11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 23 ottobre 2010

1016


« C
osa c'è a bordo di quella nave, Lange? » domandò Duva, distraendosi da ciò verso cui avrebbe dovuto rivolgere il proprio prioritario interesse, la conduzione della navetta, al punto tale dal giungere prossima a una violenta collisione con un piccolo asteroide posto sulla propria traiettoria, che riuscì a evitare solo all'ultimo momento, in grazia di una manovra decisamente azzardata e pur utile a garantirle una possibilità di sopravvivenza « Parla, per bontà divina… che cosa accidenti c'è a bordo di quella nave?! »
« Sono dei mercenari… soldati veterani, reduci dalla Sezione I. » rispose l'altro, assolutamente serio in quell'affermazione, in quella definizione, in conseguenza alla quale la sua interlocutrice non poté evitare di strabuzzare lo sguardo, quasi perdendo del tutto il già incerto controllo del veicolo controllato.

Prossima a essere considerata più una leggenda che una concreta realtà, la Sezione I era una delle diverse, terribili iniziative che, in un qualche pianeta non meglio precisato fra tutti quelli noti e abitati, in un tempo ugualmente non meglio definito, e per ragioni mai esplicitate, se pur chiaramente intuibili, si era prefissa quale obiettivo la creazione di guerrieri perfetti, soldati post-umani, che mai avrebbero potuto conoscere la sconfitta, che mai avrebbero potuto raggiungere un traguardo diverso dal trionfo, a ogni costo.
Sebbene tutt'altro che minimali nel proprio numero avrebbero allora potuto essere conteggiate le organizzazione, celebri o famigerate, che nell'intera galassia si erano riservate scopi del tutto identici a quelli della Sezione I, ben poche avrebbero, fra tutte loro, potuto essere individuate, distinte, quelle non mero frutto di banali chiacchiere, semplice enfatizzazione, incontrollato passa voce utile solamente a ingigantire scarsi o inesistenti risultati, e, fra queste ultime, ancor meno avrebbero potuto essere riconosciute quelle il cui successo, più o meno duraturo, era stato ufficializzato da concreti risultati, indubbie testimonianze ormai entrate a far parte della Storia. Poche, pochissime, tra le quali indubbio avrebbe dovuto essere giudicato il primato della Sezione I, la quale, ormai da diversi decenni, era riuscita a ritagliarsi una fama tanto cupa quanto diffusa in modo estremamente eterogeneo. Nell'intera galassia, o, per lo meno, in quella parte di universo, ben pochi, infatti, erano coloro che mai avevano avuto occasione di sentir parlare della Sezione I e dei propri terribili soldati, del frutto di esperimenti oltre ogni umana morale, al di là di quelli che, abitualmente, erano accettati quali universali principi etici da ogni popolo, da ogni cultura, da ogni società: esperimenti nel corso dei quali, il solo, grande, limite intrinseco della stessa natura mortale dell'essere vivente, della persona, era stato posto in discussione, nella volontà di riuscire a creare un combattente perfetto in quanto privo della possibilità di una morte permanente.
Sezione I: "i" come "imperituro", "indefettibile", "immarcescibile"… o, più semplicemente, "immortale".

« No… non può essere! » rifiutò Duva, non riuscendo sinceramente ad accettare quell'idea, quella versione dei fatti così come, purtroppo, comunicatale dal suo capitano, dal suo ex-marito, l'uomo al quale, che lo volesse o meno, era ancora legata da un sentimento estremamente profondo e che non avrebbe mai potuto considerare tanto sciocco da mentirle, tanto stupido da inventarsi una storia così assurda quale quella.
« Abbiamo appena ricevuto una comunicazione dalla terza luna di Tharos… dallo stesso Beri Vemil e da pochi sopravvissuti in fuga dalla colonia. » argomentò Lange, a supporto di quella stravolgente notizia che, purtroppo, avrebbe dovuto essere accettata qual vera « Durante un tentativo di interrogatorio agli uomini e alle donne che voi avete lasciato lì privi di sensi, i tirapiedi del signor Vemil hanno calcato un po' troppo la mano e, senza volerlo, hanno ucciso uno dei loro prigionieri. »
« E…? » domandò la donna, purtroppo già consapevole dello sviluppo della questione, della piega che doveva esser stata assunta dagli eventi, per giustificare la conclusione a cui l'uomo desiderava giungere con la narrazione così propostale.

