di senno. » commentò la regina Anmel, a denti stretti.

Improvvisamente l’energia della donna venne liberata in contrasto alla mercenaria, proponendosi in un bagliore simile a fuoco che ne avvolse per intero le fattezze, il corpo, respingendo con violenza quel tentativo d’offesa ed, evidentemente, restituendo contro la stessa avversaria tutta l’enfasi posta in esso.
Midda, pertanto, venne scaraventata con forza all’indietro, andando a sbattere fortunatamente contro la gargolla ancora presente nel punto dove era atterrata quale immobile statua, unico ostacolo che ne impedì la ricaduta all’esterno della gradinata. L’aria sembrò lasciarne i polmoni istantaneamente, bloccandone per un lunghissimo istante l’esistenza: dove anche trent’anni prima un simile impatto non l’avrebbe lasciata indifferente, alla sua età, in quel frangente, ella temette di aver commesso l’ultimo errore della propria esistenza in tanta avventatezza, in troppa incoscienza. Fortunatamente, però, il suo corpo da sempre allenato, mantenuto in salute nel negarsi ogni eccesso, non l’abbandonò e, nel ricadere pesantemente a terra, poté ringraziare Thyres per essere ancora in vita.

« Cosa pensavi di poter fare, Midda Bontor? Cosa pensavi di poter ottenere? » riprese Carsa, scuotendo il capo sul quale ancora risplendevano i suoi occhi, illuminati dalle sue stesse emozioni « Non ricordi le leggende attorno alla regina Anmel? Non ricordi gli inni offerti attorno suo nome? » aggiunse muovendo qualche passo ulteriore verso di loro, spostando in quel mentre la propria ascia davanti a sé in un gesto elegante e delicato.
« Io sono ora Anmel… io sono ora quel potere… quella leggenda. » sorrise, dimentica della propria umanità, del proprio passato, delle proprie emozioni, dominata in maniera quasi assoluta dallo stesso potere di cui stava esaltando le doti « E nessuno… nessuno potrà mai sconfiggermi. Nessuno potrà nuovamente ferirmi come hai fatto tu in passato. »

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