11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 6 febbraio 2014

2183


« Tre sono già morti… cinque considerando i primi due rimasti schiacciati sotto la frana. » mi concessi occasione di un rapido censimento, nel risollevarmi rapida da terra e nel prendere in esame, con lo sguardo, uno a uno i miei cinque potenziali avversari lì rimasti ancora in vita, e, allora, apparentemente contraddistinti da un minore slancio emotivo rispetto a quello che aveva caratterizzato i loro compagni e che, soprattutto per gli ultimi tre, era stata diretta causa della propria prematura dipartita « Fossi in voi, inizierei a domandarmi se qualunque cosa voi possiate qui star cercando, ne valga veramente la pena. »

Qualcuno, forse, potrà rimproverarmi di ricorrere con eccessiva prevedibilità a soluzioni di psicologia spicciola nel corso dei miei duelli, delle mie battaglie, dei miei confronti, in tutto ciò, sovente e volentieri, peccando persino di originalità nella scelta delle argomentazioni proposte, tali da cercare, puntualmente, di banalizzare gli sforzi dei miei antagonisti, le loro speranze di riuscita contro di me e, ancora, ogni eventuale affaticamento che, pur, in tutto ciò, avrebbe potuto essermi proprio; riducendo di volta in volta la questione quasi a un giuoco, e a un giuoco al quale, mia fortuna, e purtroppo per qualunque mio avversario, io non avrei mai potuto perdere, conoscendone troppo bene le regole e avendo, ormai, accumulato troppa esperienza, troppa abilità, per poter davvero prendere in esame un tale rischio.
La verità… la mia verità, quantomeno, a conti fatti, ha però a doversi intendere comunque radicalmente diversa e, fondamentalmente, molto più semplice di quanto non si potrebbe essere portati a ritenere: se un trucco funziona, tanto vale riutilizzarlo. Soprattutto nel confronto con antagonisti fra loro sempre diversi, sempre nuovi, laddove, nella maggior parte dei casi, a nessuno fra i miei avversari è concessa occasione utile a tentare, nuovamente, un azzardo tanto rischioso qual quello di un’offensiva nei miei riguardi. E, nel momento in cui ciò dovesse accadere, in quelle rare occasioni nelle quali chi, eventualmente graziato, ha preferito comunque porre il proprio futuro in giuoco intestardendosi a mio discapito… beh… questo qualcuno ha anche avuto occasione di scoprire quanto, se una seconda occasione può essere concessa, una terza possibilità può essere soltanto ritenuta evidenza di un miracoloso intervento divino. Intervento divino che, a conti fatti, nel corso della mia storia personale non si è mai veduto occorrere.
Per questa ragione, quindi, laddove intervenire in maniera enfaticamente ironica, persino millantando un certo credito, anche ove inesistente, avrebbe potuto dimostrarsi in grado di insinuare il tarlo del dubbio nelle menti di chi altresì desideroso di strapparmi la vita dal corpo, negandomi qualunque occasione di futuro; da parte mia non sarebbe mai mancato concreto impegno in tal senso, a sostegno dell’adozione di una simile opportunità, nel caso peggiore della quale, mi sarei eventualmente scoperta a sprecare il mio tempo con chi del tutto disinteressato anche e soltanto a prestarmi attenzione, nel restare, quietamente e ostinatamente, fermo sui propri propositi iniziali. Propositi nel confronto dei quali, per inciso e per quel caso specifico, in quello stesso scenario, non potei evitare di provare una certa curiosità, un certo interesse, ove, del resto, inevitabile avrebbe avuto a doversi considerare qual umana reazione al cospetto di tanta fermezza, di tanta ostinazione che, in assenza di un pregresso fra noi, di un qualunque genere di passato, non avrebbe avuto a doversi neppure considerare qual fattibile… o, quantomeno, razionalmente fattibile.

« … come preferite. » conclusi, nel momento in cui, pur offrendo apertamente loro l’opportunità di desistere, li continuai a trovare schierati attorno a me, decisi a proseguire in quel confronto, in quella sfida, seppur, in tal senso, riservandosi maggiore prudenza, minore impeto rispetto a quanto precedentemente vantato, nell’evidenza di una maturata consapevolezza nel merito di quanto, loro malgrado, non avrei dovuto essere considerata né inerme, né tantomeno inoffensiva, o, comunque, un’avversaria da sottovalutare così come, spiacevolmente, avevano commesso pocanzi « In fondo, ho sempre sostenuto che ognuno è libero di scegliere in che modo preferisce suicidarsi. E se questa è la vostra soluzione preferita… chi sono io per contrariarvi?! »