Nonostante lo scopo iniziale della Sezione I fosse stato quello di generare dei soldati immortali il solo risultato che tale iniziativa riuscì a raggiungere, ben noto in conseguenza della sciagurata fama della medesima, non fu quello di ridonare la vita a chi morto, quanto, piuttosto, di privare lo stesso persino della morte, in quello che, agli occhi di una donna come Midda, meno avvezza alle sofisticate tecniche di quel mondo, sarebbe apparso essere solo e semplicemente il risultato di una negromanzia. In verità, comunque, alcuna magia, alcun oscuro rito, avrebbe dovuto essere supposto alla base di quell'assurdo e osceno processo, quanto, meno fantasiosamente, l'applicazione di un complesso, e pur viziato, protocollo di rigenerazione ottenuto per mezzo di microscopici nano-robot in grado di prendere il controllo del corpo del soldato al momento stesso della sua morte e, in ciò, di donargli una parvenza di vita in una grottesca animazione: una resurrezione, quella così ottenuta, pertanto, assolutamente fittizia e tale, piuttosto, da trasformare un uomo o una donna in un grosso burattino, un automa di natura ibrida che si sarebbe impegnato a concludere la propria missione, il compito assegnatogli, privo ormai di qualsiasi umano limite, di qualsiasi mortale vincolo, non solo fisico ma, ancor più, mentale.
Inizialmente impiegati in diverse missioni di guerra, fosse anche allo scopo di valutarne le effettive potenzialità d'impiego, nel momento in cui essi, nefasto successo dell'inventiva dei loro creatori e risultato estremamente lontano dall'ambizione iniziale alla base della fondazione della stessa Sezione I, si dimostrarono di difficile gestione anche per i loro stessi superiori, soprattutto in conseguenza della conclusione dei loro rispettivi incarichi originali, unica ragione per cui sembravano essere in grado di conservare un barlume di lucidità, di indotta e innaturale coscienza, simili orridi burattini decretarono loro malgrado la prematura conclusione dell'intera organizzazione, nell'essere giudicati e condannati dalla comunità interplanetaria quali un abominio inaccettabile e, per questo, solo meritevoli di essere distrutti. Ovviamente, essendo la materia prima alla base di tale iniziativa comunque umana, e, in ciò, comprensibilmente restia ad accettare quel pur concordato ritiro dal mercato, la quasi totalità dei soldati ancora in vita impiegati all'interno del progetto della Sezione I, preferì disperdersi nell'intera galassia piuttosto che rassegnarsi a una fredda condanna a morte, successivamente reimpiegandosi, per ricavarsi di che sopravvivere, nel solo compito che mai avrebbe potuto loro interessare: la guerra.

« E… purtroppo , quell'involontario morto non è rimasto tale troppo a lungo. » asserì la voce del capitano, a triste conferma di quanto già dichiarato « Dopo meno di mezzora, l'intero insediamento lì realizzato è stato praticamente raso al suolo e i pochi superstiti sopravvissuti all'attacco di quei mostri sono stati costretti a una rapida e improvvisata partenza, nella speranza di riservarsi una speranza di futuro lontano da quell'orrore. »

Chiunque avesse deciso di ingaggiare dei mercenari della Sezione I in contrasto al disgraziato Beri Vemil, doveva odiare profondamene quel truffaldino commerciante, in una misura indubbiamente superiore a quella che mai avrebbe potuto animare il cuore di chiunque a bordo della Kasta Hamina pur non dimenticandosi dello scherzo da lui compiuto a loro discapito.
Ma se anche, pur sicuramente interessante, intellettualmente stimolante, avrebbe potuto essere giudicata l'idea di comprendere la natura di quel mandante e, ancor più, le ragioni proprie del suo gesto, di quella sua insana scelta, qual solo sarebbe stata considerata quella destinata a coinvolgere quella particolare risorsa, in quel particolare momento, in quel preciso frangente temporale, nel confronto con l'ormai angosciata Duva, solo un pensiero avrebbe potuto essere riconosciuto qual effettivamente presente e violentemente predominante su ogni raziocinio e su ogni emozione…

« Cielo! » gemette il primo ufficiale della Kasta Hamina, sinceramente impressionata al semplice pensiero del pericolo così rappresentato dai loro avversari e, nella fattispecie, da coloro presenti all'interno della nave abbordata dalla sua compagna d'armi « Questo significa che se Midda si è lasciata prendere la mano… »
« … per lei potrebbe non esserci più molto da fare. » completò Lange, mantenendo ancora fredda e controllata la propria voce, nonostante la tragicità propria di quell'idea, di quello stesso annuncio « A meno che, ovviamente, la fama di cui ci ha reso partecipi con le sue cronache, non sia da lei effettivamente meritata. »

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