11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 24 dicembre 2017

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Per quanto, rispetto alla limitata tecnologia presente nel pianeta natale dell’ex-mercenaria, ogni varietà di arma da fuoco avrebbe avuto a dover essere considerata qual all’ordine del giorno in quella più amplia concezione di realtà, e a totale disposizione per gli acquisti, soprattutto in un luogo come il Mercato Sotterraneo, accanto ad armi soniche, al laser o al plasma, ognuna con le proprie caratteristiche, ognuna con le proprie più specifiche possibilità di impiego e ognuna con il proprio possibile livello di danno; quanto non avrebbe avuto a dover essere frettolosamente considerato qual comunque venuto meno neppure nello spazio siderale era, per fortuna della stessa Figlia di Marr’Mahew, l’impiego di armi bianche. Armi che, proprio disponendo di una potenzialità distruttiva indubbiamente inferiore alle alternative altrimenti presenti, avrebbero avuto a dover essere considerate estremamente più idonee in un contesto all’interno del quale soltanto uno strato, per quanto significativo nel proprio spessore, di semplice metallo, avrebbe avuto a dover essere considerato l’unico discriminante esistente fra la vita e la morte, la vita offerta all’interno dell’ambiente pressurizzato e protetto di una nave stellare e la morte altresì promessa all’esterno del medesimo, nel gelido e letale vuoto dello spazio: uno strato di semplice metallo che, allora, sarebbe stato estremamente pericoloso porre alla prova nel confronto con armi eccessivamente distruttive e di difficile gestione, rendendo, pertanto, estremamente più idonea, estremamente più adatta l’idea dell’impiego di una più elementare lama, elementare, certo, ma non per questo meno che letale. Così, appunto, anche nello spazio siderale Midda Bontor aveva avuto occasione di trovarsi relativamente a proprio agio nell’aversi a confrontare con una realtà con la quale, ella, avrebbe avuto a doversi considerare già confidente, e confidente qual solo avrebbe avuto a doversi ritenere innanzi alla prospettiva della possibilità di impiego della propria più cara e vecchia amica anche in quel nuovo capitolo della sua esistenza riconoscibile qual presente al suo fianco: la sua lama bastarda. Una spada a una mano e mezza, in verità, forse non così consueta nel confronto con le prerogative proprie delle possibilità di movimento all’interno dei sovente stretti corridoi di una nave spaziale, all’interno dei quali si ponevano preferite delle corte daghe o, tutt'al più delle agili lame sottili, da spadaccini, e, ciò non di meno, la migliore spada con la quale avrebbe mai potuto sperare di ritrovarsi armata, di qualità, a livello di materiali e di lavorazione, imparagonabile nel confronto di qualunque altro genere di arma che, lassù, avrebbe potuto trovare.
Nel confronto con simili premesse, entrando in quel negozio d’armi, la donna guerriero non avrebbe potuto ovviare ad attendersi facilità nel reperire una lama, benché, probabilmente, un qualche problema, in tal senso, avrebbe avuto a dover essere associato alla prospettiva di trovare proprio quel genere di spada a lei più congeniale…

