11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 22 luglio 2011

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« N
on mi avevi detto di esserti portata dietro i rinforzi… » commentò egli, terminando le proprie abluzioni e accingendosi, a propria volta, a lasciare il canale artificiale lì scavato nell'architettura del tempio, a convogliare il pur naturale reflusso delle acque « … in quanto sono là fuori ad attenderci?! »
« Uno solo, simpaticone. » scosse il capo ella, per tutta risposta, aggrottando la fronte « Già l'ho lasciato solo per un anno intero: credi davvero che mi sarei potuta permettere qualunque nuovo viaggio senza trascinarmelo dietro?! » sorrise divertita, al pensiero dell'insistenza del proprio giovane collaboratore, tanto entusiasta di restare al suo fianco quant'ella, parimenti, meno desiderosa di essere accompagnata da chicchessia, nel preferire, generalmente, agire da sola, se pur, abitualmente, con difficoltà realmente tale.
« E cosa ne posso sapere, scusami. » contestò l'uomo, ergendosi oltre il bordo del canale e dirigendosi, una volta uscito dal medesimo, verso il fagotto con i propri averi « Io non avevo neanche preso in esame la presenza del ragazzino, quindi, per quanto mi riguarda, potrebbe esserci mezza Kriarya là fuori ad attenderci… » esplicitò con fare scherzosamente polemico « Sicura di non esserti trascinata dietro anche il tuo nuovo maritino?! » la stuzzicò, offrendo riferimento, in quelle parole, al locandiere shar'tiagho a cui anch'ella stava volgendo costante pensiero.
« Ti assicuro che se mio marito fosse qui presente, te ne accorgeresti… » replicò la donna, con tono incredibilmente serio, privo di qualunque musicalità giocosa qual pur non era mancata sino a quel momento fra loro, portando istintivamente lo sguardo al bracciale dorato preposto attorno al proprio braccio sinistro, per assicurarsi della sua permanenza in tal punto, là da dove non aveva voluto sfilarlo neppure durante l'esame in contrasto alla presenza dei vermi carnivori, mantenendo tale monile a contatto con le proprie carni con così tanta ferma convinzione qual neppure il suo camerata lì presente si era premurato di compiere con i propri « Comunque sia: hai dei medicamenti con te oppure no?! » riprese, cambiando repentinamente tema e riportando la questione alla propria origine, privandola di ogni chiacchiera accessoria.
« Ho le bende… ma niente medicine. » rispose Howe, non potendo ovviare a notare tale particolare atteggiamento in lei, nonché il riferimento a un qualche marito sostanzialmente mai risaputo nella propria stessa esistenza, e decidendo, comunque, di non insistere troppo a meno di non rilevare da parte dell'altra interesse a esprimersi in tal senso.

Da quasi perfetta estranea, qual pur ella avrebbe dovuto essere ritenuta malgrado il proprio meritato ruolo di sua salvatrice già in molteplici situazioni, non solo riconducibili a quel loro ultimo incontro, ma anche a ogni precedente, la Figlia di Marr'Mahew sembrava star rapidamente svelando sin troppi dettagli sulla propria esistenza, a partire da una sorella gemella di cui non aveva avuto mai la benché minima possibilità di immaginazione, fino a giungere, ora, a un qualche non meglio identificato sposo. Un incredibile sequenza di rivelazioni nel merito delle quali il mercenario non avrebbe potuto negarsi una naturale curiosità, ma che, allo stesso tempo, non avrebbero potuto che spingerlo a un'istintiva presa di distanza da lei, temendo il pericolo con il quale ella era solita accompagnarsi in ogni momento della propria esistenza e, in ciò, temendo di poterne essere eccessivamente coinvolto a sua volta, volente o nolente, nel momento in cui avesse permesso a un qualche legame di natura emotiva di instaurarsi fra loro.
Sino a quel giorno, a differenza di quanto suo fratello Be'Wahr aveva auspicato, i rapporti con Midda, così come con Carsa, si erano mantenuti sempre in un ambito estremamente professionale e, dal proprio personale punto di vista, Howe non avrebbe potuto sgradire il pensiero di mantenerli ancora qual tali in futuro, a non aggiungere, ai propri problemi e a quelli del proprio consueto e biondo sodale, anche questioni relative a quelle due donne e poi a chissà chi altro. Un atteggiamento, il suo, che probabilmente lo stesso Be'Wahr avrebbe deprecato, giudicandolo egoistico ed errato, e che pur, con un atteggiamento mentale più pratico e disilluso, la medesima Midda Bontor non avrebbe potuto parimenti condannare, anzi, addirittura approvandolo e preferendolo a vincoli di dubbia amicizia, concetto noto qual eccessivamente abusato e, per questo, privato del proprio concreto valore.

