11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 19 febbraio 2014

2195


« Sì. E no. » prese voce la giovane sposa del capitano, dopo aver cercato uno sguardo d’intesa nei confronti della cuoca, evidentemente ad assicurarsi riscontro, da parte sua, nel merito di quanto ella avesse a doversi considerare concorde con il fatto che intervenisse lei in replica a quell’interrogativo, a quella richiesta, almeno per iniziare « Sì per la prima parte. No per la seconda. » cercò di chiarire, salvo, in effetti, risultare se possibile ancor più criptica e, in questo necessitare di un ulteriore livello di dettaglio « Per iniziare, ci hai chiesto di prendere contatto con il direttore Am’h North per ottenere informazioni su quanto noto, da parte dell’omni-governo di Loicare, in merito alle attività lecite e, soprattutto, illecite, della famiglia Calahab, alle sue alleanze e ai suoi avversari. E, a questo proposito, abbiamo ottenuto un certo successo. » definì, tornando ancora una volta con lo sguardo alla compagna e, proprio verso di lei, alfine apostrofando, per lasciarle possibilità di intervento « … Thaare?! »
« Sì. » annuì l’altra, con espressione seria in volto, nel mentre in cui, facendo riferimento a un fascicolo stampato, iniziò a offrire maggiore sostanza a quanto, in tal modo, appena introdotto « Come già noto, la famiglia Calahab è attualmente a capo della più influente, e pericolosa, organizzazione criminale di quest’angolo di universo, oltre che di un paio di dozzine di diverse società perfettamente legali, operanti in ogni principale settore industriale e manifatturiero, oltre che di commercio di servizi, e fatturanti, da sole, un il sedici per cento dell’intera economia di Loicare. Queste società, oltre che a offrire una solida copertura alle attività illegali dei Calahab, e a permettere il riciclo dei proventi delle medesime attraverso un altro centinaio di annessi e connessi, in termini tali da rendere alfine del tutto vani gli sforzi condotti da parte dell’omni-governo al fine di raccogliere prove utili a incriminare Maric, prima, e Milah Rica, ora; hanno anche puntualmente assicurato loro una certa aura di immunità, dal momento in cui, considerando quanto danno avrebbe potuto comportare un qualunque procedimento a loro discapito, la maggior parte delle indagini ha finito per concludersi ancor prima di incominciare, nel ritrovarsi a essere giudicate più potenzialmente lesive che concretamente utili, in un’ottica d’insieme. »
« Ah… però… » non potei fare a meno di commentare, per poi mordermi il labbro inferiore a titolo di punizione per quell’intervento del tutto inopportuno e completamente privo di un qualche concreto apporto alla questione, a prevenire, in tal senso, qualunque intervento di rimprovero da parte del capitano, il quale, tuttavia, allora neppure ebbe ad accennare a voltarsi verso di me, forse comprendendo di non necessitare di simile necessità di richiamo o forse, e addirittura, condividendo le ragioni di quella mia nota sarcastica, qual, obiettivamente, quella avrebbe voluto essere.
« Considerando tanto gli affari legali, quanto quelli non propriamente tali… » riprese e proseguì, allora, nuovamente Rura, coordinandosi silenziosamente con la compagna al fine di evitare spiacevoli sovrapposizioni « … addirittura inevitabile ha da riconoscersi l’evidenza di una certa presenza di antagonisti, di rivali, desiderosi di poter prendere il posto attualmente occupato dalla famiglia Calahab all’interno della società di Loicare, tanto per ragioni di ordine squisitamente economico, quanto, e in misura non meno importante, per una mera, e affannosa, ricerca di potere. » specificò, forse evidenziando l’ovvio e, ciò non di meno, allora specificando anche ed esattamente tutto ciò che sarebbe stato necessario specificare, soprattutto nel rispetto della richiesta loro rivolta da parte del capitano « Con la morte di Maric, in particolare, tre sono state le famiglie che, per un breve periodo, hanno sperato di poter prendere il posto in tal modo ipoteticamente rimasto vacante, all’interno dell’ordine costituito su Loicare: i Lorne, i Kovach e i Tihannan. Tuttavia, per alcuna delle tre simile ascesa si è dimostrata possibile, soprattutto nel momento in cui la nostra amica Milah Rica ha scelto di prendere personalmente possesso del retaggio del padre e di proseguire nella direzione da lui soltanto accennata, e da lei più approfonditamente esplorata anche e soprattutto per merito di una politica tutt’altro che riconoscibile qual debole nei riguardi dei propri avversari. O, comunque, di chiunque supposto qual un problema da risolvere. E da risolvere alla radice… nella stessa misura che, purtroppo, anche Midda ha avuto spiacevole occasione di esplorare. »

