11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 29 luglio 2011

1290


« L
a spada! » esclamò Be'Wahr, con straordinaria enfasi, forse sorpreso, a propria volta, dall'essere riuscito a cogliere un simile particolare in quel folle gioco di differenze fra le due gemelle « La spada bastarda di Midda è… »

Tuttavia, prima ancora che egli potesse terminare la propria esposizione, Nissa, che in tale solo erroneo particolare avrebbe potuto essere riconosciuta in maniera univoca, e, in ciò, avrebbe potuto ritrovarsi in posizione di inferiorità rispetto alla propria gemella e ai suoi storici alleati, reagì con sorprendente prontezza, trasformando una semplice parata, qual quella a cui era appena stata costretta a difesa dei gesti della propria rivale, in un'abile disimpegno e, soprattutto, disarmo, in conseguenza del quale, in maniera del tutto imprevedibile e imprevista per Midda, entrambe si ritrovarono a essere repentinamente private delle proprie spade, proiettate per un istante verso il cielo e, subito dopo, nuovamente a terra, a significativa distanza tanto da loro quanto dai due fratelli.
Prestando attenzione alle due armi, così poste a immediato e ormai semplice confronto, nella loro immobilità, assolutamente evidente sarebbe stato per chiunque cogliere quanto assolutamente diverse, e prive di possibilità di reciproco scambio, esse sarebbero potuto apparire l'un con l'altra. Ove, infatti, la spada bastarda della vera e sola Midda, già da qualche anno, avrebbe potuto far vanto di essere la migliore lama mai forgiata dal mastro fabbro Lafra Narzoi, dell'isola di Konyso’M, a ponente rispetto al regno di Kofreya, l'altra arma, pur di pregevole fattura, non avrebbe mai potuto arrivare a pretendere di dimostrare un'eguale perfezione, una similare eleganza, cura nel più minimo dettaglio, qual la prima, altresì, era capace di offrire alla vista di chiunque, esperto o no d'armi. Questo senza, poi, considerare le pur altrettanto evidenti differenze nelle forme e nelle decorazioni proprie di ognuna delle due spade, l'una caratterizzata da un drago marino emergente dalle profondità di un mare in tempesta, e l'altra, altresì, decorata con una semplice sequenza di disegni tribali, non dissimili dai tatuaggi presenti sul braccio sinistro di entrambe le donne.
Coloro che avessero avuto in passato modo di conoscere la storia propria della spada bastarda di Midda, avrebbero saputo come essa non fosse stata plasmata, dal proprio creatore, quale una lama comune, un oggetto come altri da porre in commercio al pari di molti altri forgiati nella propria lunga carriera di fabbro: quell'arma in particolare, invero e al contrario, era stata creata dall'uomo nel giorno stesso della nascita della propria adorata secondogenita, allo scopo di rendere onore a tale incredibile, importante e prezioso giorno e, soprattutto, nella volontà di forgiare, con essa, una risorsa che avrebbe dovuto ergersi a difesa della propria stessa figliola, proteggendola da tutti i mali del mondo, da ogni insidia a lei eventualmente destinata. Una spada in cui egli aveva, pertanto, riversato tutta la propria arte, tutta la propria abilità, spronato in tal senso da un desiderio, da un'ispirazione che mai avrebbe potuto esser propria di alcun'altra spada, se non, forse, a quella che, qualche tempo prima, aveva forgiato per la propria primogenita e che, tuttavia e purtroppo, egli stesso aveva poi deciso di distruggere, nel giorno in cui tragiche e violente circostanze ne avevano negato la vita e il futuro, privando, in ciò, di qualsiasi ragion d'essere la corrispettiva lama. E solo per uno straordinario scherzo del fato, una serie di coincidenze che, nei canti dei posteri, semplice sarebbe stato definire con il termine "destino", ove anche mai la Figlia di Marr'Mahew aveva prestato fede a un tale concetto, aveva condotto Midda Bontor a Konyso’M, e a quella spada, nel momento in cui essa avrebbe dovuto essere impiegata allo scopo di salvare l'unica erede ancora in vita del mastro Lafra, adempiendo, in ciò, al solo, fondamentale compito per il quale era stata concepita e impedendo alla Storia di ripetersi tragicamente, allora come in passato. Per riconoscenza verso di lei, e nella consapevolezza che nessuno, meglio di quella donna dagli occhi color ghiaccio, avrebbe saputo stringere a sé simile pregiato e meraviglioso manufatto, la spada bastarda le era stata successivamente offerta in dono, e da quel giorno l'aveva sempre accompagnata in ogni propria avventura.
A differenza dei più, Howe e Be'Wahr avevano avuto la non comune, non ordinaria occasione di ascoltare la particolare storia di quell'arma per voce della loro stessa compagna, in occasione, ancora, della loro prima avventura comune, e, in ciò, non avrebbero potuto far propria alcuna possibilità di misconoscere l'unicità di un tale manufatto. E, per un periodo limitato di tempo nel quale la loro compagna d'arme era stata creduta morta, lo shar'tiagho, con ancor maggiore singolarità rispetto a chiunque altro, suo fratello incluso, era stato persino possessore della medesima lama, maturando, in ciò, occasione per apprezzarne le doti in una misura a cui alcun altro, prima o dopo simile evento, era stata concessa possibilità. Malgrado ciò, tuttavia, né l'uno, né l'altro, sino a quel particolare momento, sino all'intuizione del biondo, avevano avuto sufficiente prontezza di spirito per cogliere la pur palese stonatura esistente in una delle loro due accompagnatrici, nell'impostora fra le stesse, ragione per la quale Howe non poté negarsi una pesante sequenza di insulti…

