11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 14 gennaio 2009

370


I
l volto si presentò leggermente ovale, in proporzioni delicate, incantevoli, degne della regina quale si proponeva essere: labbra carnose color rosso sangue si stagliavano attorno a denti lisci e bianchi, sotto ad un naso sottile, elegante, ed a due grandi occhi castani, meravigliosi nelle loro tonalità, nel loro taglio. Attorno a simile complesso, lunghi capelli castani si mostrarono legati in un’alta coda dietro la nuca, sopra la quale un diadema lucente, una corona forgiata in un materiale non identificabile, forse neppure appartenente al dominio degli uomini, si stagliò in tutto il proprio valore. A metà fra il bronzo e l’oro si propose il colore di quel metallo, plasmato da mani sapienti, forse divine, in sottili forme con una grazia praticamente ineguagliabile, impossibile da paragonare a qualsiasi altro simile oggetto conosciuto in quell’angolo di mondo e, forse, anche in tutto il resto. Al centro del manufatto, e della fronte che lo indossava, si concessero tre pietre, simili a rubini, abbracciate dalla materia a loro circostante, delicatamente sostenute da essa ancor più che lì incastonate come ci si sarebbe potuti attendere che fossero: la centrale fra loro, in dimensioni maggiori rispetto alle compagne, non poté evitare di concedere l’impressione, addirittura, di emanare una propria energia, sprigionare una propria luce, per quanto alcuna sorgente luminosa in essa si potesse ritrovare. Accanto alle pietre, poi, dolci, apparentemente fragili, si presentarono gli intrecci, le onde delineate dal resto del supporto, il quale trovò la propria fine ovviamente fra i capelli della sua signora. Quella corona, indubbiamente, doveva essere la reliquia appartenuta alla storica regina Anmel, la stessa recuperata trent’anni prima da Midda e dai suoi tre compagni di ventura nella sua ultima missione, l’impresa che aveva preteso il suo sacrificio per poter riportare tale prezioso oggetto alla loro mecenate, a lady Lavero.
Ma non le sembianze di lady Lavero furono quelle riconosciute da Midda in quel confronto, quanto quelle di Carsa Anloch, sua pari nell’impresa per il recupero del diadema stesso: forme che, ai suoi glaciali occhi, apparvero del tutto identiche a quanto presente nei suoi ricordi, per nulla intaccate, alterate dagli anni, dai decenni trascorsi.

« Carsa?! » riprese la mercenaria, scuotendo il capo, non riuscendo a comprendere quell’inattesa svolta « Tu sei la nuova regina Anmel?! »

Heska, in quel momento, comprese razionalmente che mantenere il silenzio sarebbe stata la scelta migliore da compiere: mai aveva conosciuto lady Lavero e solo a seguito dell’identificazione, offerta dalla compagna, aveva ricollegato quel nome ai ricordi di quegli eventi lontani nel tempo, già divenuti mito come quasi tutta la vita della Figlia di Marr’Mahew. Per quanto, però, il nome di quella donna si stesse proponendo come quello di un’antica compagna per la sorella, la situazione di quel particolare ritrovo non le permise di rallegrarsi per simile scoperta, aumentando altresì la propria tensione interiore al pensiero di essere di fronte alla regina Anmel, a colei per cui la loro missione aveva avuto origine.

