11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 30 agosto 2021

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E benché Be’Wahr non avrebbe voluto concedersi facili occasioni di illusione, non avendo ragione di credere in una qualche possibilità di successo da parte del proprio compagno, non tanto per colpa sua, beninteso, quanto e piuttosto in conseguenza alla follia della situazione nella quale erano sfortunatamente precipitati; egli non poté ovviare a scoprirsi letteralmente con il fiato in sospeso nell’attesa di scoprire cosa sarebbe accaduto. Anche perché, in fondo, null’altro avrebbe potuto avere a che fare in quel momento, se non attendere quietamente il sopraggiungere della propria ora.
Così, nell’oscurità e nel silenzio egli attese un tempo che apparve addirittura interminabile prima di avere a sentire nuovamente la voce di M’Eu. E una voce che, apparentemente, non avrebbe potuto avere a fraintendersi latrice di buone notizie...

« Be’Wahr... ci sei ancora?! » domandò il figlio di Ebano, dalla propria posizione impossibilitato a scorgere l’amico e, in ciò, impossibilitato a sapere se egli avesse a doversi considerare ancora in vita o meno, nell’assoluto silenzio nel quale si era andato a trincerare.
« Sì. » rispose allora il biondo mercenario, rendendosi allor effettivamente conto di quanto avesse persino smesso di respirare sino a quel momento « Dimmi... » lo invitò, attendendosi la comunicazione dell’ennesimo nulla di fatto, come già pocanzi.
« Riesci a vedere la luce della mia torcia...?! » chiese M’Eu, agitando la torcia con lunghi movimenti da destra a sinistra, a meglio evidenziare la propria attuale posizione.
« E’ l’unica cosa che vedo in questo accidenti di buio... » replicò l’altro, aggrottando la fronte con aria stranita di fronte a quella domanda di dubbio valore « Che succede...? »
« Niente. » minimizzò il primo, con tono che, a quel punto, non ebbe a reggere ancora il giuoco e volse, palesemente, in note più allegre rispetto a quelle usate sino a tale momento « E’ solo che credo proprio di aver trovato una via di uscita... e, se ancora riesci a vedermi, sarebbe il caso che tu ti attrezzassi per raggiungermi, a meno che non tu non abbia veramente deciso di eleggere questa diamine di montagna a tuo monumento funebre. »

A Be’Wahr fu necessario qualche istante per elaborare quelle parole.
Non perché non le avesse udite. Né perché avessero a doversi considerare particolarmente complesse nella propria formulazione. Quanto e piuttosto perché avrebbero avuto a doversi intendere così estranee alle sue aspettative in termini tali da non permettergli di riuscire effettivamente a elaborare il concetto così presentato, e un concetto che non avrebbe potuto ovviare a risultargli quasi alieno, come fosse stato scandito in una lingua straniera.
Quando, tuttavia, la sua mente riuscì a superare quell’inibizione autoimpostasi, quella sorta di rifiuto nei riguardi di una pur inattesa ma tutt’altro che sgradita notizia, Be’Wahr non poté ovviare a strabuzzare gli occhi con enfasi tale che, quasi, parvero essere prossimi a fuoriuscire dalle sue orbite.

« C-come...?! » esitò quindi, a ricercare una conferma a tutto ciò, nel timore di aver ora frainteso, di aver voluto comprendere qualcosa di diverso da quanto egli effettivamente aveva scandito, e quanto aveva scandito in maniera tutt’altro che positiva per loro.
« Ho trovato un’altra via... » insistette M’Eu, cercando di non scoppiare a ridere, tanto per la gioia di quella scoperta, quanto per la reazione del sodale « ... e, per lo più, c’è una bella arietta corrente, tale per cui credo proprio abbia a essere aperta dall’altra parte. » soggiunse, arrestando il movimento del proprio braccio con la torcia, soltanto per lasciare la fiamma libera di muoversi ora sospinta da quella brezza, lieve e pur chiaramente percettibile, lì latrice di una squisita promessa « Allora...? Credi di farcela a venire fino a qui? O devo dire a Maddie che ti dispiace ma che sarà costretta a cercarsi un nuovo compagno di letto...?! » lo provocò con fare giocoso e malizioso, chiaramente rinfrancato nel proprio umore, e nel proprio animo, da quella felice scoperta.
« Ma non scherzare nemmeno... » protestò l’altro, a confronto con quella prospettiva « Con tutta la fatica che ho fatto per conquistarla, non intendo assolutamente perderla! » dichiarò, nel mentre in cui, alla cieca, si mosse per assicurarsi che la corda fosse ancor ancorata saldamente alla propria posizione, prima di proseguire dicendo « Piuttosto: hai fissato la tua estremità della corda...?! O ti stai soltanto divertendo a stuzzicarmi senza neppure concedermi effettiva possibilità di raggiungerti?! »
« Ops... » scoppiò a ridere il figlio di Ebano, rendendosi effettivamente conto di quanto, allora, non avesse adempiuto a tale, fondamentale incarico, lasciandosi coinvolgere troppo dall’entusiasmo del momento e non avendo minimamente a riflettere nel merito di ciò « Provvedo subito! »

