11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

domenica 8 agosto 2021

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Non fossero appartenuti tutti quanti alla cerchia degli amici, della famiglia, del clan di Midda Bontor, sicuramente la storia per così come raccontata loro da Nóirín non avrebbe potuto che risultare assurda e inaccettabile nella propria argomentazione.
Là dove, tuttavia, la Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la Campionessa di Kriarya e di Lysiath, aveva loro reso abituale considerare normale l’assurdo, anche quella vicenda non avrebbe potuto mancare di risultare quietamente accettabile, per non dire, addirittura, banale nella propria occorrenza. Dopotutto soltanto pochi giorni addietro la città era stata presa d’assedio da dei titani. E prima ancora lo stesso Brote era riuscito a scampare a morte certa soltanto perché trascinato in una sorta di zona d’ombra fra la vita e la morte dallo spirito della propria defunta sposa, zona nella quale poi era stato raggiunto da suo figlio Na’Heer, accompagnato per l’occasione da tutta la sua cricca di amici, da Tagae e Liagu, i figli di Midda, passando per Mera Ronae e Namile, le sue nipoti, figlie di Nissa, sino ad arrivare alla piccola Midda Elisee, progenie di Seem e Arasha. Tutto ciò, poi, senza dimenticare quanto la stessa Midda Bontor si era venuta a scoprire essere divenuta erede della leggendaria regina Anmel Mal Toise, nuova Portatrice di Luce e Oscura Mietitrice. Insomma: anche e soltanto guardando alle ultime settimane, la loro vita avrebbe avuto a potersi riconoscere decisamente lontana da qualunque senso di normalità, in termini tali per cui anche l’idea che Rín e Be’Sihl potessero essere invecchiati o ringiovaniti in conseguenza dell’azione del tempo del sogno non avrebbe avuto a poterli sorprendere...
... non, quantomeno, là dove già soltanto l’idea stessa del tempo del sogno, altrimenti, avrebbe avuto a doverlo fare.

« Ma non basterebbe un altro viaggio nel tempo del sogno per poter rimettere a posto le cose...?! » esitò la giovane Namile, riflettendo nel merito di tale argomento « Se davvero nel tempo del sogno uno può essere ciò che desidera essere, tu potresti tranquillamente ringiovanire e Be’Sihl nuovamente invecchiare... non che, in effetti, vi possa essere una qualche ragione utile a voler invecchiare. » suggerì, cercando di seguire la logica del discorso per così come loro proposto.
« Che poi questo potrebbe anche rappresentare un possibile punto di svolta nel confronto con la questione ritornati. » propose allora sua sorella Mera Ronae, concordando con il parere della gemella nel merito delle potenzialità proprie del tempo del sogno, e potenzialità nel merito delle quali, in effetti, non si erano mai concesse occasione di riflettere in maniera sufficientemente approfondita, per così come, invece, sarebbe stato sicuramente sensato compiere, a non minimizzare il possibile valore di tutto ciò « Cioè... se ritrovassimo nostra madre e la convincessimo a lasciarsi portare nel tempo del sogno, potrebbe smettere di essere una non morta e tornare, a tutti gli effetti, a vivere. »
« Sempre ammesso che mamma possa realmente desiderare qualcosa di simile... » ipotecò quell’idea l’altra, storcendo appena le labbra verso il basso « Gli eventi di Lysiath non fanno ben sperare a tal riguardo. E il fatto che, oltretutto, a oggi non abbia mai cercato di contattarci non depone esattamente in favore di ciò... » osservò, meno propositiva rispetto alla gemella nel merito di un possibile ritorno di loro madre in quanto tale... e non in quanto un sanguinario mostro assassino desideroso di sterminare l’intero pianeta, pianeta nel quale, per la cronaca, vivevano anche loro due.
« ... ma forse... » tentò di suggerire la prima, salvo ritrovarsi interrotta dalla voce di Nóirín, nella necessità, per la stessa, di avere a sottolineare un particolare molto importante.
« Scusatemi. » premesse ella, con un sorriso tirato « Ma temo che stiate facendo i conti senza l’oste, come si suole dire dalle mie parti. » le avvertì, passando con lo sguardo fra l’una e l’altra, figlie della sua versione alternativa autoctona « Il tempo del sogno si è rivelato decisamente più pericoloso di quanto potessimo immaginare e Be’Sihl e io ne siamo riusciti a fuggire più per fortuna che per effettiva abilità. »

