11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 19 giugno 2020

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« … “essa”? » ripeté Lys’sh, inserendosi nel discorso con aria dubbiosa nel merito della scelta di quel particolare pronome, in riferimento a Nissa.
« … beh… è uno zombie! » replicò l’altra, aggrottando appena la fronte nel confronto con la perplessità sollevata dall’amica « Immagino che “essa” sia una scelta migliore rispetto a “ella”. No…?! »
« Uno zombie alquanto particolare, però… » osservò la donna rettile, riflettendo ad alta voce « Non che possiamo vantare chissà quale ampia esperienza a tal riguardo, ma a quanto ci ha spiegato Midda, Nissa e il suo esercito non sembrano avere nulla a che fare con la consueta idea di non morti propria di questo mondo. Anzi… »
« In effetti. » confermò la Figlia di Marr’Mahew, così tirata in causa « Oltretutto… è stata una mia impressione, o sembrava quasi che stessero lentamente, ma costantemente, riacquistando un aspetto sempre più vitale? Quasi fosse in corso un processo di decomposizione all’incontrario… »
« Non è stata una tua impressione. O, quantomeno, non è stata solo una tua impressione… » annuì Lys’sh, confermando quell’idea « Anche a me è parso che, istante dopo istante, i loro corpi stessero cercando di ritornare in vita. O qualcosa del genere. »
« Per quanto non mi entusiasmi ammetterlo, anche io ho avuto la stessa sensazione. » confermò allora Duva, annuendo a sua volta « In effetti, non mi stupirei se ora di domani si presentassero del tutto indistinguibili da delle persone normali… »
« … il che aprirebbe scenari a dir poco raccapriccianti. » rifletté Midda « Se già l’idea di aver contribuito a generare un esercito di guerrieri immortali non mi potrebbe entusiasmare, prendere in esame l’eventualità che, magari, in questo stesso momento, qualcuno di loro si stia già infiltrando nella città sfruttando una parvenza assolutamente normale potrebbe compromettere ogni strategia che potremmo essere in grado di elaborare a difesa della stessa. »
« Credi che tua sorella potrebbe agire in maniera tanto subdola…? Per come ne hai parlato, mi ha dato l’impressione di non avere paura a muoversi in campo aperto, allorché ricorrere a simili stratagemmi. » replicò la donna dalla pelle simile a bronzo e dagli occhi dorati.
« Evidentemente eri un po’ distratta quando ho raccontato di come abbia infiltrato uno dei suoi uomini a bordo della Jol’Ange, per uccidere, sotto i miei occhi, tutti i membri dell’equipaggio. O quando ho raccontato, ancora, di come si sia addirittura impegnata a fingere di essere me per arrivare a uccidere il mio mecenate, lord Brote, finendo col colpire sua moglie. O quando…  » elencò la donna, a metà fra l’ironico e il sarcastico, salvo essere interrotta nel proseguo di ciò dall’amica, più che disposta a rivedere la propria precedente posizione a confronto con simile, ricca, argomentazione.
« D’accordo! D’accordo! » levò le mani in segno di resa Duva, scuotendo appena il capo « Credo che tu sia riuscita a rendere chiaro il concetto. » ammise « Diciamo che, sì, l’idea che Nissa possa approfittare di ciò infiltrare dei suoi uomini all’interno della città appare quantomeno sensata… e spiacevole nella propria formulazione. »

Fu proprio in quel momento, però, che a distrarre le tre donne dalle proprie elucubrazioni, e dai propri timori, nel merito delle possibili iniziative che Nissa avrebbe potuto rendere proprie per complicare loro la vita; intervenne un gran clamore, e un gran clamore proveniente dal fronte dell’interno della città, lungo la via principale che, dal centro della medesima urbe, avrebbe condotto sino alla porta nei pressi della quale era stato dato loro l’appuntamento da parte di lord Masshiad: una larga delegazione di persone appariva, allora, lì in movimento, opportunamente scortata da un ancor più amplio rappresentativo di guardie. E se il signorotto non aveva loro mentito, tale larga delegazione altro non avrebbe avuto a dover essere intesa se non qual il concilio di tutti i principali lord della città, coloro alla presenza dei quali, allora, Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere lì riconosciuta qual nuova Campionessa di Lysiath.

