11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 25 ottobre 2010

1018


L
a sola e semplice idea che un gruppo di non morti potesse riservarsi sufficientemente lucidità mentale da riuscire non solo a collaborare in maniera attiva, o a utilizzare un'arma da fuoco, quanto, addirittura, da organizzare una trappola a suo discapito, si poneva, nel confronto con l'intelletto della donna guerriero, tanto paradossale quanto terrificante, per la complessa serie di scenari che questo avrebbe potuto dischiudere davanti a lei. Se a tutto questo, inoltre, fosse stata aggiunta una discreta mobilità articolare, entro i limiti propri dei loro corpi disfatti, quanto allora presentato alla mercenaria non sarebbe potuto essere oggettivamente accettato quale lo scenario negromantico inizialmente temuto, gli zombie da lei già considerati quali presenti a bordo della nave: per quanto, infatti, quelle creature fossero indubbiamente morte, e a tal riguardo sarebbe stata pronta a scommettere ogni credito accumulato in quel nuovo mondo, nulla in esse le avrebbe potute classificare come zombie… non, per lo meno, nei termini per lei abitualmente propri, non secondo i canoni della propria realtà.
Ma nell'assunto che, effettivamente, in quel nuovo universo, non esistesse negromanzia di sorta, nella sola eccezione di quella lì giunta dal suo stesso mondo, in nome di quale assurdo potere, di quale bizzarra possibilità, quei non morti erano potuti divenire ciò che erano? E, ancor prima di qualsiasi possibile filosofia esistenziale sulla loro origine, in che modo ella avrebbe potuto abbatterli? Avrebbe potuto considerare valide le stesse regole già note o, in quel caso particolare, nuove regole avrebbero dovuto essere apprese nel confronto con chi, sostanzialmente, avrebbe dovuto essere accolto quale un nuovo nemico, mai affrontato prima di quel giorno?
Incerta su come poter effettivamente contrastare quella nuova minaccia, e disincentivata a eventuali possibilità di confronto diretto dalla violenza riversata in suo contrasto attraverso il continuo grandinare di attacchi laser e al plasma, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio si ritrovò a correre attraverso i corridoi della vasta nave senza neppure potersi permettere un'idea precisa della propria effettiva meta, nel conoscere troppo poco la planimetria del luogo e nel non avere ulteriore possibilità di analisi delle pur numerose mappe disseminate a ogni ponte. Sebbene accompagnata dalla propria fedele e immancabile spada, in quel particolare momento, in quel preciso contesto, ella avrebbe volentieri ritrovato contatto con una delle numerose armi da fuoco condotte seco a bordo della nave nel corso dell'arrembaggio: purtroppo, però, al pari dei corpi da lei abbandonati nel luogo primo teatro dello scontro, anche delle stesse non era rimasta traccia, probabilmente sottratte dalle medesime creature che, in quel frangente, stavano rivolgendo la propria furia distruttiva verso l'obiettivo da lei stessa rappresentato. Fortunatamente per lei, comunque, per quanto rapidi, quegli zombie potenziati non erano comunque sufficientemente tali da riuscire a competere in maniera efficace con lei, con la sua corsa, ragione in grazia della quale ella riuscì a mantenere sempre un adeguato margine fra sé e il gruppo alle proprie spalle, utile a evitare di esporsi troppo alle loro offensive. Continui, costanti attacchi che, purtroppo, in numerose occasioni furono estremamente prossimi al raggiungerla, al trasformarla in un ammasso informe di sanguinolenta e fumante poltiglia organica, pericolo pur di volta in volta evitato in grazia della propria agilità, della propria prontezza di riflessi, tale da permetterle di evadere, a volte con mosse estremamente azzardate, dalla cupa sentenza di morte così emessa a suo carico.

« Devo ammettere che mi mancavano questo genere di situazioni… » sussurrò, con trasparente ironia, nel lasciarsi scivolare a terra per quasi una dozzina di piedi di lunghezza, nella necessità di raggiungere la successiva svolta nel corridoio allora percorso e, in ciò, allontanarsi dall'impeto della violenza lì dedicatale dai propri avversari, nell'essersi ritrovata, allora, esposta ai loro attacchi « … anche se, in verità, preferirei poter essere pagata adeguatamente e profumatamente per tutto ciò… » soggiunse, in ricordo della sua passata professione, là dove il numero di tagli ancora presenti sulla sua candida pelle, i vestiti stracciati in più punti, sino a mettere parzialmente a nudo i suoi glutei o i suoi seni, sarebbero stati ampiamente ricompensati da un sovrapprezzo percentuale del compenso inizialmente stabilito con il proprio mecenate di turno, in quella che, ormai, era divenuta una sua nota prerogativa.

