11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 8 luglio 2011

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C
ome anche Be'Wahr ebbe occasione di notare, accettando, pur senza concreto entusiasmo, di sporgersi al di sopra dell'abisso per sospingere il proprio sguardo verso il centro del medesimo, effettivamente una sorta di ampia fontana era stata predisposta alla sua base. Ergendosi a partire da una larga vasca, pressoché circolare e quasi pari, nella propria estensione, al quella dell'intero pozzo, nella propria conformazione, nella propria presenza, essa non avrebbe mai potuto essere comunque confusa, qual concezione o destinazione finale, con una qualunque struttura termale o assimilabile, ove, a definire in maniera chiara la sua intrinseca natura non avrebbe potuto essere trascurato un notevole complesso statuario, a scopo ipoteticamente ornamentale, imposto al suo centro ed esteso a coprire la quasi assoluta dimensione della stessa. Tale complesso statuario, non sì facile da intendere a tale altezza, a simile distanza e angolazione, qual, in quel momento, era propria per i due avventurieri, sembrava, nella fattispecie, essere composta da una sorta di cono centrale, sulla cima della quale una figura di fattezze riconoscibilmente umanoidi vedeva scaturire dall'unione delle proprie mani il flusso d'acqua principale, la fonte centrale per l'intera fontana: flusso d'acqua che, da quel punto, ricadeva quindi in maniera naturale ai piedi dell'essere, per poi riversarsi e dividersi in una fitta serie di vasche minori, poste su vari livelli d'altezza del cono centrale, a generare una sorta di irregolare gradinata attorno al protagonista principale, sino a giungere, alfine, alla base, là dove altre statue minori erano sparse a colmare gli spazi vuoti, raffigurando molteplici creature mitologiche collegate a Tarth, Thyres e a tutti gli altri dei del mare.
In verità, come persino il biondo ebbe modo di comprendere senza particolare sforzo, pur a distanze e angolazioni migliori rispetto a quella per loro allora propria, non più semplice, più ovvio, sarebbe stato riuscire a identificare il significato proprio di quel monumento, pur riconoscibile qual tale, ove, a differenza di stili artistici più classici, quali quelli usualmente dominanti in Kofreya o Y'Shalf, in Tranith anche quella fontana era stata ideata e realizzata con il medesimo, particolare e inimitabile spirito proprio dell'architettura locale, non solo rinunciando a sfoggiare marmi e alabastri lisci e lucenti in favore di complesse superfici smaltate a mosaico, quanto, e ancor più, rinunciando a plasmare forme caratterizzate da un concreto realismo, dal desiderio di imitare e riprendere la realtà, o quanto presunta qual tale, e imprimerla nella pietra, preferendo, a ciò, riconoscere una caotica, confusa, anarchica libertà all'artista che tutto ciò aveva realizzato, tale da suggerire delle forme anziché mostrarle, lasciar intendere delle sagome allorché definirle. Per tale ragione, quindi, quella che probabilmente avrebbe dovuto essere riconosciuta quale una rappresentazione di una montagna, se non di quella stessa montagna sulla cima della quale il santuario era stato eretto, appariva stilizzata in un irregolare profilo conico; così come l'eroe, o, addirittura, il dio al quale tanto impegno votivo era stato rivolto, al pari di ogni altra creatura lì raffigurata, risultava simile al ritratto di un infante, ancor prima che al prodotto della mano ferma, formata e sapiente di adulto. Era supponibile una forma umana, così come erano intuibili delle sirene, degli ippocampi, dei draghi d'acqua, delle piovre giganti e altro ancora, ma nulla, al di fuori del luccichio proprio dei loro smalti, avrebbe potuto essere efficacemente colto dallo sguardo di un osservatore. A differenza della maggior parte di quell'intera struttura architettonica, infatti, la fontana al centro di quel pozzo non appariva allora dominata dalla polvere e dalle ragnatele conseguenti a cinquecento anni di abbandono, in razionale conseguenza dell'azione incessante dell'acqua su quelle stesse forme, conferendo loro una splendida lucentezza probabilmente rimasta inalterata sin dai tempi in cui quel santuario era ancora frequentato da schiere di fedeli successivamente estintesi.

