11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 26 ottobre 2010

1019


L
asciandosi guidare in parte dal proprio istinto, in parte dal proprio raziocinio, per quanto priva di una definita conoscenza sulla planimetria della nave e dei suoi numerosi ponti, Midda riuscì a ritrovare una via verso la propria meta, verso il proprio traguardo: probabilmente non il percorso più diretto, indubbiamente non il cammino più breve, e pur, ineccepibilmente, un itinerario corretto, come alfine apparve chiaro, trasparente, nel momento in cui le si presentò innanzi la prima porta serrata a bordo di quella nave, la prima soglia sigillata da quando aveva messo lì piede, evidenza più che indicativa, nel rapporto con le sue maturate convinzioni nel merito della struttura di quell'astronave, in relazione all'effettivo raggiungimento dell'area prefissata, di quel luogo tanto sensibile all'interno del quale, ella era certa, si dovevano essere asserragliati tutti i membri superstiti dell'equipaggio, in compagnia, forse, persino del loro ostaggio, di colei per salvare la quale, quello stesso assurdo e sanguinario macello aveva avuto origine.
Riservatasi nuovamente, in quella particolare situazione, qualche istante di vantaggio sui propri inseguitori, la donna guerriero, nel ritrovarsi posta innanzi a una solida soglia chiusa, non si concesse alcuna possibilità di resa, di demotivazione, ritrovando, al contrario, in tutto ciò una ferma ragione di reazione, di rifiuto e ribellione a un fato che qualcun altro sembrava essersi impegnato a scrivere in suo sfavore. In ciò, ove anche, suo malgrado, priva di qualsiasi arma utile a sfondare in maniera rapida e indolore quella soglia, ella non tardò a infierire contro quella stessa porta metallica con l'unica risorsa concessale in quel particolare momento: la propria stessa mano destra.

« Avanti, ragazzoni… » esclamò, nel mentre in cui un primo pugno piombò, con decisione, nel punto di congiunzione fra le due metà blindate preposte a serrare quel varco, imponendogli un impeto, una forza, sconosciuta a qualsiasi normale essere umano, qual sola sarebbe potuta derivare dalla natura robotica di quel suo stesso arto, di quella sua protesi lì preposta a surrogato del braccio mancante « Non vorrete rifiutare ospitalità a una splendida donna con un seno generoso e procace qual il mio… »

Se nel proprio mondo, la prima alternativa, di natura magica, che le era stata concessa in sostituzione di quell'arto brutalmente mutilato in ottemperanza a un'ingiusta condanna per pirateria, avrebbe potuto essere considerata, a ragion veduta, un meraviglioso miracolo, in grazia del quale ella aveva potuto rimediare alla propria menomazione, la seconda alternativa, ora di natura tecnologica, riservatale altresì in quella nuova realtà, per quanto più pesante rispetto al proprio predecessore, non avrebbe potuto, in verità, riservarle ragione di rimpianto per quel nero arto metallico dai riflessi rossi purtroppo irrimediabilmente perduto, nel concederle ogni vantaggio già caratteristico del precedente e, in effetti, anche qualche nuovo e apprezzato valore aggiunto. Più snello, più sinuoso e naturale nella propria forma, rispetto al precedente, non più ricavato da un'armatura, ma plasmato appositamente per lei a partire dalle proporzioni proprie del braccio e della mano sinistra, quella protesi meccanica le aveva, sin da subito, assicurato una mobilità del tutto equivalente all'originale arto perduto, con estremità non più grossolane e grottesche quali quelle con cui si era pur abituata a convivere, ma con lunghe dita, delicate ed eleganti, perfettamente funzionali anche per i compiti più delicati, fosse persino stuzzicare le corde di uno strumento musicale: già ragione sufficiente di certa approvazione in favore dell'attuale surrogato a lei offerto, tutto ciò le era stato addirittura garantito senza costringerla a rinunciare a una concreta utilità in situazioni conflittuali, dal momento in cui, al contrario, se prima le era semplicemente stata concessa la medesima forza fisica che avrebbe potuto caratterizzare il suo vero arto, da mantenere in costante allenamento al pari di qualsiasi altra parte del suo corpo, ora le era stata riservata una potenza nettamente superiore, e alimentata, nella propria natura, non più dal suo stesso corpo, quanto da un generatore all'idrargirio, collocato all'interno del medesimo arto.
Una risorsa, quella rappresentata da quel surrogato di arto destro, che se già, in passato, era stata per quasi vent'anni una fedele alleata utile in numerose situazioni al limite della disperazione, ora non solo non aveva perduto il proprio originario valore, ma, anzi, aveva acquistato ancor più importanza, come anche, in quella situazione, non mancò di dimostrare.