Al di là della provocazione così offerta loro, e al di là dell’assenza di qualunque palese intenzione a tornare sui propri passi da parte loro, la situazione in tal modo venutasi a creare, l’equilibrio in tal maniera impostosi, ebbe a perdurare per molto più tempo di quanto, probabilmente, chiunque fra noi avrebbe potuto attendersi qual possibile, ritrovando imposta fra noi, su di noi, null’altro che una situazione di spiacevole stallo, di tanto sgradevole, quanto tesa immobilità, apparentemente destinata a durare persino fino alla fine dei tempi, per l’Eternità e oltre, se solo l’obbligato confronto con la nostra caducità mortale non ci avesse costretto a rivedere una simile stima in previsione di una conclusione più adeguata, più ragionevole, e, soprattutto, più veritiera di quella così ineluttabilmente sovrastimata.
Ma dove pur, io stessa, in tal contesto, non avrei avuto a dovermi illudere di poter vantare una posizione di indiscusso vantaggio in meri termini di locazione, non avendo alcun diritto per essere lì, in quel momento, e, anzi, ipoteticamente dovendomi riservare la massima attenzione nell’ovviare all’eventualità di essere lì individuata e, in conseguenza di ciò, pericolosamente sbugiardata innanzi all’attenzione della sola e unica padrona di casa, Milah Rica Calahab, la quale avrebbe potuto dimostrarsi tutt’altro che entusiasta di scoprirmi qual lì ritornata, allorché che impegnata nel recupero di quanto da lei atteso; i miei antagonisti avrebbero potuto vantare uno svantaggio ancor maggiore riaspetto al mio a procrastinare eccessivamente quel confronto, soprattutto innanzi all’idea, alla prospettiva, di doversi avere a che confrontare non tanto, e soltanto, con me, che pur  tanta difficoltà avevo loro imposto, e imposto in maniera probabilmente persino inattesa, imprevista e, fondamentalmente, imprevedibile, quanto e ancor più con un qualche massiccio contingente armato, il quale, sfruttando il tempo che, in tutto ciò, stavo loro riservando, avrebbe potuto rapidamente ribaltare le sorti di quel confronto.
Ragione per la quale, al di là di ogni possibile timore nel merito di quanto avrebbe potuto occorrere affrontandomi; ai miei antagonisti ebbe a risultare sostanzialmente favorevole la prospettiva di tentare, comunque, di sopraffarmi così come, sino ad allora, non erano stati in grado di compiere, per poi allontanarsi rapidamente da lì e tornare a riprendere il piano inizialmente argomentato… qualunque esso avesse a poter essere considerato.

« Tutti insieme… » propose uno dei superstiti, incalzando in tal senso i propri compagni in favore in una risoluzione probabilmente poco elegante e poco onorevole al problema e, ciò non di meno, forse quella che avrebbe potuto loro garantire maggior risultato, se solo non mi fossi dimostrata adeguatamente lesta nei miei movimenti, precisa nelle mie valutazioni e, soprattutto, attenta nelle mie osservazioni.

E se pur una sequenza a dir poco caotica ebbe lì a riversarsi in mio contrasto, cercando di cogliermi impreparata sul fronte della quantità ove, in fondo, avevo già dimostrato di padroneggiare ocn una certa maestria, utile a mantenermi in vita, quello della qualità; fortunatamente nulla di quanto quei cinque avrebbero mai potuto sperare di compiere, nulla del disordine che avrebbero potuto sperare di imporre attorno a me per cogliermi impreparata e, in ciò, abbattermi facilmente, senza correre nuovi, e inutili, rischi volti a ingaggiare confronti singoli nei miei riguardi, avrebbe mai potuto equipararsi alle dozzine, forse anche centinaia, di battaglie nel corso delle quali mi ero riservata un ruolo sostanzialmente sempre centrale, sempre in piena luce non tanto per manie di esibizionismo, di protagonismo, quanto e piuttosto, semplicemente, nella volontà, e sovente nella necessità, di accentrare su di me il maggior numero possibile di attacchi a difesa, a tutela, a protezione di chiunque mi si fosse presentato attorno, in qualità di mio alleato, di mio amico, di mio sodale, di mio complice. E se, in tutto ciò, neppure la guerra… e più di una guerra, erano state in grado di assistere al mio soccombere, non in quel giorno, non in quel luogo, e non, certamente, contro quegli avversari mi sarei concessa opportunità di esplorare nuove vie, nuove soluzioni, nuove opportunità, fra cui anche, ovviamente, quella della mia sconfitta.

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