Così fu. E, in breve Be’Wahr raggiunse il compagno, soltanto per rendersi conto di quanto questi altro non avesse avuto a trovare una grotta del tutto gemella rispetto a quella lungo la quale erano sino a quel momento discesi, la quale, ovviamente, osservata allora da una diversa prospettiva, li avrebbe costretti a risalire, e a risalire faticosamente verso una non meglio identificata meta, là dove la fine di quella stretta e oscura via non si proponeva in alcun modo visibile. Ma ciò nonostante, benché tutt’altro che visibile avesse a doversi considerare la destinazione finale di quel percorso, decisamente inequivocabile avrebbe avuto a doversi giudicare il fatto che esso avesse a volgere verso l’esterno, così come anche e soltanto in grazia al senso dell’olfatto avrebbe potuto avere a riconoscersi, nel ritrovarsi a confronto con una qualità dell’aria decisamente migliore rispetto a quella alla quale ormai si erano assuefatti, fosse soltanto per una maggiore presenza di ossigeno per così come loro da tempo era negato... particolare allor tutt’altro che sgradevole, nella promessa che in tutto ciò avrebbe avuto a concedere loro.

« Sia lode a Lohr! » esclamò gioiosamente Be’Wahr a confronto con tutto ciò, improvvisamente dimentico di tutta la fatica accumulata, di tutte le ferite subite e di ogni altro problema, ritrovandosi galvanizzato quasi come appena risvegliatosi dopo una lunga e piacevolissima notte di riposo « Andiamo! »

La risalita non fu semplice. Anzi. E, ciò nonostante, venne da loro affrontata con minor difficoltà rispetto alla discesa, sicuramente per un diverso approccio psicologico alla questione.
E quando, dopo qualche ora, ebbero a ritrovarsi a confronto la meraviglia propria del firmamento notturno, un cielo terso e stellato sopra le loro teste così come ormai si erano dimenticati avesse a poter essere, a nessuno dei due importò domandarsi ove fossero finiti, geograficamente parlando, in un percorso che, dopotutto, avrebbe potuto averli condotti lungo un versante completamente estraneo rispetto a quello dal quale quella lunga e faticosa parentesi aveva avuto inizio: l’unica cosa che importava loro, in quel momento, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta nella loro stessa riconquistata libertà, quasi una vera e propria rinascita dopo quel sin troppo lungo periodo di tempo sepolti vivi all’interno di quella montagna, e di quella montagna nella quale non avrebbero mai più commesso l’errore di avere ad avventurarsi, a prescindere dal pericolo che avrebbe potuto sospingerli in tal direzione.
Viverne, draghi, titani: alcun valore avrebbe avuto la natura dei loro possibili avversari. Erano riusciti a scamparla una volta... e soltanto follia sarebbe stata da parte loro avere a insistere nuovamente in tal direzione.
Non che, dopotutto, diversa da follia avrebbe avuto a dover essere intesa la missione che stava muovendo i loro passi. E quella missione che desiderava allor condurli in un luogo a confronto con il quale quella semplice montagna, quell’inoffensiva grotta, avrebbe avuto a dover essere giudicata assolutamente gradevole, piacevole, rilassante e riposante. Perché, dopotutto, la meta ultima del loro peregrinare avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una prigione extra-dimensionale concepita al solo scopo di non permettere il ritorno sul loro mondo, nella loro realtà, di Desmair, figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise.

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