« Vi assicuro che, ormai, sono più nuda che vestita… » proseguì, tempestando la porta con un secondo, un terzo e un quarto colpo, di intensità sempre maggiore, simile a un ariete in contrasto alla soglia principale di una città posta sotto assedio « … possibile che non abbiate alcuna curiosità di godervi quanto ho da offrire alla vostra lussuriosa vista?! »

La violenza intrinseca nei pugni così inferti contro il pur solido metallo della porta chiusa innanzi a lei fu straordinaria e micidiale, tale da piegare ben presto, là ove colpita, quella superficie altrimenti perfettamente piana, e tale da non riservare dubbio alcuno sulla possibilità, per la mercenaria, di raggiungere il proprio scopo, il proprio obiettivo di violenta penetrazione all'interno di quell'ambiente sigillato, di quel luogo a lei ora interdetto, se solo ne avesse avuto il tempo, le fosse stata concessa l'occasione di proseguire in tal senso. Purtroppo, però, proprio nel tempo avrebbe dovuto essere individuata la risorsa per lei, allora, meno disponibile, così come, nel mentre del suo quinto attacco a quella superficie, un conosciuto suono di passi, proveniente dal fondo del corridoio alle sue spalle, non mancò di definire, anticipando di un effimero istante una nuova, violenta, pioggia di laser e plasma diretta contro la medesima donna.

« Thyres… » gemette, gettandosi subitaneamente a terra e già maledicendosi per essersi troppo esposta, per essersi così generosamente offerta all'attacco degli zombie, salvo, un attimo dopo, rendersi conto di come, proprio in direzione dei suoi avversari non morti, avrebbe dovuto rivolgere la propria gratitudine.

In immediata conseguenza all'ennesima e impetuosa carica di colpi candidati alla sua distruzione, infatti, ancora una volta le pareti interne alla nave furono irrimediabilmente danneggiate, coinvolgendo, tuttavia, in questa particolare occasione, proprio la stessa porta già posta sotto assedio dal capo della sicurezza della Kasta Hamina, soglia che, in tale occasione, non fu, suo malgrado, in grado di mantenersi intatta, integra, altresì squarciandosi nel proprio centro e aprendo, in tal modo, un passaggio verso l'interno della plancia, direzione entro la quale, drammaticamente, si riverso una seconda pioggia di laser, spazzando senza pietà alcuna chiunque, e qualunque cosa, tragicamente posto sulla traiettoria di quello stesso attacco. Fu in tal modo, pertanto, che il conteggio di morti fra i mercenari nero vestiti della Sezione I si incrementò con altre quattro vittime, nel mentre in cui, ancor peggio, un'ampia parte della strumentazione di bordo fu compromessa, così come un'improvvisa scomparsa della gravità artificiale non tardò a rendere chiaro a chiunque.

« Stupidi idioti! » sussurrò la mercenaria, ritrovandosi catapultata, priva di peso, in aria, e, in ciò, potenzialmente e drammaticamente esposta alle offensive dei non morti « … avreste dovuto aprirmi quando ancora ne avevate la possibilità. » soggiunse, a definire in maniera certa i soggetti destinatari di quel suo insulto, retorico ove, sostanzialmente, non rivolto ad alcun reale interlocutore.

Per sua incredibile fortuna, benevolenza divina per la quale ella non mancò di ringraziare la propria amata dea, la stessa assenza di gravità che l'aveva sbalzata prepotentemente in aria, per un attimo priva di controllo alcuno sui propri movimenti e sulla propria posizione, esponendola in ciò ai possibili attacchi dei propri nemici, coinvolse in egual misura anche gli stessi, i quali, per quanto indubbiamente più reattivi nel confronto con gli zombie con cui ella era abituata ad avere a che fare, non ebbero modo di cogliere con sufficiente prontezza il cambio delle condizioni a contorno di quella battaglia, ritrovandosi, pertanto, a loro volta catapultati, in maniera disordinata, nello stretto spazio del corridoio, nel mentre in cui una nuova serie di attacchi, i nuovi colpi offerti dalle loro stesse armi, si diffusero in modo incontrollato, privi di qualsiasi mira, evitando la sola destinataria di tanto sforzo e, persino, arrivando a rivolgersi in loro stessa offesa, per quanto alcuno fra gli stessi avrebbe potuto risentire di ciò.

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