« Dopo trent’anni sai dirmi solo questo, sorellona? » le chiese Carsa, richiamandola con il medesimo termine già adoperato al loro primo incontro « Neanche un abbraccio? Un “come stai?… è bello rivederti”? Potrei offendermi per questa tua mancata dimostrazione d’affetto… »
« Cosa hai fatto, Carsa? » domandò l’anziana donna guerriero, guardandola sconcertata « Perché? »
« “Cosa hai fatto, Carsa?”… “Perché?”… » ripeté, scimmiottandone il tono « Dei… speravo in qualcosa di meglio, ma credo che sarò costretta ad accontentarmi. » sbuffò, levando per un istante lo sguardo al cielo « Secondo te cosa ho fatto? »
« Sei impazzita. » replicò Midda, forse con toni eccessivamente espliciti nel considerare la delicata situazione in cui improvvisamente si era venuta a trovare « Hai voluto far tua la corona della regina Anmel e ne sei rimasta vittima… sei rimasta vittima del suo potere malvagio. Sei diventata l’Oscura Mietitrice. »
« Analisi interessante… » sorrise, evidentemente divertita, la sua controparte « Gli anni non sono stati clementi con te, amica mia, se ora arrivi a propormi le stesse parole, con la medesima enfasi, che tre decenni fa il nostro Howe aveva adoperato nei tuoi confronti, in reazione alla tua scelta di adoperare il sangue della chimera. »
« Non puoi porre in confronto le due questioni. »
« Hai ragione… perché le motivazioni che hanno spinto te, all’epoca, erano del tutto vane, prive di consistenza, di logica! » intervenne con irritazione, in risposta a tale obiezione.
« Era la nostra unica possibilità per ritrovare la corona. »
« Era solo una missione, Midda, solo una missione… e tu l’hai trasformata nella tua cerimonia funebre. »
« Non è così… non puoi capire. » scosse il capo la mercenaria, a tali accuse « Avevo le mie ragioni… »
« Avevi paura. Lo hai anche ammesso poco fa… ed io l’ho sempre saputo, tutti lo abbiamo sempre saputo! Dannazione: anche Be’Wahr, pace all’anima sua, ci era arrivato! »
La Figlia di Marr’Mahew restò in silenzio di fronte a quella risposta, ben sapendo di non aver possibilità di negarla, di contestarla.
« Ha già pagato cara la propria scelta… le conseguenze delle proprie paure. » si intromise, in quel mentre, Heska, prendendo parola con forza e decisione, stanca del ruolo di semplice spettatrice « Non c’è alcuna necessità di infierire in tal senso, di insistere su un male già noto, una ferita già aperta. »
« Heska… Heska Narzoi… » commentò Carsa, volgendo la propria attenzione nella sua direzione « Sì, so chi sei e so perché sei qui. Ho seguito il vostro cammino con attenzione, con interesse: devo ammettere che, per essere una sempliciotta che mai ha avuto modo di combattere una vera battaglia nella propria vita, hai dato dimostrazione di un valore superiore a molti fra coloro che della guerra hanno fatto scopo esistenziale. Ma, ciò nonostante, per quanto non ti possa negare giusta ammirazione, non hai alcun diritto di intrometterti in faccende che non ti competono… che non ti riguardano. »
« Midda è mia amica, è mia sorella per volontà del mio defunto padre: ogni questione che la riguarda non può evitare di coinvolgermi, di interessarmi. » affermò con coraggio la donna, assumendo una chiara posizione in quel contesto, per quanto temesse il potere incarnato nella loro avversaria, di cui ampia dimostrazione avevano già avuto nel confronto con gli zombie e con la gargolla.
« Nobili sentimenti… ma essi, non illuderti, non potranno che essere vani. » scosse il capo la nuova regina Anmel, erede di quell’antico retaggio « Credi forse che tutto l’affetto, tutto l’attaccamento che senti nei suoi confronti abbiano qualche valore ai suoi occhi? Pensi forse che, nell’assurdo di sopravvivere fino ad una nuova alba, in lei potrà esserci qualche forma di rispetto verso di te? Sciocca… stolida… se pensi questo! »
« Perché parli con tanta amarezza? Perché ti esprimi in termini così carichi d’odio nei suoi riguardi?! » domandò la figlia di Lafra, non comprendendola « Eppure dovresti provare verso di lei la medesima gratitudine che mi è propria, laddove la tua vita e quella dei tuoi compagni è stata salva grazie a lei, per mezzo del suo sacrificio… »

Per un lungo istante, il tempo parve fermarsi a seguito di quelle parole, di quell’affermazione. Un’intensa energia si poté avvertire nel silente confronto fra Heska e Carsa, fra quelle due figure forse più simili di quanto non avrebbero voluto ammettere, di quanto non avrebbero potuto credere o conoscere: entrambe, in modi diversi, erano state legate a Midda Bontor da vincoli di ammirazione, di rispetto, di affetto, ispirandosi a lei, al suo stile di vita per trarre da esso i propri principi di vita, il proprio destino. In tale percorso, per grazia o colpa di esso, una aveva trovato salvezza da un destino di oscura autodistruzione al quale, altrimenti, sarebbe stata condannata, mentre l’altra, purtroppo, si era al contrario incatenata ad un fato di morte che, in quel momento, stava cercando di imporsi sull’intera realtà conosciuta.

« Possibile che tu sia tanto cieca da non comprendere come quel che ho compiuto sia stato unicamente rivolto alla salvezza di Midda? » reagì, infine, Carsa, con furia a stento trattenuta in quelle parole « Possibile che tu non riesca a capire che sono arrivata anche a dannarmi, per l’amore che provo verso di lei?! »

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