Suo malgrado, in quella nuova situazione, in quel nuovo mondo, la sua attuale attività prevedeva un semplice stipendio fisso, privo di diaria o di qualsiasi eventuale rimborso aggiuntivo, non per le ferite sanguinanti sul suo corpo, non per il foro presente nella sua spalla, non per l'abito divenuto prematuramente simile a uno straccio a stento in grado di celarne le intimità, e neppure per la dozzina di inarrestabili guerrieri non morti impegnati a tentare di privarla della vita, non con spiacevoli morsi e infettivi graffi, quanto, peggio, con micidiali laser e terribili plasma. Perfettamente consapevole di ciò, quanto da lei allora affermato, non avrebbe dovuto essere giudicato quale un reale rimpianto per il passato, nel prefiggersi il solo scopo di offrire svago, distrazione, alla sua stessa mente, al fine di permetterle di affrontare con maggiore serenità possibile un frangente innanzi alla quale chiunque altro avrebbe probabilmente già perso il controllo.
Abituata, dopotutto, a rischiare la propria vita in competizione con ogni genere di avversari, comprendendo in ciò creature indubbiamente più pericolose di quegli strani zombie, Midda era conscia di quanto fondamentale, non solo importante, avrebbe dovuto essere giudicata la sua quiete interiore, la sua sempre ricercata freddezza d'animo, allo scopo di potersi permettere di valutare con maggiore distacco possibile ogni pericolo, ogni antagonista, ogni sfida, quasi nulla di tutto ciò la riguardasse in prima persona ed ella stessa avesse da considerarsi quale una semplice spettatrice di eventi, di avventure vissute da un'altra persona. In grazia di ciò, ella fu in grado, allora come in passato, di confrontarsi con quelle insidie, con quella letale minaccia, con assoluta naturalezza, così come anche dimostrato dal particolare istante temporale protagonista di quelle stesse parole, che la vide concedersi con completa indifferenza ai colpi sparati a pochi pollici dal suo corpo sdraiato a terra, non lasciandosi atterrire dalla minaccia intrinseca in tutto ciò e, rapida e decisa, rigirandosi lateralmente, a conquistare la protezione riservatale dalla svolta propria di quel corridoio per, lì, subito rialzarsi e riprendere a correre con totale naturalezza, quasi senza affanno, come se tutto quello fosse un semplice allenamento personale, del tutto equivalente a quelli che, quotidianamente, ella si dedicava anche a bordo della Kasta Hamina, e non una corsa per la vita, per la propria sopravvivenza.
Nonostante tanto distacco emotivo dal pericolo su di sé imposto, la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco era pur consapevole di quanto, a differenza dei propri avversari, di coloro che, in quel frangente, la stavano inseguendo al pari di cani da caccia dietro alla preda fiutata, e di coloro, altresì, lasciati lontani, all'interno dell'aviorimessa, ella non avrebbe mai potuto concedersi di correre all'infinito, di mantenere quel ritmo in eterno, là dove, sebbene indubbiamente allenata, e dotata di una prestanza fisica invidiabile da chiunque, presto o tardi avrebbe dovuto confrontarsi con i limiti della propria natura umana, della propria essenza mortale, vincoli altresì non gravanti sui propri inseguitori. Per questa solida e indubbia motivazione, non casuale, non completamente priva di significato o di scopo, avrebbe dovuto essere giudicata la sua corsa, quanto, piuttosto, volta al raggiungimento di una meta sicura o, per lo meno, della possibilità di riservarsi una meta sicura attraverso l'evasione da quella nave maledetta, da quel bastimento di morte. Obiettivo dei suoi passi, quindi, avrebbe dovuto essere giudicato quello proprio della plancia di comando dell'intera nave, là dove, speranzosamente, altri avversarsi, umani e ancora in vita, le sarebbero allora stati offerti, concedendole con la propria coatta collaborazione, forse, la possibilità di comprendere in misura maggiore quanto stesse accadendo e, sicuramente, l'occasione di contattare la propria compagna d'armi e stabilire, con lei, una nuova tattica, una nuova strategia volta a tirarla fuori da quella bara stellare.

« … in una manovra tutt'altro che ovvia, nel considerare il vuoto spaziale che circonda la nave, meno accogliente e gradevole rispetto alle amorevoli onde del mare mai necessariamente letali anche nel mentre della peggior tempesta. » commentò, offrendo espressione verbale a completamento della riflessione incominciata a livello intimo, in un'aperta critica al concetto e al limite intrinseco alla natura stessa dalle astronavi, sì concepite per permettere all'uomo di violare confini forse riservati solo agli dei ma, in ciò, incapaci di garantire ai propri equipaggi, agli indomiti stolti così trasportati nei propri ventri, una qualche maggiore, e impossibile, confidenza con l'ambiente circostante.

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