11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 11 ottobre 2010

1004


S
e la prima volta nella quale si era ritrovata a confronto con una nave stellare, Midda non aveva potuto evitare di esprimere, nell'intimo del proprio cuore, seri dubbi sull'eventualità che la medesima sarebbe stata in grado di viaggiare fra le stelle, soprattutto in conseguenza di una mole ai suoi occhi giudicata eccessiva per permetterle qualsiasi possibilità di movimento a prescindere dal contesto circostante, anche la prima volta nella quale ella si era ritrovata innanzi a una navetta, il corrispettivo di una lancia nel paragone con una nave del proprio mondo, la donna guerriero era stata ugualmente costretta a formulare, sempre tacitamente, dubbi sulla possibilità che la medesima fosse in grado di compiere il benché minimo movimento, non in conseguenza a una mole particolarmente eccessiva, quanto, piuttosto, in virtù della propria stessa forma… quella di un grosso carro privo sia di ruote, sia di cavalli.
In verità, per poter riuscire a intravedere nella sagoma di una navetta la medesima forma di un carro, lo sforzo di fantasia richiesto all'immaginazione della donna dagli occhi color ghiaccio non sarebbe potuto essere considerato inferiore a quello abitualmente impiegato da un cantore nel ritrarre un orrendo mostro quale l'ippocampo nelle spoglie di un simpatico ed elegante cavallo con la coda da pesce o, anche, nel descrivere un lucertolone a tre teste quale un cerbero al pari di un grosso mastino. Ciò nonostante, simile ingenuità da parte sua, soprattutto in quelli che erano stati i primi, confusi giorni della sua permanenza in quella bizzarra realtà, avrebbe potuto anche essere sufficientemente giustificata nell'osservare quel frutto dell'ingegno umano, dell'avanzata tecnologia di quell'universo, in quanto, effettivamente, ben lontano dal poter essere valutato qual particolarmente originale nelle proprie forme, nella propria stessa struttura.
Solo due ambienti erano stati, infatti, previsti a bordo di quelle navette, comprendenti quasi due terzi della dimensione totale delle medesime e riservanti lo spazio residuo al compatto reattore all'idrargirio necessariamente presente per alimentarne i motori, gli scudi, e tutte le funzioni di sopravvivenza primaria, in assenza dei quali, quella grossa scatola metallica dalla struttura vagamente simile a quella della stessa classe libellula, sarebbe stata trasformata in un ingombrante, e totalmente inutile, sarcofago spaziale. Il primo ambiente della navetta, necessariamente, era quello proprio di una piccola plancia, versione estremamente ridotta di quella propria della Kasta Hamina e lì adatta per offrire ospitalità a una singola persona, il pilota, che, senza possibilità di supporto esterno, avrebbe dovuto mantenere il controllo assoluto e completo della nave, delle sue funzioni, delle sue difese e delle comunicazioni della medesima con l'esterno, in un impegno, in ciò, non secondo a quello proprio del timoniere della nave madre e, anzi, forse ancor più stancante, indubbiamente frenetico, se non, persino, debilitante. Il secondo ambiente, di misura quasi tripla rispetto a quello della plancia, era invece quello riservato a funzioni di stiva, unico direttamente collegato con l'esterno e, in ciò, fornito di un sistema di pressurizzazione e depressurizzazione indipendente dal resto del veicolo, tale da permettere, ove necessario, l'apertura del medesimo non solo in corrette condizioni atmosferiche, come a seguito di uno sbarco a terra, ma anche nel confronto con il gelido vuoto stellare al fine di garantire, al scopi di manutenzione in favore della stessa nave madre, la possibilità di lasciare la protezione offerta da quelle pareti metalliche e dagli scudi a loro circostanti, per affrontare, in pericolosa maniera diretta, l'ambiente circostante.
In tutto ciò sarebbe risultato trasparente a chiunque come le navette presenti a bordo della Kasta Hamina, e tipiche della classe libellula a cui la stessa apparteneva, fossero state concepite, non a caso, in assoluta coerenza con lo scopo primario di quel genere di nave, e votate, in ciò, a compiti di trasporto di merci, ancor prima che a imprese belliche, per le quali altri profili avrebbero potuto sicuramente proporre maggiore manovrabilità o, più banalmente, dedicare meno spazio a funzioni di carico e più attenzione a quanto necessario per affrontare un combattimento. Loro malgrado, quelle stesse navette avrebbero dovuto essere considerate quanto più lontano possibile dall'idea di una risorsa bellica, dal momento in cui neppure un'arma era stata prevista, né sarebbe purtroppo potuta essere successivamente aggiunta, a possibile difesa di tale compatta risorsa, nella sola eccezione di un sistema di scudi energetici non dissimili da quelli della nave madre, tale da lasciar essere le medesime quali potenziali e inermi bersagli di fronte a qualsiasi capriccio di un eventuale avversario. Ragione per la quale le raccomandazioni rivolte da parte del capitano Rolamo al proprio capo della sicurezza non avrebbero potuto essere accolte se non quali assolutamente ragionevoli, giustificabili e giustificate, nel desiderio, nella volontà, di non trasformare la strategia così rapidamente valutata e concordata, quale una missione suicida per le due donne lì nuovamente coinvolte quali immancabili protagoniste: Duva e Midda.

