11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 10 luglio 2011

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D
ifficile sarebbe stato discernere in quale misura quella allora offerta dalla supposta Midda Bontor avesse da essere ritenuta una menzogna vera e propria, una falsità colpevole di essere consapevolmente tale, o, piuttosto, una semplice omissione, un'inoffensiva semplificazione della realtà volta non tanto a danneggiare il suo interlocutore, e, in ciò, priva di malizia alcuna a suo discapito, quanto, piuttosto, impegnata a cercare di avvantaggiarlo, di rendergli più semplice non la conquista del trionfo da lui ricercato ma, banalmente, l'individuazione dei termini migliori nei quali rapportarsi con lei in quel momento, in quella situazione. Contingente nel quale, fra l'altro, non solo complesso, ma anche pericoloso, sarebbe stato ipotizzare di rivedere la loro attuale posizione, la strategia di discesa per così come già in parte attuata, ove, nell'ipotesi in cui egli avesse voluto invertire le loro parti, i loro ruoli per così come attualmente sanciti, la manovra che ne sarebbe conseguita avrebbe obbligato uno di quei pur apparentemente solidi gradini di roccia a dover sostenere contemporaneamente il peso di entrambi, in un azzardo che, francamente, ella avrebbe preferito ovviare a sperimentare.
Fortunatamente il biondo, più che soddisfatto, se non entusiasta, per l'accordo ottenuto con lei, non fece proprie obiezioni di sorta, dubbi nel merito di quanto in tal modo definito, limitando, altresì, ogni proprio intervento a un semplice, e sincero, ringraziamento verso di lei, scandito con parole cariche di felicità.

« Ora, però, riprendiamo la discesa… » minimizzò la donna guerriero, scuotendo il capo a negare la necessità di tanta riconoscenza verso di sé e, ricontrollata la posizione della corda già arrotolata attorno al gradino lì occupato, preparandosi nuovamente per il salto precedentemente interrotto « … dopo essere stata costretta a strusciarmi in quella specie di cunicolo da te individuato quale via d'accesso, ho proprio desiderio di potermi sciacquare per lo meno il viso e le braccia, avendone l'occasione. E quella fontana, sino a prova contraria, è una possibilità in tal senso. » stabilì, offrendo voce a una volontà non meno sincera rispetto alle parole appena dedicatele da parte del suo interlocutore.

Sebbene, infatti, nel compimento delle proprie missioni, in quieto accordo con il proprio stile di vita di mercenaria ed avventuriera, l'igiene personale, per lei, risultasse sovente una questione di secondaria importanza, ritrovandola spesso costretta a dover sopportare per giorni, sulla propria pelle, persino il marciume derivante da uno scontro corpo a corpo con qualche battaglione di non morti, di putrescenti zombie desiderosi solo di assimilarla fra le proprie schiere, la Figlia di Marr'Mahew non aveva mai fatto segreto di una reale passione per la pulizia del proprio corpo, rendendo, addirittura, quasi sacro, nella propria occorrenza, il consueto caldo bagno che ella era solita riservarsi al termine di ogni viaggio, di ogni impresa compiuta, nella quale disciogliere ogni tensione, ogni preoccupazione, ogni fatica, insieme alle badilate di terra, polvere, sangue e peggio ancora accumulati sino a quel momento a soffocare la sua pur pallida carnagione, negando, abitualmente, possibilità alle sue allegre efelidi per essere notate, per essere colte a delicata decorazione delle sue femminili forme.
Nulla di più semplice, nulla di più consueto, nulla di più normale, pertanto, che ella potesse aver desiderio di giungere quanto prima a quella fontana e all'acqua, forse addirittura sorgiva, che con il proprio incessante moto sembrava divertirsi sulle complesse e irregolari proporzioni di quell'insolita arte. Meno tipico, meno usuale, meno banale, se pur tragicamente parte della sua stessa natura umana, avrebbe dovuto essere altresì considerata una sua distrazione in una discesa qual quella sino ad allora condotta con massima serietà, assoluto controllo: negligenza, sventatezza, forse derivante da quel momento di indesiderata distensione, o forse dal pensiero stesso della fontana e della sua limpida e fresca acqua, che non le venne allor perdonata, e che vide il suo piede destro, delegato alla conquista del nuovo gradino, incespicare sul medesimo, facendole perdere, drammaticamente, stabilità e, in ciò, imponendole, qual fato ineluttabile, una sgradevole caduta in avanti.

