11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 2 luglio 2011

1263


« Q
uesta è casa mia. » commentò l'uomo, non desiderando imporre alla propria voce alcun tono di rimprovero in conseguenza di quell'intervento, e pur non potendo ovviare a concedersi quella doverosa puntualizzazione, volta a ribadire quanto egli avrebbe dovuto essere considerato appartenente a quelle terre, a quell'angolo di continente, non di meno rispetto a qualunque altro abitante autoctono così come a lei stessa « A differenza del tuo locandiere, io sono nato e cresciuto in queste terre meridionali… non dimenticarlo. »
« Ti domando scusa nel caso in cui, con il mio intervento, possa essere risultata offensiva alla tua attenzione… » replicò ella, quasi subitanea alla conclusione delle sue parole, della sua precisazione, animata da sincero pentimento in tal direzione « Ti assicuro che non desideravo risultare discriminante con quelle mie parole, così come mai è stata mia volontà esserlo in passato: dopotutto, io stessa, tranitha, da anni trascorro la maggior parte del mio tempo lontana da qualunque confine a me patrio, ancor prima che natio. » volle sottolineare, in riferimento alla propria origine sì riferibile al regno di Tranith in cui, in quello stesso momento, entrambi si trovavano, e pur non all'estensione peninsulare del medesimo regno, quanto, piuttosto, a quella insulare, in aree sì distanti dal continente da poterle far ritenere completamente estranee al medesimo.
« Calma… calma. » scosse il capo Howe, voltandosi appena verso di lei e concedendole un quieto sorriso, a dimostrazione di quanto alcun problema dovesse esser ritenuto qual presente fra loro « Ho compreso quanto tu desideravi intendere. E con la mia risposta desideravo semplicemente suggerirti le ragioni per le quali, comunque sia, l'intera questione mi vede sinceramente indifferente. » esplicitò, arrestando per un attimo il moto altrimenti continuo della propria lama dorata, seppur non d'oro, in contrasto alle ragnatele lì acculatesi a ostacolo del suo cammino.
Midda si limitò allora ad annuire, soddisfatta da tale rassicurazione e dal fato che, malgrado ogni mai dimenticato scontro passato fra loro, l'uomo non le stesse serbando intimo rancore tale da sospingerlo a ricercare gratuita polemica attorno a qualunque argomento, qual pur sarebbe potuto essere in quello stesso frangente.
« Shar'Tiagh può essere sicuramente un regno meraviglioso, incredibile ed entusiasmante… ma, per me, non ha da considerarsi meno estraneo di quanto non lo fosse per te prima di questo tuo ultimo viaggio. » proseguì egli, insistendo ancora « Posso avere il viso di uno shar'tiagho, posso atteggiarmi a shar'tiagho, educato agli stessi loro valori, ma una volta giunto in Shar'Tiagh non sarei neppure in grado di domandare un bicchiere d'acqua. O, ancora, comprendere quale comportamento abbia da esser considerato consueto e quale, al contrario, di terribile insulto per tutti loro. »
« Sì. » annuì nuovamente la mercenaria, palesando il proprio intendimento a tal riguardo « In effetti, non sono solo centinaia di miglia a dividerci geograficamente: siamo due mondi diversi, due realtà così distanti da rendere quasi folle il pensiero che qualcuno possa riuscire a sopravvivere all'interno di un sistema estraneo a quello nel quale è cresciuto… » constatò ella, probabilmente rivolgendo, in tal senso, un implicito accenno allo stesso Be'Sihl, suo amato, e alla vita che egli stesso, nato e cresciuto in Shar'Tiagh, aveva altresì ricercato emigrando a sud, sino a insidiarsi a Kriarya, città del peccato.
Un riferimento che, ove da lui stesso pocanzi evocato in quel loro ultimo discorso, non sfuggi a Howe, il quale sorrise e riprese a ridiscendere lungo la ripida scalinata, provocandola scherzosamente nel commentare: « L'evidenza di quanto quel tizio sia folle, comunque, credo abbia da considerarsi dimostrata dal fatto che abbia deciso di frequentarti in maniera sufficientemente regolare, senza considerare quanto ciò possa essere pericol… »