« Diamine… hai deciso di portarti dietro anche il pacificatore?! » osservò il primo ufficiale della Kasta Hamina, nell'accogliere la compagna sopraggiunta alla navetta conducendo seco il carico di armi prescelto, indicando in simile esclamazione uno dei più ingombranti e scomodi pezzi di artiglieria pesante presenti nel loro arsenale, al punto tale che anche per la sua compagna sarebbe stato impossibile da trasportare in assenza dell'aiuto concessole dalla propria protesi robotica « Dovrei forse avere motivi per preoccuparmi, nel confronto con una simile scelta? »
« Il tuo ex-marito mi ha ordinato di non andare troppo al risparmio e, dal momento in cui non ci è data di sapere in quale situazione ci andremo a cacciare, credo sia ragionevole prestargli ascolto. » spiegò la donna guerriero, issando per primo il pacificatore sul bordo della navetta, al fine di liberarsi la mano e, in ciò, caricare più comodamente anche il resto delle armi scelte per quel volo a bordo « Hai già controllato le tute e le riserve d'aria? » domandò poi, nell'osservare il resto dell'equipaggiamento utile, già presente nella stiva di carico della navetta.
« Ovviamente… » annuì la donna dagli occhi dorati, sorridendo apertamente e mostrando una lunga fila di denti bianchi al centro di un viso tornato, incredibilmente, alla propria consueta gradevolezza « Non penserai che abbia speso tutto il tempo a mia disposizione solo per rifarmi il trucco, spero bene... »
« Non sia mai. » negò il capo della sicurezza, concludendo il trasferimento a bordo del loro armamentario e, così dicendo, issandosi a propria volta sul compatto ponte della navetta « Ho infatti parlato di ex-marito, non di marito… sempre ammesso che il traduttore non abbia fatto pasticci. » si giustificò subito dopo, con tono scherzoso e maliziosamente ironico, nell'offrire complice riferimento alla quieta figura di Rula, nel giudicarla in tal modo effettivamente capace di impiegare il proprio tempo nel curare il proprio aspetto fisico ancor prima che l'attrezzatura loro necessaria e in conseguenza all'efficienza della quale sarebbero potute dipendere le vite di entrambe.

Duva non poté evitare di concedersi una divertita risata in reazione a un tale accenno, dal momento in cui, per quanto comprensiva e matura, ella era pur umana e, in questo, non avrebbe mai potuto evitare un certo risentimento a discapito della povera, piccola Rula, la giovane donna colpevole, al suo sguardo, di essere entrata nella vita di Lange dopo il loro divorzio, quasi ne fosse stata la causa per quanto, al contrario, ella non era neppur vagamente presente nelle fantasie dell'uomo all'epoca in cui il loro matrimonio era giunto al proprio prematuro termine.
Ben conoscendo, e comprendendo, i pur paradossali sentimenti della propria compagna, Midda non si era allora risparmiata quell'offesa del tutto gratuita verso la moglie del capitano, nel confronto della quale non avrebbe potuto riservare alcuna personale antipatia ma che, in un momento come quello, non avrebbe potuto evitare di essere soggetto perfetto per simile, facile ironia, a stemperare eventuali tensioni e ad alleviare gli animi già pronti alla battaglia, già carichi d'energia in vista dell'imminente scontro.

« Amica mia… in fede l'unico rimprovero che potrei mai rivolgerti è quello di essere giunta con tanto ritardo nella mia vita. » commentò il primo ufficiale, al termine di quella parentesi d'ilarità « Se solo ci fossimo incontrate ai tempi della scuola, sono certa che avremmo potuto avere l'intero universo ai nostri piedi! » proseguì, a esplicitare il proprio attuale pensiero « Non che non me la sia degnamente cavata anche da sola… ma con te sarebbe stato tutto molto più avventuroso e divertente! Potrei scommetterci la mia metà della Kasta Hamina! »

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