11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 16 febbraio 2014

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Ineluttabilmente vittima del dubbio, e di un dubbio tutt’altro che destinato a potersi risolvere nell’immediato, crollai quindi addormentata, e addormentata rimasi per tutto il tempo che mi venne concesso, risvegliandomi giustappunto per poter presenziare al momento d’incontro con il resto dell’equipaggio della Kasta Hamina, occasione nel corso della quale, Lys’sh e io, non avremmo potuto semplicemente condividere la totale mancanza di successo del nostro operato ma, ancor più, avremmo potuto essere quindi informate nel merito del progresso portato avanti dai nostri compagni, progresso alla luce del quale, forse e persino, qualche dubbio avrebbe potuto incontrare una naturale possibilità di risoluzione, mutando radicalmente, per tutti noi, ogni possibilità d’intesa dell’intera questione, dell’intera problematica, tanto nel bene quanto, eventualmente, anche nel male.
Leggermente, inevitabilmente intontita in conseguenza al periodo di sonno in tutto ciò concessomi, sufficiente, certo, per garantirmi un’occasione di riposo e, ciò non di meno, del tutto inadatto a garantirmi l’occasione di lasciarmi sentire ristorata così come, sicuramente, avrebbe avuto possibilità di concedermi un periodo decisamente più lungo; mi presentai pertanto ancora una volta in sala mensa, lì riunendomi al resto della squadra esattamente come era avvenuto nel corso dell’occasione precedente, addirittura assumendo nuovamente la medesima posizione già riservatami allora, quasi nulla, nel contempo, fosse intercorso, né per me, né per altri. Nulla tranne, allora, una battaglia che mi aveva lasciato acciaccata in misura decisamente superiore a quanto non avrei potuto gradire affermare. E nulla tranne, ancora, molte ore di impegno nel corso delle quali nessuno, a bordo della Kasta Hamina, si era concesso opportunità di un approccio pigro o indolente alla mia problematica, alla mia questione, evidentemente decisi a non permettere che la sottoscritta, di lì a sempre un minor lasso di tempo, potesse doverci lasciare la pelle.

« Quarantasei ore. » esordì il capitano, prendendo voce e ricordando, non che ve ne potesse essere necessità, a tutti il conteggio delle ore che, in quel frangente, ci stavano separando dal nostro traguardo, dall’obiettivo temporale oltre al quale non avremmo potuto osare sospingerci, a meno di non desiderare fallire sotto ogni altro profilo, nell’inseguimento di ogni altro obiettivo prefisso, primo fra tutti la mia personale sopravvivenza « C’è sempre meno tempo. E, purtroppo, ogni ora che passa è anche un’ora di stanchezza che si accumula sulle nostre menti e sui nostri corpi, rendendoci, ineluttabilmente, meno efficienti rispetto all’ora precedente. Ciò non di meno, l’obiettivo che ci siamo prefissi non può essere posto in alcun modo in dubbio, non può essere in alcuna misura contrattato, ragione per la quale, e sono certo che tutti ne siate perfettamente consapevoli, se le ultime quattordici ore non sono state una passeggiata, le prossime quarantasei saranno necessariamente le peggiori della nostra intera esistenza. »
« A beneficio collettivo, in maniera tale da essere tutti aggiornati sui progressi compiuti o meno, e, in ciò, sullo stato attuale della nostra missione comune, vi chiederei di voler riassumere, in breve, quanto ognuno di voi ha compiuto dal nostro ultimo incontro. E quanto, in ciò, è stato scoperto sul nostro caso. » proseguì subito dopo.

E se, in quelle parole, in un primo momento, non mancai di leggere una premura volta a esclusivo vantaggio mio e di Lys’sh, che, inevitabilmente, non eravamo state presenti a eventuali aggiornamenti intermedi; di lì a breve dovetti, invece, ricredermi, avendo modo di scoprire qual in effetti ricercata a vantaggio collettivo, per così come onestamente introdotta. Tutto ciò, allora, reso necessario dal momento in cui, dal primo incontro con la prima assegnazione degli incarichi, ancora non erano occorse ulteriori occasioni di riallineamento collettivo, complice, in tal senso, l’assenza a bordo non soltanto della mia amica ofidiania e mia, quanto e soprattutto dello stesso capitano e di Duva, i quali, pur mantenendosi aggiornati sui progressi e, in tal senso, persino assegnando nuovi incarichi, erano ritornati a bordo soltanto poco prima rispetto a noi, a loro volta rimasti coinvolti su Loicare per maggiore tempo rispetto a quanto inizialmente preventivato.