Fu allora che lo stesso shar’tiagho, appena tirato indirettamente in causa, ebbe a intervenire. E a intervenire per offrire spazio a un interrogativo tutt’altro che privo di ragion d’essere, per quanto, sino a quel momento, rimasto in sordina nella sua mente, posto in secondo piano dietro alla necessità di elaborare quanto stesse accadendo, e il fatto di aver, nuovamente, dovuto rimettere in dubbio la propria intera realtà, in una spiacevole abitudine che, se non fisse stato attento, probabilmente avrebbe potuto mandarlo fuori di testa.

« A proposito... » prese quindi voce, rivolgendosi direttamente in direzione di Rín « Credi di potermi spiegare come hai fatto a comprendere che secondo-fra-tre ci stava effettivamente giuocando un altro brutto scherzo...?! » le domandò, aggrottando appena la fronte con aria disorientata « So che probabilmente quello che sto per dire non deporrà a mio favore, ma io non ravviso alcuna differenza fra questa realtà e quella in cui abbiamo vissuto nel corso dell’ultimo anno... e, per quanto mi concerne, potremmo ancora essere intrappolati all’interno del tempo del sogno. »

Fu allora che, annuendo in risposta a quel quesito, a confermare quanto non avrebbe avuto a dover essere frainteso in alcuna maniera qual banale, Rín ebbe ad alzarsi soltanto per frugare fra le tasche dei propri pantaloni, cercando qualcosa.
Qualcosa che, di lì a breve, ebbe a estrarre e a porgere in direzione di Be’Sihl. E qualcosa che, nel dettaglio, ebbe a presentarsi come un piccolo foglietto quadrato, di carta, e di una carta di un vivacissimo color viola tendente al rosa o, per così come lo avrebbero allor definito tanto Maddie quanto la stessa Rín, di color fucsia. Prendendolo in mano, Be’Sihl poté notare come sulla superficie del foglietto fossero presenti soltanto tre strani caratteri, scritti a mano libera, simili a quelli propri del mondo che Desmair aveva creato all’interno della mente di Midda, a immagine e somiglianza di quello di origine di Maddie e di Rín, e caratteri che egli non era in grado di leggere. E nel tentare di appoggiare il foglietto sul tavolo innanzi a sé, per permettere a chiunque di osservarlo, egli non poté evitare di maturare consapevolezza nel merito del fatto che un lato di quel foglietto era vagamente appiccicoso, quasi fosse cosparso di qualche genere di collante, seppur non particolarmente tenace nella propria presenza.