« Salve. » sorrise di rimando ella, senza privarsi degli occhiali scuri, nel non voler attrarre troppa curiosità da parte della propria interlocutrice nei riguardi dei propri occhi color ghiaccio o del proprio sfregio « Sono consapevole di quanto, probabilmente, non abbia a doversi considerare una richiesta consueta per te… » premesse, ovviando all’impiego della terza persona non per un desiderio di mancanza di rispetto nei riguardi della controparte, quanto e piuttosto per mera mancanza di abitudine a tal convenzione sociale, in misura tale, addirittura, da averle causato qualche problema di comprensione, in passato, sull’effettivo soggetto destinatario di talune affermazioni o questioni da parte di altri interlocutori « … ma… sto cercando una spada… e una spada un po’ particolare. Diciamo con una lama non inferiore, in lunghezza, a quattro piedi, da poter impugnare, all’occorrenza, con una o due mani. »
« Mmm… » esitò prevedibilmente la commessa, aggrottando la fronte « E’ un articolo decisamente inusuale: mi permetta di controllare nel nostro archivio e vedrò se posso soddisfarla immediatamente. » puntualizzò, a esplicitare le ragioni del proprio momento di incertezza « In caso contrario, a meno che lei non abbia urgenza, avrò necessità di ordinarlo e potrebbe richiedere qualche giorno prima di essere a disposizione. » sottolineò, nell’andare a infrangersi contro l’unico vincolo che, in quel momento, la donna guerriero non avrebbe potuto gradire: quello temporale.
« In effetti avrei un po’ di urgenza… » confermò Midda, cercando di dimostrarsi, egualmente, più accomodante possibile « In effetti sarebbe un regalo per il mio compagno... sa come sono fatti gli uomini. » mentì, a giustificare il perché di tanta urgenza, benché l’altra non avesse espresso alcuna curiosità a tal riguardo « Bambini troppo cresciuti, specie quando si tratta dei loro giocattoli. »
« Eh sì. » annuì l’altra, iniziando a digitare sullo schermo del proprio terminale, per verificare la disponibilità o meno dell’articolo richiesto « Mi domando cosa possa mai trovarci in una spada del genere il suo compagno… » insistette ridacchiando, a rispondere a quell’evidente ricerca di complicità femminile con la propria cliente « Un’arma così scomoda e così ingombrante non la consiglierei neppure a un tauriano… non so se mi spiego. »
« Già… » storse appena le labbra verso il basso la donna guerriero, cercando di trattenere il proprio disappunto nei riguardi di quell’implicita critica verso i suoi gusti in fatto di spade.

Qualche ulteriore istante di silenziosa attesa vide la commessa impegnarsi nel cercare la soddisfazione della propria ospite, sfogliando diverse schermate relative al magazzino del negozio. Un’attesa che, nel proprio prolungarsi, non avrebbe potuto suggerire alcun esito positivo in tal sforzo, in tal impegno, così come, ancor negative, avrebbero avuto a doversi interpretare le sue espressioni facciali, volte a esprimere un deciso disappunto per la mancanza di successo in tal direzione, a tal riguardo.
Ciò non di meno, quando ormai la stessa Ucciditrice di Dei avrebbe avuto a doversi riconoscere qual prossima a ringraziare la disponibilità della propria controparte e a salutare, per allontanarsi da lì e proseguire oltre, un inatteso, nuovo sorriso tornò ad aprirsi sul volto dell’altra, dimostrazione volta a definire la soluzione del problema, in una probabilmente inattesa quadra…

« Forse ho un’idea. » dichiarò con una certa soddisfazione « Mi può concedere un ulteriore istante di pazienza, per cortesia…?! » richiese verso la propria cliente, già accennando ad allontanarsi, e ad allontanarsi in direzione di un’altra stanza.

Con un lieve cenno affermativo del capo, la Figlia di Marr’Mahew garantì alla giovane donna un nuovo intervallo di tempo, che da questa venne speso senza esitazione alcuna, nello scomparire al di là della porta alle proprie spalle solo per ritornare, meno di un paio di minuti più tardi, conducendo seco una scatola di dimensioni indubbiamente più modeste di quelle che avrebbero potuto accontentare le richieste della propria cliente e che, anzi, a stenti avrebbero potuto contenere l’impugnatura stessa della sua spada.

« Ecco fatto… » sorrise, appoggiando la scatola sul bancone e aprendola, per mostrare, al suo interno, effettivamente, soltanto l’impugnatura di una spada, senza alcuna lama incastonata nella medesima, a completare l’aspetto probabilmente più importante della questione.

Anticipando, tuttavia, qualunque genere di replica da parte della donna guerriero, replica che, in quel frangente, non avrebbe potuto ovviare a esprimere un certo rammarico nel sentirsi quantomeno canzonata dalla commessa, il suono conseguente all’apertura della porta del negozio alle sue spalle non poté che invitarla a voltarsi, e a ritrovarsi a confronto, in maniera quantomeno spiacevole, con un gruppo di uomini in nero, il braccio armato della Loor’Nos-Kahn, lì chiaramente sopraggiunti in termini tutt’altro che casuali…

« Eccola! » esclamò, non a caso, il loro caporione, levando la propria arma da fuoco dritta innanzi a sé, al contempo a indicare la Figlia di Marr’Mahew e, senza esitazione alcuna, a prendere la mira, nel non volerle concedere, chiaramente, alcuna possibilità di manovra.

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