« Giuro su Lohr che non canzonerò più quell'idiota di mio fratello… dal momento che io, fra i due, ho dato riprova di essere il solo e vero imbecille. » si ripromise, sottovoce, sapendo ovviamente di essersi, in tali parole, destinato allo spergiuro, e, ciò nonostante, non cercando alcuna possibilità di immediata ritrattazione.

Nel prendere il posto della sorella, nel tentare di indossarne le vesti e di imporsi agli occhi del mondo quale lei, Nissa doveva essersi, proprio malgrado, ritrovata a confronto con l'insormontabile ostacolo rappresentato dal replicare quell'unico particolare, ove, invero, mai avrebbe potuto convincere alcun fabbro figlio dei mari a impegnare la propria arte secondo le sue specifiche direttive allo scopo di ottenere, se non una copia, per lo meno un'imitazione sufficientemente credibile dell'originale.
Solo pochi, rari fabbri cresciuti a contatto con il mare, e da esso benedetti nella propria stessa nascita, avrebbero dovuto essere riconosciuti, infatti, quali depositari del prezioso segreto alla base di quella particolare lega metallica dagli azzurri riflessi e ne sapevano applicare correttamente le tecniche allo scopo di plasmare armi più resistenti rispetto a qualunque altra prodotta nel l'intero continente di Qahr, se non, forse, del mondo intero. E fra essi, che già pochi, rari esemplari si impegnavano a produrre, al fine di non svalutarne l'importanza, l'unicità, alcuno, neppure ove minacciato o ricattato, avrebbe mai ceduto ad asservirsi a un qualunque padrone per sprecare tale importante talento nel dar vita a una semplice commissione e non a un prodotto capace di rispecchiarne l'arte.
Per tale ragione, impossibile sarebbe stato per Nissa ottenere una replica, e un replica convincente, della spada della propria gemella pur possedendone l'originale o una puntuale rappresentazione. Tuttavia, quando ne aveva interpretato il ruolo all'interno della città del peccato, per convincere i propri interlocutori della propria identità, ella doveva essere comunque riuscita a non smascherarsi, a lasciar credere di esser stata costretta a cambiare la propria spada, anche e soprattutto in grazia della presenza di un'altra arma in eguale prezioso metallo, uniche lame che da sempre Midda aveva prediletto e aveva desiderato al proprio fianco, a costo di spendere quantità d'oro esorbitanti per conquistarle.
Una menzogna, la sua, che in quella situazione non avrebbe potuto trovare spazio d'attecchire, di imporsi qual credibile, ove posta a confronto diretto con la propria antagonista e la sua inconfondibile arma, e che, ciò nonostante, non si rivelò neppure necessaria in grazia di quella più che azzeccata scelta strategica.

« Se solo l'avessi notata prima… maledizione a me! » insistette a colpevolizzarsi lo shar'tiagho, non privo di ragione in tal senso.

Se solo, infatti, egli avesse avuto occasione di prender coscienza un istante prima di tale dettaglio, di simile particolare, non difficile sarebbe stato per lui identificare la propria sola e vera alleata, distinguendola dalla sorella, a lei pur identica, in grazia delle ferite che caratterizzavano l'una e non l'altra, le ferite che egli, proprio malgrado, non avrebbe faticato a individuare nell'aver a lungo lavorato attorno alle stesse, estraendo dalle medesime i vermi carnivori che li avevano attaccati entrambi. Purtroppo, in assenza del discriminante rappresentato dalla spada, e dalla reale proprietà sulla medesima, quelle lesioni, quelle piaghe ancora aperte sulla pelle chiara dell'una e non dell'altra, non avrebbero potuto concedergli il benché minimo aiuto, non potendo sapere se la "propria" Midda avesse da essere considerata la vera Midda oppure no.

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