« A costo di offrire ragione alla mia consueta immagine di ingenuo… cosa dovrebbe rappresentare quell'obbrobrio?! » domandò Be'Wahr, aggrottando la fronte e ritraendosi dall'abisso, nell'umano timore di poter precipitare nel medesimo e trovare, in tal modo, occasione di spiacevole e prematura conclusione della propria avventura e della propria esistenza.
« Non ne sono sicura, ma, dal momento che questo è il tempio di Thatres, oserei ipotizzare che quella statua lo rappresenti. » commentò la mercenaria dagli occhi di ghiaccio per tutta risposta, restando, altresì, quietamente in bilico sul precipizio, nel non aver mai avuto particolari problemi a gestire altezze vertiginose anche e soprattutto in conseguenza alla sua trascorsa formazione da marinaia, che l'aveva abituata a restare quietamente aggrappata a semplici cime anche al di sopra di mari agitati da terrificanti tempeste « E, comunque, non credo che né lui, né coloro che hanno realizzato tutto ciò, sarebbero contenti del severo giudizio da te così espresso. »
« Siamo d'accordo di quanto io, probabilmente, non brilli né per spirito, né per gusto… » osservò il biondo, gettando ancora uno sguardo verso la fontana e tentando, in ciò, di immaginare in quelle grottesche forme l'immagine di una divinità « … ma, parliamoci chiaro: se il buon Thatres desidera ricercare ragione di offesa, ha da rivolgersi proprio a coloro che gli hanno dedicato un simile capolavoro… e spero che l'ironia nella mia voce appaia chiara attorno al termine "capolavoro". » scosse il capo.
« Oh… Thyres. » sospirò la donna, sollevando la mancina a coprirsi il viso con fare forse imbarazzato, forse sconsolato « Per imparare a leggere, hai deciso di iniziare da qualche assurdo saggio sullo sviluppo dell'arte scultorea dall'epoca di Anmel ai giorni nostri?! » questionò, non meno ironica, e scherzosa, di quanto non avesse voluto apparire lui, scoprendo nuovamente il proprio volto « Cerca di essere un poco meno sofisticato: quella è una montagna, quello è Thatres, dalle sue mani scaturiscono le acque del fiume Lymiha, che discendendo la montagna giungono al mare e alle sue creature più classiche. » illustrò l'opera, indicando di volta in volta le varie parti della medesima « Non mi pare così complesso… »
« Certo. Con una didascalia vicino è tutto più semplice. » sbuffò l'uomo, evidentemente disapprovando l'idea di star facendo propria la classica immagine del tontolone, per la quale, se Howe fosse stato lì presente, non avrebbe mancato di schernirlo.
« Vedrai che, una volta discesi laggiù, ti sarà tutto più chiaro! » sorrise la donna, a minimizzare l'eventuale mancanza di intuitività nel proprio compagno « Ci aspetta una bella discesa… e non priva di emozioni a giudicare da quei gradini. »
« A meno di non utilizzare una corda per calarci sino al suolo! » propose l'altro, nel volersi dimostrare collaborativo e persino propositivo, subito ponendo mano alla medesima, precedentemente riavvolta e posta a tracolla, in opposizione alla propria consueta borsa, per maggiore comodità di trasporto.
« Credo, in verità, che sia meglio correre il rischio. » negò, tuttavia, la prima, levando la mancina a imporgli sosta in quel gesto, in quell'immediata ricerca « Non sappiamo cos'altro ci potrà essere riservato là sotto e sprecare in questo modo una risorsa importante qual una corda potrebbe essere una scelta per la quale maledirsi, a posteriori. »
« Mmm… » commentò Be'Wahr, cercando di comprendere a cosa ella potesse star riferendosi, e pur non potendo evitare di obiettare « Qualcosa di peggio rispetto a mettere un piede in fallo su uno di quei lastroni e precipitare per un centinaio di piedi, o forse più?! »
Midda osservò per un istante l'uomo, restando apparentemente incerta su come reagire innanzi a tale argomentazione, per poi ribadire il proprio precedente sorriso, dischiudendo ancora le proprie carnose labbra a contorno dei bianchi denti, per provare a spiegarsi in maniera meno suscettibile di dubbi o incomprensioni da parte sua: « Se ora utilizzassimo la tua fune per calarci sino al suolo, sicuramente ci eviteremmo il rischio di spiacevoli voli, conseguenti a un piede in fallo, ma anche, più semplicemente, al crollo di uno di quei gradini. » riconobbe, con tranquillità « Ma, così facendo, dovremmo abbandonare poi la stessa corda in questa sala, dal momento in cui non potremmo in alcun modo scioglierne il nodo imposto quassù una volta scesi laggiù. » definì, muovendo l'indice della propria mancina dal palmo della destra, disteso in posizione orizzontale, al pozzo, a indicare l'incolmabile dislivello esistente « E se, come dicevo, più avanti ci fosse necessità di una corda, potremmo ritrovarci a maledire la scelta ora compiuta per banali ragioni di comodità e di eccessiva prudenza… »

Una spiegazione razionale, quella così scandita, innanzi alla quale il biondo non ebbe possibilità alcuna di controbattere, ritrovandosi, pertanto, a osservare con un lieve moto di tristezza, e delusione, la fune, già svincolata dalle proprie spalle, e pur, in tutto ciò, lì destinata a ritornare, in attesa di quel momento più opportuno per poter essere impiegata, nell'umana speranza che, in nome di quella che, comunque, non avrebbe potuto essere negata qual prudenza da parte della stessa donna guerriero, non potessero poi aver entrambi di che pentirsi, nel ricadere, sgradevolmente, da quelle assurde e pericolose scalinate così come da lui allora temuto.

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