« Dottore… inizi lei, la prego. » invitò, pertanto, il capitano, cedendo la parola a Roro Ce’Shenn, il quale, i più attenti ricorderanno, avrebbe avuto a doversi interessare nel merito delle cause della morte di Maric Calahab, raccogliendo tutte le informazioni possibili riguardanti l’esame del cadavere, per così come condotto dalle autorità competenti.
« Mmm… beh… in breve. » prese voce l’anziano medico, grattandosi il dorso della destra con la sinistra, in un gesto atto a temporeggiare, seppur di solo pochi istanti, per potersi concedere l’opportunità di individuare le parole migliori con le quali esprimersi innanzi a tutti noi « Così come richiestomi, ho subito cercato di informarmi nel merito dell’autopsia eventualmente compiuta sul corpo del fu Calahab. Attraverso un amico di un amico, sono riuscito a prendere contatto con il medico patologo che avrebbe dovuto occuparsi della questione, salvo scoprire che, sfortunatamente, l’addolorata erede del defunto si è opposta all’idea di violare le spoglie mortali del padre più di quanto non fosse già stato compiuto dal suo assassino. In altre parole: nessuna autopsia. » definì, con un profondo sospiro utile, ancora una volta a prendere tempo, prima di proseguire.
« Ciò non di meno, sono riuscito a scoprire l’ubicazione della cripta in cui i resti mortali del defunto sono stati tumulati… e approfittando della disponibilità del nostro buon capitano, nonché del nostro splendido primo ufficiale, sono riuscito a entrare in possesso del corpo, che mi è stato consegnato tre ore fa. » proseguì subito dopo, in una rivelazione dello sviluppo degli eventi che, ovviamente, non poté che generare qualche brusio all’interno dell’equipaggio, rivelando come, evidentemente, al di là delle persone direttamente coinvolte nella questione, il dottore stesso nonché le due figure di comando all’interno della gerarchia della Kasta Hamina, nessun altro fosse a conoscenza di simile, non banale, particolare « Premesso che è passato molto tempo dall’ultima volta in cui mi è stata richiesta un’autopsia, sto cercando di operare con massima celerità e attenzione, per riuscire a ottenere tutte le informazioni possibili senza compromettere eccessivamente lo stato della salma. Ho già raccolto diversi dati, ma sono ancora in attesa dei risultati degli ultimi esami, per poter definire un quadro completo della questione. »
« Qualcosa che ci possa essere utile…? » domandò Lange, dimostrando necessaria impazienza nel confronto con tale rinnovata richiesta di tempo, per così come, probabilmente, avrebbe preferito non sentirsi rivolgere, pur comprendendo quanto il compito assegnato al medico non potesse essere considerato privo di un costo in termini temporali.
« Nulla di strategico. » negò Roro, scuotendo appena il capo « Chiunque si sia premurato di porre prematura conclusione alla vita del signor Calahab, ha agito in maniera indubbiamente appassionata, non limitandosi a trapassargli il cuore con una lama, ma insistendo, e infierendo ripetutamente, su tutto il suo addome, su parte della sua schiena e, persino, sul suo cranio, in misura tale da ridurre gran parte dei suoi organi interni a una poltiglia informe. » spiegò, aggrottando la fronte « Fino all’esito degli esami ai quali ho già offerto accenno, non sarò tuttavia in grado di definire in quale ordine i colpi siano stati inferti e, di conseguenza, se la vittima fosse ancora in vita, a confrontarsi con il proprio carnefice, o sia stata, piuttosto, stroncata immediatamente… così come, sinceramente, non potrei evitare di augurargli. »
« Rani… Ragazzo… immagino che gli inquirenti titolari del caso non abbiano escluso l’ipotesi che l’intera questione abbia a doversi considerare più interna alla famiglia Calahab che, effettivamente, conseguenza dell’opera di un sicario a contratto. » commentò il capitano, distogliendo immediatamente l’attenzione dal suo primo interlocutore per proseguire con quella prima coppia, originariamente incaricata di scoprire quanto più possibile nel merito delle indagini compiute dalle autorità di Loicare « Non che sia il mio campo d’azione, ma una furia qual quella suggerita dalle analisi del dottore… e, per inciso, grazie… » sottolineò, tornando per un istante a volgersi in direzione di Roro, non dimentico di quella cortese premura « … non parrebbe opera di un assassino professionista, qual potrebbe anche essere la nostra amica, quanto e piuttosto dell’impegno di qualcuno decisamente vicino alla vittima, e deciso a soddisfare una personale esigenza di vendetta a suo discapito. » osservò, suggerendo, non troppo velatamente, quanto dietro all’omicidio avrebbe potuto esservi persino la stessa Milah Rica, se solo tutto ciò non fosse risultato assurdo a confronto con quanto ella mi stava facendo passare nell’accusarmi di tale atto.

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