« Lohr! » gemette Be'Wahr, cogliendo l'evolversi della situazione e immediatamente stringendo le proprie grosse mani attorno all'estremità di sua competenza della comune corda, a imporre un solido appiglio alla medesima.
« Thyres… » sussurrò la mercenaria, non a invocare aiuto alla propria dea, al pari di quanto, allora, compiuto dal proprio sodale in riferimento al corrispettivo dio, quanto, piuttosto, a supplicare da parte sua il perdono per la propria palese stupidità, dimostrata con incredibile impegno in quello stesso frangente.

Drammaticità tutt'altro che gratuita, quella propria di tal momento, di simile contesto, dal momento in cui, nel precipitare da più di una cinquantina di piedi al suolo, senza nulla ad attutirne la caduta, difficilmente ella avrebbe avuto possibilità di cavarsela con un minimo danno, nell'ipotesi, pur non ovvia, di riuscire comunque a sopravvivere. Colpa e punizione, tuttavia, quelle così subitaneamente succedutesi, che, per fortuna, non videro imposte sulla donna dagli occhi color ghiaccio le spiacevoli conseguenze che pur, in tutto quello, sarebbero potute essere per lei proprie se solo non avesse avuto, precedentemente, l'accortezza di ideare il sistema di sicurezza definito dalla corda e, con esso, non avesse avuto la prudenza di ricontrollare, subito prima del balzo, la solidità del sostegno così riservatosi. Nel momento stesso della sua caduta, infatti, subito la corda ebbe occasione di tendersi lungo tre diversi segmenti, fra i quali, in tal modo, il suo pur non eccessivo peso venne quietamente distribuito, garantendole occasione di non raggiungere disastrosamente il suolo, così come pur sarebbe potuto avvenire: innanzitutto fra la propria vita e il gradino da lei appena abbandonato, in secondo luogo fra il gradino e quello precedente, ancora occupato da Be'Wahr, e infine fra quell'ultimo blocco di pietra e il biondo mercenario, al quale venne, pertanto, richiesto uno sforzo assolutamente minimale per salvare la compagna.
Così, ove anche il contraccolpo che, alfine, venne imposto attorno alla sua nuda vita dalla stretta della fune lì legata, non avrebbe dovuto essere ritenuto particolarmente piacevole, nulla avrebbe potuto essere da lei ritenuto allora più gradevole di quella ruvida frizione, tale da ricordarle di essere ancora viva e di poter ancora lottare per il raggiungimento dei propri scopi, la conquista dei propri obiettivi.

« … sempre sia lodato il tuo nome. » sussurrò ella, fra sé e sé, o, in effetti, fra sé e la propria dea già nominata, appena coinvolta, rivolgendo alla medesima tutta la propria più fedele devozione per l'occasione di salvezza che le aveva, ancora una volta, riconosciuto qual propria.
« Midda! » esclamò il biondo, ancora stringendo con foga la corda fra le proprie mani, a concederle quel sostegno per lei ora assolutamente fondamentale « Stai bene? Cosa accidenti è successo?! » questionò, apparentemente domandando l'ovvio, e pur non dimostrando, nel proprio tono di voce, la benché minima volontà retorica, nello spavento che pur era stato imposto al suo intimo nel vederla allora precipitare.
« Sto bene… non ti preoccupare. » replicò la donna, tendendo e rilassando opportunamente tutti i muscoli del proprio corpo, in maniera agilmente coordinata, al fine di farle recuperare una posizione eretta, farle afferrare la fune e, ancora, permetterle di risalire, rapidamente, lungo la medesima sino al gradino, perduto a meno di tre piedi sopra di sé « Devo essermi stupidamente distratta e ho messo un piede in fallo… » ammise, furente con se stessa per tutto ciò, e pur non desiderando celare la propria mancanza dietro assurde e inutili scuse come altri, in sua vece, avrebbero probabilmente fatto, adducendo la colpa di quanto accaduto a chiunque altro al di fuori della propria stessa persona « … per fortuna che ci sei tu, Be'Wahr. »
« Ma figurati… » sorrise egli, non cercando assolutamente gloria per sé a suo eventuale discapito, e dimostrandosi, in quegli stessi istanti, felice unicamente in conseguenza dell'immagine a lui riservata dalla riconquista della stabilità del gradino in roccia da parte propria compagna.
« E' vero, sciocco che non sei altro. » lo rimproverò con dolcezza, non volendogli permettere di minimizzare il proprio ruolo, a riconoscergli quel merito che lei stessa, pocanzi, gli aveva psicologicamente negato nella propria silenziosa riflessione « Probabilmente non te ne rendi conto, ma mi hai appena salvato la vita. » evidenziò, issandosi al sicuro al di sopra dell'ultimo gradino da lei correttamente conquistato « Altro che farti aiutare da me… »

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