Pur nulla all’epoca conoscendo nel merito delle succitate famiglie e pur nulla di positivo potendo presumere a loro riguardo, ove esposte, comunque, quali potenziali concorrenti dei Calahab e, in questo, sicuramente non animati da migliori intenzioni rispetto a Milah Rica o a suo padre prima di lei; al solo pensiero di quanto essi avessero a doversi riconoscere qual nemici della giovane e sadica rampolla di casa Calahab, non potei evitare di provare un certo sentimento di solidarietà nei loro confronti, alle stesse unita, mio malgrado, da quella particolare misura per così come allora appena accennata da Rura.
E per quanto, simile approccio psicologico da parte mia avrebbe dovuto dimostrare, mio malgrado, una visione sufficientemente ottusa, e atta a negarmi la possibilità di cogliere l’evidenza di un contesto nella propria complessità, nella propria pienezza, nell’attribuire, in tal modo, una sorta di preventiva fiducia a quei nomi soltanto in quanto scoperti quali ipotetici antagonisti della mia supposta mecenate; nessuno avrebbe in tutto ciò potuto accusarmi di incoerenza, dal momento in cui, pur non avendo mai desiderato altro che l’annichilimento del mio sposo, anche con lui mi ero trovata costretta a scendere a patti nel confronto con l’evidenza di un ostacolo maggiore, di una comune, e terribile, avversaria qual la stessa Anmel Mal Toise che, da sola, difficilmente sarei stata in grado di vincere. Non che l’avessi realmente vinta, in effetti, o, a posteriori, non avrei avuto alcuna esigenza di abbandonare i confini del mio pianeta sulle ali della fenice, per lasciarmi condurre sino a un remoto, e opposto, angolo di universo.
Ciò non di meno, l’antico adagio volto a suggerire come la guerra crei inevitabilmente strani compagni di letto, almeno nel mio caso, avrebbe avuto in tal senso a doversi riconoscere indubbiamente realistico. Per quanto, e sia chiaro, soltanto da un punto di vista di ordine metaforico, dal momento in cui non avrebbe mai avuto a dover essere considerato mio interesse quello di arrivare, neppur per sbaglio, a consumare il mio matrimonio con Desmair…

« E cosa siete state in grado di scoprire in merito a questi altri nomi…?! » incalzò Lange, costringendomi, non consapevolmente ovvio, a riportare l’attenzione a quanto stavano riferendo Thaare e Rura, lungi, almeno dal suo personale punto di vista, a doversi già considerare completo.
« Beh… qui arriviamo al no della seconda parte. » nicchiò, proprio malgrado, la sua giovane sposa, per poi volgere ancora una volta il capo verso la cuoca, quasi a cercare, in tal senso e da parte sua, non soltanto un qualche consenso quanto e piuttosto un supporto psicologico.

Una ricerca, la sua, che, se solo mi fosse stata concessa allora sensibilità a cogliere, a rilevare, avrei potuto probabilmente riconoscere quale una certa insicurezza di fondo, e un’insicurezza forse derivante dalla consapevolezza di essere stata, per la prima volta…?!, coinvolta realmente in una qualche attività a bordo della Kasta Hamina, e un’attività che non fosse quietamente relegata al contesto proprio dell’intimità matrimoniale sua e del capitano, in una responsabilità che, probabilmente, non avrebbe potuto evitare di porla in imbarazzo, di creale disagio, giustificato, in maniera ancor peggiore, dall’eventualità di un possibile confronto di ordine squisitamente pratico fra lei e la propria predecessora, Duva, la quale, avendo addirittura avuto occasione, anche nel corso di quelle attività, di collaborare nuovamente e direttamente con l’ex-marito, aveva forse avuto anche modo di porsi al suo sguardo sotto una migliore luce rispetto a quanto, lì, con quel proprio parziale fallimento, ella non avrebbe avuto a dover temere di essere giudicabile.
Tuttavia, in quel momento, in quel particolare contesto, non voglio negarlo, il mio interesse non avrebbe avuto a doversi riconoscere propriamente indirizzato a questioni di eventuale ordine psicologico ed emotivo di quella pur mia compagna di viaggio, di quella mia sorella a bordo della Kasta Hamina, all’interno della famiglia costituita da quell’equipaggio; e tutte queste considerazioni, tutte queste analisi nel merito del suo particolare incedere, e della sua continua ricerca di sostegno da parte della più carismatica, energica figura del nostro cambusiere, nulla possono essere riconosciute se non delle tardive riflessioni, contraddistinte, quasi retorico a dirsi, da quello stesso, onnipresente, senno di poi in grazia al quale ogni evento può finire per assumere connotazioni squisitamente diverse da quelle originali.

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