Il giuoco, così come da lui ricercato, non riuscì comunque a trovare la propria naturale conclusione, qual sarebbe altrimenti e probabilmente stata definita in uno scappellotto già in partenza verso il suo collo a opera della mancina della donna guerriero alle sue spalle, in quanto, suo malgrado, fu il fato stesso a intervenire in sua apparente punizione, facendogli mancare il suolo da sotto i piedi all'ennesimo passo compiuto in avanti.
Quanto in tutto ciò avvenne di preciso, egli poté ricostruirlo solo a danno compiuto, dal momento in cui tutto occorse con tale rapidità da non permettergli neppure di maturare sufficiente coscienza di quanto stesse accadendo per emettere un qualunque grido o gemito. Semplicemente, là dove un istante prima, innanzi a sé, era stata ipotizzata la forma di un gradino, ovviamente ricoperto da ogni genere di polvere e terriccio, nonché infiniti esoscheletri di vari insetti, più o meno lì fossilizzatisi in conseguenza al passare delle stagioni, un attimo dopo tale sostegno, tale appoggio era clamorosamente mancato, vedendolo ricadere di peso in avanti, in un baratro di tenebre, pronte a fagocitarlo e a destinarlo a un ignoto e imprevedibile fato, forse la banale ricaduta di qualche piede sino al livello inferiore, al successivo giro della scalinata stessa, o forse molto più in basso. E solo un gesto di istintiva reattività da parte sua, in tal contesto, gli impedì, effettivamente, di precipitare verso la dubbia destinazione allora riservatagli, nel vederlo spalancare le braccia e contrarre ogni muscolo di busto e spalle, per invocare occasione di leva su qualunque sostegno sarebbe potuto essergli lì concesso.

« Lohr! » ebbe, alfine, occasione di gemere, invocando in ciò il nome del proprio dio prediletto.

Accanto a tale esclamazione, impossibile da discriminare nella propria concreta natura, dubbia fra preghiera e bestemmia, un paio di brevi e rapide considerazioni ebbero modo di essere immediatamente formulate nella sua mente, osservazioni forse retoriche, e pur, in conseguenza di tutto ciò, ben lontane dall'essere per lui tali, che si imposero quale preludio obbligato a una terza e una quarta riflessione, deduzioni che, invero, si palesarono immediatamente nella forma propria di due negative questioni, di due irritati dubbi.
Innanzitutto, Howe comprese di essere appena caduto. Sicuramente spiacevole ad ammettersi, egli aveva avanzato dimostrando probabilmente troppa confidenza con l'ambiente a sé circostante o, forse, troppa distrazione in conseguenza delle chiacchiere riservatesi con la propria inattesa compagna e, in conseguenza di ciò, era ricaduto in una qualche trappola, un trabocchetto lì celato a protezione del santuario da eventuali assalitori, o, forse e più banalmente, nella voragine lì rimasta a seguito del crollo di un qualche dannato scalino avvenuto da chissà quanti secoli prima del suo arrivo.
In conseguenza di ciò, lo shar'tiagho rilevò, comunque e fortunatamente, di essere riuscito ad arginare l'arginabile prima di poter considerare irrimediabile la propria situazione, ed ebbe modo di complimentarsi con se stesso per tale successo, per quanto consapevole di come quella propria nuova posizione non sarebbe potuta permanere qual tale in eterno. Un risultato, quello da lui in tal modo riportato, in conseguenza del quale, ancora, non poté mancare di denotare l'evidenza della presenza di un solido gradino in immediata successione a quello purtroppo perduto, ove, in caso contrario, egli non avrebbe avuto occasione alcuna di sostegno qual, altresì, aveva ritrovato.
Accettata in tal modo l'evidenza derivante dall'essere appena precipitato nel vuoto e rilevata la divina benevolenza verso di lui pur dimostrata nell'essergli stata permessa una subitanea reazione a tale evento, l'uomo, lì ritrovatosi a essere comunque e chiaramente in difficoltà, nonché e ancor peggio privato tanto della propria spada quanto della torcia, da lui prima strette a sé, nella necessità di compiere quanto necessario per la propria salvezza, ebbe alfine occasione di apprezzare, o, in effetti, di disprezzare, come in tutto ciò, da parte della propria ipotetica alleata, qual Midda stesa si era candidata a essere, non fosse ancora subentrato un solo grido, un semplice richiamo in suo allarme, né, tantomeno, un banale gesto volto in suo soccorso, in suo aiuto. Motivo per il quale il mercenario non volle negarsi uno sfogo di sana irritazione nei suoi riguardi, qual subito venne espressa nella formulazione di due, inequivocabili, domande…

« Perché non mi hai avvertito? » scandì, con tono trasparentemente avvelenato verso di lei, nella medesima misura in cui poco prima, nel mentre delle loro forse controproducenti chiacchiere, era pur parso sereno nei suoi stessi riguardi « E, soprattutto, cosa diamine stai aspettando a tirarmi su?! »

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