« Direi che ci siamo. » suggerì speranzosa la diretta interessata, levando la mancina a indicare, alle proprie amiche, il gruppo in avvicinamento.

Alla testa di quella delegazione, nel momento in cui la confusa folla di persone lì già presenti ad animare la vita della capitale iniziò a diradarsi per cedere loro il passaggio, fu proprio il signore di Lysiath a emergere ben visibile, accompagnato da un gruppetto di cinque guardie armate. E se, per quattro delle quali, Midda e le amiche non poterono ovviare a ipotizzare di aver già avuto precedente occasione di incontro, nella sensazione, pur priva di concrete possibilità di conferma, di aver già avuto a che fare con loro durante l’improvvisato assalto al palazzo del feudatario; la quinta guardia non poté ovviare a spiccare nel gruppo. E non soltanto nel gruppo di guardie, ma nel gruppo più in generale, nell’intera delegazione, fra ogni altra guardia lì presente e, in effetti, anche al di sopra di chiunque, in senso lato, in quel momento lì attorno.

« Oh cielo! » esclamò Duva, sgranando gli occhi a confronto con la quinta guardia.
« Ma è un essere umano o cosa…?! » domandò Lys’sh, non meno stupefatta rispetto all’amica.
« … a costo di apparire qual la solita paranoica, lasciatemi dire che sento odore di guai. » si limitò a puntualizzare Midda, storcendo appena le labbra verso il basso.

I guai di cui Midda avvertiva, crescente, l’odore, avrebbero avuto a potersi descrivere, nella fattispecie, aventi le sembianze di un colosso di non meno di sette piedi di altezza, per un peso improponibile, ma sicuramente non inferiore alle duecentosettanta libbre, e duecentosettanta libbre, lì inequivocabilmente definibili, di soli muscoli: in tale maniera, a livello estremamente sommario, avrebbe avuto a poter essere riassunto il quinto uomo lì in avvicinamento al seguito del signorotto di Lysiath, e un quinto uomo che, in buona sostanza, avrebbe potuto quietamente valere per almeno altri due, o forse tre. Un sommario riassunto al quale poter giusto aggiungere pochi dettagli utili, qual il capo completamente rasato, un volto tanto spigoloso nelle proprie forme da sembrare tagliato con l’accetta, malgrado labbra tanto carnose da poter essere quietamente invidiate tanto da Midda quanto da Duva, e una veste semplice, in tonalità di un grezzo bianco, al di sopra delle quali un leggero corpetto di cuoio si proponeva qual tutta la protezione della quale egli desiderava lì offrire così vanto.
La pelle scura, almeno quanto quella di Duva se non, persino, di una tonalità ancor più marcata, non avrebbe offerto dubbi nel merito dell’origine di quel gigante, riconducendolo ai regni desertici centrali. Un uomo del nord del continente di Qahr, proveniente da una delle zone più impervie di tutto quell’angolo di mondo, e, in ciò, abituato certamente sin dalla più tenera età a conquistare quotidianamente con la forza delle proprie mani, e di quelle mani grandi come badili, il proprio diritto a esistere. Un mercenario, probabilmente, un avventuriero magari desideroso di rendere propria la fama un tempo posseduta dal suo amico Ma’Vret, padre di H’Anel e M’Eu, oramai compagni di viaggio e alleati di Maddie, un tempo conosciuto con il nome di Ebano, quand’egli, negli anni più floridi della propria giovinezza, offriva i propri servigi in quel di Kriarya, là dove, non a caso, aveva quindi avuto occasione di incrociare i propri passi con quelli della futura Figlia di Marr’Mahew, prima qual antagonista, poi qual alleato e, a onor di cronaca, in effetti persino qual amante.
La presenza di un tale colosso, al seguito di lord Masshiad, non avrebbe potuto essere fraintesa qual casuale. E se tale presenza non avrebbe potuto essere fraintesa qual casuale, improbabile sarebbe stata l’eventualità in cui, purtroppo, lord Masshiad fosse effettivamente disposto a mantenere fede al proprio impegno, e a riconoscerla qual Campionessa di Lysiath.

« Dannazione… » sospirò a denti stretti, decidendo di iniziare ad avanzare, a propria volta, verso quella delegazione, per cercare di chiarire il prima possibile la situazione e non perdere ulteriormente tempo utile a tentare di ovviare alla catastrofe promessa per l’indomani.

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