« E’ quello che penso che sia...?! » domandò Maddie strabuzzando gli occhi, non avendo ancor potuto gettare uno sguardo alla scritta presente su quel foglietto e, ciò non di meno, avendo immediatamente riconosciuto cosa quel foglietto fosse, benché non le era stata concessa più occasione di vedere nulla del genere da lungo tempo, e dal tempo in cui ancora viveva nel proprio universo natio.
« Che cosa dovrebbe essere...? » esitò dal canto proprio Be’Sihl, staccandolo finalmente dalla punta delle proprie dita per appiccicarlo sul tavolo, innanzi allo sguardo incuriosito di tutti i presenti.
« Nel nostro mondo d’origine si chiamano post-it. » spiegò Rín, con un lieve sorriso « Sono dei foglietti utili per lasciare promemoria in giro per casa, per ricordarsi di fare qualcosa. E’ per questa ragione che hanno un bordo lievemente adesivo: per permettere di appiccicarli su una porta, su uno specchio, sul frigorifero... o dove possa servire averli appesi. »
« Non ho mai visto nulla del genere... » osservò Seem, toccando con la punta del dito quel foglietto, il colore del quale, già, avrebbe avuto a poter essere inteso per lui qual alieno.
« ... e cosa c’è scritto sopra...?! » domandò Brote, piegando appena il capo di lato nel cercare di comprendere se quegli scarabocchi avessero un qualche significato « Perché immagino che quei tre caratteri abbiano qualche significato per te... »
« C’è scritto “Bob”. » rispose Maddie, anticipando di poco la gemella e quasi scoppiando a ridere a confronto con quella scritta, il nome con il quale la propria stessa sorella aveva voluto ribattezzare tempo addietro il vicario secondo-fra-tre agli ordini di Midda Bontor, per avere a distinguerlo, anche e soltanto idealmente, dal proprio corrispettivo altresì al servizio di Anmel Mal Toise, e della Anmel Mal Toise per inseguire la quale ella stessa aveva deciso di lasciare tutta la propria vita passata e iniziare a vagare attraverso il multiverso « Vai a vedere che gli è veramente piaciuto quel nomignolo... » sorrise divertita, scuotendo appena il capo.

Ma se Maddie aveva già unito tutti i puntini della questione, ottenendo l’immagine d’insieme, per gli altri quel ragionamento non avrebbe potuto avere a fraintendersi così immediato. Ragione per la quale, in buona sostanza, tutti si limitarono a osservare con aria interrogativa tanto Rín quant’anche la stessa Maddie, nella speranza che una delle due avesse a voler condividere con loro il senso della cosa.

« Questo foglietto mi è stato consegnato mentre ero al mercato, da un bimbetto qualunque... » spiegò allora Nóirín, a svelare quell’arcano « E se già straordinario avrebbe avuto a doversi intendere, per me, ritrovarmi con un post-it fucsia fra le mani qui per le strade di Kriarya, potete comprendere che nel leggerci sopra, sostanzialmente, la firma del vicario di Midda preposto a tempo del sogno, è stato decisamente facile riuscire a comprendere quanto il mondo a me circostante, in effetti, non dovesse avere a potersi considerare reale. O, quantomeno, non reale nel significato più stretto del termine. » dichiarò, scuotendo il capo.
« Bob ha voluto aiutarti, pur non volendo, o forse non potendo, entrare in conflitto diretto con il proprio corrispettivo. » annuì Madailéin, affascinata dal piccolo e banale sotterfugio con il quale egli era stato in grado di rendere consapevole la propria gemella di quanto stesse accadendo.
« Non immaginavo che Bob potesse agire indipendentemente dalla volontà di Midda... » commentò a margine di ciò Be’Sihl, guardando ancora stranito quel foglietto.
« Non sono sicura che possa farlo, in effetti. » annuì Rín « Ciò non di meno, se ti ricordate, non è la prima volta che si mette in contatto con me per contrastare l’operato di secondo-fra-tre: aveva già tentato di pormi in guardia quando Midda è stata manipolata per dare origine ai ritornati. » rimembrò, in quello che avrebbe potuto essere considerato il primo favore che Bob aveva loro rivolto in maniera apparentemente autonoma.
« E perché farci aspettare tanto tempo...? » insistette Be’Sihl, accigliandosi a confronto con tutto ciò « Non avrebbe potuto intervenire prima...?! »
« Dimentichi ancora una volta che tempo e spazio non hanno significato nel tempo del sogno. » minimizzò allora Rín, stringendosi fra le spalle « Dal suo punto di vista potrebbe anche essere intervenuto immediatamente. »
« Non sono certo di aver capito. » ammise allora lo shar’tiagho, quasi in segno di resa « Ciò non di meno mi sento sicuro di una cosa: non voglio più avere nulla a che fare con il tempo del sogno per il resto della mia vita! » dichiarò, con quieta convinzione, tutt’altro che certo di non essere già divenuto pazzo e, ciò non di meno, sicuro di averlo a diventare ove si fosse ritrovato nuovamente a confronto con una follia simile.

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