« Allora credo sarà opportuno per noi… » tentò di formulare la donna dagli occhi color ghiaccio, introducendo, così come già anticipata, una proposta volta a un'estemporanea ritirata dal santuario, allo scopo di permettere all'uomo occasione di curare le proprie ferite.
« … proseguire esattamente come avevamo deciso di fare. » terminò, altresì, lo shar'tiagho, negando ogni ipotesi in tal senso e definendo in quale direzione avrebbero dovuto impegnarsi, a prescindere dalla propria condizione fisica « Ormai il braccio non mi fa neppur più male, e pensare di dover abbandonare questo luogo infido e infame solo per farci nuovamente ritorno domani, magari ancora affrontando quei poco simpatici, e molto famelici, bacherozzi, sinceramente non mi attrae. » esplicitò, mentendo in maniera sufficientemente spudorata nel merito della propria insensibilità al dolore fisico, e pur offrendo solo sincera opinione attorno a tutto il resto, e in particolare alla propria mancanza di volontà di un nuovo confronto con quell'orrore « La fasciatura sarà più che sufficiente per ora. »

Se pur priva di particolari ragioni di psicologica premura verso di lui, giudicato più che adulto per valutare al meglio cosa avrebbe dovuto essere ritenuto bene, e cosa male, per se stesso e per la propria sopravvivenza, la donna guerriero non avrebbe dovuto considerarsi egualmente priva di concrete motivazioni volte a interessata premura verso di lui, dal momento in cui non si era impegnata all'inseguimento suo e di suo fratello per semplice diletto personale, quanto, e piuttosto, nella volontà di far propri i loro servigi, la loro collaborazione. In ciò, pertanto, l'eventualità nella quale egli potesse perdere il braccio in conseguenza a qualche infame infezione, avrebbe solamente giuocato a suo svantaggio, facendole a sua volta perdere la possibilità di un pur utile, e affidabile, compagno d'armi qual aveva avuto modo di giudicarlo essere in grazia delle loro precedenti missioni comuni.
Alla luce di tale considerazione, pertanto, affetto o no che ella avrebbe comunque potuto provare per quel sempre polemico interlocutore, spesso insopportabile al punto da bramare di disorganizzargli i connotati a suon di schiaffi, la Figlia di Marr'Mahew non avrebbe potuto concedergli occasione di capriccio qual pur egli sembrava invocare in quel momento, a costo di prenderlo di peso e condurlo al di fuori di quel tempio per costringerlo a curarsi. Una scelta, una possibilità, innanzi alla quale sarebbe stata quietamente pronta ad agire, e a operare con subitaneità, ove una differente urgenza, una nuova premura, non si fosse imposta alla sua attenzione, alla loro attenzione, richiedendo tanto a lei, quanto a lui, ancor nudo, di volgersi in direzione della colossale rappresentazione di Thatres, lì imperante sull'intero ambiente…

« … ma… cosa?! » sussurrò Howe, immediatamente dimentico dei propri abiti, così come delle proprie ferite, nella nuova e preponderante esigenza di riabbracciare la propria spada dorata, e con essa dimostrarsi pronto ad affrontare qualsiasi minaccia sarebbe potuta essere loro imposta « Lohr… ho timore che lo abbiamo fatto arrabbiare… » soggiunse poi, ancora quasi privo di voce, invocando il proprio dio ma, in tali parole, riferendosi chiaramente a un'altra figura effimera e immortale suo pari.

Un percettibile tremore stava vedendo, allora e infatti, inaspettatamente coinvolta l'intera parete sulla quale quell'imponente statua era stata realizzata, eretta, quasi quella medesima raffigurazione desiderasse trovare occasione d'animazione, malgrado inerme dovesse naturalmente essere la pietra nella quale era stata realizzata, sospinta in ciò, non assurdo a dirsi, dalla volontà di ricompensare gli infedeli blasfemi lì tanto imprudentemente giunti nel loro avido desiderio di conquista con una sentenza di morte.
Idea sicuramente non priva di fantasia, prospettiva tutt'altro che carente di immaginazione, fu quella che venne scandita attraverso simili parole in conseguenza di una tanto focalizzata scossa sismica, tale da coinvolgere unicamente quella parete e null'altro in prossimità della medesima, neppure il terreno sotto ai piedi della coppia, e che pur, nel paragone quanto da loro affrontato in passato, non avrebbe dovuto essere ritenuta tanto folle, sì estranea a ogni eventuale di timore, a ogni ipotesi di ragionevolezza, qual chiunque esterno a loro avrebbe potuto eventualmente minimizzare essere. Al contrario, simile concetto si dimostrò sì potenzialmente concreto, per quanto non obbligatoriamente tale, da suggerire anche alla donna guerriero di porre prudentemente mano all'elsa della propria spada, della propria fedele arma, compagna di innumerevoli e incredibili disavventure, per essere egualmente preparata a dichiarare guerra persino a un dio, ove le fosse stato richiesto per garantirsi l'occasione di godere della luce di una nuova alba.

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